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lavoro pubblicato mercoledì 22 febbraio 2012
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo I - La Tomba

di mariapace2010. Letto 646 volte. Dallo scaffale Storia

CAPITOLO  I     -     La TombaPer molta gente quello dell'archeologo è un lavororomantico e pittoresco, ma il professor Alessandro Scanu, chiamatosemplicemente "il professore", ripeteva...









CAPITOLO I -
La Tomba











Per molta gente quello dell'archeologo è un lavoro
romantico e pittoresco, ma il professor Alessandro Scanu, chiamato
semplicemente "il professore", ripeteva sempre che il suo era un lavoro ripetitivo e ingrato. In realtà,
sapevano tutti quanto la sua passione per quel lavoro fosse autentica e genuina
e lo fosse soprattutto nella fase della ricerca e nel momento in cui un oggetto
trattenuto da un prigionia spesso millenaria, tornava alla luce.



Trentasette o trentotto anni, spirito irrequieto e
curioso, il professore, stanco di meditare su stele e papiri, aveva cominciato
ad attraversare l'Egitto in lungo e in largo, misurando, annotando,
fotografando e disegnando. Soprattutto disegnando.



"Il disegno - amava dire - è l'immagine di chi guarda."



Tenace, intelligente, brillante, modi decisi e fascino
indiscusso, Alessandro era dotato di una prestanza fisica assai apprezzata dai
nativi del posto, gente rude e di poche parole, che di lui diceva:



"Non è un italiano... è un egiziano!" e questo era proprio
un complimento.



Da quasi dieci anni scavava e studiava sulle tracce di una tomba della XIX Dinastia
dei Faraoni, confortato dal ritrovamento di alcuni interessanti reperti.
Lavorava e frugava nel terreno dall'alba al tramonto e mangiava e dormiva in
una camera-sepolcro scavata nella roccia e risalente ad epoca tolemaica. Di
fronte al sepolcro aveva fatto innalzare una tenda per la cucina ed una per gli
attrezzi e le provviste.



Non era solo. A dividere quella singolare abitazione c'era
Isabella, la giovanissima sorella, giunta da poco per le vacanze.








*************





"Svegliati
o Karnak, Regina degli Dei



Svegliati
in pace, Ammon,



Signore
di karnak!"



recitava una voce dolce e modulata: Isabella, la sorella
del professore; alle sue spalle, il chiarore dorato del mattino che andava
formandosi, inghiottiva le ultime stelle.



Quindici anni, gli occhi di un azzurro intenso, il sorriso
dolce e la persona piena di grazia, Isabella s'era tuffata nell'atmosfera con
appassionante entusiasmo. Recitava con naturalezza dosando parole e tempi,
pause e toni, in modo tale da rendere l'orazione, ritmica e calzante
all'atmosfera che voleva creare.



"Il legame
è spezzato. Il sigillo è rotto.



Le Due
Porte del cielo si aprono.



Anche le
Porte della Terra



si stanno
spalancando..."



Una seconda voce faceva eco.



Erano i versi dello spettacolo "Suoni e luci di Karnak"
offerti ogni sera ai turisti tra le rovine; Alì, il figlio dell'assistente del
professore, recitava con la ragazza.



Aveva un anno più di Isabella, profondi occhi neri che
mandavano scintille e sprizzavano gaiezza ed un figura agile e snella che
prometteva per l'età matura un fisico atletico. Parlava quasi senza
interruzione, ma con scioltezza e nel modo più naturale e spontaneo.



"Lode al
Te, Ammon, Signore di Tebe



Signore
del cielo e Creatore degli Astri."
riprese
Isabella.



L'aria s'era fatta luminosa e i monti fiammeggiarono sotto
il sole che veleggiava già alto sopra l'orizzonte.



"Tu hai
aperto tutti gli Orizzonti



Tu hai
fatto nascere gli Dei..."



Un'ombra gli cadde alle spalle. Alì volse il capo:
Alessandro stava giungendo e con lui c'era Hammad, il suo assistente; il
ragazzo si schiarì la voce.



"Signore
di Tebe, Signore dei Signori



Padrone
del terrore e della Pace,



io ti venero." continuò a recitare.



"Ecco la
fascia bianca."



riprese la voce di Isabella.



"Perché la
luce del tuo Occhio



possa
brillare!"



"Ecco la
fascia verde."
ancora Isabella.



"Per le
acque feconde."



"Ecco la
fascia rossa."



"Affinché
la Terra sia generosa



e il
sangue fecondo."



