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lavoro pubblicato domenica 19 febbraio 2012
ultima lettura sabato 4 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Leggenda del Cavaliere Nero ( Capitolo XII )

di peppers. Letto 631 volte. Dallo scaffale Fantasia

“Ricordo bene quando feci parola al Cavaliere Nero del proposito di scrivere la sua vera storia. Mio bello e dolce amico – Edheldur sembrava divertito – in verità è come cercare il principio dell'orizzonte, inseguire i...

Ricordo bene quando feci parola al Cavaliere Nero del proposito di scrivere la sua vera storia. Mio bello e dolce amico – Edheldur sembrava divertito – in verità è come cercare il principio dell'orizzonte, inseguire i venti o tentare di evitare la pioggia, credi di esserne davvero in grado? All'inizio pensai fosse solo una delle sue provocazioni, ma ben presto capii che non era così. Alcune parti della sua vita erano completamente avvolte nell'ombra come se fossero poco rilevanti – o forse il figlio di Anfindur voleva farle apparire tali -. Tutte le leggende che udii sul Comandante degli Elfi del Crepuscolo dicono molto poco degli schiavi che liberò dalla nave romana. A lungo dovetti interrogare la Compagnia del Crepuscolo per riuscire a scoprire qualcosa. Maric asseriva che prima di divenire prigionieri della legione imperiale vivessero in Britannia – territorio a lungo disputato fra i romani e i figli dei celti –. Gran parte di loro erano inesperti persino agli occhi degli Uomini, poiché avevano ancora una giovane età. L'unico che sembrava aver visto il mondo da più anni era un tale chiamato Gwynn. Era il solo a prendere parola ogni volta che Edheldur poneva delle domande, anche se rifiutava di definirsi una guida per il suo gruppo. Forte di fisico e segnato da tante cicatrici, aveva capelli castani e occhi profondi e duri come la terra. A lui s'accompagnava sempre un'anziana donna. Sembrava non avesse più le forze – o forse la voglia – di sorridere. I suoi occhi grigi erano spenti e i capelli arruffati avevano il color della cenere. Parlava poco, ma la sua voce aveva un tono amorevole. V'erano poi due ragazzi biondi ch'erano identici fra di loro. Sariel li paragonò a degli scoiattoli poiché erano sempre in movimento e avevano l'abitudine di fare tante domande. Il più giovane fra gli ospiti di Edheldur era un bambino di soli cinque anni. Non proferiva molte parole, ma i suoi occhi guardavano curiosi il mondo degli Elfi poiché gli era sconosciuto. Il piccolo stava sempre vicino alla sorella, una giovane ragazza di nome Aine. Aveva capelli rossi che le coprivano metà del volto. Mi dissero che guardava gli elfi con occhi carichi di astio e le sue parole erano in vero aspre. Ci hanno liberato dai romani – disse un giorno alla grigia signora – ma vorranno qualcosa da noi, non v'è da fidarsi di coloro che abitano questa nave. Accadde allora che Edheldur udì tali parole poiché gli Elfi possono ascoltare ciò che gli Uomini faticano a sentire. Giovane ragazza – rispose il Cavaliere Nero – puoi rassicurare il tuo cuore poiché in me non v'è altro piano che condurvi al sicuro. Aine molto si adirò alle parole del Comandante della Compagnia. Dunque origli le parole che solo i miei compagni dovrebbero ascoltare? Guardava il giovane Arhathel come se volesse sfidarlo. Bada a stare lontano da me, mostro. Fu Gwynn a spiegare il motivo di quell'odio, che Edheldur faticava a cogliere. Aine ha passato giorni molto duri – la voce dell'uomo parlò con sincerità – un gruppo di elfi ha trasfigurato il suo viso e le ha fatto violenza. In realtà io non credo sia stata davvero la vostra gente, poiché ho scorto una banda di uomini che portava delle maschere con le sembianze di un Elfo. Ho provato a spiegarlo ad Aine, ma lei rifiuta di capire. Da quella notte non fa che odiarvi con tutte le sue forze. È in vero una triste storia e ti chiedo scusa per le sue parole, Comandante. Le parole di Gwynn turbarono non poco il Cavaliere Nero. Uomini mascherati da Elfi? Dunque è così che Teodosio di Roma diffonde la paura per la nostra gente – Edheldur cominciò a capire la verità di ciò che stava accadendo nelle terre degli Uomini – l'imperatore vuole spingere il suo popolo ad odiarci. Quali meschini stratagemmi può covare colui che muove guerra alle creature fantastiche! […] Bisogna sapere che gli Elfi sono rinomati per l'innata beltà, la grazia, la saggezza e l'ospitalità. Poiché Edheldur possedeva più di una fra queste virtù, trattò con gran rispetto i propri ospiti – anche colei che disprezzava gli Elfi -. Fece portare delle vesti pulite e preparare una gran cena, assegnando ad ognuno una camera. Io riposerò sul ponte esterno al chiaro di luna – spiegò il Cavaliere Nero agli uomini – Le donne e il bambino dormiranno insieme alla Sentinella nella mia camera, ch'è la più grande e accogliente fra le stanze di Estel. Quando