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lavoro pubblicato giovedì 26 gennaio 2012
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

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Il bivio di Castelmonte - quinta e ultima parte -

di mifi77. Letto 674 volte. Dallo scaffale Sogni

Il bivio di Castelmonte – parte quinta ...

Il bivio di Castelmonte – parte quinta

Raffaele non dormì, quella notte. Daniela invece dormì tra le sue braccia per un paio d’ore, dalle due alle quattro: si era addormentata felice, col capo poggiato sul torace di lui e i lunghi capelli sparsi intorno, abbracciata a lui come a un cuscino; egli invece l’abbracciava attraverso la calda coperta che riscaldava entrambi.
La moltitudine di sensazioni che Raffaele provava in quelle ore, in quelle particolari condizioni, si può immaginare, e tutto ciò lo condusse a pensare: “Raramente mi accadrà di essere felice come adesso”.
Rifletteva anche su come la sua vita si era svolta diversamente dai due sogni: questa volta aveva scelto la strada giusta, al bivio, e soprattutto aveva opportunamente deciso di non fermarsi, di coricarsi presto e di arrivare in anticipo a scuola; così aveva avuto assegnato il corso D, e lì si era conosciuto con Daniela.
Una doppia, giusta scelta lo aveva portato alla felicità.
Quella felicità si rinnovò e si compì al risveglio di Daniela…
All’alba Raffaele decise di tornare nella sua stanza: con rammarico lei lo guardava rimettersi il pigiama e allontanarsi.
Tuttavia la ragazza era felice, per averlo sentito suo… almeno quanto si era sentita sua, ed era felice di essere finalmente una donna compiuta.
Aveva conosciuto un altro aspetto dell’amore, e il suo corpo ancora ne gioiva, insieme alla mente: si sentiva ancora addosso i suoi baci (quanti!), le sue carezze (instancabili…), la sua virilità prorompente, i suoi odori maschi, il suo dolce peso, le sue forti braccia avvolgenti, il suo respiro lento e profondo, così in contrasto con quel cuore che batteva, batteva, batteva… Ricordava il suo sorriso nella fioca luce, le sue dolci parole sussurrate nei momenti giusti, le mutevoli espressioni del suo viso… e poi il proprio risveglio tra le sue braccia, la sua rinnovata passione e il proprio desiderio di rifare, da donna, ciò che poche ore prima aveva fatto da fanciulla.
Intanto Raffaele si coricava nel suo letto, trepidante di gioia: da poco aveva sentito la sua Daniela fremere di piacere tra le sue braccia, e da poco aveva conosciuto bene il suo corpo, l’aveva fatto suo con le mille carezze… L’aveva lasciata a malincuore, perché si sentiva “esaudito ma non soddisfatto”; ma adesso si erano posseduti a vicenda, erano due amanti, nel significato migliore del termine; la ragazza era inesperta, ma l’istinto e il sentimento l’avevano guidata un po’ e per il resto si era abbandonata a lui.
Raffaele non poté fare a meno di confrontare quel tenero rapporto con gli altri del suo passato: era stato molto diverso. Aveva provato una forte emozione, per via della verginità di lei, perché in questo egli non aveva esperienza, era un novellino; ma l’amore e la lunga attesa ne avevano fatto una notte unica. E quello era soltanto l’inizio…
Forse per la stanchezza, o per la felicità, Raffaele si addormentò, e si risvegliò alle dieci, con una fame da lupi. Rapidamente si lavò, si vestì e scese in cucina.
Daniela era lì da un po’ di tempo, con la vestaglia indossata sul pigiama di flanella; mentre preparava la colazione, ogni tanto odorava un polso o un bavero del pigiama, cercando gli odori del suo Raffaele.
La gioia della ragazza era composta di almeno due elementi. Provava un’infinita tenerezza per il suo ragazzo, che aveva ricevuto nel suo letto, tra le sue braccia, dentro di sé; che aveva fatto godere sino all’estasi, mentre anche lei pian piano perdeva la coscienza della realtà, ebbra di piacere.
