ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 26 gennaio 2012
ultima lettura martedì 19 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ANTICO EGITTO... la complessa spiritualità degli antichi egizi

di mariapace2010. Letto 1313 volte. Dallo scaffale Storia

ANTICO EGITTO...  e la complessa religiosità dell'antico popolo egizio.Era convinzione di questostraordinario popolo, che l'esistenza umana attraversasse tre momenti, tutti etre fondamentali, misteriosi e complessi:-    ...







ANTICO EGITTO... e la complessa religiosità dell'antico popolo egizio.







Era convinzione di questo
straordinario popolo, che l'esistenza umana attraversasse tre momenti, tutti e
tre fondamentali, misteriosi e complessi:



- la
vita terrena



- la
morte



- la
vita ultraterrena



Già cinque secoli prima di
Cristo, lo storico Erodoto scriveva:



"Gli Antichi Egizi erano un
popolo che praticava il Culto dei Morti, ma amava intensamente la vita."



Sembra una contraddizione, ma non
lo è!





- La Vita terrena,
dicevano gli Antichi Egizi, era un dono che gli Dei facevano alla creatura
umana per consentirle di prepararsi alla vita ultraterrena: l'Eternità e
l'Immortalità.



Questo popolo fu ossessionato
dall'idea di Immortalità: per essa, eresse opere colossali come La Sfinge e le
Piramidi, innalzò Templi e Santuari che
sfidano ancora oggi il Tempo.





- La Morte, per il popolo
nilotico, costituiva un passaggio tra la prima fase e la seconda e non
era vissuta con l'ossessione dei giorni
nostri. Poteva essere traumatica, certo, e certamente era rifuggita, ma, al
contempo, accettata con fatalità e pragmatismo.





- La vita ultraterrena,
ossia la Vita Eterna, desiderata ed agognata da tutti, non era, però,
appannaggio dell'intera umanità, poiché bisognava meritarsela.



Per comprendere appieno la
profondità di questo pensiero filosofico, basta leggere qualcuna di quelle Massime
Sapienziali
che invitavano a vivere una vita terrena onesta e operosa e
generosa:



"L'uomo litigioso causa
disordini."



"Non essere malvagio: la bontà
genera simpatia." oppure:



"Onora una vita di lavoro: l'uomo
che non ha nulla diviene desideroso dell'altrui proprietà."



"Agisci rettamente durante il tuo
soggiorno terreno."



E ancora:



"Aiuta le vedove e coloro che
sono in lacrime."





Per consentire tutto questo,
dicevano gli Antichi Egizi, Dio aveva dotato la creatura umana di una complessa
natura e di un certo numero di... per comodità le chiameremo entità,
termine da cui esoterici e pseudo-studiosi, hanno sempre attinto a piene mani
per le loro bizzarre dottrine, teorie e affermazioni.



Sette. Erano sette, queste entità,
ognuna con un compito ben specifico.



- Djet: il corpo, deputato
ad operare durante la vita terrena. Viveva fisicamente le esperienze di
vita, come amare, lavorare, essere la salute o sopportare la malattia, ecc.



- Ka: chiamato anche
"Doppio". Copia esatta del djet, era fisicamente inconsistente,
trasparente ed evanescente; corrispondeva a quello che noi, gente moderna,
chiamiamo Spirito o Fantasma.



Era raffigurato con due braccia sollevate
verso l'alto ed era quella, fra tutte le entità del defunto, che
aveva il compito di intraprendere il viaggio nell'Oltretomba per sottoporsi al
Giudizio di Osiride.



- Ba: un po' difficile,
definire questa entità. Di sicuro era qualcosa di speciale, che solo la
creatura umana possedeva e che la differenziava all'animale (senza anima).



Alla sottoscritta piace definirla
la parte divina che è in ogni essere umano: l'Anima, che Dio trasfuse all'uomo
quando lo creo, soffiandogli attraverso le narici. (concetto ripreso
successivamente dalla cultura ebraica: basta leggere la Bibbia e la Creazione
dell'uomo)



Il Ba è raffigurato come
un uccello (quasi sempre un airone) con testa umana, forse a causa della
presenza dei numerosi stormi d'uccelli che stazionavano sulle cime dei monti
delle necropoli.



- Ib: il cuore, sede della
coscienza e del carattere di ogni individuo.





- Shut: l'Ombra. Copia in
negativo del djet, alla morte dell'individuo, l'Ombra si staccava dal
corpo e vagava inquieta nell'attesa del Giudizio di Osiride. Accadeva anche che
lo seguisse nell'Aldilà.





- Ren: il Nome. Era così
importante, questa entità, da negare l'esistenza a chi non lo possedeva
o non lo possedeva più. Basti pensare al deplorevole uso di cancellare da
Templi e Monumenti, il nome di alcuni Faraoni scomodi, come il celeberrimo
Akhenaton, al solo scopo di cancellarne la memoria.



- Akh: chiamato anche il Glorioso
o il Luminoso.







Cosa accadeva ad una persona
appena defunta?



Ecco il rituale cui era
sottoposta e il mito, a cui il popolo egizio si aggrappava.



Convinto?... Immagino di sì!...
Almeno quella parte del popolo tenuto nell'ignoranza!



Subito dopo il decesso, i
Sacerdoti funerari prelevavano il cadavere e lo trasportavano alla Casa
dell'Imbalsamazione per prepararlo "fisicamente" all'Immortalità.



