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lavoro pubblicato sabato 3 marzo 2012
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL VELIERO FANTASMA

di gartibani. Letto 882 volte. Dallo scaffale Fantasia

Raccolta di racconti brevi “ Da Durare ancora luna” V La leggenda del veliero fantasma - Pensi che lasceranno cadere la bom...

Raccolta di racconti brevi “ Da Durare ancora luna”

V La leggenda del veliero fantasma

- Pensi che lasceranno cadere la bomba ? – Che a loro piacerà vederla scoppiare ?

Dopo tutto, ci siamo anche noi dietro il velario dei pulsanti, per quella bomba che non è più solo atomica, ma anche biologica e ambientale.

Pochi di loro hanno visto il mare da vicino, ancora meno quelli che hanno avuto servite nel piatto le ostriche ghiacciate. Seduti in cerchio sono venuti ad ascoltare quella storia e hanno messo una pietra di arenaria per segnare gli spazi vuoti degli assenti. Spazi dove di solito, da vivi, se ne stavano a parlare e fumare e ad ascoltare le note afflitte dei violini.

Al collo un filo di grani minuti e il gallo ferito che becca un pezzo di legno a quadretti facendolo saltare. L’uomo che racconta promette un nuovo mondo, la pallida bocca socchiusa, le parole appena sussurrate, irregolari, affannoso il respiro.

Sul tetto tremano i becchi dei colombi con il dolore che persiste.

Il “ CALEUCHE” ( nome della nave fantasma) scomparve doppiato Capo Horn.

Mentre tutti corrono ai rifugi. Forse si fa confusione, sono avvenimenti e distanti, ma non importa.

Il veliero appare secco come un tamburo funebre, freddo come una lama di rasoio, notte dopo notte mentre noi fingiamo che tutto vada bene. E’ una grande casa, una fortezza perduta nell’oceano.

Il capitano aveva ucciso un uomo, un ragazzo nuovo, uno straniero per quella gente e per quella città. Aveva bisogno di una ragazza lussuriosa, aveva bisogno di una donna indecente.

I pantaloni aderenti che mettevano in risalto le forme, la blusa che si apriva di più, i tacchi alti, le unghie smaltate. Donna che lo faceva sentire un vero uomo. Così la bocca larga, con il balletto ed il rossetto, il segno che allungava gli occhi. Lo aveva ucciso con una coltellata al ventre e lo aveva lasciato a morire dissanguato. Non c’è niente di veramente più divertente.

Ma noi che siamo cresciuti così, con la valigia sempre a sinistra.

- Non guardarmi così spaventata

E’ solo una storia, accaduta mille volte. Il minuscolo accendisigaro in un momento passeggero. La noia. – pensi che avrà bisogno di farmaci per calmarsi ? - Poi il Capitano fuggì con lei a bordo e salpò immediatamente. L’equipaggio non pensò mai che lui avesse bisogno di qualcosa, ma quella donna a bordo li metteva di mal umore. Infatti il mare era sempre mosso, il viaggio disagevole, le gallette avevano i vermi e l’acqua era infetta.

Dissero che un giorno almeno il suo nome leggeranno i bimbi nei libri di scuola.

Il potere con le sue repressioni, da sempre, l’ingannevole fascino di parole come “ democrazia”, “ socialismo” e i morti che stanno dietro all’orgia.

Forse avrebbe avuto bisogno di qualche iniezione di ormoni.

Forse che non sono gli stessi quelli uccisi a Tienanmen o a Città del Messico, a Seul, nelle università Americane, in Siria, nelle strade di Haiti, in Somalia o Nigeria: Il singolo individuo discriminato e prigioniero, messo a tacere in un carcere perché sedizioso, controrivoluzionario o antidemocratico. Il potere è unico, indivisibile, ingannevole e mascherato; ma chi lo esercita per i propri fini è sempre assetato di sangue.

Prova un po’ a tagliargli i riccioli, a raderli la barba, ad avere un diversa opinione di lui, nel mare cangiante, nelle grinfie della storia. Il veliero era veramente bello.

Un omosessuale intelligente che osserva vicino il suicidio.

