ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 24 febbraio 2012
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Cerchio della Dea - Una Storia Celtica

di peppers. Letto 652 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una sfida nata dalla parola di un amico. Riuscire a sperimentare qualcosa di diverso. Riuscire a superare i miei limiti. Anche se il risultato vi sembrerà assai modesto sarei ben contento che lasciaste un piccolo commento. Sopratutto critiche :)

IL CERCHIO DELLA DEA : UNA STORIA CELTICA


“Sbrighiamoci, voglio uscire prima possibile da qui”

La voce di Enya era come un soffio nel silenzio. Ricordava bene il motivo che li aveva condotti nella camera più profonda del tempio della Dea Morrigan, ma nulla le incuteva terrore quanto l'oscurità. Gli occhi verdi della giovane ragazza celtica vagarono impauriti per la stanza. L'unico fioco chiarore in quella camera buia proveniva dall'altare. Ogni ombra le sembrava una minaccia, ogni scricchiolio un pericolo. La ragazza fissava terrorizzata le colonne salire alte fino a perdersi nell'oscurità, come se non vi fosse un tetto. Il vecchio che la seguiva le carezzò i lunghi capelli biondi, guardandola con affetto.

“Anche se uscissimo non ti sentiresti più sicura. Devo davvero ricordarti che mancano ancora molte ore al sorgere del sole?”

Sembrava quasi divertito dalle sue stesse parole, ma la risata venne spenta da alcuni colpi di tosse. Enya guardò meravigliata quegli occhi stanchi.

“Come puoi avere il coraggio di scherzare in un posto così spaventoso?”

“Stiamo parlando della Signora della Rovina. Non dirmi che ti aspettavi alberi e fiori”

Le parole del vecchio uscivano con fatica. Le rughe sul suo viso lo facevano tanto assomigliare alla corteccia d'un albero. La pelle era talmente cadente che sembrava lottare per rimanere attaccata al viso.

“Sei sicura che funzionerà?”

Sembrava tentennare. Enya capì che nel cuore del compagno albergava il timore, nonostante si sforzasse di non mostrarlo.

“Abbi fiducia in lei e verrai ripagato. Morrigan riuscirà a spezzare la maledizione”

Quando parlava delle divinità la voce della ragazza celtica vibrava d'una viva passione, tale era la fede che riponeva negli Dei. Il vegliardo fu rincuorato dal fervore della compagna e si diresse verso il vago chiarore stringendosi nel manto grigio. La nera roccia di cui era fatto l'altare era rischiarata da alcuni mozziconi di candela. I piedi della statua calpestavano spighe appassite. Il seno della Dea era scoperto e le sue braccia tendevano verso l'alto. Una mano stringeva una spada, sull'altra era appollaiato un corvo. Il vecchio rabbrividì, poi si inginocchiò di fronte alla statua lanciando un'occhiata dubbiosa ad Enya. Quando si mise a pregare s'udì uno stridulo stridore strozzare il silenzio della stanza. La ragazza fu costretta a chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, tale era il dolore che quel suono le provocò. Quando li riaprì dovette soffocare un urlo. Il vecchio gemeva supino sul pavimento col torace squarciato. Una lacrima gli scendeva con fatica lungo il volto seguendo i solchi delle rughe. La ragazza si precipitò verso il compagno che la guardava con rimpianto e delusione. Rimasero in silenzio abbracciati dal buio. Enya piangeva come una bambina poiché capì che sarebbe presto spirato. Le sue speranze lo avevano condotto in quel covo di rovina. La sua fede incrollabile lo aveva ucciso. Le parole della Sacerdotessa dicevano il vero, nonostante ciò Morrigan non lo aveva graziato. La spada della Dea era macchiata di sangue, il cerchio si era chiuso.


*


“Khalai, ti ho detto di non toccare nulla!”

Enya era poco rassicurata da quel posto. Dalle ampie finestre del tempio di Morrigan si vedeva il sole splendere quasi vicino all'orizzonte.

“Smettila di frignare per qualsiasi cosa”

Khalai guardò la ragazza bionda stretta al suo braccio. Era di una manciata d'anni più grandi di lui, eppure sembrava un bimba impaurita. Le fece un ampio sorriso.

“Sei davvero carina quando ti guardi attorno con quegli occhietti verdi da cerbiatto”

La voce solare del ragazzo riecheggiò fra le pareti del lungo corridoio di pietra scura in cui si trovavano.

“E tu sei davvero un'idiota quando fai così!”

Khalai si passò le mani fra i capelli biondi avvicinandosi ad una parete. In una cavità nella parete vide la statua di un guerriero scolpito dalla stessa roccia nera del tempio.

“È vero che Morrigan vaga per i campi di battaglia?”

Sperava di metterla in difficoltà con le sue domande. Ma per quanto tentasse era tutto vano poiché Enya sembrava conoscere tutto degli Dei. Nonostante la Signora della Rovina le mettesse i brividi, la ragazza ne parlava con grande rispetto.

“Si dice che alimenti l'odio fra gli eserciti, che si nutra delle anime dei caduti e che … ”

Khalai non le lasciò terminare la frase. guardava preoccupato Enya, come se ad un tratto avesse smarrito il suo umorismo.

