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lavoro pubblicato giovedì 26 gennaio 2012
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FAIRY DOCTOR

di fiordiloto. Letto 929 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ecco qui il terzo capitolo della nostra dottoressa delle fate! Per divertimento, ho inserito nella storia uno dei miei personaggi preferiti dei videogames: Alice Liddle di "Alice madness returns". Spero vi piaccia! Buona lettura!....

Capitolo 3: DECISIONE E PARTENZA!

Alice Madness era il genere di locale amato dalle fate urbane. Piccoli tavoli a forma di scacchiera erano sparsi qua e là in un armonico caos. Alcuni addirittura pendevano giù dal soffitto, per bella figura. La proprietaria, Alice, era nota per essere totalmente suonata. Indossava un grembiulino bianco sopra una maglia a righe orizzontali bianche e nere, una gonna sdrucita e pantacollant obsoleti che finivano in un paio di stivaletti neri ormai logori. Questo, i lunghi riccioli d’ebano e il pallore del viso la facevano assomigliare alla celebre omonima del romanzo di Lewis Carroll, ma in versione gotica. A Lidya piaceva sedere lì a conversare con quella ragazzina smunta come uno spettro, mentre l’osservava passare lo straccio sul bancone d’ossidiana.

“Allora… cosa vuoi bere?”, le domandò lei, con la solita voce stralunata e calma.

“Il solito”

“Acqua notturna”

“Con uno spruzzo di Red Scorpion”

Volteggiando dietro ombre che solo lei poteva vedere, Alice danzò fino alla mensola degli analcolici e ne tirò giù una bottiglietta azzurra.

“Allora… quali novità dal mondo degli umani?”

“Le solite cose. Vivono inconsapevoli dell’esistenza delle fate. E questo è un bene, per noi”

“Ma tu lo sai che le fate esistono, altrimenti non saresti qui”

“Già… Senti, Alice, posso chiederti una cosa?”

“Dipende. E’ un indovinello?”

“Non proprio. Avrei bisogno di un consiglio”

“Uhhhh… allora anche la nostra dottoressa ha i suoi segreti da confessare. Beh, non sarò una creatura della Morte, ma sono pur sempre un essere umano vissuto a Faerie. So essere muta come una tomba, se serve”

Alice spruzzò una polverina rossa nel drink e porse il bicchiere a Lidya.

“Allora…Questo consiglio che devi chiedermi…?”

Lidya si guardò intorno. Spettri, folletti malvagi ed elfi oscuri bevevano e chiacchieravano come fossero gente normale. Era strano vedere così tanti abitanti di Faerie nel mondo reale, ma se avesse deciso di partire…

“Irial vuole che io vada a Faerie”

“Irial? Intendi Irial… Irial?! Il re della Corte Oscura?”

“Esatto. Cioè, per la precisione è stata la regina madre a chiedermelo. Dice che suo figlio ha molti nemici a corte e mi ha chiesto di andare ad offrigli il mio sostegno…come sua consorte”

“Un essere umano che diventa la consorte del Re Oscuro…”

“Già. Che ne pensi?”

“E’ a Faerie che mi sono guadagnata le mie allucinazioni”, mormorò Alice, criptica. “E le ho pagate”

“E questo che significa?”

“Lottare o fuggire implica una scelta continua, Lidya, ma spesso fuggire significa solo rimandare la lotta ad un altro giorno”

“Alice…?”

A quel punto, era come se non la vedesse più. La Alice che conosceva si era rifugiata in un angolo della mente, forse spaventata da un ricordo o forse dalla sua stessa immaginazione. Lidya studiò i suoi occhi vacui, dispiaciuta per quella reazione. Dall’altro lato del bancone qualcuno la chiamò. Alice si riscosse e volteggiò leggiadra come una ballerina dal nuovo cliente, per ammaliarlo col fascino della sua follia.

Non riuscirò a cavare più un ragno dal buco.

Sospirando, Lidya finì il suo drink e si alzò per uscire. Capiva Alice. La capiva meglio di chiunque. Nessuno sapeva esattamente cosa le fosse successo, ma lei sapeva perfettamente quanto agghiaccianti potessero essere le creature della Corte Oscura. I più consideravano gli esseri mortali come giocattoli, e spesso durante i giochi si dimenticavano quanto fossero fragili. Qualcuno aveva giocato con Alice e l’aveva rotta per sempre.

