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lavoro pubblicato sabato 3 marzo 2012
ultima lettura lunedì 10 giugno 2019

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LA NAVE

di gartibani. Letto 634 volte. Dallo scaffale Fantasia

Dalla Raccolta di racconti “ DURARE ANCORA UNA LUNA” IV “ LA NAVE” Il mare era quasi verdastro tra le chiuse di Panama, il s...

Dalla Raccolta di racconti “ DURARE ANCORA UNA LUNA”

IV “ LA NAVE”

Il mare era quasi verdastro tra le chiuse di Panama, il sole s’intorpidiva al largo sulle navi lontane, onde minute s’ingigantivano liberando spume e fastidiosi frangenti; l’agitarsi e il sommuoversi liquido delle onde. L’orizzonte diventava opalescente ed il vento agitava un esiguo cerchio di nubi.

Bastò l’ultima chiusa a mutare ogni cosa.

La Nave appariva e spariva nell’insieme, prima di allontanarsi ancora, cacciando l’aria rarefatta che aveva protetto al momento la sua assenza. La superficie del ponte sembrava abbandonata, inghiottita dalla bruma e dal lucido acciaio. Poi svanì del tutto, divenne una terra in eruzione persa nella scia tra punte acuminate. Forse la perdita di un universo. Gli spostamenti vero il rosso interpretati da velocità simboliche e la campana di bordo che si rianima nel suono. La fascia di polvere non più visibile da una distanza di mezzo miliardo di anni, forse il percorso delle nubi nel fondo stellare.

Ecco, un’altra Nave appare e tutti salutano agitando fazzoletti.

Il ripristino del moto che non ha mai fine.

Ora le cose sono proprio come sembrano, come quella bimba seduta nel sole che parla dolcemente alla sua bambola e non ha paura, paura dei macellai e dei panettieri, del supermercato dove tirano fuori tutto quello che desidera; e ora corre per dar da mangiare agli anatroccoli nell’ora pomeridiana.

La gente ha formato un vasto semicerchio davanti al centro del campo e ai bordi delle banchine mentre la Nave risale lenta. Tutti guardano pazientemente la sagoma bunastra che si staglia nitida nello spazio ampio. Forse un braccio locale del mare che si mischia con il fiume, che proprio in quel momento va formandosi nel paesaggio irregolare e continuo da sembrare innaturale. Anche quella lunga cicatrice azzurra che nella foschia delimita l’estremo lembo di una parete a strapiombo e finisce col creare una fossa di dimensioni colossali.

La Nave è puntuale di nuovo e la si cattura con lo sguardo come quando si cammina distratti con uno stropicciato pacchetto di sigarette in tasca. Sarebbe così bello partire qualche volta, proprio adesso che tutti s’interessano di meteorologia e nessuno sa cosa succederà oggi, fuori da un sogno che ci rimanda confusi in un luogo lontano.

Cosa dice il giornale di quel naufragio, di quella nave capovolta ?

Certo a parlare dell’uomo buono che è scomparso, che se stessimo dormendo potremmo sognare e di quel treno che è sempre in ritardo e la luna fredda che ci impedisce di capire la distanza che ci separa dalle persone amiche, dove le stelle spingono le insegne più in là e garriscono e friggono e frusciano su scalinate magiche. Sopra il fogliame e le verdi trasparenze dell’acqua, il suono penetra le superfici delle anime e libera le battaglie dei cieli.

Questa notte ha qualcosa che non si riesce a capire.

I ponti bruciano allegramente e i falò disegnano volute di fumo alte e penetranti, antiche lampade si spezzano gettando via le strade. Qualcuno recide il nastro dorato ed il paesaggio scompare inghiottito dal nulla.

Siamo nel presente, dicono che verranno anni di pace e di prosperità, ma chi può prevedere il futuro? Il solo mezzo di fare su di ciò qualche induzione è quello di riflettere sul tempo già decorso, quasi come dal cammino conosciuto di un pianeta si prevede il tempo e la velocità che deve percorrere. Questo esame ci mostra che in fondo tutte le nazioni seguono l’andamento di una curva e giunte al punto culminante di essa, brillano come un astro nel suo apogeo, quindi ha inizio il loro tramonto per risorgere chissà dopo secoli. Il tutto succede con una legge progressiva alla quale sono soggetti, con diverse scale, tutti gli Enti dell’Universo, ed ovunque si volga lo sguardo vediamo che niente è stazionario, niente succede per salti. Svolgendo le pagine della Storia troviamo epoche in cui il mondo si è coperto di armati e nel corso della lotta sono sorti qui geni, che al termine di essa ci hanno mostrato le più belle epopee, quindi lunghi periodi di pace, poi nuovamente guerra. I nuovi geni sorti hanno ricominciato dal punto dove si erano interrotti i loro antecessori e terminato con risultati assai più brillanti; e ciò perché nel corso della pace si perfezionano le idee sopite in guerra. L’epoca presente è quella appunto destinata a perfezionare tutte le idee sviluppate nell’ultimo conflitto; le scienze, le arti, il commercio che dovrebbero progredire all’ombra delle baionette di quei fiorenti eserciti che al presente si tengono tutte le Nazioni come base del supremo potere. Ma invece s’intravvede la confusione, il caos, la sperequazione, l’ignominia.

La porta rimane socchiusa, oltre quel limite nel tempo. Ci sarà guerra e ci sarà pace, ma tutto finirà un giorno, riarso nel tramonto. Tutto il ferro sarà arrugginito e il mare evaporato, tutti gli uomini superbi finiranno in polvere. Così il tempo prenderà possesso e aggiusterà tutte le cose.

La Nave ha il colore blu della mezzanotte e il ponte adesso è d’oro infuocato, una gialla luna giganteggia fredda. Sembra quasi si vada contro corrente, tenendosi saldi sull’onda grossa; lo scafo scivola via e va dritto sparato, quasi ad insistere, premendo nell’aria con la marea che ricrea e distrugge in sintonia con l’eclissi della luna. Gli uccelli della sera volano radenti, spesso indugiano sulla cresta di spuma nell’incavo e nell’increspatura come se l’acqua li divorasse, ma poi riaffiorano veloci e seguono la scia della Nave attraverso il buio.

Appeso al muro della cabina c’è un lungo specchio, la vista è deformata e niente si riflette. Forse i vestiti che non ci coprono più per intero il corpo, eppure il pelo folto del pube riemerge e disegna nitido un alone scuro al centro. Affaticate facce di forestieri mostrano la loro comprensione, essi hanno visto la Nave prima d’ora, annuiscono con un cenno del capo. Toccano con le membra doloranti lo scafo per un attimo e si ode distinto il ruggito dei motori che esplode forte nell’orecchio. Adesso se ne conosce il volume ed è nel pieno della sua forza.

Attenti alle parole che diremo, racchiuse nell’incubo della mente. Sono quasi 26 nodi e la prua ci conduce verso l’oscurità del nord.

Calma enganoza del mar, la luna menguante empalidece las estrellas y cubre de plata la olas henchidas por la fuerza còsmica de la alta marea. Como ondas de lata liquida, una tras otras, las olas rodean persiguiendose obstinadamente a lo largo dell’oceano. Es la una de la madugrada y la Esmeralda se inclina de proa como un cisne que se dobla para morir. Las olas barrieron la cubierta, pero algunos fucileros seguìan aùn diparando. Uno a Uno los fuè acallando el mar, a medida que se posesionaba de la Nave….. “

Adesso si naviga cercando l’alba e le nuovole stanno accovacciate di fianco, il celeste avanza strisciando e le smuove. Torna un profumo vecchio che le fiabe hanno condotto in alto.

- Madre raccontami ancora, raccontami ancora ! –

La puoi vedere scorrere come in sella ad un liocorno, tutta piegata in avanti come se temesse di cadere. Non siamo mai stati così in alto quassù. Sull’onda increspata !

Eppure la Nave va lenta, il vento è lento e i fiori crescono sul ponte di manovra. Minuscoli gnomi stanno nelle loro tane, mangiano, dormono e bevono vino, ma non escono. La tolda si anima di magliette colorate, di creme solari, di cosce, di seni nudi, di sederi; anche le bibite fresche sono molto colorate e le cannucce e gli ombrellini di carta visibili e variopinti. E’ così bello bere e scoprire posti dove andare !

Il porto giurano era lì, ma sembra non ci sia più. Lo cercano i marinai col binocolo, scruta anche il comandante immobile sul cassero.

Ci siamo persi.

Cessa la musica, svaniscono i colori. Tutti sono presi da un mutismo inquietante.

Un’altra buona occasione per gli gnomi di dire – BUAH ! – per gli scettici di continuare a non credere e criticare ancora.

Noi siamo sfiniti e andiamo a dormire.

Finalmente a poco a poco la Nave si trasforma, uova di civetta, bianche come porcellana, contando le foglie tremanti dell’alba. I marinai si appoggiano uno all’altro per non cadere come birilli.

Ma questo monosillabo senza suoni allontana qualcosa dal cuore della gente. I passeggeri si affrettano sul ponte con i loro bagagli incontenibili.

- Regolate i comandi verso l’imboccatura del porto – grida una voce.

Il giallo si macchia e si fa cangiante, onda lieve che va a prendere forma verso il paese dove in lontananza si scorgono altalene. Siede su di una spira del fiume, con parole semplici, l’invito a compiere un delitto.

Il pilota guida lo scafo che cresce nei suoi fori di plastica, nelle palafitte attorno, grondanti d’acqua, nella volgarità di curarsi di tutto ci che non si vede, ma si percepisce.

Cincuenta millas màs al norte, en la rada que la momento parece que duerma, la incandesencia escarlata de la mar contro èl cielo asomeja a una garganta desgarrada por èl esfuerzo de cabla. Utilizando la lancha a vapor se podrìa llegar dètras de las rocas de la playa y desaparecer…… “

La Nave aspetta segnali da una lanterna che la tolga da quel pericolo, il suono corto della sirena e lo sforzo delle macchine suona sinistro, perché ha bisogno di autodistruggersi, quasi una fiammata rossastra, nella passione, nella pazzia della terra.

Adesso che tutti finalmente percepiscono, mentre il comandante si gratta la barba sulla faccia, la schiena , la testa rapata e manovra con malizia la ruota del timone, con la sua grande mano gigantesca, senza quasi toccarla, appena un contatto caldo, quasi soffice, eppure è una morsa di ferro. Lo scafo entra in comunicazione con lui, verso la laguna prossima al fiume.

L’acquitrino attorno appare lastricato di pietruzze e di canne divelte, fiori che lasciano una polvere glutinosa e la Nave spurga odori di umori di amor consumato, focosi sudori. Il tempo rende penoso il tutto, interminabile.

Il mare si fa più verde, quasi una distesa di semi di piante affondati nella sabbia. Fatica del denaro corrotto e delle croci piantate nel fango, verso un’altra libertà. Vagoni aspettano di abitare e pernottare.

Sono gli usi del mondo duro.

Il Viaggio sta per concludersi, come una candela accesa nell’abbassarsi del vento. Appena un cigolio del sartiame e il vapore che dagli oblò si distingue di poco. La settima Ave Maria per ogni mistero.

Ecco aprirsi l’imboccatura del fiume, il mare si mischia e cambia colore per miglia intorno, le acque lottano e gorgogliano castigando persino gli animali sulle rive, vortici e mulinelli le agitano.

Tutto è troppo vicino, quasi innaturale; il segno tracciato sulla carta deviando la rotta, le danze che sono il destino dei figli, adesso che riaffiorano gli incubi e siamo all’approdo.



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