L’altro elemento era l’orgoglio: in cuor suo si sentiva sfacciatamente orgogliosa di aver avuto nel suo letto, tra le sue braccia, un uomo di ventotto anni, di averlo fatto fremere di piacere, lei che era poco più che una ragazzetta, per giunta inesperta in quel campo. E di quell’uomo portava in sé qualcosa…
Per fortuna non c’era un concreto rischio di gravidanza, perché era agli ultimi giorni del suo ciclo mensile: non si sentiva affatto pronta a fare la mamma…
Raffaele la trovò più bella, un po’ imbarazzata, ma felice; lei gli diede subito una grossa tazza di caffè caldo e molto dolce:
- La tua mamma è andata a fare la spesa per il Capodanno e papà è giù a spaccar legna per il camino. Ti preparo… uno zabaglione?
Daniela lo guardava con una luce nuova negli occhi: non era ironia, ma la gioia di una conquistata maturità; semmai sul suo viso si leggeva un briciolo di preoccupazione per le forze di lui.
- Volentieri, perché ho fame.
Prima che la ragazza si voltasse, le prese una mano e la baciò: Daniela gli sorrise e gli fece una carezza sul viso. Mentre sbatteva le uova gli disse:
- Amami sempre così, Raffaele: con mille carezze, con mille baci. Considerami tua proprietà: nell’intimità sarò la tua schiava.
- Sarai la mia regina, e io il tuo schiavo: tu comanderai e io eseguirò.
- E’ stata un’esperienza incredibile… Tu pensi che i nostri rispettivi genitori, a suo tempo, si siano amati così?
- Forse all’inizio ci sarà stata una certa ritrosia delle mogli, ma se queste unioni sono durate tanto… e poi l’amore, il senso del dovere… Ci sono tanti tipi di amore, Daniela, ma il nostro è uno dei più belli.
Lei lo guardò con dolcezza e complicità:
- Non considerarmi troppo sfrontata, Raffaele… ma stasera avrò più iniziativa: se ti ho dato la mia purezza, avrò pure qualche diritto…
- Se ti sentissero le “arpie”… - disse Raffaele, ridendo sommessamente.
- Loro non hanno mai conosciuto l’ Amore, ne sono certa.
* * *
Nei primi giorni di Gennaio i due innamorati rientrarono a S.; Daniela proseguì l’abitudine di pranzare da lui, dopo le lezioni universitarie. All’inizio si faceva accompagnare a casa presto, per non allarmare i suoi genitori, ma anche perché aveva il suo ciclo; dopo alcuni giorni, un lunedì, rimase.
Il divanetto del soggiorno, che era stato testimone di timide effusioni e poi, pian piano, di carezze più intime, fu trascurato, e abbracciati si recarono nella cameretta adiacente.
Le tapparelle erano quasi completamente abbassate e le tende chiuse, per ricreare in parte le condizioni di quelle recenti notti infuocate. Raffaele era carico di desiderio, quindi Daniela si svestì, rimanendo in abbigliamento intimo, poi spogliò lui.
Finirono tra le lenzuola di flanella, sotto una calda coperta. Dopo alcuni minuti quella coperta non fu più necessaria.
Alla fine, rilassati e gratificati, si rivestirono e Raffaele la riaccompagnò a casa in auto; lei promise che il giorno successivo sarebbe rimasta più tempo.
Così fu, tra la gioia di entrambi, per alcuni giorni di seguito. Raffaele non si stancava mai di guardare quel viso, intensamente amato, quel viso con gli occhi chiusi e i lunghi capelli che ricadevano sulle guance… e pensava che i suoi due sentimenti più grandi, l’amore spirituale e l’amore carnale, così diversi e così distanti, in quei momenti raggiungevano il punto d’incontro, l’apice… mentre gli amanti perdevano quasi la cognizione della realtà, per ascendere a un etereo paradiso.
Dopo, molto dopo, indossavano una vestaglia di lana e si preparavano abbondante caffè. Una volta Daniela disse: - Non ti scandalizzare, ma quando farà più caldo, girerò per casa nuda. E anche tu.
- Mi sentirei in imbarazzo…
- Perché? Sei un bell’uomo. Vuoi negarmi la gioia di questa intimità?
- No, forse la sensibilità di una donna è diversa… Va bene, vincerò l’imbarazzo.
Veri momenti di intimità li avevano a letto, dopo l’amore, quando si confidavano le cose più piccole e più recondite. Un giorno Daniela, in un momento di relax, gli disse:
- Qualche pomeriggio di questi mi devi parlare delle tue trascorse esperienze.
