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lavoro pubblicato venerdì 3 febbraio 2012
ultima lettura venerdì 27 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Leggenda del Cavaliere Nero ( Capitolo III )

di peppers. Letto 820 volte. Dallo scaffale Fantasia

“Era costume degli Elfi Silvani che ogni elfo all'età di poter imbracciare un'arma venisse portato di fronte agli occhi del sovrano. Egli ne avrebbe valutato le inclinazioni al fine di indirizzarlo alla giusta attività. Chi era for...

Era costume degli Elfi Silvani che ogni elfo all'età di poter imbracciare un'arma venisse portato di fronte agli occhi del sovrano. Egli ne avrebbe valutato le inclinazioni al fine di indirizzarlo alla giusta attività. Chi era forte di polso e robusto veniva addestrato all'uso della lancia. Chi eccelleva nella mira veniva addestrato all'uso dell'arco. Con gli anni i migliori fra guerrieri ed arcieri venivano promossi allo status di veterano. Un veterano aveva maggiori libertà di un normale guerriero poiché egli poteva scegliere l'arma o l'armatura con cui sarebbe sceso in campo […] In quei giorni sedeva sul trono del villaggio degli Elfi Silvani Re Mildur, figlio di Cleygan e quarto sovrano della dinastia dei Lorien. Il sovrano, ch'era grande amico di Anfindur, fu ben lieto il giorno in cui Fulvio portò al suo cospetto i figli del Campione. Edheldur in cuor suo desiderava e bramava di poter usare le spade del padre, poiché nella sua mente serbava ancora i ricordi delle gesta del padre. Il giudizio del Re fu insindacabile, Edheldur Arhathel e la sorella Lorelin sarebbero stati addestrati all'uso dell'arco. La reazione dei fratelli fu ben diversa. Lorelin accolse con un sorriso il suo fato, Edheldur pronunciò parole d'ira nei confronti della sentenza. Lorelin vide nasce nel suo cuore gli ideali delgi elfi silvani e aveva votato la sua vita al villaggio, come aveva fatto il padre prima di lei [...] Io vidi tutto quei giorni lontani. Io conobbi Edheldur sin da quando era solo un ragazzo. Il suo mondo era esclusivo. Aveva l'abitudine di tener distanti da sé gran parte della gente. Nel suo cuore entravano poche persone. Lorelin fu una di queste. Ogni scatto d'ira del giovane Arhathel veniva placato dalla soave voce della sorella. Ogni sera lui suonava la cetra e lei lo ascoltava incantato. Edheldur le parlava del desiderio di riprendere le armi del padre, e lei lo accarezzava con dolcezza dicendogli che avrebbe fatto tutto al tempo giusto. Non vidi mai come cambiava l'atteggiamento di Edheldur quando si trovava da solo con la sorella. Ma si dice che il suo viso, che sempre recava un'espressione di sfida, si placasse. Spesso la guardava silenzioso. I suoi occhi di ghiaccio si incrociavano con quelli azzurri di Lorelin. Le loro mani si intrecciavano e stavano a lungo abbracciati. Furono i giorni in cui Edheldur capì di amare la sorella. Le voleva più che bene. Avrebbe desiderato baciarla e averla al fianco per sempre. Ma sapeva che per lei era solo un fratello. Sapeva quanto il cuore di Lorelin fosse puro, sapeva che non sarebbe nato un sentimento d'amore per il fratello. Sapeva che era la persona a lui più vicina, ma non avrebbe mai percorso quei pochi centimetri che separavano le loro labbra. […] La luna brillava alta una notte, quando Edheldur pronunciò un giuramento. Promise alla sorella che non si sarebbe mai congiunto a nessuna donna. Giurò che sarebbe rimasto per sempre con lei. Lorelin ricambiò il giuramento. Ma quanto diversi erano i pensieri dei loro cuori! Edheldur giurò poiché sapeva di amarla. Giurò poiché non voleva nessun'altra donna che non fosse la sorella. Lorelin promise poiché voleva bene al fratello. Non aveva mai conosciuto i genitori. Voleva bene a Fulvio ma non si separava mai da Edheldur. Certi amori sono proibiti – e tali dovrebbero rimanere – . Fulvio continuava a vigilare attentamente su Edheldur e ben presto capì che lui l'amava. In questo il giovane Arathel non era dissimile dal padre il cui amore per la propria sorella