“E se non dovesse funzionare?”

“Ti fidi di me?”

“Certo”

“Sono più che sicura che raggiungere la camera più profonda del tempio è l'unico modo per riuscirci. Hai sentito la Sacerdotessa, no?”

“Secondo me riponi troppa fiducia nella religione”

La ragazza lo strinse forte a sé appoggiando la testa al suo petto.

“Ti voglio bene Khalai. Nulla potrà andare storto”


*


“Tesoro, siamo arrivati”

Enya accarezzò con dolcezza il bimbo biondo che teneva per mano. Anche se non parlava, nei suoi sorrisi la ragazza celtica riusciva a capire tutto ciò che passava per la mente del piccolo. Attraverso le guglie del tempio di Morrigan si vedeva il sole brillare alto. L'ingresso non era altro che uno squarcio nella roccia scura d'una cupa montagna. Non appena ebbe varcato la soglia si ritrovò in una piccola camera circolare. Un grosso calderone bronzeo occupava il centro della stanza. Il bambino starnutì poiché la stanza era piena d'un forte odore d'incenso.

“Fatti avanti, Enya”

Una voce simile ad un sibilo la fece sobbalzare. Si guardò intorno e dalla penombra vide emergere una vecchia megera avvolta in una veste nera. Aveva il viso coperto da una maschera d'avorio su cui erano incisi numerosi simboli della sua gente. I capelli grigi le ricadevano in piccoli ciuffi unti.

“Come sai il mio nome?”

“Gli Dei rivelano molte cose, se si sa ascoltare la loro voce”

La sacerdotessa sputò nel calderone e prese a mescere il liquido che vi si trovava.

“Sai anche perché sono qui?”

Enya fu intimorita dalla sacerdotessa e prese con sé il bambino. La vecchia non badò al suo gesto ma le parlò senza distogliere l'attenzione da ciò che stava facendo.

“Khalai è un ragazzo davvero fortunato”

“Sono qui perché voglio spezzare la sua maledizione”

La vecchia fissò gli occhi verdi della ragazza come se stesse meditando fra sé.

“Parli di magie potenti e pericolose. Non dovresti nominarle con sì tanta facilità”

“Esiste un modo per mettere fine alle sofferenze di Khalai?”

La sua voce aveva una sfumatura di speranza ma anche un velo di paura.

“Oh, certo che c'è”

La sacerdotessa fece una pausa. Enya la vide avvicinarsi ad una porta che prima non aveva notato. Il legno cigolò sui cardini aprendo la via verso l'interno del tempio.

“La maledizione potrà avere termine solo quando porterai il tuo compagno nel cuore di questo tempio. Porta Khalai fra le braccia di Morrigan e l'anatema avrà fine”

Enya guardò il bimbo che le fece un dolce sorriso.

“Sapevo che esisteva un modo per riconciliarlo con gli Dei”

La sua voce era tornata calma. Finalmente sapeva ciò che doveva fare. Stringendo a sé il bambino biondo si avvicinò alla porta e prese ad inoltrarsi verso i sotterranei del tempio.


ANTEFATTO


Fra i figli dei celti circola una leggenda. Si narra d'un Sovrano di nome Diwyrnach. È risaputo che sotto il suo regno vi fu un tempo in cui i campi non riuscivano più a dar frutti. La gente temeva di non riuscire a raccogliere il grano per l'inverno e chiese consiglio agli Dei. I druidi portarono la voce della Dea Morrigan fra il popolo. Fu detto che la Signora della Rovina poteva ridar la vita ai campi aridi. Ma affinché fosse ristabilito l'equilibrio fra la vita e la morte era necessario che si sacrificasse la figlia del Re. Diwyrnach pianse molto quando ne venne a conoscenza poiché la sua bimba era la più bella del regno. Aveva i capelli biondi come il sole, gli occhi verdi come smeraldi e portava il nome di Enya. Con l'aiuto di alcuni fedeli servitori il Sovrano pose sull'altare una figlia del popolo in luogo della principessa. Pensava di riuscire a salvare Enya ingannando gli Dei. Morrigan, che aveva mille occhi fra gli uccelli del mondo, s'accorse dell'inganno e ne fu molto adirata. Scese in terra e andò al cospetto di Diwyrnach e del suo popolo.

“Uomo fellone e traditore”

La Dea apostrofò il Sovrano

“Tu che hai rifiutato il mio aiuto. Tu che covi superbia nel cuore. Tu che hai deciso della morte di un'innocente. Tu sarai la rovina della tua terra. Tu sarai condannato a veder nascere e morire ogni giorno il seme della tua casa. Ti maledico Diwyrnach. Che i tuoi figli maschi siano bambini dall'alba al meriggio, ragazzi fino al tramonto e vecchi finché il giorno non giunga al termine.”

Il popolo tremò alle parole della Signora della Rovina e abbandonò per sempre il regno del proprio Sovrano. Diwyrnach morì a causa del dolore per le parole della Dea. La moglie del Re Maledetto, che portava in grembo una creatura, non sopravvisse alla gravidanza. Nacque un figlio maschio a cui fu dato il nome di Khalai.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: