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lavoro pubblicato martedì 21 febbraio 2012
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

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FAIRY DOCTOR

di fiordiloto. Letto 571 volte. Dallo scaffale Fantasia

CAPITOLO 4: IN VIAGGIO!Falci argentate di luna illuminavano il sentiero. La Carrozza Nera procedeva veloce fra sentieri tortuosi ed alberi che allunga...

CAPITOLO 4: IN VIAGGIO!


Falci argentate di luna illuminavano il sentiero. La Carrozza Nera procedeva veloce fra sentieri tortuosi ed alberi che allungavano i rami verso il cielo, come mani adunche. Sogen, il gatto parlante, era comodamente accoccolato sulle ginocchia di Lidya, la quale aveva ingannato le prime ore di viaggio guardando il panorama, per poi posare la testa sulla spalla possente del suo fedele vampiro.
“Non dormi ancora?”, le chiese Kain, dopo qualche istante.
“Non ci riesco”, rispose lei. “Neanche volendo riuscirei a chiudere occhio, stanotte”
“Agitata?”
“Abbastanza”
Kain le offrì un sorriso di conforto.
“Mi chiedo che tipo sia, il re”
“E’ il sovrano dell’aria e delle tenebre”, intervenne Sogen. “Percepisce tutti le emozioni dei suoi sudditi e si nutre di queste, divorando solo quelle malvagie o sgradevoli. L’oscurità lo serve fedelmente, sottomessa a lui come un’amante. Per di più pare che possa sentire tutto ciò che viene detto durante la notte, anche a chilometri di distanza. Ecco chi è Irial”
“So bene quali sono i suoi poteri” replicò Lidya. “Io intendevo… lui come persona. Dopotutto sto per diventare sua moglie, anche se per finta. E’ naturale che sia curiosa”
“Non vi siete già incontrati?”, s’informò Kain. “Mi pare che in un’occasione facesti la sua conoscenza”
“E’ così. Ma è avvenuto ormai tanti anni fa, quand’ero ancora una bambina. Sua madre Meredith venne a chiedere consiglio a mio padre, e portò i figli con sé. Anche se aveva solo un anno più di me, Irial sembrava molto più grande…”
La voce di Lidya si fece cantilenante, come se stesse raccontando una fiaba. Ricordava vividamente quel ragazzino dall’aria fiera, circondato da un alone di tenebra. Pur avvolto dalla notte, sembrava brillare di una luce oscura. L’oscurità lo avvolgeva materna, senza spaventarlo né intimorirlo. Il suo unico sorriso era stato rivolto alla figuretta aggrappata alla gonna della madre, sua sorella minore, quando questa l’aveva preso per mano.
“Pare che sua sorella Gaya non goda degli stessi poteri del fratello”, osservò Sogen. “A quanto pare, la principessina delle tenebre è molto cagionevole di salute. Non esce quasi mai in pubblico. Alcuni vociferano che sia l’unico punto debole del nuovo sovrano”
In quel momento la carrozza rallentò e un fruscio, seppur appena percettibile, attirò l’attenzione dei tre passeggeri.
“Cosa succede?”, chiese Lidya.
Kain, allertato, la cinse nel suo abbraccio. “Non possono essere sicari della Corte Luminosa. Non sapevano nulla del nostro viaggio”
Veloce come una saetta, Sogen andò a controllare guardando dal finestrino.
“E’ tutto a posto!”, sorrise. “Sono gli spiriti notturni della foresta venuti a farci da scorta. Dobbiamo essere giunti all’interno del territorio Unseelie”
Rassicurata, Lidya si spostò dall’abbraccio del vampiro per osservarli. Attorno alla carrozza volteggiavano ombre nere, più scure delle tenebre naturali. Volavano ai lati della vettura silenziose come assassini, fluttuando nell’aria azzurrina della notte senza peso né forma.
“Fra poco arriveremo”, osservò Lidya. “Finalmente faremo una pausa e potremo sgranchirci un po’ le gambe”
“Grazie al Lord e alla Lady!”, fusò Sogen. “Non ne posso più di stare qui dentro”