Raffaele la guardò perplesso: - Ti interessano? Non sei gelosa?
- No, soltanto curiosa. Devi condividere con me anche questo.
- Va bene, per me non sarà troppo difficile, se veramente lo vuoi.
- Sì, l’importante è che per il futuro mi sarai fedelissimo.
- Lo sai che sono di principio.
Così avvenne: all’inizio Raffaele fu cauto, titubante. Precisava che non c’era stato amore. Un giorno Daniela lo interruppe:
- Se non sono gelosa di ciò che hai fatto, pensi che posso essere gelosa dei tuoi passati sentimenti ? Al cuore non si comanda.
La ragazza lo ascoltava attenta, ma tranquilla. Un pomeriggio Raffaele fece una pausa per dirle: - Vorrei che qualche volta anche tu mi raccontassi le tue precedenti esperienze, anche piccole. Ti sentirei ancora più mia.
- Non c’è praticamente nulla, ma mi sforzerò di ricordare quel poco che ci può essere stato.
- Senza inventare, naturalmente.
Daniela fece un segno di giuramento: - Tutta e soltanto la verità!
Quelle confessioni, se così si possono chiamare, servirono a unire le loro anime e a desiderarsi ancora di più. Sapevano, sentivano che in futuro si sarebbero sempre detti tutto, anche le cose spiacevoli, e che avrebbero affrontato insieme ogni difficoltà, ogni dubbio, ogni possibile tentazione.
Poter parlare di tutto con la persona amata è un obiettivo che vale la pena di raggiungere, se i due caratteri lo permettono.
* * *
Quell’anno il mese di Marzo fu freddo e nuvoloso, ma per fortuna non pioveva. Daniela frequentava il secondo anno di corso, con intatto interesse e impegno. Un sabato mattina la madre la incontrò di buon ora in cucina: - Ti sei alzata presto.
- Sì, ieri sera Raffaele e io abbiamo cenato in casa, senza uscire, poi mi ha riaccompagnato prima di mezzanotte.
- Bene. Ascolta, Daniela, tu sai che io sono stata per te quasi una sorella maggiore; ti ho dato la necessaria educazione sessuale e ho cercato di darti anche un’educazione sentimentale: vedo con piacere che con Raffaele hai fatto un’ottima scelta. Adesso voglio darti anche qualche consiglio per la tua futura vita matrimoniale, sebbene in teoria ci sarebbe ancora tempo.
Daniela ascoltava con curiosità.
- Vedi, un marito non è come un fidanzato, si sente il re della casa e della famiglia: non contrastare mai questa convinzione. Consiglialo, orientalo, ma lascia a lui le decisioni definitive: gli uomini sono più saggi e prudenti di noi.
- La seconda cosa importante che voglio dirti è: non considerare il suo amore un fatto acquisito. Devi riconquistarlo continuamente, alimentare il vostro amore come si alimenta il fuoco; ma questo può anche essere semplice: ricorda che gli uomini si conquistano in due posti: a tavola e a letto. Forse questa osservazione non è molto romantica, ma in generale le cose stanno così.
Notando un certo rossore sulle guance della figlia, e prendendolo per imbarazzo, la signora S. precisò:
- Naturalmente mi riferisco alla condizione matrimoniale; per adesso una certa ritrosia e un po’ di mistero ti manterrà affascinante ai suoi occhi.
“E’ in ritardo…” pensò Daniela, “Non posso chiudere la stalla ora che i buoi sono scappati.”
- … Invece il fascino di una moglie sta nella sua passionalità, nel mostrargli di desiderarlo: da sposata non dovrai temere di prendere l’iniziativa, quando ne avrai voglia. Invece noi donne spesso siamo calde da fidanzate e tiepide da sposate: il contrario di come dovremmo essere.
- A questo proposito, mamma, dovrei farti una domanda personale…
- Ti ascolto.
- Daniela tentennava, poi disse: - Tu hai atteso il matrimonio per concederti?
- Sarò molto sincera: ero decisa a far l’amore prima, magari durante i preparativi della cerimonia, perché volevo che accadesse in modo naturale, al momento giusto e nel luogo adatto, non in un albergo al termine di una giornata faticosa.
- Ed è andata così?
- No, accadde sei mesi prima delle nozze. Forse fu un errore, perché tuo padre non se l’aspettava. Per un verso rispose con un’eccitazione e una passione che non ho dimenticato, però dopo mi guardava in modo strano; dovetti spiegargli che l’amavo alla follia, che ero una donna calda ma non immorale e che, se avessimo atteso le nozze, non sarebbe stato così bello… Col tempo capì che una donna non si concede, ma conquista.
Daniela era un po’ in imbarazzo, un po’ sorpresa e un po’ divertita:
- Il babbo ti giudicò male perché avevi fatto l’amore con lui ?
- Aveva una mentalità molto tradizionale. Sai, per gli uomini l’amore è una cosa e il sesso un’altra; però riescono a provare intensamente l’uno e l’altro: sono innamorati delicatissimi e amanti insaziabili, almeno per i primi anni. Detto questo, ti raccomando vivamente di attendere sino all’imminenza delle nozze; per il resto, credo di non avere altre cose importanti da dirti, al momento.
Daniela si allontanò portando soffuso sul viso quel leggero rossore comparso durante la conversazione; aveva l’impressione che quella specie di lezione non era stata inutile. Si vestì e uscì, dicendo che doveva comprare un libro, ma in realtà voleva riflettere un po’ in tranquillità.
S’incamminò verso il centro, mentre il sole di Marzo tentava di farsi largo tra le nuvole. Di tutti i consigli della madre, che nel complesso condivideva, ce n’era uno, forse il più importante, che non poteva più seguire, perché lei non soltanto si era concessa, ma portava avanti una relazione intensa e soddisfacente…
Non le sembrava che Raffaele la giudicasse male, per quello, anzi tra loro si era creata una complicità incredibile, visto che si erano confidati in modo totale; in un certo senso persino le loro anime si erano denudate, l’una di fronte all’altra.
Aveva fatto male? No, Raffaele sapeva per esperienza che una donna innamorata vuol fare l’amore, e apprezzava la schiettezza. Inoltre Daniela conosceva il proprio carattere: non credeva nel futuro, quanto invece credeva nel presente; lei voleva vivere il suo grande amore qui e ora, come si suol dire. Raffaele aveva compreso ciò sin da quella sera nel giardino di Gabriella. Egli aveva solidi principi, ma non era un moralista bigotto.
E poi… Daniela a un tratto pensò di poter comprendere lo strano comportamento che una volta le avevano raccontato: la giovane zia di una sua amica, dopo avere perduto il suo grande amore, non aveva guardato più nessun altro uomo. “Come potrei abituarmi a un altro uomo?” diceva ai parenti e alle amiche che le suggerivano di fidanzarsi di nuovo.
Daniela adesso capiva che lo stesso probabilmente era valido anche per lei: quello con Raffaele non era soltanto un grande amore, ma l’unico vero grande amore della sua vita.
* * *
Con l’inizio della primavera, Raffaele prese l’abitudine di accompagnare a casa Daniela a piedi, per fare insieme una bella passeggiata; a metà strada si sedevano in pasticceria per gustare qualche dolce. Il giovane aveva notato con piacere che la sua ragazza si era arrotondata un po’, in quei due anni: insomma, non era più un grissino.
Quando nell’intimità glielo disse, lei ne ebbe piacere, poi gli chiese:
- Raffaele, tu mi giudichi male per quello che facciamo?
- Non lo dire neanche per scherzo: non credo negli amori platonici e nemmeno nelle assurde rinunce. Ricorda che siamo fidanzati da oltre due anni e la natura deve seguire il suo corso.
Daniela si accoccolò più vicina al suo uomo, avvertendo un senso di protezione caldo e intenso.
Quell’anno Pasqua cadde a fine Aprile, e trascorsero le vacanze giù, nella villa che era stata la culla del loro amore fisico. E rinnovarono le abitudini del periodo natalizio: le notti erano ancora abbastanza lunghe, e Raffaele andava via all’alba. Una sera faceva già caldo e Daniela lasciò la finestra aperta. Una brezza leggerissima accompagnava la tenue luminosità e accarezzava i loro corpi… Daniela, dopo l’estasi, guardando quello scacco di cielo notturno, ebbe a dire:
- Vorrei che questo fidanzamento non finisse mai…
Raffaele comprese ciò che voleva dire: anch’egli avrebbe prolungato quegli incontri per l’eternità, sempre lì, sempre insieme, soli nello splendore del loro amore. Ma il tempo scorre, e ci richiama agli impegni della vita:
- Da sposati non cambierà nulla. – le disse.
