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lavoro pubblicato domenica 12 febbraio 2012
ultima lettura giovedì 11 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il mondo tra 50 anni...

di ladysmile. Letto 1111 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Questo breve racconto nasce in una sola notte. In parte è frutto della mia immaginazione ma le riflessioni traggono tutte spunto dalla situazione attuale italiana. Sono solo una semplice ragazza che ha lasciato correre la sua fantasia. Buona lettura.

Correva l’anno 2012 e un’imponente tempesta di neve stava facendo scomparire ogni segno della civiltà. Non solo i palazzi scomparivano sepolti dalla fitta coltre bianca ma anche i cuori e l’umanità delle persone sembravano dissolversi pian piano per lasciare spazio a odio e malessere. In un’Italia congelata economicamente dalla crisi e bloccata dai continui scioperi nulla sembrava più devastante di una casta nevicata. E quella tanto odiata bianchezza rendeva finalmente visibile il nero e il marcio di una società allo sfracello. Io fui testimone di quegli anni, ero poco più che una ragazza, una giovane ventenne con tanti sogni ma soprattutto con tante speranze. Ricordo che all’epoca frequentavo l’università e che era difficile alzarsi al mattino per andare a seguire le lezioni perché appena mettevo piede nella società mi accorgevo che lo studio era rimasto solo un ideale. Ormai la cultura non aveva più valore se non per pochi folli che venivano considerati dei perditempo. Riuscii comunque a laurearmi, ma la gioia e l’emozione del traguardo raggiunto si spensero in poco tempo. Non c’era lavoro. Avevo studiato 5 anni per sentirmi dire che non c’era nessun lavoro per me. All’inizio ero amareggiata, credevo di aver buttato via la mia età migliore sui libri. Mi arrabbiai con me stessa per essere stata cosi stupida. Poi però ripensai alle parole che mi avevano detto quando dovevo iniziare gli studi, con chiunque parlavo mi sentivo dire sempre: “Continua a studiare! Senza un pezzo di carta non puoi andare neanche a pulire i bagni!”. E cosi mi convinsi che l’università era una scelta saggia e ho creduto che con una laurea mi sarei guadagnata un futuro migliore. Solo successivamente quelle stesse persone che mi avevano convinto mi dissero che dovevo accontentarmi di un lavoretto in nero, perché ovunque andavo in cerca di lavoro mi veniva negato anche il semplice colloquio. Io modestamente di porte in faccia ne ho prese tante, ma non mi sono mai arresa. Cosi, dopo un paio d’anni sono riuscita a trovare un lavoro per cui era necessaria la mia laurea ma sapete che mi hanno detto? La risposta alla mia domanda di assunzione è stata: “ce l’hai l’esperienza minima di 10 anni?” e li proprio mi sono sentita da buttare. Al tizio che mi aveva fatto la domanda risposi con franchezza che avevo 27 anni e che avevo pulito i bagni per 2 anni e che se voleva gli spiegavo come passare lo straccio senza lasciare le righe,ma no, non avevo esperienza, avevo solo una laurea che non valeva niente davanti ai suoi occhi. Decisi allora di metterci una pietra sopra e di cominciare a cercare un altro lavoro. Intanto, in Italia, la crisi si faceva sentire sempre più spesso, oramai il paese degli spaghetti era in mano all’Europa, che era in mano agli americani che erano sotto il potere economico dell’Asia. Gli affitti erano alle stelle e i prezzi erano ormai inaccessibili per il comune cittadino. Anche la moneta era completamente svalutata e benché i nostri portafogli erano pieni di banconote, queste valevano meno della metà. Avevo imparato a fare il pane e la pasta in casa cosi potevo risparmiare sulla spesa e bevevo acqua dal rubinetto perché quella in bottiglia costava troppo. Il riscaldamento era ridotto al minimo indispensabile e se faceva freddo prendevo una coperta in più e me la buttavo sulle spalle perché non dovevo sforare il mio piccolo budget. Inutile dire come oltre la mia laura avevo buttato via anche il sogno di una famiglia. Per come stavano le cose non potevo permettermi di realizzare l’unico scopo della vita di un essere umano: procreare la specie. A quanto dicevano i tg non ero l’unica ad avere questo problema, infatti, nel giro di pochi anni le nascite mondiali si ridussero al minimo e il tasso di mortalità aumentò notevolmente per le nuove malattie circolanti. Il caso più assurdo da credere si ebbe con le influenze, dove per ogni vaccino studiato e dunque per ogni epidemia curata si assisteva nel giro di 1 anno al sopraggiungere di una nuova patologia, simile alla sua antenata ma evoluta dal punto di vista della pericolosità. Ricordo che una sera stavano trasmettendo uno di quei programmi sulla fine del mondo, quella che per la cronaca era stata prevista nel 2012 ma che naturalmente non avvenne mai e pensai che in realtà l’uomo si sarebbe estinto prima della Terra. Questo perché il pianeta su cui esitiamo ha il miracoloso potere di non distruggere nulla ma di saper rigenerare la morte per ridonarle la vita e credo proprio che un giorno la piccola Gaia si stancherà di noi, della nostra politica, del nostro commercio, del nostro pc, dei nostri smartphone e dei dieci caffè che beviamo ogni giorno. Saremo riassorbiti dal ciclo della vita come tanti altri animali prima di noi. Per ogni specie che scompare se ne creerà una nuova. Ma torniamo al mio racconto. Oggi sono una donna matura, una mamma e una nonna e sto scrivendo questa storia per mia nipote. Lei non crede a quello che racconto del passato perché è abituata a vivere qui nella riserva e ancora non sa che è prigioniera nella sua stessa casa. Infatti, nel 2050 circa, alcune persone stanche dei continui soprusi a cui dovevano sottostare si sono ribellate al potere dei ricchi e un po’ come Robin Hood volevano ristabilire l’equità sociale. E proprio come l’eroe leggendario sono riuscite a restaurare un po’ di giustizia, ma il prezzo è stato molto alto. Sono morte molte persone e interi Stati sono stati distrutti dalle armi. Alla fine della Terza Guerra Mondiale solo una piccola parte della Terra era rimasta abitabile ed è li che mi trovo ora. Finalmente dopo millenni passati a combattersi gli uomini hanno finalmente capito che sono tutti uguali e che possono imparare gli uni dagli altri. Viviamo in Antartide, certo qui il sole non splende come nei miei ricordi Italiani ma i cambiamenti climatici hanno reso questo posto una verde radura. Siamo veramente pochi ormai. Che questa sia la fine del genere umano? Non lo so e non voglio saperlo, ora come ora sono solamente felice perché so che non ci sarà mai più il marcio che vidi risaltare sotto quella bianca neve del 2012.


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