***

La carrozza si fermò su un terreno sabbioso. Lidya e i suoi udirono gli spiriti notturni della foresta emettere qualche sussurro di commiato per poi scivolare indietro, lungo la via del ritorno. Guardando fuori si resero conto che si erano fermati sul limitare di una spiaggia. Poco più avanti il mare languiva pigro sotto i raggi lunari, laddove l’arenile assumeva colori inargentati.
“Fantastico! Sembra un quadro lunare…”, mormorò Lidya.
Fece per afferrare la maniglia e scendere, ma qualcuno dall’esterno aprì la porta per lei.
Era una fanciulla dai capelli turchesi. Il corpo esile come un giunco era avvolto da un vestitino succinto. La pelle azzurrina aveva la lucentezza della madreperla e piccoli segni - probabilmente branchie- s’intravedevano appena dietro le orecchie appuntite.
“Benvenuta, Altezza Reale”, disse, con voce cristallina. “Il mio nome è Anemone. Avrò l’onore di scortarvi fino alla capitale per conto della regina del Regno Marino, reggente di Irial nella città di Fondovetro”.
Il suo sguardo aveva il fascino ipnotico delle onde. Tuttavia Lidya non si dimenticò le formalità. Scese dalla carrozza e tese le mani in avanti, con i palmi rivolti in alto.
“Salute, ambasciatrice di Fondovetro. Sono lusingata che la tua regina abbia mandato per noi la sua scorta”
Anemone sorrise ed emulò il suo gesto. Poi rivolse un cenno verso il mare.
“Sorelle! Giungete presto! La nostra futura regina è arrivata!”
Dall’acqua emersero cinque figure straordinarie quanto Anemone, al pari di lei belle ed aggraziate. Avanzando col suono della risacca si radunarono attorno a Lidya fino a circondarla completamente.
“La nuova regina!”, cantilenarono. “La futura consorte!”
“La sovrana dei mari vi porge un omaggio”
“Un…omaggio?”, ripetè Lidya, sbalordita.
“Un presente commissionato da sua Maestà Irial in persona”
Lidya e Kain si lanciarono un’occhiata confusa.
“Di che si tratta?”, domandò il vampiro.
Le fanciulle marine si scostarono, lasciando libera la visuale dell’oceano. Ci fu rumore di flutti, poi dal mare emerse qualcosa custodito in una bolla d’acqua.
Era… un abito!
Al comando di Anemone, si sollevò fluttuando fino a Lidya, che potè così ammirarlo da vicino. Era un qipao di foggia pregiata. La stoffa sembrava filata direttamente da un gomitolo di smeraldi, laddove i ricami finissimi erano intessuti con delicati fili d’oro.
“E’…” . Lidya era senza parole.
“E’ vostro, mia signora”, sorrise Anemone. “Irial lo ha commissionato dagli artigiani del mare orientale. E’il suo regalo a voi. Vi prega di indossarlo durante il vostro ingresso a corte”
“Un simile omaggio dal re è un onore immenso”, commentò Kain. E poi, rivolto a Sogen. “Vieni, amico mio felino. Lasciamo che la nostra Lidya si cambi senza ammiratori maschili indesiderati nei paraggi”
Si allontanarono discreti, dirigendosi verso il bagnasciuga.
Rimasta sola, Lidya fu nuovamente circondata dalle ragazze marine, che intessendo tutto intorno una bolla di oscurità iniziarono a sfilarle i vestiti con mani esperte.
Lidya era vestita in abiti da viaggio, perciò capiva la necessità di cambiarsi prima di giungere alla capitale. Tuttavia rinunciare alla comodità della sua felpa preferita e delle scarpe da tennis le diede un leggero moto di fastidio. Le ragazze marine lavoravano veloci e precise: c’era chi le sistemava la gonna e chi le acconciava i capelli. Alla fine si scostarono, per ammirare l’effetto d’insieme.
“Kain!”, chiamò Anemone. “Duca oscuro! Venite! Date voi il vostro giudizio!”
La bolla oscura si dissolse e, non appena videro Lidya, le bocche di Sogen e Kain si aprirono in una piccola “oh” di stupore.
“A…Allora?”, chiese Lidya, leggermente in imbarazzo.
“Sembri…”, mormorò il gatto.
“… Una vera fata”, concluse il vampiro.
Anemone formò con le mani uno specchio d’acqua, affinché lei potesse vedersi. Davanti al suo riflesso avvolto dalla luce della Luna, la prima reazione di Lidya fu di sconcerto: chi era quella? Non sembrava certo la ragazzina ordinaria che era partita da casa sua quella sera! Quella che aveva davanti a sé era un’autentica fata. E per di più una fata Unseelie! I capelli pettinati ad arte si posavano sul vestito dando l’impressione di un incendio rosso nella foresta. Per non parlare degli occhi! L’ombretto e il mascara li rendevano grandi e incantevoli, come pozzi di profondo verde.
“Bene, signori!”, esclamò Anemone. “Vogliamo procedere? Il viaggio è ancora lungo ed una vettura ci attende”
E infatti, sul bordo dell’acqua era spuntata una carrozza trasparente, a metà fra sfera di cristallo e bolla di sapone. A guidarla, quattro delfini dalla pelle color della madreperla.


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