- Ci sarà il lavoro, la casa, i bambini: non avremo tempo per noi.
- No, amore mio: per la casa, io so fare tutto e mi impegnerò più di te; potrò correggere i compiti nei ritagli di tempo; per i bambini non avremo fretta.
- Ma poi ci verrà il dubbio che non possiamo averne e metteremo da parte le cautele… - precisò Daniela.
- Se non potessimo averne, non sarebbe un dramma: adotteremmo un bambino, o più di uno: sarebbe un magnifico gesto d’amore. Quindi per i primi anni di matrimonio non faremo bambini, ma penseremo a noi. In ogni caso, non avremo fretta di sposarci.
- Non fraintendermi: io vorrei sposarmi anche subito, per avere un amore cristiano, non pagano come adesso. Però questa stanza mi ha fatto felice e vorrei che questa felicità non finisse mai.
Quella notte era infatti più luminosa del solito e la luce della finestra scendeva leggera sul corpo affascinante di Daniela, anzi su entrambi. Raffaele disse:
- Certamente non dimenticheremo mai queste notti meravigliose.
* * *
Daniela si laureò due anni dopo, a Giugno, a soli ventidue anni e mezzo, e trovò rapidamente lavoro nella sua città. Poco tempo dopo comprarono un grazioso appartamento in costruzione, con i risparmi di Raffaele e il contributo del suocero; ne seguirono i lavori e poi lo arredarono senza fretta.
Raffaele proveniva da una famiglia avvezza a lavorare e risparmiare, tuttavia Daniela era anche più attenta di lui nello spendere razionalmente: avevano aperto insieme un libretto di risparmio, e su questo versavano mensilmente buona parte delle loro retribuzioni. In questo modo non fu difficile completare il loro nido d’amore. Quindi fissarono la data delle nozze per il mese di Ottobre, pochi giorni dopo il compimento dei ventiquattro anni di Daniela. Gli inviti furono limitati al massimo, per desiderio degli sposi.
Dopo il sì, si recarono a Parigi, dove avevano affittato un appartamentino per tre settimane, su suggerimento di Daniela: la nuova condizione e l’atmosfera parigina la fecero sentire libera di manifestare le proprie esigenze fisiche, i propri desideri nascosti, e padrona del suo sposo.
Nei pomeriggi visitavano la città senza fretta, da innamorati piuttosto che da turisti, respirandone l’atmosfera ammaliante. Daniela si innamorò di quella città e si fece promettere da Raffaele che ci sarebbero tornati spesso.
Anche dopo il ritorno a casa, la loro luna di miele continuò, e durò due anni e più. Al ventiseiesimo compleanno di Daniela, decisero di mettere da parte le consuete cautele: da quel momento la loro vita amorosa fu continuativa e ancora più piena.
A Dicembre, un sabato mattina, Daniela accolse Raffaele, che rientrava da scuola, con una strana espressione sul viso. Si sedette e lo invitò a fare altrettanto:
- Ho fatto il test di gravidanza.
- E…?
Daniela annuì col capo.
Raffaele l’abbracciò:
- Il nostro amore ha dato il primo frutto: sarà un bambino bellissimo.
- Oh, la gioia di essere mamma!
- E io padre, non dimenticarlo: è una società al 50 %. – disse Raffaele con leggera ironia. Daniela era ancora stordita e incredula:
- E’ così la vita? Ci si ama, e non è tutto inutile, finalizzato soltanto al piacere e alla felicità della coppia. E’ una consuetudine fertile: nascerà un bimbo, frutto del nostro amore! E’ questo che santifica l’amore! Nonostante il lungo fidanzamento, nonostante sei anni di cautele, poi ci si lascia andare… ed è subito gravidanza!
- Va bene, dopo la nascita eviteremo altre gravidanze per alcuni anni.
- Raffaele, dovremo smettere con i nostri rapporti? – disse Daniela con gli occhi spalancati.
- Dovremo usare cautele per il tuo pancino, evitare di schiacciarlo. Poi il tuo desiderio diminuirà e penserai al bambino.
- Non ti sentirai trascurato? Non ti mancherà l’amore fisico?
- In compenso mi sentirò padre.