gli fece fare follie. Presolo da parte gli disse che mai Lorelin doveva sapere di un amore così innaturale quanto quello del fratello […] Venne allora il tempo in cui Edheldur entrò nel corpo degli arcieri. Era loro compito passare la giornate a fare ronde fra gli alberi assicurandosi che nessun nemico si avvicinasse al villaggio. In quei giorni vidi Edheldur allargare la propria cerchia di conoscenze. Furono molti coloro che si interessarono alla nuova recluta. V'era la bella Elùvien dai capelli color delle foglie. Il tempo aveva cancellato ogni memoria di ciò che lui aveva fatto alla sua capanna. Non serbava più rancore per quello che definì come i capricci di un bambino. V'era l'affascinante Ariel, dai lunghi capelli bianchi. Si diceva che gli elfi con cui fosse andata a letto erano più numerosi delle stelle nel cielo notturno. Era maliziosa e sempre pronta a conquistare un nuovo elfo. Divenne compagno di Edheldur anche Sariel, fratello di alcuni anni più piccolo di Ariel. Non era un ragazzo di cui si parlava molto villaggio, poiché era sua abitudine parlare con un sussurro e avere grande timore dei suoni forti. Come Ariel anche Sariel aveva i capelli bianchi come la neve, che teneva sempre in gran ordine. Sariel aveva un compagno da lui inseparabile, il cui sopranome era Tick. Lo chiamavano così a causa del suo nervosismo, di cui gran parte di noi ignoravano la causa. Era calvo e spesso Sariel parlava in sua vece poiché egli aveva grandi difficoltà nel relazionarsi agli altri. A questo stravagante e variopinto gruppo si accompagnava anche un tale il cui nome era Falin il cui incontro col figlio di Anfindur fece parlare il villaggio per un pomeriggio intero […] Era il primo giorno di servizio di Edheldur. Aveva già preso l'abitudine di tingersi attorno agli occhi col trucco nero. Molti pensavano che fosse una strana abitudine, e per tal motivo Ariel ne fu attratto dal primo istante in cui lo vide. Ma ad ogni tentativo della ragazza di conquistare Edheldur, il figlio di Anfindur rispondeva con un netto rifiuto. In quei giorni pensavo semplicemente che Edheldur non ritenesse affascinante Ariel – cosa molto ardua da pensare poiché era davvero bella –, ma in realtà il giovane Arhathel teneva ben in mente il giuramento della sorella e il suo cuore apparteneva già a Lorelin. Falin era follemente innamorato di Ariel. Lei gli aveva già fatto conoscere i piaceri del suo corpo, ma lo considerava uno di tanti. Falin era molto robusto e, nonostante parlasse come uno che ha appena imparato l'elfico, non era affatto stupido. Ogni giorno cercava di compiacere Ariel nel tentativo di farle capire quanto l'amasse. Lei semplicemente si disinteressava di Falin poiché cercava di affascinare Edheldur. Fu così che Falin divenne geloso del figlio di Anfindur. Non passò molto che si arrivò allo scontro. Falin era molto robusto e grande era la forza del suo polso. Nonostante ciò Edheldur diede gran prova di sé riuscendo a battere in duello Falin. La fama di combattente di Edheldur crebbe e si parlava di lui almeno quanto di Maric Lorien, figlio del Re. Come tutti i Lorien, Maric aveva un talento innato per la magia. Il suo carattere era vivace – a tratti quasi superbo – e curava molto il suo aspetto, in particolar modo i capelli ricciolini castani. Molte giovani ragazze lo ritenevano un bell'elfo. La madre era morta durante la battaglia dell'ultimo drago e crebbe all'ombra del padre. Mildur era sempre molto impegnato e aveva molto poco tempo da dedicare al figlio. Per tal motivo Maric era insoddisfatto del padre che sembrava prestare attenzione a tutti gli altri elfi piuttosto che al figlio […] Nonostante Edheldur voleva tenere lontano da sé i suoi compagni, Ariel, Sariel, Elùvien, Falin e Maric passavano molto tempo in sua compagnia. Forse per il fatto che avesse un fascino oscuro, forse per la fama del padre, forse per la sua innata bellezza, Edheldur si ritrovò al centro di questo gruppo. Io come tanti altri non prestammo molta attenzione a ciò che facevano. Si diceva fossero solo dei ragazzi. Forse se avessimo tenuto d'occhio Edheldur come faceva Fulvio, ci saremmo risparmiati grandi dolori e pianti. Il giovane Arhathel passava il giorno con i compagni, fuggiva dai tentativi di seduzione di Ariel e chiacchierava cautamente con Elùvien. Quando il sole scendeva oltre l'orizzonte tornava a casa. Mangiava con aria accigliata ciò che Fulvio preparava per cena e prima che la luna si levasse si ritirava nella sua stanza con Lorelin. Passava la sera a suonare la cetra ascoltando tutto ciò che la sorella gli diceva. Lei aveva un carattere dolce e parlava molto al fratello. Lui l'ascoltava ma ancor più la guardava poiché sentiva il cuore battere forte d'amore. [...] Quando Lorelin si addormentava fra le sue braccia una cupa malinconia sorgeva in Edheldur poiché sapeva che mai avrebbe avuto l'amore della sorella. Allora usciva in punta di piedi da casa e si recava da Elùvien. Ella aveva un carattere mite e tranquillo; giorno dopo giorno Edheldur prese a fidarsi sempre più di lei. Elùvien era l'unica a cui Edheldur avesse rivelato l'amore per Lorelin. Lei lo guarda forse con tenerezza, forse con compassione. Non fu facile per lei essere amica del giovane Arhathel poiché era facile all'ira e restio al perdono. Litigarono qualche volta, ma notte dopo notte il figlio di Anfindur si recava da lei per confessare i segreti del suo cuore. Mi sono chiesto se Edheldur si recasse dalla sua amica di notte perché non voleva farsi vedere dagli altri, o dalla sorella o semplicemente perché la notte era la compagna ideale della sua indole cupa e riservata. Certe notti lei lo acquietava e lui ritornava a dormire stringendo a sé Lorelin. Certe notti invece, per riuscire ad evadere dal tormento d'amore che provava, si lasciava andare al vino. […] Molti al villaggio sapevano quanto Edheldur bevesse. Fulvio lo rimproverava aspramente, Lorelin lo guardava in lacrime – ignara che lui l'amasse – gli altri semplicemente lo tenevano lontano. Tutti tranne Ariel. Il suo carattere lascivo era in sintonia con quello di Edheldur. Se lui era un'anima maledetta, lei era l'amica ideale delle sue bevute. Tutti facevano discorsi morali ad Edheldur, eccetto Ariel. Tutti gli dicevano come doveva essere – tutti gli ricordava di suo padre – eccetto Ariel. Tutti si aspettavano qualcosa da lui, eccetto Ariel. Lei forse si divertiva a vederlo bere e ascoltava le sue parole cariche di odio verso il villaggio. Due anime solitarie e maledette non sono più sole.[...] Passarono così diversi anni. V'erano tante regole al villaggio, molte forse fin troppo dure, eppure tutte dovevano essere rispettate. Era proibito lasciare i confini del villaggio a chi non fosse autorizzato dal re. I giovani spesso lo prendevano come un impedimento, ignari che era per il proprio bene. Il mondo là fuori era duro e gli Umani ricordavano ancora la sconfitta della battaglia dell'ultimo drago. I giorni passavano fra l'allenamento e i turni di guardia. Il villaggio imponeva tante regole, ma regalava anche momenti di felicità. Ma niente sembrava rendere felice Edheldur. Il suo cuore bramava la libertà. Voleva le armi e l'armatura del padre. Voleva scrollarsi di dosso il peso del nome Arhathel. Voleva fare ciò che la propria mente e il proprio cuore gli suggeriva. Fu così che raccolse attorno a sé pochi compagni che erano insoddisfatti del villaggio quanto lui. Raccolse coloro che qualcuno avrebbe definito gli esclusi. Coloro che erano messi da parte, coloro che non erano tenuti in gran considerazione. Fu nel cuore della notte che fu pronunciata la promessa di creare un gruppo autonomo all'interno del villaggio. Alla proposta di Edheldur si unirono Ariel la seducente, Sariel colui che sussurrava, Tick il nervoso, Falin il robusto, Eluvien dai capelli verdi, Maric il figlio del Re e – per amor del fratello – Lorelin Arhathel. Era nata la Compagnia del Crepuscolo, destinata a cambiare per sempre il villaggio e il mondo."



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