I marinai aspiravano i suoi deliri e i suoi desideri e le tante gioie che si chiedono all’amata, che l’acqua si muova sotto il ghiaccio incolore, che la carne e le ossa, le larghe spalle, gli occhi penetranti, la bocca, non avesse ancora l’idea del soffrire, di consumarsi, nella gloria amara, nel giudizio dei posteri.

Il Capitano ormai aveva deciso, non c’era terra né approdo che potesse contenerlo nell’afflitta ragione, nei tardi capelli sciolti di quella figura femminile morbidamente avvolta nella bianca camicia da notte; immobile accanto, sul ponte, mentre i marinai intonavano il cantico delle sirene ed il rovescio del vento gonfiava le vele.

Nella domenica velata, a mezzanotte in punto, nella quieta vasta stanza dove erano nati, nel gelo dietro la finestra dove si affacciavano a guardare. Oltre la punta di capo Horn, oltre l’ultimo aranceto, uccelli sconosciuti ne seguivano la scia.

- Noi moriamo per una professione onorata, il commercio d’armi. –

Solo i venti, le voci disperse nella fuliggine, gli occhi dei pastori bruciati a mucchi nei falò della terra rossa, i cedri luminosi presso le pure sorgenti. Il fiato rimasto che sembra premere tanto, come un organetto ormai muto e l’attenzione nuova che sbarazza da una incombenza.

Allora apparve una carta dell’universo dei mari, pesante, piena di denaro, di terre ai limiti estremi i cui abitanti corrotti si insanguinavano sempre più. Il Capitano invecchiò tracciando le rotte, divenne un gran signore ossuto dal cannibalesco aspetto, piantava degli spilli sopra la carta e ogni tanto una bandierina e gli bastava per disperdere il furore. Allora dava un colpo al timone e la prua disegnava un altro giro, tra la bassa riva frastagliata d’insenature, nel mutamento del mare in aceto, giacendo sulle onde tiepide e oscure.

La catredal desparecìa en la calura, las cruces blancas bordadas e su centro cubrian lo muros como luces extinguidas y aparecian alumandros por centenares de ciriso encendidos. El Capitàn avanzava mostrando con su brazo extendido un punto en el cielo desconocido. El cuerpo de distendìò en un tiròn de todos los mùsculos, luego estos se aflojaron y el hombre quedò doblado y se desplomò, rodando hasta las olas sinistras que removian las puntas de las rocas. Viò por la ùltima ves Caleuche, culebreando agachado entre las olas negras con el alarido ronco de sus maderos y el farol che le penetrava en dos ojos come eè rostro de un agonizante y una arcada de sangre le cortò las calabra para siempre…… “

I marinai sapevano che fiutava l’acqua e scavava un nuovo pozzo dove nascondere desideri antichi e già brillava ad oriente la luce intermittente del faro e le schegge arrugginite delle bombe affondavano pesanti nelle spiagge deserte. Sarebbe vissuto volentieri, anche simbolicamente, nello spazio aperto, delimitando con gli occhi i voli circolari dei gabbiani tramortiti dal calore e avrebbe potuto avere qualsiasi sogno non più legato ad un attracco ne funestato dai dolori della gente di terra. Per questo aveva scelto di non imbracciare il fucile, di non credere più alle promesse e alla politica, di sapere niente di “ affari sporchi”; forse la biografia di Napoleone che lo affascinava e il corpo diventato leggero nel vento tiepido, elstico e dolce.

Il Caleuche avrebbe navigato in eterno nell’azzurrina fiamma del fanale di prua che indicava la via, nel ghiaccio che si fendeva scricchiolando l’acqua cobalto sotto lo scafo e così la luce avara del mattino su quell’equipaggio di fantasmi con il nero disegnato sui volti corvini, il favoloso palazzo bianco ormai dimenticato. Una speranza in meno, sarà una canzone in più. Perché nell’amore il silenzio penetra e duole, rende insopportabile l’anima.

Sola nel centro dell’alba, il Caleuche si trasformava d’incanto come l’estremo confine dell’intesa umana per riapparire nelle loro paure ai potenti della terra come presagio di morte. Ogni povero abitante delle rive, ogni pescatore oppresso, ogni uomo torturato, ingannato, violentato dalla legge del più forte aveva un posto nel veliero fantasma, per imparare nell’ora del dubbio doloroso, nel dissipare e nell’indifferenza della folla, a lottare ancora.



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