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lavoro pubblicato domenica 5 febbraio 2012
ultima lettura martedì 2 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Lo specchio.

di sasa23282. Letto 497 volte. Dallo scaffale Sogni

Eccolo li. Riflesso nello specchio vedeva il suo cuore. Era una sensazione strana, un fatto anomalo che potesse vederlo, eppure... Eppure lo vedeva. Era li. Rosso, pulsante, vivo. Pieno di segni, di storie da raccontare. Ne vide una, lunga, di cicatric...

Eccolo li. Riflesso nello specchio vedeva il suo cuore. Era una sensazione strana, un fatto anomalo che potesse vederlo, eppure... Eppure lo vedeva. Era li. Rosso, pulsante, vivo. Pieno di segni, di storie da raccontare. Ne vide una, lunga, di cicatrice. La storia più importante della sua vita, ciò che era stata una decisiva svolta nella sua vita fatta di gabbie e di mani tese a trattenerla. Ricordava ancora il primo momento in cui l'aveva vista; un incontro – scontro, un angolo girato sovrapensiero, e due occhi che si incrociarono con i suoi. Occhi verdi, spaventati dall'istante inaspettato, poi accesi da una risata argentina, semplice, pulita. Dentro quella cicatrice vide tutti i momenti belli, le passeggiate, i caffè, le carezze, i pranzi e le cene che man mano si erano susseguite, piene di sensazioni. Una lacrima di sangue solcò la cicatrice, sottolineando i momenti brutti, le liti, le urla e le grida. E quelle spalle che si perdevano nella folla, e la sua voce che risuonava come un eco infinito: «É finita. Basta.» Sollevò lo sguardo verso lo specchio; vide il suo volto, vide i suoi occhi spenti, opachi, pieni di luce un tempo, pieni di forza. Ora non più; ora erano piegati dalla stanchezza, segnati dalla paura di sbagliare ancora, dal terrore di deludere chi le stava accanto. Ripensò a sua madre, alle sue apprensioni quando, da bambina, si sbucciava un ginocchio cadendo, oppure se si arrampicava su un albero, piccolo folletto sempre in movimento, come la chiamava. Le tornarono alla mente le sue parole quando, sulla porta di casa, le borse in mano, le raccomandava di farsi sentire, e di passare a casa tutte le volte che voleva. La sua voce era sommessa, rotta dal pianto per una decisione che non condivideva, che non voleva condividere per niente e nessun motivo. L’aveva scongiurata di non prendere quella decisone di non andare via per lavoro. Aveva provato in tutti i modi a tarparle le ali, ma fortunatamente non ci era riuscita. Durante una delle loro liti, gliel’aveva detto: io non sono te. E l’aveva fatto con tale rancore che ancora oggi sentiva il bruciore allo stomaco che l’aveva caratterizzata. Tornò a guardarlo, il cuore. Batteva e pulsava, si animava come un guerriero che nonostante le cicatrici si alzava a ripartiva. Il guerriero impara e non dimentica, non ricordava dove l’aveva letto. Ma era la verità; il suo cuore, la sua anima, come un guerriero si rialzava ogni volta, si rimetteva in piedi, nonostante le botte, le cicatrici, i modi della gente intorno che le ricordavano quanto fosse sbagliata. Quanto sbagliasse a considerarsi sbagliata. Quanto le girassero le palle quando le giravano le spalle. Quanto si sentisse inquieta se pensava di essere in difetto con qualcuno. Il cuore ebbe un sussulto. Strinse gli occhi, di fronte a quello specchio appannato, sentendo quel sobbalzo nel petto. Carezzò con la mano il suo cuore, sentì le vene, sentì il calore sotto le dita. E capì che la vita sta nel mezzo; sta nel prestare orecchio al mondo circostante, sta nel decidere da soli quello che si vuole. Sta nello scrollare le spalle, quando la stanchezza ti prende e ti porta a pensare che niente ha senso. Sta nella fiducia in un nuovo amore che ti prende la mano quando meno te l’aspetti. Sta in quel dito medio alzato, contro il mondo. Contro tutto ciò che ti si para Contro.


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