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lavoro pubblicato mercoledì 22 febbraio 2012
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

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IL GUARDIANO DELLA SOGLIA - PROLOGO

di mariapace2010. Letto 600 volte. Dallo scaffale Storia

PROLOGONel pomeriggio che andava infocando, la lunga processioneraggiunse la Valle del Silenzio, ad Occidente del Nilo. Qui, nella SetNefure, la "...









PROLOGO





Nel pomeriggio che andava infocando, la lunga processione
raggiunse la Valle del Silenzio, ad Occidente del Nilo. Qui, nella Set
Nefure, la "Sede della Bellezza", che i posteri chiameranno
"
Valle delle Regine", la principessa Nefer,
ultimogenita del Faraone, veniva consegnata all'Immortalità.



L'Immortalità!



Nessun popolo, forse, al pari di quello dell'Antico
Egitto, fu ossessionato dal concetto di Immortalità. Per l'Immortalità eresse
statue e templi colossali, per l'Immortalità costruì inquietanti complessi
funerari e per l'Immortalità impresse nella pietra enigmi insoluti come la
Sfinge e le Piramidi.



Grande era il cordoglio che accompagnava la principessa di
Tebe nel suo viaggio verso l'ultima dimora, nell'assolata e pietrosa distesa ad
occidente del fiume; le lacrime erano sincere, la cenere sul capo era fresca e
le sponde del Nilo erano un unico lamento.



"Il corpo
alla Terra, il Luminoso al Cielo.



Vai verso
le Signore della Terra Grande



Esse ti
daranno il benvenuto..."



salmodiava il sem, sacerdote esorcista,
riconoscibile per la pelle di leopardo poggiata sulle spalle -





Alle spalle dell'uomo degli Dei, il Faraone, come un
qualunque padre mortale affranto dal dolore, seguiva il feretro; Anubi ululava
lontano, la sua eco andava a spezzarsi contro il lamento delle prefiche.



Il carro funebre, che due pariglie di buoi aggiogati
trascinavano sulla sabbia, avanzava lento, preceduto e seguito da sacerdoti che
spargevano di latte la via e bruciavano incenso; la brezza del deserto ne
trasportava lontano l'acre odore e il sole dava lucentezza alla sabbia rovente.
Il corteo si fermò, raggiunto il cuore di quell'assolato anfiteatro roccioso ed
un gruppo di operai cominciò a scaricare i numerosi oggetti componenti il ricco
corredo funerario della principessa. Li lasciarono sull'imbocco del sepolcro;
due soltanto, di loro, avevano il compito e il privilegio di collocarli
all'interno della tomba.



Quando ogni cosa ebbe il posto assegnato, il sarcofago fu
fatto scivolare nel cuore della cripta sopra un piano inclinato sui gradini.
Qui, dove precedentemente era sceso assieme ad altri tre sacerdoti, il sem
dette inizio ai magici riti necessari a risvegliare il Ka della
principessa andato in letargo al momento del trapasso e che nella tomba avrebbe
continuato la sua esistenza.



"Destati
dal sonno e la Morte



colpisca
chiunque ti disturberà..."



La voce del sem, grave e carica di una forza e di
una vitalità arcane, faceva fremere l'aria torrida e soffocante della cripta e
le dita, veloci ed agili, presero a toccare la bocca e gli occhi della statua
che raffigurava la principessa per consentirle di nutrirsi, guardare e gioire
nella nuova ed eterna dimora. Le legò al collo i magici amuleti: il Pilastro di
Osiride, il Nodo di Hathor e l'Occhio di Ra, affinché la proteggessero e
tenessero lontano dal suo Ka le entità maligne.



Il Ka o "Doppio", destinato a vivere in perpetuo
nella tomba, secondo la Teologia Egizia era in grado, attraverso le He-kau,
formule magiche, di identificarsi e riconoscersi nel defunto che occupava la
tomba o, più precisamente, nel corpo fisico trasformato in mummia oppure nella
statua che lo rappresentava.



La statua della principessa Nefer, in legno d'ebano della
Nubia, sembrava cosa viva: il velluto delle guance, lo splendore delle labbra,
la seta delle ciglia: gli scultori avevano fatto opera eccellente.



Era il ritratto gentile e delicato di una ragazza che
aveva lasciato da poco l'adolescenza. Minuziosa nei particolari, come
l'acconciatura o il movimento del capo portato in avanti, ma senza perdere di
vista la funzionalità. Quella statua non era solo l'immagine, ma l'essenza
stessa della principessa e ancora qualcosa di più: era la persona stessa.



La sua funzione era importantissima: era il supporto
fisico di una esistenza intermedia tra spirito e corpo, capace di trattenere il defunto sul piano terrestre e di
impedirgli il riassorbimento da parte del Cosmo.



Ma c'erano altre statue, piccole e non, in legno o pietra:
le ushbtiu, chiamate a svolgere i lavori nell'Aldilà. Anche queste, il sem
animò con frasi e gesti di magia, ma fu davanti al ritratto statuario di un
giovane che il sacerdote esorcista si soffermò molto più a lungo.



"Sei tu, Osor,
che respingi con la lancia



i
profanatori
di questa dimora.



Tu proteggi
il sepolcro di Nefer..."



declamò, agitando l'urreka, il magico strumento
capace di infondere vitalità alla materia inerte.



Era il ritratto di un giovane dalle splendide fattezze; il
passo era ampio e arioso, il braccio destro, staccato dal busto, avanzava verso
la lancia in un atteggiamento di serena compostezza e consapevolezza. Quella
statua aveva una funzione ben precisa: proteggere il sepolcro della
principessa.



Perfetta espressione del proprio compito, la sua immagine
di potenza e prestanza fisica coglieva i caratteri del Protettore e li metteva
in evidenza, così come gli artigli in una belva o le corna in un toro.



"La tua
mano insorga tremenda sul sacrilego,



rovesci sulla
sua testa rovine e disgrazie..."



continuava a salmodiare il sem, traendo da una
scatola sigillata un sacchetto di lino e mettendolo tra le dita della mano
destra della statua:



"A te, che
hai nella mano



il tocco
della Morte Incognita,



è affidata
l'eterna vigilanza.



A te il
compito di proteggere



l'Amata di
Ammon, la principessa Nefer.



Custodisci
la sua dimora."







(continua)



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