***

Notte. Un pallido raggio di luna passava obliquo attraverso la cucina, illuminando a metà il volto di Lidya. La cucina era silenziosa. L’unico rumore percettibile era il frusciare ritmico della coda di Sogen, che accoccolato sul tavolo osservava la sua padrona con occhi attenti. Lidya non gli badava. La sua attenzione era tutta indirizzata al fiore dorato che teneva fra le mani. Aveva l’aspetto di una rosa, ma i petali erano color oro ed emanavano bagliori bronzei.

All’improvviso, qualcosa la fece sussultare.

Un fruscio alle sue spalle.

Lieve.

Sottilissimo.

“Ambrosia…”

Sospirò di sollievo, al suono familiare della voce del suo vampiro.

“Kain! Già di ritorno?”

”E’ sabato sera”, sorrise lui, appoggiandosi al tavolo a braccia incrociate. “Nessuno lavora. Intrufolarsi alla banca del sangue per rubare qualche sacca di AB positivo dal cavò e fin troppo facile”

“Lo dici come se procurarti il sangue ti fosse venuto a noia”

“Il sangue è una necessità. Ma ad essere onesti senza il brivido della caccia diventa mero nutrimento”

“Ti manca l’eccitazione della sfida?”

“Puoi dirlo forte”

“Rassicurati. Fra qualche giorno partiamo per Faerie”

Kain la guardò con occhi sgranati. Poi, dopo aver assorbito la notizia, domandò: “E così hai deciso di partire. E’ per questo che ti sei procurata l’ambrosia?”

Guardando il piccolo fiore dorato, Lidya annuì. “E’ il nettare della corte della Luce. Per gli Unseelie rappresenta un potentissimo veleno. Ne basta un semplice assaggio per portare una fata oscura alla morte”

“Lo stesso dicasi del Loto Nero per le fate Seelie”, ricordò Sogen.

“Vuoi servirtene per avvelenare il tuo sangue”, arguì Kain. “Cosicché nessuno possa nutrirsene senza nuocere anche a sé stesso”

“Precisamente”

“Arguto!”, si complimentò il vampiro.

“Grazie”

Lidya aveva studiato da alchimista. Conosceva per filo e per segno le caratteristiche di ogni pianta, e nel corso degli anni aveva sviluppato l’immunità a molti veleni. L’ambrosia di per sé non era un problema. Per le fate oscure era letale, mentre sugli umani aveva effetti allucinogeni ed un blando potere afrodisiaco. Col tempo e l’esperienza tuttavia i suoi effetti avevano perso ogni presa su di lei. Osservava con aria ammaliata il piccolo fiore dorato, senza decidersi a mangiarlo. Quando finalmente alzò il braccio per portarlo alla bocca, un mano gentile la fermò.

“Aspetta…”

La voce di Kain aveva un tono millenario. Lidya alzò il viso verso quello di lui e ne rimase sorpresa. Negli occhi dalle iridi cremisi pulsavano fili di rosso vivo. Le pupille dilatate del vampiro sembravano pozzi di oscurità. Era lo sguardo di chi ha brama di sangue. Del tuo sangue. Era lo sguardo del predatore…

“Kain…? Che succede?”

Gentilmente, molto gentilmente, il vampiro le snudò il polso e vi passò sopra le labbra.

“Una volta mangiata l’ambrosia, il tuo sangue diverrà velenoso anche per me”

“Oh…”

Non c’era bisogno di dire altro.

Lidya alzò spontaneamente la mano per offrirgli il polso, ma Kain scosse il capo.

“No, dottoressa. Se deve essere la nostra ultima volta, vieni…”

Spalancò le braccia per cingerla. E lei si lasciò abbracciare. Un braccio possente la teneva stretta, mente con l’altra mano le liberava il collo.

Ho paura…pensò Lidya, il cuore in tumulto.

Paura…? Ma lui è… Kain. Di cosa hai paura?

Del dolore.

Dolore…

Ma non c’era dolore. Niente affatto. La sola cosa che sentì fu il tocco morbidissimo delle labbra di lui sulla pelle. I vampiri affamati sanno essere terribili. Ma non era la fame a guidare Kain in quel momento, altrimenti non avrebbe usato la magia per togliere ogni dolore, e quei leggeri morsi sul collo non sarebbero sembrati come i più dolci fra i baci.

