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lavoro pubblicato domenica 26 febbraio 2012
ultima lettura sabato 10 agosto 2019

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La Leggenda del Cavaliere Nero ( Capitolo XIII )

di peppers. Letto 552 volte. Dallo scaffale Fantasia

“In quei giorni la Compagnia del Crepuscolo del Cavaliere Nero era solo una goccia nell'oceano, un piccolo ingranaggio privo d'alcuna importanza che vagava per una grossa e complessa macchina. Nonostante ciò la facilità con cui il...

In quei giorni la Compagnia del Crepuscolo del Cavaliere Nero era solo una goccia nell'oceano, un piccolo ingranaggio privo d'alcuna importanza che vagava per una grossa e complessa macchina. Nonostante ciò la facilità con cui il giovane Arhathel incappava in situazioni insolite – spesso più grandi di lui – ha dell'incredibile. A volte s'aveva la sensazione che gli eventi seguissero le sue orme nonostante la voce di Edheldur era solo un sussurro se paragonata al resto del mondo. Bello e dolce amico – mi rispose quando gliene feci parola – c'è chi pensa che il Destino determini le nostre azioni, chi guarda le stelle per sapere il futuro, chi si affida ad una monetina, chi le chiama coincidenze, chi ritiene i nostri passi guidati dagli Dei, chi ha la presunzione di agire secondo la propria volontà. Con che diritto smentire anche solo una fra queste ipotesi? Ero curioso di apprendere la sua opinione, ma il giovane Arhathel si prese gioco di me in modo oscuro e ambiguo. Io credo in tutto e in niente. Il mondo è un palco e noi siamo chiamati a recitare una parte. Il mio compito è prendere le scelte migliori di fronte agli eventi, il tuo è capire perché è successo tutto ciò. Gli chiesi allora di narrarmi l'arrivo in Norvegia. Mi descrisse una fredda mattinata con un pallido sole che sembrava non riuscire a scaldarli. La nebbia avvolgeva le coste del Nord come un freddo abbraccio. Dalla foschia della sua memoria emerse un piccolo villaggio a ridosso del mare, nel quale decisero di scendere. Ebbero davvero una strana accoglienza poiché la gente si ritraeva da loro terrorizzata. Un bambino prese a piangere appena vide il gruppo d'elfi. La madre si premurò di tappargli la bocca e farlo rientrare a casa. Le porte furono sprangate e le finestre chiuse. I più arditi che avevano il coraggio di rimanere per il villaggio si ritrovarono in una chiesa a pregare. La Compagnia ebbe l'impressione che la città stesse loro chiudendo ogni strada eccetto la via d'uscita. C-Che cosa s-sta succedendo? Balbettò Tick che si avvide come erano rimasti soli coi pochi uomini che viaggiavano insieme a loro. Dovrebbero barricarsi meglio poiché riesco ancora a sentire il loro fetore – Ariel non perdeva occasione per mostrare la sua ostilità agli Uomini. Che abbiano sentito le voci di ciò che abbiamo fatto al mercante romano? Maric sembrava quasi divertito dall'idea. E se ci fossero in mezzo i templari e quegli uomini mascherati d'elfi? Sussurrò Sariel dopo aver attentamente riflettuto. Signore, che facciamo? Spark affidò il suo giudizio ad Edheldur poiché ai suoi occhi ogni parola dell'Elfo Oscuro era giusta, vera e degna di essere ascoltata. Il Cavaliere Nero si guardò attorno tenendo per la briglia Buio. La nostra meta si trova più a nord, ad un paio di giorni di marcia da qui. Dove siamo diretti non v'è posto per Estel. Spark rimani qui a vegliare sulla nostra nave. Il giovane Arhathel volse lo sguardo verso il gruppo di uomini che aveva viaggiato con lui. Questa terra non appartiene all'imperatore di Roma, siete finalmente liberi. Gwynn si fece avanti rivolgendo parole piene di speranza a Edheldur. Liberi si, ma non certo al sicuro. In verità questo è un sì strano villaggio. Vi prego di lasciarci venire ancora con voi – fece una pausa poiché vide lo sguardo gelido del Comandante – almeno finché non troveremo un posto sicuro. Così fu deciso e così fu fatto. La compagnia si separò da Spark con la promessa che sarebbero presto tornati e lasciò il villaggio – con somma felicità di coloro che v'abitavano. Marciarono tutto il giorno a passo sostenuto. Si guardavano attorno poiché la terra del nord era tutta da scoprire ai loro occhi. In testa v'era il Cavaliere Nero su Buio. Seduta davanti a lui Ariel. La brina le rendeva i capelli bianchi scintillanti come se fossero argentei. Le sue guance erano arrossate quanto il suo fine nasino. Dalle labbra dischiuse usciva una nuvola di vapore ad ogni respiro. Si stringeva forte a Edhel poiché v'era un gran freddo a cui non erano ancora abituati. Attorno a loro tutto era rivestito d'un candido velo bianco. Ad ogni passo la neve fresca scricchiolava sotto i pesanti stivali della Compagnia del Crepuscolo. I monti si ergevano alti a sfidare il cielo. Gli alberi non avevano foglie e i rami erano piegati sotto il peso dell'inverno. La bianca distesa era punteggiata di fiori che avevano trovato la forza di farsi spazio fra la neve. Gli elfi si guardarono attorno e pensarono che quella terra – che sarebbe presto divenuta la loro casa – era aspra ma in vero molto bella. Viaggiarono in tal modo finché il