Trascorsero le feste di fine anno nel Cilento, amandosi con delicatezza, ma con frequenza, fin tanto che potevano.
A Gennaio ritornarono in Toscana, sulla nuova, veloce auto; ma Raffaele probabilmente sbagliò strada e a un tratto si ritrovò… al bivio di Castelmonte! Si crogiolava sotto il sole di mezzogiorno e mezzo, gli alberi fermi per l’assenza di vento.
Interdetto, Raffaele scese dall’auto e osservò quel bivio quasi dimenticato. E ricordò… la scelta di prendere la strada a sinistra, di non fermarsi prima di S., di coricarsi presto per essere puntualissimo a scuola; l’assegnazione del corso D, dove in quinta c’era Daniela, il fascino della ragazza, il fiorire dell’amore, e poi i loro rapporti sempre più intensi, sempre più intimi: amici, fidanzati, amanti, sposi… e fra poco genitori.
Quanti anni erano passati? Poco più di otto: otto anni, quattro mesi e pochi giorni, dall’impatto con quel bivio.
Conosceva la sua Daniela da otto anni, ma gli sembrava di aver già vissuto una vita, insieme a lei. E con lei aveva realizzato anche i desideri nascosti nei due sogni: una compagna vogliosa e sensuale e il benessere economico… Tuttavia quel bivio ancora gli incuteva timore.
La ragazza scese dall’auto e gli andò accanto: suo marito aveva bisogno di lei. Gli mise un braccio intorno alla vita e guardò con lui, sotto il debole sole invernale, quello strano bivio, che aveva un fascino sinistro, come se la vita dipendesse da lui:
- E’ questo, il famoso bivio, vero?
- Sì, era molto che non finivo qui.
- Ricordi la strada giusta?
- Sì, si prende a sinistra per Castelmonte e si fila dritto sino a S., senza fermarsi, magari senza guardare nulla, tranne la strada.
Daniela represse le molte domande che nascevano spontanee, intuendo il turbamento del suo Raffaele.
E attese… che il marito si rasserenasse un po’; quindi lentamente risalirono in macchina.
- Sai, Raffaele, forse dovresti raccontarmi quei brutti sogni…
- Allora cominciamo subito.
- No, le confessioni si fanno a letto, ricordi?
- Perché erano sogni d’amore?
- Non lo erano? Poi anch’io ti confesserò i miei sogni erotici.
- Erotici?
- Sì: non hai ancora capito che sotto le apparenze sono una sfrontata? – disse Daniela con un sorriso ironico e birichino.
- Mai come Debora!
- Chi è Debora? – chiese Daniela, un po’ divertita e un po’ allarmata.
Raffaele rispose ridendo: - Le confessioni si fanno a letto… - poi le stampò un bacio sulle labbra, rimise in moto e ripartì spedito, per superare rapidamente Castelmonte e arrivare presto nella loro bella casa.
* * *
Questo accadeva oltre dieci anni fa. Adesso Raffaele e Daniela hanno tre figli, cresciuti con l’aiuto dei genitori di lei. Per avere più tempo libero, Daniela ha optato per un lavoro a tempo parziale, di venticinque ore settimanali; così i pomeriggi e altri due giorni alla settimana i due coniugi sono liberi e insieme.
Non hanno perduto le vecchie abitudini, anzi le hanno rinsaldate; a volte giacciono insieme persino nei giorni del ciclo, limitando le loro effusioni a ciò che è possibile fare.
Daniela non vorrebbe stancare troppo il suo Raffaele, che ha già compiuto quarantacinque anni, ma poi immancabilmente si ritrova a preparare zabaglioni e bistecche alla fiorentina, gli uni e le altre conditi con battute maliziose e risatine che soltanto una moglie innamorata e riamata, e in piena confidenza col marito, può permettersi.
Ormai Raffaele non sbaglia più al famoso svincolo, e Daniela ha quasi dimenticato il bivio; però egli tiene in serbo il proposito di portare i suoi figli, a uno a uno, man mano che cresceranno, a quel bivio, per spiegare loro che la vita umana è piena, di bivi; che bisogna arrivarci preparati e sulla difensiva, per prendere la strada giusta, perché da quei bivi e da quelle scelte dipendono il dolore, la morte o la felicità.

F i n e

Copyright 2006 Michele Fiorenza
opera registrata


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