mi raccontarono tutto ciò non ebbi bisogno di fare domande per sapere che Ariel si infuriò molto per la scelta del Comandante. Edhel, non avrai davvero intenzione di farmi passare la notte insieme alle donne umane! – lo ammonì severa la seducente elfa - Il loro odore è sgradevole e in verità il loro posto dovrebbe essere la stiva insieme a Buio. Queste persone sono nostri ospiti – replicò pazientemente il Cavaliere Nero che conosceva l'ostilità della sua donna nei riguardi degli Uomini – sii gentile con loro. E poi si tratta solo di un paio di notti, stellina. In verità siamo quasi giunti alla nostra meta. […] Nei giorni seguenti Gwynn e il suo gruppo furono molto deliziati dalla compagnia di Edheldur. Il Cavaliere Nero passava molto tempo con il bambino. Alcuni dicono che il giovane Arhathel amasse l'innocenza del piccolo poiché la sua gente gli aveva tolto le gioie dell'infanzia. Altri dicono che in cuor suo sperasse di combattere le menzogne dell'imperatore dimostrando ai suoi ospiti che Uomini ed Elfi non sono nemici. Fu visto il bimbo sedere sulle gambe di Edhel – quasi fosse suo figlio – mentre suonava la cetra. Si narra che il figlio di Anfindur gli insegnò le canzoni della sua gente. Si dice che il giovane Arhathel giocasse insieme a lui in forma di gatto. Il piccolo Uomo guardava con ammirazione il Comandante della Compagnia poiché lo ebbe in gran simpatia. Ma i loro momenti di gioia erano sempre interrotti da Aine. Quante volte ti ha detto che non voglio vederti con quel mostro? – richiamava duramente il fratello – In verità le sue canzoni potrebbero celare pericolosi anatemi. […] Accadde un giorno che Edheldur era nel suo ufficio insieme al bambino. Piccolo e dolce amico – parlò l'Elfo Oscuro – qual è il desiderio più grande del tuo cuore? Vorrei tanto indossare il tuo elmo Cavaliere Nero – rispose il bimbo col viso rosso per l'imbarazzo - e divenire un guerriero forte come te. Il cuore di Edheldur fu intenerito da tali parole. Dovrai aspettare molto prima di divenire un forte guerriero, figlio degli uomini, ma niente ti impedisce di realizzare l'altro tuo sogno. Mentre parlava gli pose sul capo il nero elmo lasciatogli da Anfindur. Il bambino fu pieno d'orgoglio e corse contento dai compagni. Prese a saltare davanti ai gemelli mostrando felice l'elmo del Cavaliere Nero. Quale fu il terrore di Aine nel vedere il fratello col capo coperto dal nero acciaio! Prese ad urlare come se la vita del bambino fosse in serio percolo e afferrato il grigio cimiero, scagliò l'elmo di Edheldur fra le acque del mare. [...] Poche volte si vide mutare lo spirito del giovane Arhathel come quel giorno. Gli Uomini guardarono sorpresi ciò che aveva fatto Aine, mentre agli Elfi tremò il cuore nel vedere lo sguardo di Edheldur. Il figlio di Anfindur si tuffò senza alcuna esitazione nell'oceano per recuperare il suo elmo. Quando risalì sulla nave i capelli bagnati gli coprivano il viso. Aine gli si avvicinò come faceva ogni volta che voleva rimproverare qualcosa al Comandante, ma non ebbe il tempo di aprir bocca. Ti ho accolto sulla mia nave spezzando le tue catene – la voce del Cavaliere Nero era un sussurro – Ti ho fatto dono delle vesti più belle che disponevamo. Ti ho fatto dormire nella mia stanza – La sua voce prese a vibrare d'una energia che chiedeva d'uscire – e fatto servire sontuosi pasti. Non ho mai preteso parole di ringraziamento per tutto ciò e tu cosa osi fare? Si scostò una ciocca nera dal candido viso. Si dice che i suoi occhi di ghiaccio divampavano d'un terribile fuoco. Hai gettato il mio elmo fra le acque?! Che gli Dei ti maledicano figlia degli Uomini. Che tu possa davvero incontrare i demoni da cui vuoi fuggire! Edheldur ansimava tale era l'odio che mise nelle sua parole. Che il mio sguardo non si posi mai più si di te, indegna ospite degli Elfi. Forse hai ragione, Uomini ed Elfi non possono stare insieme. La sua frase fu come una coltellata che aprì una ferita nel cuore di Gwynn e dei suoi compagni. Le parole del figlio di Anfindur avevano raggelato il sangue ai presenti poiché capirono che l'odio di Teodosio era salito a bordo di Estel. Si dice che quel giorno Edheldur mutò il proprio giudizio sulla razza umana. Si racconta di come prese a trattare i suoi ospiti con distacco e freddezza. Alcuni narrano che quello fu in vero un giorno triste e buio poiché stava tramontando la speranza di poter salvare il rapporto fra Uomini ed Elfi. Un tempo si narravano mille e una storie sull'amicizia che legava i figli delle due razze, ma nel silenzio che scese sulla nave sembrarono giorni troppo lontani. L'imperatore di Roma aveva scatenato una fiamma che rischiava di divorare il mondo intero. Quella fiamma aveva un nome. Edheldur Arhathel, figlio di Anfindur, il Cavaliere Nero, il Comandante degli Elfi del Crepuscolo.”



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