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lavoro pubblicato sabato 25 febbraio 2012
ultima lettura venerdì 1 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo II - La Maledizione

di mariapace2010. Letto 744 volte. Dallo scaffale Storia

Il primo reperto ad essere portato fuori della cripta,nella notte avanzata, fu il sarcofago, un mirabile oggetto in legno pregiato,dorato e splendidam...





Il primo reperto ad essere portato fuori della cripta,
nella notte avanzata, fu il sarcofago, un mirabile oggetto in legno pregiato,
dorato e splendidamente dipinto. Sul coperchio erano raffigurate le dea Nefty,
nell'atto di accogliere la defunta nell'Aldilà, ed un'alata dea Nut in
ginocchio e con il capo ornato dal Disco Solare. Sui lati, tra due Occhi Sacri,
che racchiudevano un "augurio di felicità" era inciso un nome: Nefer.



Il professore cominciò a leggere:



"Destati
dal sonno,



tu che della
Morte hai vinto la paura



Lascia il
seno della terra..."



Hammad riportava a penna su un foglio, parola per parola,
quanto quei geroglifici andavano rivelando:



"Vai a
rivedere la Luce



con
animo puro e pronto



dalla
Rivelazione della Grande Iside."



"Sembra di leggere un fumetto
a
colori." disse Isabella.



"Proprio così! - assentì il fratello - E guarda i colori:
sono vivi e brillanti come appena usati."



"Ci saranno diverse bare anche in questo sarcofago, come
fu per il faraone Thut-ank-Ammon e la regina Msitambashru?" domandò Omar.



Abile fotografo di antichità, Omar era anche ricercatore
dilettante ed appassionato.



"E' probabile! - rispose il professore - Le bare erano
quasi sempre più di una e contenevano
tutti gli oggetti preziosi di cui il defunto amava ornarsi da vivo."



"E' stato proprio questo costume a favorire il fenomeno
del saccheggio delle necropoli." osservò Hammad.



"In effetti! - assentì il professore - E non solo in tempi
recenti, ma anche e soprattutto in quei momenti di crisi istituzionale che
seguirono ai vari Regni."



"Io vorrei proprio vedere che cosa c'è qui dentro."
interloquì Alì, facendo il suo ingresso con una fumante tazza di caffè.



"Mi dispiace, Alì, ma questo sarcofago resterà chiuso. -
sorrise Alessandro - Si dovrà trasportarlo a Il Cairo prima di fare qualunque
intervento. Le leggi del tuo Paese sono assai severe in proposito."



"Peccato! - replicò il ragazzo - Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia di Isabella fra qualche
migliaio di anni, ah.ah.ah..." rise.



"Effettivamente, la somiglianza di Isabella col volto di
questa statua è impressionante!"



Alessandro sollevò lo sguardo dall'istantanea di un
particolare del sarcofago che Omar gli stava mostrando e guardò la
sorella; anche Alì guardò la ragazza,
poi spostò lo sguardo su una statua della principessa Nefer che due operai
stavano preparando per il trasporto.



"E' una somiglianza impressionante." ripeté.



"Credete che sia proprio la statua della principessa
Nefer?" chiese Omar.



"Ne sono quasi certo. Vedi, Omar, la statua egizia era
sempre "qualcuno" e non soltanto una riproduzione in un materiale
qualunque
. A volte era un messaggero, come quella di quell'uomo che
inviava messaggi dalla moglie morta da cui si sentiva perseguitato; a volte era
un Protettore,



come la statua di Ramesse III posta ai margini di una
pista nel deserto. Poteva anche essere un Garante, come nel caso di
questa statua e di moltissime altre..."



"Che cosa significa?"



"Significa che dovevano garantire contro il rischio di
distruzione del corpo fisico. Sì!...Sono certo che questa sia la statua della
principessa che riposa in questo sarcofago."



"Sembra il ritratto di Isabella... Nefer... - Alì
s'interruppe. Il suo volto assunse un'espressione sconcertata - Ehi!... un momento! E' assurdo,ma..."



"Che cosa?" domandarono gli altri.



"Nefer, ossia: Bella. Non è una strana coincidenza,
questo nome, dopo la straordinaria rassomiglianza? Cosa ne dici, Isabella? Tu e
la principessa portate lo stesso nome!"



"Per la Barba del Profeta!- sbottò Omar - E' proprio vero!"



"Io dico che sono stanca. - interloquì la ragazza - Se non
avete nulla in contrario, andrei a dormire."



"Ti accompagno. " si offrì il ragazzo, ma la ragazza lo
trattenne.