Settanta o anche ottanta giorni,
durava il processo di conservazione del corpo.



Qui, però, bisogna fare una
distinzione fra Imbalsamazione e Mummificazione.



La seconda era un "processo
naturale" di conservazione del corpo e lo si praticò, all'incirca, fino alla IV
o V Dinastia (epoca di Giza, Sakkara, ecc). Non occorreva intervenire sul
corpo, poiché bastavano clima secco e temperature elevate.



La prima era, invece, un
"processo artificiale". Il corpo veniva
svuotato degli organi molli (fegato, stomaco, intestino e polmone, i quali
venivano conservati in appositi contenitori,
conosciuti con il nome di vasi canopi) e il vuoto era riempito
con paglia, resine, balsami; poiché non si praticava ancora la sutura delle
ferite, queste tendevano ad aprirsi.
Per ovviare all'inconveniente, il cadavere veniva avvolto in bende tenute
insieme da una colla, scura e densa. Ancora oggi non se ne conosce bene il
composto, che qualcuno chiamò (in
egiziano): mummif (bitume), da cui la parola mummia.





Seguiva una cerimonia funebre
officiata, alla presenza di amici e parenti, da Sacerdoti funerari, tra cui il
sacerdote-sem, riconoscibile (in pitture parietali o papiri) dalla pelle
di leopardo sulle spalle e il chery-webb, Sacerdote
-lettore,riconoscibile dalla lunga stola bianca adagiata su una spalle.



Prima di calare il sarcofago
nella tomba, si metteva in atto un
complesso rituale conosciuto come "Il rito dell'apertura della
Bocca", che avrebbe restituito i sensi al defunto e gli avrebbe
consentito una vita "normale"..





Cosa accadeva, nel frattempo alle
altre entità?



Il Ba, l'Anima, usciva
dalle narici e con forma di uccello con testa umana, volava sulle montagne
della necropoli. Qui restava in attesa di congiungersi alle altre entità,
dopo il Giudizio di Osiride.



Anche la Shut, separata
dal corpo, restava in attesa e in caso di Giudizio sfavorevole, si aggirava di
notte, arrecando ovunque terrore e danno. Qualche volta riusciva a seguire il Ka
nel suo peregrinare lungo le vie dell'Oltretomba e, se il Giudizio di Osiride
fosse stato sfavorevole, non c'era scampo neppure per essa.



-L'Ib, il Cuore, doveva
raggiungere il Tribunale di Osiride per essere giudicato. Messo su uno dei
piattelli della Sacra Bilancia di Maat, Dea della Verità e della Giustizia, doveva
pesare non più della Sacra Piuma, che la Dea si staccava dal capo e poneva
sull'altro piattello.





Ma... torniamo al Ka, lo Spirito.
Era il solo (a parte il Cuore) fra tutte le entità del defunto, a
mettersi in viaggio attraverso le oscure ed insidiose vie della Duat,
l'Oltretomba egizia. Doveva affrontare creature spaventose come il serpente
Apep,(meglio conosciuto con il nome di Apofi), il leone Akhet, il coccodrillo
Shui e molte altre ancora; doveva percorrere fiumi dalle acque impetuose, laghi
di fuoco, montagne di ghiaccio e... (chi più ne ha, più ne metta).



In questa impresa, però, non era
né solo né sprovveduto: Divinità
funerarie erano pronte ad aiutarlo e, naturalmente, la Magia... la magia, ancella della Religione
o, più esattamente, sua comprimaria: il defunto, infatti, aveva a sua
disposizione He-kau, formule magiche per affrontare pericoli e
annientare nemici. Erano, per lo più, scritte su scarabei di pietra turchese;
in alcune tombe ne sono stati trovati fino a novanta esemplari.



Giunto alla Sala del Tribunale,
lo aspettavano Osiride e la Corte dei Quarantadue Spiriti, ognuno dei quali
rappresentava un peccato: invidia, inganno, appropriazione indebita, ecc.)



Formule magiche, naturalmente, lo
aiutavano a superare le difficoltà... D'altronde, bastava essere innocente di
almeno Sette dei Quarantadue Peccati per scongiurare la fine.



Una fine davvero orrenda, quella
riservata ai peccatori: le fauci di Ammit la Bestia, un ibrido con testa di
ippopotamo, corpo di leone e coda di coccodrillo.



Il Ka che fosse riuscito a
superare il Giudizio, poteva fare due cose (e di solito le faceva entrambe):
restare nell'Oltretomba e soggiornare negli Hotep Jaru, il Paradiso
egizio, come Spirito, oppure tornare
nella hut-ka, la tomba, dove lo aspettava il corpo imbalsamato e dove
poteva congiungersi alle altre entità e vivere fisicamente in
quella dimora.



Era quello, infatti, lo scopo
della preservazione del corpo fisico: dare un supporto allo Spirito e
permettere al defunto la sua Vita Eterna.





E l'Akh, il Luminoso?



All'interno della tomba poteva
accadere uno strano fenomeno: dopo un po', il corpo di un defunto innocente e
virtuoso cominciava ad emanare luce. Meno erano i peccati, più intensa si
faceva la luce: un modo poetico, forse, degli Antichi Egizi, di spiegarsi il
fenomeno dei fuochi fatui.









Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: