ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 14 febbraio 2012
ultima lettura sabato 25 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il significato del viaggio

di Edmea. Letto 700 volte. Dallo scaffale Storia

  Ho ventiquattro anni e ho appena terminato un corso di giornalismo. Prova del nove, a dimostrazione del mio estro giornalistico è la creazione di un pezzo a sensazione, che riporti la prova schiacciante dell'attenzione dei lettori. Bella ...

Ho ventiquattro anni e ho appena terminato un corso di giornalismo. Prova del nove, a dimostrazione del mio estro giornalistico è la creazione di un pezzo a sensazione, che riporti la prova schiacciante dell'attenzione dei lettori. Bella prova oserei dire, ma il mio insegnante non transige, anche perché il tema scottante che mi frulla in testa da un po' di tempo, anche durante le lezioni riguarda le cose che restano, citando una fiction dell'ultima ora, che in ogni caso mi ha colpito, inculcandomi materiale utile per l'articolo. Le cose che restano vuol dire tutto e niente. Un giornalista deve anche sapersi improvvisare, ma soprattutto deve raccontare la vita, la realtà gradevole e spietata, ma pur sempre realtà. Episodi reali, ma mai montati, perché un giornalista ha sempre un'etica professionale, anche se macera il torbido, rovista il marcio, per creare un pezzo a sensazione. Non so cosa ci sia di marcio nelle cose che restano, ma spesso durante le lezioni ho riflettuto se il giornalismo sia davvero la mia strada. In ogni caso le cose che restano è un tormentone che mi frulla in testa da prima della conclusione del corso. Prova del nove ragazza mia, per poterti decretare giornalista a tutti gli effetti, in grado di affrontare qualsiasi tema e buttare giù un pezzo, anche sull'orlo del precipizio. Episodi vissuti e conosciuti. Il mese scorso è nata l'associazione angeli della città, in difesa delle fasce deboli, delle voci inascoltate, dei soli nei quartieri isolati o al centro della città, perché la dignità dell'uomo non sia solo una parola e le cose che restano non siano solo una fiction a puntate. La vita alla fine è simile alla finzione. La fiction è assimilabile alla vita quotidiana, cui nessuno da molta importanza, perché la confonde con la finzione. Le squadre di volontari che girano per le strade della città a soccorrere la gente sola o derelitta sembrano prestate dalla finzione, ma sono realtà notturna, episodi reali, destinati a restare, o a far parte dell'album dei ricordi. C'è chi fa il volontario per vocazione, chi per trovare la propria strada, o colmare i propri vuoti, chi per trovare il significato del proprio viaggio, perché la vita non sia solo un passaggio scomodo, ma talmente bella da avere un


significato. Il giorno di fine anno, quando tutti fanno il bilancio dei dodici mesi trascorsi, dei risultati raggiunti, dei fallimenti, dei sogni realizzati e quelli ancora rinchiusi nel cassetto, un ragazzo di ventiquattro anni è morto per mano di un cecchino, in terra straniera. Un soldato, nato in terra di pace, è caduto in guerra, in un posto che non ha mai conosciuto la pace, i diritti dell'uomo, la dignità della persona. Quel ragazzo è nato in un paese libero, che ha visto cadere tanti ragazzi come lui per la liberazione dell'Italia e più di un secolo prima, per la sua unione. Quella terra straniera conosce l'Italia per bocca dei nostri soldati, che con la loro presenza assidua, le ricordano che esiste la libertà e che ogni cittadino ha pari dignità, perché così dice la nostra costituzione. In quella terra straniera, così lontana dal nostro sole e dalla democrazia, non conoscono la costituzione, ma sanno che i nostri soldati portano pace e solidarietà. I bambini hanno fame. Non capiscono cosa sia la dignità, o forse si, perché un uomo affamato non è libero e non ha nessuna dignità. Allora, i soldati portano cibo tra gli abitanti di questa terra straniera e per loro non avere fame significa essere liberi, riprendere a sperare che qualcosa possa cambiare. Dall'inizio della missione italiana in Afganistan sono morti trentacinque soldati, ragazzi, adulti, ma sempre nostri soldati, caduti in guerra, per portare la pace. Sono queste le cose che restano. È questo il significato del viaggio e quel ragazzo di ventiquattro anni, che scriveva nel suo diario di avere un appuntamento immancabile con la morte, che spiava i soldati in ogni momento, ha lasciato un testamento importante. La missione della vita non finisce con la nostra vita. Se hai vissuto veramente ogni giorno è un bel giorno per morire, anche a ventiquattro anni, il giorno di fine anno, di bilanci, botti e festeggiamenti. Lo stesso giorno una madre addolorata si chiede perché, ma sa che suo figlio non è morto invano, perché ha vissuto con significato, anche se caduto per una mano criminale, che non crede nella dignità dell'uomo e nelle missioni di pace. Una mano criminale che semina terrorismo in un popolo affamato, che però spera nella rinascita. In quella terra


