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lavoro pubblicato martedì 21 febbraio 2012
ultima lettura domenica 13 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

OSCAR

di Morgana. Letto 570 volte. Dallo scaffale Epistole

Caro Oscar, era luglio, luglio del 2004 quando ci siamo visti per la prima volta. Eri un micino piccolo e vivacissimo. Eri impaurito, scappavi e nn vo...

Caro Oscar,

era luglio, luglio del 2004 quando ci siamo visti per la prima volta. Eri un micino piccolo e vivacissimo. Eri impaurito, scappavi e nn volevi farti acciuffare, e che graffi, accidenti! Avevi tanta paura, mi guardavi con quell’aria da sfida allo stesso tempo piena di timore. Ti portai a casa, hai miagolato per l’intera notte, ma presto hai capito che la nostra casa sarebbe stata anche la tua. Io ero li che cercando di rassicurarti. Eri così dolce, tutto nero proprio come ti volevo io. Un batuffolino! La tua indole da cacciatore non ha tardato a rivelarsi. Le prime scorribande, le prime litigate con gli altri mici. Poco più tardi una brutta scoperta, avevi contratto la FILV, in un attimo mille pensieri hanno attraversato la mia mente. Portatore sano mi aveva detto il veterinario, avvertendomi che il tuo sistema immunitario era debole ed un banale raffreddore non sarebbe stato poi tanto banale. Tu eri il mio micio, il nostro micio e noi avremmo fatto di tutto per garantirti una lunga e gioiosa esistenza. Spero che tu, piccolino, possa aver capito quanto rappresentavi per me. Tornare la sera, e sentire le tue fusa, le tue zampette che “impastavano”, i tuoi balzi sul mio letto erano la mia gioia. Oscar.. ora rivivere quei momenti provoca nel mio cuore un dolore fortissimo. Hai condiviso con me momenti difficili, sei sempre stato li vicino incoraggiandomi con il tenero versetto delle tue fusa; quante volte hai leccato le mie guance nell’intimo tentativo di asciugare le mie lacrime. E quante volte abbiamo giocato alla guerra, tu con le orecchie abbassate, quell’aria da sfida e i balzi per mordermi le mani. E tutti ricordiamo quando hai imparato a riconoscere il fischiettio e correvi miagolando verso di noi. Fischiavamo e tu come un missile venivi verso di noi. Forse questa caratteristica è una di quelle che ti renderà per sempre unico! Un gatto che si sentiva un cane dicevo sempre! Anche Asia sai sente tanto la tua mancanza, quando te ne sei andato per un certo periodo continuava a cercarti ovunque. Ora io e lei siamo più complici di prima, come te, riesce con un semplice gesto a rallegrare i momenti tristi. Topo, ogni giorno penso a te, a quando stavi con noi, a quando ti aggomitolavi sul divano della sala e la mamma ti sgridava, a quando dormivi prima un po’ nel mio letto e poi sgattaiolavi nel lettone. Purtroppo però non riesco a dimenticare gli ultimi periodi, quando ti sei ammalato. Non riuscirò e non voglio soprattutto perdonare chi ha sbagliato. Non posso credere, come vorrebbero gli altri, che quel camice azzurrino ha fatto il possibile. Avevi smesso di mangiare perché avevi una curabile ulcera alla lingua. Non era proprio così. Se solo avesse provato a guardare oltre, come dovrebbe prevedere il suo lavoro, non sarebbe finito tutto così. Non mi dimenticherò mai i tuoi occhioni che ci chiedevano aiuto, mai. E le sere seduta sul pavimento mentre tu inerte nella tua cesta mi guardavi e riuscivi, nonostante il dolore, a trasmettermi un’infinità di sentimenti. E’ terribile non poter fare niente, non sapere cosa fare e dover aver fiducia in qualcuno che nemmeno conosci. Incredibilmente insopportabile, veder i tuoi occhi spegnersi.. Ti porterò sempre nella mia anima e tu sarai sempre con me, per sempre, per l’eternità. Oscar mi hai accompagnato negli ultimi 6 anni della mia vita, attraversando con me un mare talvolta calmo, a volte in tempesta. Abbiamo superato insieme anche la cosiddetta “tempesta perfetta”, dove sembrava ormai che non ci fosse più “scialuppa” che potesse salvarci, grazie per tutto l’affetto, l’amore e l’amicizia che hai saputo donarmi. Ti vorrei ancora qui, per avere il tuo sostegno in questo momento in cui ho l’impressione che la mia vita stia rotolando verso l’indefinito baratro della non felicità. Vorrei poter ancora imparare da te quella genuina spontaneità, quella reale capacità di guardare con il cuore, quel coraggio tipico del tuo carattere. Quello stesso coraggio che ti ha privato della dignità, portandoti via in un modo così feroce. Sperò che tu da lassù possa starmi accanto anche tutte le volte in cui so che nessuno potrebbe esser fiero di me.. So che se potessi parlare mi diresti di tirar fuori le unghie ed affrontare la realtà, perché tu sai che a me non piace mentire, e sai che questo vivere non fa per me.. Perché tu sai che voglio di più, non voglio un giocattolino per riempire gli spazi vuoti. Tu sai per certo dove sta il mio cuore. Guardami ogni volta in cui riguardo le tue foto e mi commuovo.. Vorrei per un solo attimo accarezzare il tuo musino e coccolarti ancora come una volta. Non posso fare più nulla, e questa impotenza mi uccide dentro. Posso solo ricordare le immagini della vita insieme, sforzandomi di fare un sorriso, che in pochi possono meritare.



Commenti

pubblicato il 21/02/2012 13.44.35
Edmea, ha scritto: Davvero molto toccante. Spesso sono proprio loro i nostri compagni di viaggio, che riempiono i nostri giorni più di quanto un essere umano non riuscirebbe a fare.
pubblicato il 22/02/2012 14.34.38
DieselNoir88, ha scritto: Grazie infinite per il tuo commento e colgo l'occasione per rivolgere un particolare apprezzamento alla tua riflessione. Un saluto.

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