***

Una falce di luna illuminava il bosco, altrimenti immerso nel buio. Lidya e i suoi compagni procedevano in silenzio, scrutando l’oscurità con aria vigile. All’improvviso, fra i rami secchi del Bosco silenzioso fece la sua comparsa una radura. Lì i rami lasciavano via libera, e alzando la testa si poteva ammirare uno splendido squarcio di cielo illuminato da innumerevoli stelle: piccole luci fredde e lontane.

“Che splendida notte”, mormorò Kain. “In notti come queste sembra davvero che il mondo umano e Faerie possano entrare in contatto”

“Sarà…”, sospirò Lidya. “Ma a me osservare le stelle ha sempre messo una certa malinconia”

Senza perdere tempo, posò a terra il borsone che portava con sé e si mise a frugarci dentro.

“L’hai portata?”, domandò Sogen, strusciandosi contro le sue gambe.

“Certo che sì”

Dopo un po’, Lidya estrasse dalla borsa un registratore portatile. Dentro c’era una musicassetta su cui aveva registrato un pezzo barocco, ovvero Il trillo del diavolo, del famoso compositore Giuseppe Tartini.

“Una volta partita la musica, quanto pensi ci impiegherà ad arrivare la Carrozza Nera?”

Lidya alzò le spalle. “Non ne ho idea”

La Carrozza Nera era il mezzo di trasporto dei reali Unseelie. Nessuno sapeva quale magia la muovesse, si sapeva solo che, da quando esisteva Faerie, la Carrozza Nera appariva dal nulla per portare il sovrano della Corte Oscura Ovunque egli volesse. Per evocarla, era sufficiente suonare il Trillo del diavolo.

Lidya premette il pulsante di avvio e la musica si insinuò leggera fra i rami, sotto le foglie, nei pensieri, avvolgendo l’aria notturna come un incantesimo.

Non appena iniziò il ritornello che dava il nome al brano, dagli alberi provenne un lontano rumore di zoccoli. Lidya e gli altri drizzarono le orecchie, spostandosi un po’ verso la sorgente del rumore.

“Eccola!”, mormorò infine Sogen, indicando qualcosa nell’oscurità fra gli alberi.

Dalle tenebre emerse una carrozza guidata da quattro cavalli magici. Ognuno di loro aveva occhi profondi e tenebrosi come pozzi, sul fondo dei quali bruciavano fiamme ardenti dai colori accesi.

La vettura si fermò dinnanzi ai tre viaggiatori e la porta si aprì per loro.

Come Lidya ebbe modo di constatare, non c’era un cocchiere. La carrozza si muoveva da sola, guidata dai quattro destrieri e… da chissà cos’altro.

“Beh, suppongo sia il caso di entrare”, suggerì Sogen, saltando dentro per sparire, nero su nero, accucciato nel mezzo dei sedili in pelle pregiata.

“Cosa c’è, Lidya?”, mormorò Kain, osservando l’esitazione della ragazza.

“Nulla”, fece lei. “E’ che ho sentito parlare della Carrozza Nera da quando sono piccola. Non immaginavo che fosse così inquietante”

“Non ti succederà nulla. Stanotte, le tenebre di tutta Faerie sono al tuo servizio. Ogni creatura magica, ogni spirito, farà si che tu possa arrivare sana e salva alla capitale”

Ciò detto, Kain fece un leggero inchino e le porse una mano.

Lidya sorrise e la prese, per aiutarsi a salire sulla carrozza.

Quando furono tutti a bordo, la porta si chiuse magicamente e cavalli nitrirono. Si impennarono e ripartirono veloci, ombre fra le ombre, fra le tenebre argentate della notte.



Commenti

pubblicato il 26/01/2012 18.43.02
Tatylop, ha scritto: magnifico come sempre !!!!! ;) aspetto con ansia il seguito e per favore non farmi attendere troppo!!!!!!!!!!!!!!!!
pubblicato il 26/01/2012 18.43.04
Tatylop, ha scritto: magnifico come sempre !!!!! ;) aspetto con ansia il seguito e per favore non farmi attendere troppo!!!!!!!!!!!!!!!!
pubblicato il 27/01/2012 13.43.56
Arus, ha scritto: Complimenti! Davvero molto bello! L'atmosfera mi fa molto Mondo di Tenebra.....
pubblicato il 26/03/2012 14.29.18
Annais, ha scritto: Complimenti come sempre,sei bravissima

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