"Ehi, ragazzi... ma siete proprio bravi!"



Hammad avanzò con passo rapido. Hammad assomigliava ad un
ritratto a tinte marcate: marcate le sopracciglia nerissime, marcato il colore
scuro degli occhi, marcati da una breve barca i contorni del volto. Al
contrario di queste caratteristiche, il fisico era asciutto ed elegante.



"Qualche novità? - Alì si staccò dalla ragazza e sedette a
cavalcioni su una sporgenza del terreno, il mento poggiato al dorso della mano
- Conosco quello sguardo. Dopo tanto frugare in questo terreno e tante
polemiche, deve pur esserci qualche nuova incoraggiante." disse.



Alessandro scrollò il capo.



Polemiche ce n'erano state, ma, a quanti gli dicevano che
il tempo delle scoperte nella Valle del
Nilo era già finito, rispondeva che altri avevano detto quelle stesse parole,
poi smentite dai fatti: il ritrovamento della tomba di Thut-ank-Ammon ne era
stato l'esempio più illustre. Gli scavi, condotti con metodi sistematici, non
lasciavano inesplorato un solo centimetro di terra. Da quattro giorni
Alessandro aveva raddoppiato i turni di lavoro: da quando, cioè, ai piedi della
montagna, una sporgenza era affiorata dal suolo. Una sporgenza casuale, a prima
vista, una increspatura della superficie sabbiosa messa in rilievo da una
fotografia.





I quattro lasciarono il posto.



In uno scenario estremamente arido, ma sotto un cielo di
un azzurro intenso, sconosciuto ad altre latitudini, nella luce porporina del
mattino, il deserto grigio-antracite digradava verso l'orizzonte. Faceva già
caldo, nonostante l'ora: lì, il sole non era amico né alleato dell'uomo.



Alessandro indicò da lontano la protuberanza rocciosa
messa a nudo dalla sabbia: una grossa selce, forse le fondamenta di qualcosa.



Fosche colline profilavano l'orizzonte; un gruppo di
avvoltoi si levò gracchiando, sul fondo, saturando l'aria dei loro striduli
versi, poi si dispose in diagonale
prima di sparire dietro le colline.



"Credete che ci sia qualcosa là sotto? - esordì Isabella;
il fratello fece un cenno d'assenso, la ragazza proseguì - Non c'è quasi
nessuno al campo... non si potrebbe fare qualcosa per accelerare i tempi?"



"Ah.ah.ah... - rise Alì - Sei diventata impaziente."



Dalla loro postazione si vedeva tutto il campo e ogni cosa
appariva un po' sfocata dalla nebbia del primo mattino: le tende, i mucchi di
detriti e dei materiali estratti, le buche scavate in precedenza.



"Oggi è venerdì." fece osservare Alessandro.



"Già! E giorno di festa e di preghiera per la gente
musulmana. - convenne la ragazza - Ecco perché Alì indossa la sua tunica
bianca..."



Alì rispose con un sorriso e lo stesso fece Hammad, che
disse:



"E' così! E' pur vero che la fretta è cattiva consigliera...
come dice il professore." continuò.



"Parole sante! - assentì Alessandro - In passato si sono
spesso adottati metodi veloci e
disinvolti, ma oggi, nessun serio professionista va più a caccia di bottino con
polvere da sparo. Le leggi, oggi, sono assai severe."



"Per volontà di Allah! - convenne Hammad - Captare il
respiro del mondo antico è ben più esaltante di qualunque bottino."



"Paradossalmente, - osservò Alessandro - a salvare molti
dei monumenti dallo spoglio e dalla rovina, è stato proprio l'abbandono: la
popolazione, costretta a spostarsi verso IL Cairo, ha permesso alla sabbia di
proteggere i resti di tante gloriose testimonianze..."



"Insomma - replicò Isabella - questo posto è una sorta di
tombola... di caccia al tesoro per i posteri... per il popolo."



"Per il popolo! Hai detto bene, piccola. - sorrise Hammad
- E' una sorta di giustizia del destino. E' un rendere al popolo quanto è
costato ai suoi antenati in fatica e dedizione a Dei e Faraoni."



"Furono tanti i Faraoni che seppellirono ricchezze in
paludi o sotto le sabbie... Oh, siamo arrivati... - Alessandro si fermò - Guardate
questo terreno: è compatto ed omogeneo. Qui sotto c'è qualcosa.." affermò
convinto.



"Sì! - Hammad era dello stesso parere - Qui sotto
dev'esserci veramente qualcosa."






***************


(continua)


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