lontana dalla nostra democrazia il terrorismo uccide i nostri soldati, che portano pace e solidarietà, ma gli abitanti che hanno conosciuto l'Italia e la speranza, grazie all'opera dei nostri soldati non pensano alla fine della missione. Piangono i nostri soldati che distribuivano cibo e solidarietà, sapendo che insegnando la pace, puoi incontrare la morte. Ricordava don Gnocchi il giovane soldato caduto l'ultimo giorno dell'anno. Sapeva che per lui ogni giorno poteva essere l'ultimo, ma non si sentiva arreso o disperato, sprecato nella sua giovinezza. Era la sua vita, la sua missione e con quel pensiero ha vissuto, senza sopravvivere, pensando di vivere nel ricordo di chi avrebbe continuato la missione di pace e solidarietà alla gente che non si rassegna ad essere vittima del terrorismo. Non so se sia un pezzo a sensazione, ma non ci penso neanche più a superare la mia prova del nove, talmente mi ha toccato l'esempio arrivato da un giovane come me, che ha vissuto i suoi ventiquattro anni pienamente e con significato, pensando ogni giorno che la vita è troppo bella per essere insignificante. Ogni giorno poteva essere l'ultimo e così ha vissuto, senza che fosse una condanna o una spada di Damocle. Un giorno di botti e di festeggiamenti effimeri per chi pensa che la vita sia uno spreco se non la si vive all'eccesso, acchiappandola con un divertimento quasi disperato. Allora non si pensa molto alla morte, o lo si scaccia quel pensiero, perché non si può morire giovani. Peggio ancora se non si ha mai vissuto. Quello è un altro modo di vivere, o forse di morire lentamente.

Un angelo in terra straniera, come gli angeli della città, che girano per le strade notturne, a soccorrere i soli di ogni età. Un soldato nato in terra di pace, caduto in guerra, per portare la pace. Un giovane come tanti, che sapeva anche ridere e divertirsi, piangere e dolersi per gli ultimi che incontrava nella sua missione. Un giovane che non pensava allo spreco della sua vita. Un soldato che ha conosciuto il terrore e fino all'ultimo ha combattuto chi lo seminava, con la pretesa di vincere.

Si può rimanere semplici e pensare con grandezza. È questo il testamento


lasciato da un giovane italiano, nato in terra di pace e morto per la difesa della pace in terra straniera.

I genitori non avrebbero mai voluto accompagnare il figlio nell'ultimo viaggio e cercano una risposta alla sua morte, mentre accompagnano il feretro, ma non esiste mai una risposta alla crudeltà dell'uomo. I pensieri sono tanti, ma non spiegano perché l'uomo sceglie la guerra invece della pace e uccide gli indifesi, per una causa, che non ha mai trovato un perché. È doloroso seppellire un figlio e forse è questo il pensiero di una madre e di un papà, con la consolazione che, anche a ventiquattro anni si può essere un esempio, seguendo un esempio e vivendo anche da morto, per avere insegnato a credere nella pace e nella solidarietà.

È questo il significato del viaggio su questa terra di chi è rimasto semplice, pensando con grandezza.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: