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lavoro pubblicato venerdì 24 febbraio 2012
ultima lettura mercoledì 31 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo I - La Tomba - (continua)

di mariapace2010. Letto 656 volte. Dallo scaffale Storia

Ciò che apparve, dopo più di quattro giorni di scavi,sottratta alla millenaria prigionia di sabbia, era chiaramente  la base di una colonna e una gran frenesia,una crescente tensione invase il campo. Si continuò a scavare, con...



Ciò che apparve, dopo più di quattro giorni di scavi,
sottratta alla millenaria prigionia di sabbia, era chiaramente la base di una colonna e una gran frenesia,
una crescente tensione invase il campo. Si continuò a scavare, con precauzione
ed accortezza e con l'orgoglio della scoperta che dava vigore alle teorie.



La brezza del deserto, leggera ma persistente,
riaccumulava la sabbia spalata ed ostacolava i movimenti, ma, dopo altri
quattro giorni e quattro notti di lavoro intenso, la colonna fu interamente
liberata.



Una seconda colonna, due metri più a destra, venne alla
luce al sesto giorno: entrambe reggevano un portico sormontato da una piccola
piramide sulla cui cuspide era incisa una figura femminile in atto di
adorazione davanti ad una Divinità. Quando l'intera area sottostante il portico
fu liberata dall'ultima coltre di polvere, apparve una porta recante
iscrizioni.



Zittirono tutti al cospetto di quel silenzioso testimone
del respiro del mondo antico, come diceva Hammad,
poi Alessandro decifrò un nome: Nefer.





Studiosi ed esperti, nei giorni che seguirono, giunsero da
ogni parte del mondo, nonché giornalisti e fotografi. Tempestivamente inviati
dsl Museo de Il Cairo, giunsero anche l'Ispettore alle Antichità, il Direttore
della Sezione Operativa, quello della Sezione di Chimica ed uno studioso di
Storia Antica.



Le operazioni ripresero.



La porta, nella quale venne praticata un'apertura, dava
accesso ad una cappella scavata nella roccia.



Un soffio d'aria torrida ed umida, irrespirabile, investì
Alessandro, il primo uomo a mettere piede in un luogo dove, per una breve
eternità, avevano regnato silenzio e immobilità. Gli altri lo seguirono,
facendo attenzione a non inciampare nelle pietre sporgenti dal pavimento
terroso.



La luce delle torce elettriche attraversò le tenebre
millenarie ed illuminò un piccolo ambiente quadrangolare con soffitto a volta e
pavimento in pendio; due colonne, in fondo alla stanza, reggevano una seconda
porta dai sigilli rotti e sparsi per terra. Appoggiata ad una parete videro una
stele in arenaria raffigurante Sobek, il Coccodrillo Sacro. Il registro
inferiore recava la seguente scritta:



"Che il
coccodrillo nell'acqua



e la serpe in
terra



siano
contro colui



che farà
oltraggio alla mia dimora



perché io,
Nefer,



non ho
fatto nulla contro di lui."



Omar, il fotografo, cominciò a scattare fotografie, ma
Hammad non seppe trattenere un'esclamazione di disappunto:



"Per la Collera di Allah! - esclamò - I sigilli sono
spezzati. Questa tomba è stata violata."



"Per la Miseria... qualcuno è arrivato prima di noi." anche
Alessandro imprecò.



"Significa che possono aver portato via il tesoro chiuso
in questo sepolcro?" chiese Isabella aggrottando la fronte.



"Questi sono frammenti di sigilli reali - spiegò Hammad -
e testimoniano la presenza di una ricca tomba, ma... sarebbe una fortuna, che
questa tomba non fosse già stata visitata dai saccheggiatori."



"Già! - convenne il professore - Trabocchetti e formule
magiche non hanno tenuto lontano i profanatori nemmeno in epoca più antica."



"Troveremo qualche sorpresa dietro quella porta? - domandò
Isabella, poi - Uffa, che caldo! Si soffoca, qui dentro."