"Lascia stare. Resta pure qui. Buona notte a tutti."
salutò, poi si allontanò.





Le tenebre di una notte poco stellata le vennero incontro
e la inghiottirono; un quarto di luna, intanto, adombrato da piccole nubi,
scivolava sopra l'orizzonte. Bizzarri fantasmi vennero a danzare nel cielo;
Isabella li inseguì con lo sguardo per qualche attimo, poi affrettò il passo.



Un grosso braciere ardeva sulla destra del portico della
tomba riportata alla luce e che tutti avevano battezzato: Tomba di
Nefer. Il barbaglio delle fiamme pareva invitarla.



Nel riconoscerla, la sentinella la salutò da lontano; alle
sue spalle, il quarto di luna pareva annegare in un mare di fiamme.



"Non è piacevole restare svegli mentre gli altri
riposano." disse Isabella; l'altro sorrise, mettendo in mostra, al chiarore
delle fiamme del tripode, due file di grossi grani anneriti dall'abuso di
datteri.



"Sono in pochi a riposare, questa notte. - rispose e,
incoraggiato dal sorriso della ragazza proseguì - E' vero che la principessa
sepolta in questa tomba assomiglia a lei, Isabella?"



"Così sembra, ah.ah.ah..." rise la ragazza.



In realtà, Isabella era assai turbata.



"Vuole entrare là dentro?" continuò l'altro.



Isabella rispose con un cenno affermativo del capo,
muovendo verso la porta d'ingresso.



Le due porte dai sigilli spezzati erano aperte, quella
della stanza del sarcofago, invece, era sprangata e sigillata.



Varcata la soglia dell'anticamera, un tanfo l'assalì. Pur
soffocante, l'aria le parve meno maligna di quanto non lo fosse stato al
momento del ritrovamento: forse per l'ossigeno che il professore vi aveva fatto immettere o forse perché si
era abituata all'odore della morte. Si fece avanti, ma un rumore, come di un
coperchio che saltava, la fermò.



Rabbrividì.



"I fantasmi non esistono... - pensò sottovoce: la parte
lucida dello spirito si sforzava di dominare l'altra, quella che si stava
lasciando prendere dalla paura - I fantasmi sono un'invenzione..."



La notte era piena di inquietudini; intorno a lei
l'immobilismo era totale ed assoluto. Le pitture parietali, raffiguranti scene
di vita della principessa Nefer, erano gli unici movimenti che percorrevano la
stanza.



Ancora un rumore. Soffocato. Come di uno starnuto
trattenuto, che le fece trattenere il respiro poi una voce bassa, chiara e
distinta, raggiunse il suo orecchio:



"Fai piano. - diceva - Accidenti a te! Vuoi farci scoprire?"



"Tranquillo! - replicava una seconda voce - Nessuno
penserebbe mai che siamo qui... Rilassati."



Le voci, che nulla avevano di soprannaturale, provenivano
dalla stanza del corredo funerario della principessa Nefer. Parlavano in
inglese, ma una delle due aveva accento chiaramente locale.



"Guarda. Guarda questo. - dicevano in tono eccitato -
Quanto pensi che si possa ricavare da questo diadema? Guarda che meraviglia
questi fiori e queste foglie d'oro e pietre preziose... E questo pettorale?
Guarda questo collare... quanto potremmo ricavarci?"



"Più di quanto tu possa immaginare, amico. Più di quanto
tu possa sognare, ah.ah.ah..."



"Sono ladri." pensò Isabella, spingendo leggermente la
porta per guardare all'interno.



Il cigolio attirò l'attenzione dei due. La ragazza si
ritrasse immediatamente, ma quelli la raggiunsero prima che lei potesse
solamente avvicinarsi all'uscita.



Uno dei due, l'arabo, l'afferrò per le spalle; erano un
arabo e un europeo.



Isabella tentò disperatamente di sottrarsi alla stretta;
provò ad urlare, ma dalla bocca uscirono soltanto suoni deboli e soffocati.



Nella bruma umida e lieve che le si andava addensandosi
davanti allo sguardo, però, la ragazza ebbe l'esatta percezione che qualcosa di
straordinario stava accadendo: la statua del Protettore, il Guardiano
della tomba, aveva abbandonato la millenaria immobilità del legno e stava
avanzando nella stanza.



Isabella smise di dibattersi e vide, come in sogno, il
prodigioso simulacro fermarsi alle spalle del suo aggressore. Tentò ancora di
urlare, ma, prima di profondare nel buio più assoluto e nel silenzio più
totale, le parve di vedere l'ombra di un uomo scaraventato per aria.







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