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lavoro pubblicato lunedì 20 febbraio 2012
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

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LA CONDIZIONE FEMMINILE nella STORIA: la donna del Rinascimento

di mariapace2010. Letto 3263 volte. Dallo scaffale Storia

- La donna del RinascimentoRinascimento! Una parola che evoca immediatamentegrandiosità ed esuberanza, sfarzo ed eleganza, genio ed innovazione, ma, alcontempo, licenziosità e barbaria, ferocia e corruzione, faziosità ed intrigo.So...





- La donna del Rinascimento





Rinascimento! Una parola che evoca immediatamente
grandiosità ed esuberanza, sfarzo ed eleganza, genio ed innovazione, ma, al
contempo, licenziosità e barbaria, ferocia e corruzione, faziosità ed intrigo.
Soprattutto il Rinascimento italiano che, proprio attraverso queste
contraddizioni, sviluppò uno straordinario corollario artistico, politico e di
costume che segnò il passaggio dal Medioevo all'Età Moderna ed abbracciò tre
secoli: il ‘400, il ‘500 e parte del ‘600.



Cito solo alcuni nome: Raffaello, Tiziano e Michelangelo,
Petrarca e Ariosto, Machiavelli, Leone X e Giulio Secondo, Leonardo e Lorenzo il Magnifico. E poi, i Borgia, ecc...



Come si colloca la donna all'interno di questo esuberante
e controverso palcoscenico?



Il400, ma non solo quello,
fu definito: il secolo delle cortigiane.



Il ‘400 fu il secolo di santi ed eretici, papi e
cardinali, principi e politici, ma fu definito anche il "secolo delle
cortigiane".



A Roma come a Firenze, a Ravenna come a Venezia, le
cortigiane dominavano la scena di questo straordinario momento di rinnovamento
e di risveglio dopo il torpore della tradizione.



Il ruolo e l'influenza, che queste donne ebbero nella vita
artistica politica e religiosa, fu grandissimo.



Si dice che nella sola Roma di papa Sisto IV e Giulio II,
si contassero non meno di sette mila cortigiane.



C'erano cortigiane d'ogni categoria: di strada e d'alto
bordo. Queste ultime, colte e raffinate, talvolta perfino letterate,
rivestirono un ruolo assai significativo nella politica di quel periodo e
fecero da Muse ispiratrici per i tanti artisti del tempo.







Non tutte le donne, naturalmente, erano cortigiane.
C'erano donne potenti per nascita. Come Lucrezia Borgia, tanto criticata dai
posteri quanto dai contemporanei (a torto o a ragione, Isabella d'Este, bella
colta e diplomatica; c'era, poi, la grande Caterina dei Medici.







La donna del Rinascimento godeva, dunque, di un potere
acquisito con l'arte della seduzione e l'esercizio dell'intrigo e della
diplomazia.



Ma non erano solo cortigiane e nobildonne ad animare le
scene: una moltitudine di popolane indigenti, malate e malnutrite (è l'epoca
delle grandi epidemie), prive di qualunque diritto e considerazione,
assediavano quelle scene.



Tanto era lo sfarzo delle corti di Dogi, Papi, Re e
Principi, tanto era lo squallore delle strade e delle periferie di città come
Roma, Milano o Venezia.



A Venezia, se da un lato si continuava ad emettere
Provvedimenti allo scopo di porre fine al lusso eccessivo delle patrizie,
dall'altro, le popolane si accalcavano e accapigliavano davanti ai fondaci dove
si distribuiva la farina.



Una certa evoluzione della condizione della donna nel
periodo rinascimentale va, comunque, riconosciuta e ricercata in diversi
fattori. Il più importante, forse, stranamente, fu il matrimonio, che rallentò
i vincoli di controllo stretti intorno a lei.



Prima del matrimonio, infatti, le ragazze conducevano una
vita assai ritirata e controllata; celebrate le nozze, però, acquisivano, se
non autorità, una certa autonomia e libertà.



Non al pari di una cortigiana, naturalmente, che possedeva
molta autonomia, ma poca onorabilità: la cortigiana era una donna che aveva
portato la prostituzione nei Palazzi del Potere, ricevendone in cambio
ricchezza e protezione... ma questa è una nota che duole anche ai tempi nostri!













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