L'aria era davvero soffocante, là sotto. La sabbia e la
polvere cadute dal soffitto ed accumulate sul pavimento, si sollevavano al
passaggio e un odore venefico penetrava nelle narici.



Spinsero la porta e si trovarono in cima ad una scala che
sprofondava nella montagna. Lungo i gradini, quattordici ne contò Alì, ebbero
una macabra sorpresa: uno scheletro ed un moschetto.



"Ecco chi ci ha preceduto... "



Alessandro sollevò la torcia ed illuminò i pietosi resti:
l'uomo aveva il collo spezzato.



"Devono averlo colpito con tale violenza da impedirgli
ogni reazione." osservò Hammad.



I gradini portavano ad una terza porta; anche questa con
sigilli spezzati.



L'aprirono ed entrarono in un vasto ambiente. Sparse per
terra, c'erano ghirlande di fiori e foglie: loto, papiro, sedano e sicomoro.



Isabella ne raccolse una e si sentì improvvisamente
colpire da un profondo, inspiegabile turbamento e quasi non sentì
l'esclamazione di stupore di Hammad:



"Allah di Misericordia!"



Contro la parete di fondo, alla destra di una quarta porta
chiusa e sigillata, cosa che faceva ben sperare, l'uomo aveva visto una statua
di legno e vi aveva accostato la sua torcia.



Ombre nelle ombre, gli altri lo raggiunsero
immediatamente, tendendo in avanti le loro torce; le luci strapparono
inquietanti bagliori agli occhi di opaco quarzo grigio del simulacro.



"Santo Cielo! - anche Alessandro era assai impressionato -
Sembra vivo."



Altre esclamazioni di profondo stupore commentarono
quell'incontro. Erano tutti come storditi; immobili di fronte a quella statua
che pareva fissarli silenziosa, ma minacciosa.



L'aspetto selvaggio, la folta capigliatura trattenuta da
un cordino legato sulla nuca, le straordinarie proporzioni fisiche, portavano
alla mente immagini di antichi guerrieri.



"Straordinario!" continuavano a ripetere, al cospetto di
tanta perfezione tecnica e piacevolezza rappresentativa.



"E' la tomba di un principe?" anche Isabella s'era
avvicinata.



"Non penso. - rispose il fratello - Sul sigillo c'era un
nome di donna. Se dietro questa porta c'è un sarcofago, sono certo che
accoglierà le spoglie di una principessa."



"Ma questa... questa non è una statua funeraria." insistette
Isabella.



"E' vero! - assentì Alessandro - Il braccio proteso in
avanti, l'atteggiamento... Sembra sul punto di lanciarsi in avanti verso
qualcosa..."



"... o qualcuno." gli fece eco Alì.



"Verso un intruso. - interloquì Hammad - Verso il
profanatore di questa tomba. Il braccio
teso è pronto a sbarrare il passo oltre quella porta... a protezione di quella
porta."



"Guardate la sua mano... stringe qualcosa." fece osservare
Isabella.



Guardarono.



In una mano, la statua misteriosa stringeva un sacchetto
di lino, nell'altra reggeva un coccio di terracotta recante alcune incisioni
sulla superficie; una scritta che il professore andò decifrando:



"Io, Osor,
Guardiano della Soglia,



respingo
col tocco della Morte Incognita



della mia
mano,



chiunque
profani questa dimora.



Sono io,
Osor."



"Che cosa ci sarà in quel sacchetto?" domandò Isabella
tendendo una mano.



Il gesto fece fluttuare l'aria intorno alla statua; la
ragazza ammutolì e ritrasse il braccio. Il suo sguardo, però, andò intorno
errante ed esitante e finì per perdersi in quello, misterioso e vitreo, del
simulacro.



Il sangue retrocesse e un profondo pallore le si stemperò
sul bel volto.



""Co... cosa ci sarà qui dentro?" balbettò meccanicamente;
quasi un'eco dei pensieri smarriti.



"Lo scopriremo presto. - rispose Alessandro - Analizzeremo
il contenuto di questo sacchetto e lo catalogheremo come ogni altro oggetto."





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