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lavoro pubblicato mercoledì 29 febbraio 2012
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

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IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo III Il Guardiano

di mariapace2010. Letto 343 volte. Dallo scaffale Storia

L'alba trovò Isabella immersa nel leggero dormiveglia chesegue ad una notte insonne. La luce del mattino, entrando dalla fessura dellaporta acc...





L'alba trovò Isabella immersa nel leggero dormiveglia che
segue ad una notte insonne. La luce del mattino, entrando dalla fessura della
porta accostata, investì la sua figura rannicchiata nel letto ed ancora un po'
infreddolita: nel deserto si avvicendano due mondi, quello assolato del giorno e l'altro gelido della notte.



Isabella aprì gli occhi; stele e papiri dipinti davano
vita e storia alle pareti e al soffitto della camera-sepolcro che divideva col
fratello, una tendina ammorbidiva le linee della finestrella.



Ritta, ai piedi del letto, investita dallo stesso fascio
di luce, Isabella vide una figura, una
straordinaria, stupefacente figura: quella del Guardiano della
tomba della principessa Nefer.



La ragazza balzò a sedere e il sangue retrocesse
immediatamente dal bel volto stupefatto, per far posto ad un profondo pallore;
le arterie pulsavano velocemente e i muscoli erano rigidi come legno.



"Sto... sto ancora sognando..." balbettò.



"Nefer, piccola signora del cielo... - una voce
straordinariamente dolce parve accarezzarla, ma lontana, cavernosa, gutturale,
nonostante che alcune consonanti fossero accompagnate da un sibilo acuto - Osor
è qui!"



La creatura
fece un passo avanti; Isabella la fissava inquieta.



"Chi... chi sei?" domandò e neppure il suono della propria
voce riuscì a stemperare minimamente il
terrore prodotto da quell'inquietante presenza.



"Sono Osor il Guardiano, mia dolce signora." rispose
quello.



La figura possente, i muscoli guizzanti sotto la pelle
bruna, le spalle atletiche, i fianchi
coperti da un corto gonnellino, la folta e singolare capigliatura trattenuta da
una cordicella di pelle... No! Quella, pensò la ragazza, non era affatto una
statua... o quello che era parso nella tomba la sera precedente ... ed era ben
vivo.



"Osor ti seguirà fedele come l'ombra. - riprese la voce.
Era antica, ma calda e profonda . - Osor libererà il tuo cammino da ogni
insidia. Così è, da quando il Messaggero è venuto a porsi davanti a te."



"Non è possibile! Sto sognando..." continuava a ripetere
la ragazza, poi, di colpo, afferrò la
situazione, per quanto fantastica e paradossale apparisse: quella che le stava
davanti era una persona o qualcosa di simile. Ed era ben viva. Non era una
statua.... Ma no! Non era possibile. Stava sognando. Quello era un sogno e presto
si sarebbe svegliata e la visione sarebbe svanita come la nebbia di primo
mattino... Ma che diamine! Come aveva potuto credere... ah.ah.ah... come aveva potuto
credere ad una cosa tanto assurda...



"Le parole di Alì, ieri sera... - continuò sottovoce il suo
pensiero. L'eco della sua stessa voce era quasi irriconoscibile alle orecchie,
ma riuscì a tranquillizzarla - Non mi faccio prendere la mano dalla fantasia,
io... La statua che prende vita, Ah.ah.ah! Che sciocchezza! Accidenti!.... Perché
non mi sveglio? Se metto i piedi a terra, forse il pavimento freddo mi
sveglierà e questo qui se ne andrà. Ecco... adesso mi alzo..."



Mise i piedi fuori del letto.



Era certa che il contatto con il pavimento terroso
l'avrebbe svegliata e avrebbe fatto svanire l'inquietante presenza. In piedi;
un passo, un secondo, un terzo e un altro ancora.



Quello era sempre lì. Sempre sorridente. Il suo
sguardo era sempre dolce e mansueto. Da vitello da latte.



Isabella fece ancora un passo; quello era sempre
lì, ad un passo da lei, bello di una bellezza selvaggia, da antico galate.



Tese una mano per toccargli il braccio.



Era forte, potente, vibrante... vivo!



Isabella ebbe una vertigine; il terreno le mancò sotto i
piedi e lui la sorresse. L'accolse fra le braccia... Il contatto con la pelle di
lui... calda e viva...



"Santo cielo! - seguì un attimo di confuso e sbalordito
silenzio, poi - Ma... ma chi sei?... cosa
sei?"



"Sono Osor, mia signora. Sono la tua ombra e ti libererò..."



"... il cammino dalle insidie. Ho capito! - lo interruppe la
ragazza - Per la miseria! E' proprio vero! Non sto sognando. Come è
possibile?... Eppure è accaduto. Sei qui. Davanti a me. E adesso che cosa devo
fare? Bisogna che ne parli a qualcuno... Ma che posso dire? Penseranno che sia
diventata pazza e nella migliore delle ipotesi, penseranno ad uno scherzo. Che
pasticcio!... Alì! Devo parlare con Alì."



Passi in avvicinamento.



Isabella fece cenno alla creatura di nascondersi
dietro una tenda; l'altro ubbidì docile.



La porta s aprì e nel vano si stagliò la figura
di Alì; la ragazza lo chiamò, con voce concitata:



"Alì, sei tu? Vieni avanti. Presto."



"Buon giorno Isabella. Come stai?"



"Come sto?... Ah!"



"Sei ancora molto pallida. - salutò il ragazzo entrando -
Brutta nottata? Capisco Dopo quello che..."



"Oh, aspetta a parlare. - lo interruppe lei - Vedrai che
sorpresa."



"Ti vedo molto agitata. E' successo qualcosa d'altro?"



"Osor!" chiamò semplicemente la ragazza e la creatura
lasciò il nascondiglio.



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