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lavoro pubblicato giovedì 16 febbraio 2012
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

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La Leggenda del Cavaliere Nero ( Capitolo XI )

di peppers. Letto 686 volte. Dallo scaffale Fantasia

“Tanti sono i periodi bui nella storia del mondo. Ma fra tutti la mia mente non potrà mai dimenticare quei giorni ormai lontani. L'odio dell'imperatore Teodosio verso ogni creatura fantastica era come una malattia che lentamente stava av...

Tanti sono i periodi bui nella storia del mondo. Ma fra tutti la mia mente non potrà mai dimenticare quei giorni ormai lontani. L'odio dell'imperatore Teodosio verso ogni creatura fantastica era come una malattia che lentamente stava avvelenando il mondo intero. In tanti ritenevano fosse da stolti mettersi in viaggio. Molti fra i più ricchi signori umani presero a camminare con bande armate al proprio seguito, ma gran parte della gente evitava di allontanarsi dalla propria casa. In verità era abitudine sempre più frequente non rivelare il proprio nome – nel timore di non sapere quali orecchie l'avrebbero udito. Nonostante tutto ciò la Compagnia del Crepuscolo era felice sui ponti di Estel – come se quel piccolo veliero fosse l'eccezione in un mondo sovrastato dall'ombra della guerra. Si narra che le giornate passassero tranquille. Spark governava la nave con grande precisione e maestria, poiché grande era la sua esperienza per i mari. Non era raro sentirlo intonare uno di quei canti che diceva di aver appreso ai quattro angoli del mondo – cosa che dava molto fastidio ad Ariel poiché era molto schizzinosa quando si trattava di umani. La sentinella aveva sempre qualcosa da ridire – che fosse vero o no – e questo più d'una volta suscitava le risa del Comandante. Le indicazioni del Cavaliere Nero erano state chiare. Spark – tuonò d'improvviso Edhel spalancando le porte e risalendo sul ponte esterno di Estel – volgi le vele verso nord, e prega gli Dei che non vi siano tempeste in arrivo. Come ogni volta che il Comandante gli rivolgeva parola, Il timoniere non perdeva mai occasione di ingraziarsi colui che gli aveva offuscato la mente. Signore siamo dunque diretti in Norvegia? Si dice sia in vero una terra molto bella. Non desideravo altro che vederla.[...] Accadde allora che la quarta notte di viaggio Spark si recò nella camera del Comandante. Il giovane Arhathel stava gustando un calice di vino adagiato fra le braccia di Ariel quando scorse il volto preoccupato del timoniere. Una nave, signore! - le sue parole uscivano quasi a fatica - Si scorge una nave all'orizzonte! Il Cavaliere Nero scese giù dal letto e chiamò a raccolta l'intera Compagnia sul ponte. Si accalcarono tutti sulla punta della nave, come bambini che stessero mirando il gioco d'un prestigiatore. Che siano templari? Osò accennare Maric, poggiando una mano sul bastone. Non dire sciocchezze, non v'è alcuno stemma imperiale – rassicurò Ariel, la cui vista era più acuta di tutti. Dalle dimensioni non si direbbe la barca d'un pescatore, probabilmente saranno dei mercanti – immaginò Sariel ch'era abile a riflettere. C-Che facciamo E-Edhel? Balbettò Tick, sempre impaziente. Come ogni volta che rifletteva, il Cavaliere Nero strizzò un po' gli occhi di ghiaccio. Il mare ci manda un dono – sussurrò mentre un ambiguo sorriso si dipinse sul suo volto – sarebbe davvero scortese da parte nostra non accettarlo. Spark avvicinati a quella nave finché non saranno in grado di udir la mia voce. […] Non era raro quando due navi si incontravano che avvenissero degli scambi di oggetti poiché accadeva spesso che uno possedesse ciò di cui l'altro aveva necessità. Edheldur e i suoi compagni erano nascosti nei ponti più bassi della nave quando udirono l'eco d'una voce. In verità Sariel non aveva errato poiché Spark vide un signorotto con nobili vesti non dissimile da una botte rivolgergli parola. Ehi tu – disse l'uomo a Spark – che porti