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lavoro pubblicato lunedì 13 febbraio 2012
ultima lettura venerdì 23 agosto 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LA CONDIZIONE FEMMINILE nella STORIA: la donna romana

di mariapace2010. Letto 2226 volte. Dallo scaffale Storia

- LA DONNA ROMANALa donna romana viveva inassoluta condizione di inferiorità rispetto all'uomo, da cui finiva sempre perdipendere: come padre o come marito e perfino come fratello o figlio maggiore,quando restava vedova. Non conobbe mai, per&ogr...





- LA DONNA ROMANA





La donna romana viveva in
assoluta condizione di inferiorità rispetto all'uomo, da cui finiva sempre per
dipendere: come padre o come marito e perfino come fratello o figlio maggiore,
quando restava vedova. Non conobbe mai, però, la sorte del gineceo, in cui
veniva confinata la donna greca.



Soprattutto in età repubblicana,
la sua sottomissione al maschio era totale: il marito aveva sulla moglie
diritto di vita e di morte.



In caso di adulterio e perfino se
fosse stata sorpresa a bere vino, veniva punita con la morte. (la sbronza era
considerata il primo passo verso l'adulterio).



La posizione economica era
fortemente penalizzata essendo, la sua dote, completamente integrata con quella
del marito, che poteva disporne a piacimento.



Non era mai sola, ma vigilata e
sempre accompagnata. Il suo solo scopo di vita era la cura della casa e dei
figli.( in caso di mancanza di figli, poi, era sempre lei quella sterile e mai
il marito che, per quella "mancanza" poteva chiedere il divorzio).



La donna della Roma repubblicana
è, dunque, una donna virtuosa, completamente dedita alla casa e alla famiglia.
E' anche una donna sobriamente elegante, però, e suo è il merito di aver
indossato per prima la biancheria intima.





La società e la famiglia romana,
però, non erano statiche, ma in continua evoluzione; vediamo, così, nel corso
dei secoli, la donna romana migliorare la propria posizione economica e la propria
indipendenza. E' sempre in condizione di inferiorità rispetto al maschio, (che
arriva perfino a discutere se ella possieda oppure no un'anima), ma la vediamo
sempre più impegnata a riscattare la propria condizione. Come avvenne nel 195,
quando un nutrito gruppo di donne scese in piazza per manifestare contro la Lex
Oppia, una legge che stabiliva che le donne non potessero possedere più di
mezza oncia d'oro, indossare abiti
ornati di porpora, e altro ancora...



Già nell'ultimo periodo
repubblicano le donne videro migliorate le proprie condizioni: potevano
disporre dei propri beni, applicarsi alle lettere, ecc.







In epoca imperiale, poi, anche la
pressione morale andò rallentando e così il costume, che divenne sempre più
libero e libertino.



Assistiamo ad un grande
mutamento: abbiamo lasciato una donna sottomessa e fedele e la ritroviamo capricciosa ed indipendente.



Le donne appartenenti a ricche
famiglie si occupano sempre meno di casa e figli ( lasciati nelle mani di
schiavi e precettori) e sempre più di feste e banchetti; banchetti e festini,
però, sono occasioni per ostentare ricchezze e potere, anche da parte dei
maschi.





La donna romana d'epoca imperiale
veste di seta e splende di ori e gioielli. Dedica almeno metà della giornata,
attorniata da schiave, alla cura del corpo e dell'abbigliamento. Per nascondere
la bassa statura esibisce tacchi vertiginosi e per assecondare l'irrefrenabile
vanità, si affida a belletti, cosmetici ed elaboratissime acconciature cosparse
di polvere d'oro.



Letteralmente coperta di gioielli
da capo a piedi, la donna romana ostenta le ricchezze predate ad altre donne in
terre lontane; compreso le pellicce, diventate un accessorio indispensabile.



La parità con l'uomo... beh...



Nonostante il lusso sfrenato,
l'apparente o reale indipendenza economica, non c'era proprio alcuna parità di
sesso.



Giuridicamente non contava nulla
e forse era solo questo che le mancava: la parità con l'uomo. (Cosa da poco!...
No?!!!)





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