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lavoro pubblicato giovedì 2 febbraio 2012
ultima lettura venerdì 15 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INCONTRI

di Nigel Mansell. Letto 782 volte. Dallo scaffale Generico

Mi piace girare senza meta, confondermi tra la gente, tra persone alle quali il mio viso non dice nulla. Magari mi scambiano per una vecchia conoscenza o forse ricordo loro qualcuno, può anche essere che un tempo ci si salutasse. Ma non è...

Mi piace girare senza meta, confondermi tra la gente, tra persone alle quali il mio viso non dice nulla. Magari mi scambiano per una vecchia conoscenza o forse ricordo loro qualcuno, può anche essere che un tempo ci si salutasse. Ma non è abbastanza per rivolgersi la parola, né per un buongiorno; e non è neanche sufficiente per definirsi conoscenti, anziché estranei. Così, nell'impunità dell'anonimato, mi è permesso di osservare gli altri, di scambiare sguardi o di ricambiarli, di immaginare e fantasticare riguardo la vita di questi sconosciuti in cui mi imbatto. E le località turistiche sono l'ideale per questo. Sono posti non posti, sospesi nello spazio e nel tempo. Luoghi che i residenti non frequentano e che di solito non amano. Sentono che inevitabilmente non gli appartengono, che gli sfuggono; ed allora è veramente facile diventare un chiunque tra gli altri.

Mi sistemo solitamente su di una panchina, a favore del sole, con un libro o qualcosa da mangiare, affinché nessuno sospetti che sia lì solo per guardarli. E' un passatempo così piacevole. Rassicurante nel confronto continuo con i passanti: che chiaramente volgo a mio favore; ma anche estremamente stimolante: grazie all'umanità variopinta che mi si offre senza sosta, per essere esaminata.

Lei si siede vicino a me, ma non mi degna di uno sguardo, né chiede se il posto sia libero. Certamente che è libero: è una panchina pubblica... sarebbe stato però un modo cortese per stabilire un contatto... Ad ogni modo lei continua a non proferisce parola. Si siede nella parte più estrema della panchina, in modo da mettere più distanza possibile tra i nostri corpi. E' seduta con le gambe strette strette: ma non è pudicizia, è solo civetteria. La gonna già corta è risalita ben sopra il ginocchio. E' vestita con tessuti leggeri, nei nuovi colori che saranno assolutamente d'obbligo questa primavera. Con i primi caldi le donne perdono la testa, ed è un vero spettacolo vederle rifiorire come i fiori che sbocciano dopo il lungo inverno. Lei mangia un gelato, quelli da passeggio come si diceva una volta. La mano curata, dalle lunghe dita affusolate che terminano in un'ottima french manicure, sostiene con eleganza il cono biscottato. Ha scelto dei gusti alla frutta, ci tiene alla linea, ma non rinuncia alle tentazioni. Ed in effetti ha un bel corpicino. Il ventre è teso e la linea non è appesantita dalla gonna molto aderente. Sono curioso, ma non posso farmi notare. Decido che la mia analisi si soffermerà prima all'osservazione dalla vita in giù, e poi se ancora non mi avrà smascherato, procederò al contrario. E' asciutta e sinuosa, dolce ma bizzosa. Nonostante la vita molto stretta, più giù, le forme sono morbide proprio dove è necessario. Le gambe, per fortuna senza calze, sono leggermente abbronzate e terminano come si conviene in due deliziose caviglie, poggiate su alti tacchi. Bene! Pare che non abbia ancora notato nulla. Il seno è molto generoso lo intravedo dalla camicetta perché maliziosamente ha omesso di allacciare gli ultimi tre, quattro bottoni. Su di un collo elegante, ecco un indimenticabile viso, quasi infantile, con labbra generose che appaiono come prive di rossetto. Uno sguardo capriccioso, direi altezzoso, ribadisce quanto sappia di essere bella. E poi tanti, tantissimi capelli biondi. Un'esplosione di ricci con i riflessi dell'oro. Avrà ventisei, ventisette anni. Secondo le mie teorie l'età migliore per una donna: non troppo bambina, né troppo disillusa dagli schiaffi, che la vita inevitabilmente suole dispensare.

Ho sempre sognato un'avventura con una sconosciuta, quelle di cui parlano i libri o i film: c'è un tipo che incontra un'estranea e senza neanche che si rivelino i propri nomi, si abbandonano ad una travolgente passione... Immagino che questa sia la mia avventura, e che lei si sia seduta qui solo per sedurmi...

Ma ora penso che lei abbia capito, avrà certamente notato che la sto osservando. Il mio sguardo su di lei, oramai deve essersi fatto pesante, quanto uno spesso cappotto invernale. Ma non sembra esserne infastidita, e nemmeno turbata. Chissà da quando si sarà abituata, da quanti anni avrà imparato a gestire a proprio favore l'interesse che inevitabilmente risveglia negli uomini. Spero che sia antipatica, che sia una di quelle donne che ti fa sembrare una nullità, di quelle che ti spezzano il cuore: allora sarebbe ancora più intrigante!

Purtroppo il gelato è finito, l'ultima estremità del cono sparisce nella sua voluttuosa bocca. Lei si alza, si liscia la gonna sulle terga, mostrandomi delle forme veramente provocanti e se ne va. Scompare da dove era venuta, senza neanche un cenno di saluto. Almeno un'occhiata me l'avrebbe potuta dedicare, se non altro per risarcirmi di tutto il tempo che lo ho dedicato...

Ma così è. Queste rimangono le migliori storie d'amore della mia vita. Sono quelle che mai mi deluderanno, né che si consumeranno: rimarranno per sempre delle splendide illusioni. Purtroppo la realtà non è mai riuscita a tenere il passo della mia fantasia, che rimane notevolmente superiore a tutto ciò che comunemente viene definita la quotidianità della vita concreta.



Commenti

pubblicato il 03/02/2013 21.38.13
cri52, ha scritto: ... le rose più belle sono quelle che non colsi... la tua fantasia è così sfolgorante e inattaccabile! Spesso la realtà è solo delusione ed allora... benedetto sia il sognare!

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