con te nella nave? Mio buon signore – rispose il timoniere che aveva ricevuto precise indicazioni dal figlio di Anfindur – non ho con me nient'altro che botti piene di vino. Il mercante sull'altra nave non fu propriamente entusiasta della risposta – il vino non era certo merce rara e preziosa – ma i cinque marinai che aveva con sé presero a fare gran festa, pregando il loro signore di rifornire la dispensa vuota della loro cucina. Fu così che il mercante fece cenno ad uno dei cinque che aveva al seguito di recarsi su Estel a prendere del vino. […] Le leggende che ho udito sul Cavaliere Nero descrivono l'uomo che seguì Spark nella stiva della nave elfica come un'omaccione grosso e corpulento con la forza d'una bestia. In verità tempo dopo Tick mi rivelò che era solo un omuncolo smilzo che indossava vestiti d'una taglia più grande di lui. l'ignaro marinaio scese i gradini che portavano all'interno della nave con un mozzicone di candela fra le mani quando Spark richiuse la porta dietro di sé. Accadde tutto in un baleno – La Compagnia agiva sempre con una sincronia tale da lasciar immaginare che fossero solo un elfo e non cinque. La Sentinella afferrò l'uomo per una caviglia facendolo rovinare per il pavimento. L'Ambasciatore lo scagliò contro una cassa con un movimento del bastone. Lo Stratega lo avvinghiò con le sue catene affinché non potesse fuggire. Il Difensore era quasi pronto a saltargli addosso quando il marinaio implorò pietà. Chissà quale fu il terrore che s'impossessò dell'uomo nel vedere di fronte a sé un elfo dall'armatura nera seduto su una botte. Al suo fianco pendevano due lame affilate che non lasciavano presagire nulla di buono. Aveva le gambe accavallate e con un gesto lento della mano agitava un calice. Il volto del Cavaliere Nero era leggermente inclinato in avanti. La poca luce metteva in ombra gli occhi di Edheldur celando il suo sguardo alla vista del povero marinaio. Sul viso candido dell'elfo v'era un sorriso così sottile che a tratti bisognava compiere sforzi per vederlo. Vino? Il figlio di Anfindur parlò con un bisbiglio porgendo il proprio calice all'uomo. Il marinaio prese a tremar tutto come una foglia poiché capì che erano elfi – e quindi lo avrebbero ucciso senza pietà. Cosa trasportate nella vostra nave? La voce del Cavaliere Nero parlava con calma e tranquillità. Il prigioniero dovette fare grandi sforzi per riuscire a balbettare che trasportavano solo pesce. Solo pesce? Le parole di Edheldur si fecero più incisive poiché ricordava ciò che Sariel aveva detto. L'uomo era pallido in viso e grondava sudore. Non vi fu risposta. […] Accadde allora che il Comandante della Compagnia usò le sue abilità di Elfo Oscuro per ammaliare il marinaio e indurlo a parlare. No, non trasportiamo solo pesce – la voce dell'uomo risuonava grigia, come se fosse priva d'emozioni – abbiamo anche un carico di schiavi. In verità li teniamo chiusi in una camera dalla spessa porta di ferro. La chiave è in possesso di colui che ha il comando sulla nave. Tutti volsero stupiti lo sguardo verso il proprio Comandante ch'era in silenzio a riflettere. Portami da lui – rispose infine vuotando la coppa che aveva in mano. L'uomo obbedì docile come un agnellino, poiché era sotto l'effetto del potere dell'Elfo Oscuro. Quando gli altri quattro marinai e il grasso mercante capirono la verità di ciò che stava succedendo, la Compagnia del Crepuscolo era già sulla loro nave. Hanno usato le loro stregonerie sul vostro compagno – disse il mercante ai suoi uomini – faranno lo stesso anche con voi. In nome del dio d'Israele fermatelo! A queste parole due fra i presenti estrassero una spada e si scagliarono contro il Cavaliere Nero. I due uomini non erano certo dei guerrieri addestrati – e temo che anche se lo fossero stati non sarebbe andata diversamente. Edheldur parò i colpi del primo, respinse indietro il secondo e passò all'attacco. Con un colpo netto di lama recisa la testa di un marinaio e trapassò il costato del compagno col