sole non s'apprestò al crepuscolo. All'orizzonte videro un altro villaggio adagiato in una vallata e tutti furono lieti poiché non avrebbero passato la notte al freddo. Ma la loro felicità fu mitigata dalla Sentinella. Ariel fu la prima a sentire quell'odore fin troppo noto a chi ha esperienza dei campi di battaglia. Sangue. Quando furono vicini abbastanza videro alte fiamme salire al cielo. Qualcuno stava attaccando il villaggio. Il Cavaliere Nero non perse tempo a dare disposizioni. Edain – nome con il quale gli Uomini vengono chiamati in elfico – fate di questi colli il vostro rifugio. Nascondetevi affinché nessun occhio ostile vi scorga e attendete il nostro ritorno. Amici miei cerchiamo di far luce sui misteri di questa terra. Quando finì di parlare in tal modo si precipitò giù per la collina in groppa al suo scuro destriero. Le case erano state date alle fiamme e il fumo avvolgeva ogni cosa. V'era un gran numero di cadaveri per le strade della città. La gente urlava in preda al panico cercando un modo per salvarsi. I demoni! Sono arrivati i demoni! Che qualcuno ci aiuti! Queste erano le urla che udirono echeggiare per le vie. Accadde allora che si trovassero in una larga strada. Di fronte a loro v'era una piccola bambina sola, impaurita e col viso sporco di sangue. La povera piccina prese a urlare in preda al terrore quando li scorse. La sua paura era così forte da farle bagnare il vestitino che aveva addosso. Edhel guarda lì – disse Maric indicando una figura che stava all'altro capo della via. Si sarebbe detto che era un elfo, ma con la loro lunga vista s'accorsero che si trattava solo di una maschera. Stringeva una spada che grondava di sangue e guardava la bambina che stava in mezzo fra lui e gli Elfi. Il Difensore prese ad urlare nella lingua degli uomini alla bambina di fuggire, ma la piccina era paralizzata dal terrore. Il Cavaliere Nero prese a correre per metterla in salvo poiché vide il falso Elfo correre anch'egli verso la bambina. Quando Edhel mi narrò dell'accaduto i suoi occhi fiammeggiavano tanto da farmi temere la sua collera. Si sarebbe salvata! Imprecò il figlio di Anfindur colpendo la sua scrivania col guanto nero. Quel giorno la piccola si sarebbe salvata se le menzogne dell'imperatore non avessero inquinato il mondo. Il mio nemico non era certo più veloce di me, sarei riuscito ad arrivare per primo alla bambina. Bevve un sorso di vino guardando oltre la vetrata del suo ufficio. Stette in silenzio come se non riuscisse a trovare le parole per proseguire il racconto. Ad un tratto sputò contro vetro il vino che aveva bevuto con la rabbia d'una bestia. Volse il viso verso di me e fra le lunghe ciocche nere vidi i suoi occhi di ghiaccio lucidi. La bimba – proseguì con un filo di voce – ebbe paura di me e corse incontro a quello che riteneva il male minore. Quel bastardo cane dell'imperatore la uccise senza alcuna pietà urlando a gran voce sì che tutti nel villaggio udissero – Morite come porci, Uomini. Esiste solo una persona che vi può aiutare. Il suo nome è Teodosio di Roma ma e sì lontano da voi che morirete per mano degli Elfi prima che i suoi sacri guerrieri vi possano salvare. A quelle parole Edheldur e il resto della Compagnia non esitarono a lanciarsi contro il guerriero di Roma che si spacciava per Elfo. Maric lanciò le sue migliori magie e Sariel fece saettare le lunghe catene verso l'avversario. Ma l'uomo prese a correre per le vie del villaggio in fiamme evitando i loro colpi. I colpi di Tick ferirono l'uomo, che non s'accennava tuttavia a fermare la sua corsa. Ariel ch'era molto furba durante la lotta, si nascose fra le case in modo da impedirgli la via di fuga con i colpi della sua frusta. Quando l'uomo volle tornare suoi suoi passi si vide venire in contro Edheldur. Vi fu una lunga lotta poiché l'avversario riusciva a tenere testa al giovane Arhathel, tale era la sua forza. Solo quando l'intera compagnia fu riunita ebbero la meglio contro l'uomo. Il figlio di Anfindur gli strappò la maschera e sputò al suo volto. L'avversario lo guardò con aria di sfida anche se sapeva che sarebbe presto morto. Noi siamo l'Hydra - parlò così piano che solo il Cavaliere Nero, ch'era il più vicino riuscì ad udire - Per ogni testa che taglierai altre ne cresceranno. Quelle furono le ultime parole poiché la morte lo colse per mano del giovane Arhathel. Avevano vinto, ma era davvero una vittoria? Attorno a loro un villaggio era stato raso al suolo solo per diffondere la paura degli Elfi. L'imperatore Teodosio voleva far leva sul terrore per spingere la gente sotto l'insegna dell'aquila. Quando si ha paura la gente inizia a pregare. Come pedine su una scacchiera Teodosio stava dando inizio ad una sacra crociata contro le creature fantastiche. Il sole si trovava all'orizzonte e il cielo era dello stesso colore delle fiamme. Ad un tratto la compagnia udì rumori tutt'intorno a loro. La luna non si era ancora levata nel cielo, ma già lunghe ombre oscuravano i loro cuori poiché si videro circondati da altri quattro guerrieri con le maschere d'Elfo.”



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