nero acciaio della sua lama. Il mercante e gli altri tre marinai superstiti – poiché quello che fu ammaliato era tornato in sé – si erano barricati dentro la nave. Per Tick, ch'era il più poderoso del gruppo, non fu difficile sfondare la porta. […] Fra la polvere e la luce guizzante di una fiaccola il mercante vide farsi avanti un guerriero avvolto in un manto nero. La sua lama grondava ancora sangue. Portami dagli schiavi. La fredda voce risuonò terribile come quella d'un demone. N-non posso. Il mercante sembrava aver perso ogni tipo di forza. A-abbiate pietà, vi prego. Quegli s-schiavi sono per i templari. Se non portiamo l-loro almeno un carico alla s-settimana passeremo guai, faranno d-del male ai nostri cari. La spiegazione del mercante ebbe tutt'altro effetto che suscitare la pietà del Cavaliere Nero. Non disse una parola e lentamente prese ad avanzare. Il mercante arretrò soffocando un urlo. No, vi prego! - aveva letto la fredda determinazione negli occhi di Edheldur – Non ho nulla contro quei pover'uomini. Ma se non li consegno nelle mani dei legionari di Teodosio faranno del male alla mia famiglia! Voi non avete una famiglia? Non ebbe risposta. Il figlio di Anfindur si stava avvicinando sempre più. Il mercante si segnò col gesto dei cristiani e con un atto tanto rapido quanto folle ingerì la chiave della stanza degli schiavi. Forse pensava che questo avrebbe fermato il Cavaliere Nero. Forse sperava che l'elfo non fosse così ardito dal voler recuperare la chiave che ormai era dentro il suo corpo.[...] Non credetti a ciò che accadde finché non lo udì dalle labbra di Edheldur in persona. Si narra di come il giovane Arhathel squarciò lo stomaco del mercante e prese a rovistare con la punta del suo coltello, sotto lo sguardo inorridito dei presenti – persino dei suoi compagni. I guanti neri del guerriero erano macchiati di sangue fino e oltre il polso quando finalmente riuscì a trovare la chiave. la serratura che teneva rinchiusi gli schiavi scattò. La porta si aprì con grande sorpresa dei prigionieri. Si fece avanti un uomo e dietro di lui v'era un bambino, una giovane ragazza, due gemelli e una vecchia donna. Siete liberi – annunciò il Cavaliere Nero – potete considerarvi miei ospiti. A bordo di Estel troverete tutto ciò di cui avete necessità. Non ebbero nemmeno il coraggio di ringraziare quel misterioso angelo dalle oscure ali ch'era venuto a donar loro la libertà. Soltanto l'uomo si piantò di fronte all'Elfo Oscuro. Lo guardava con occhi profondi che avevano visto tanta sofferenza – Grazie, chiunque tu sia – disse con voce che rivelava un grande orgoglio. - chiamami Cavaliere Nero – la voce di Edheldur sembrò all'uomo incredibilmente amichevole. […] Il giovane Arhathel fu l'ultimo a risalire su Estel. Si volse a guardare gli ultimi tre marinai superstiti che si ne stavano su un angolo della loro nave. Rimase a fissarli per un lungo minuto. Molte volte mi sono chiesto quali pensieri attraversarono la sua mente. Forse aveva ottenuto ciò che gli interessava. Forse le sue lame si erano bagnate di troppo sangue innocente in un sol giorno. Forse li risparmiò per semplice pietà. O forse li risparmiò affinché potessero riferire quanto era accaduto. Qualsiasi sia la verità dietro ciò che accadde, quel giorno tre marinari fecero ritorno sulle coste dell'impero riferendo d'un demone che vestiva una nera armatura. Raccontarono che era feroce oltre ogni dire. Narrarono di come uccise a sangue freddo chiunque gli si parasse davanti. Fu detto che era in grado di piegare la mente degli uomini e che il suo cuore non conoscesse pietà. Ma altre voci narrano che quel giorno il Cavaliere Nero salvò la vita di sei prigionieri. Si racconta come quel giorno Edheldur Arhathel si fosse battuto per ridare loro la libertà. Si dice che quel giorno avesse lottato in nome di coloro ch'erano sottomessi all'impero. Tutti dicevano qualcosa di vero, ma nessuno affermava la verità.”



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