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lavoro pubblicato martedì 24 gennaio 2012
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

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SFINGI E CHIMERE

di mariapace2010. Letto 748 volte. Dallo scaffale Storia

Sfingie Chimere SfingeE' un nome che evocaimmediatamente atmosfere di mistero e simbolismi, ma bisogna distinguere fra laSfinge egizia e quella greca:...









Sfingi
e Chimere





Sfinge





E' un nome che evoca
immediatamente atmosfere di mistero e simbolismi, ma bisogna distinguere fra la
Sfinge egizia e quella greca: la prima è la raffigurazione della potenza
regale, mentre la seconda è una figura mitologica.





Sfinge
egizia





Questo straordinario monumento è
assurto a simbolo dei misteri che ancor oggi circondano la civiltà egizia.
(misteri che studi ed inarrestabile ricerca, continuano a svelare) In realtà
non ha nulla di misterioso, né di mitologico; ha, invece, come tutte le statue
egizie, una ben precisa funzione: quella di proteggere.



"Proteggo la cappella della tua tomba



sorveglio la tua porta..." sta, infatti, scritto su un esemplare
risalente alla XXVI Dinastia.



Corpo leonino e testa umana,
sulla fronte l'urex, il cobra
reale, la Sfinge simboleggia la natura divina del Faraone.



La Sfinge più famosa si trova a
Gizah, porta il volto del faraone Kafra
e risale al 2.570 a.C. - IV Dinastia, Antico Impero.



Durante lo scorrere di tutti
questi secoli, non c'è stata generazione capace di sottrarsi al suo fascino
enigmatico.



Per gli Arabi era Abu-el-hol,
ossia, "Padre della paura", a testimonianza dei sentimenti di timore che
l'immenso colosso di pietra era capace di suscitare in gente superstiziosa che
la credeva una raffigurazione del male; per gli Antichi Egizi, però, era la Shepes-ank,
"L'Immagine Vivente", provvista di Ka e Ren = Spirito e Nome.



Imponente ed enigmatico, fin
dall'antichità, questo colossale felino di pietra ha alimentato leggende ed
aneddoti. (talvolta anche riprovevoli)



Ricordiamo il faraone Thutmosis
IV che, ancora ragazzo, a seguito di un sogno in cui la Sfinge gli prometteva
il trono se l'avesse liberata della sabbia che minacciava di seppellirla, le
dedicò una stele. I Mamelucchi, qualche millennio dopo, l'aggredirono a
cannonate, portandole via il naso e, più recentemente, avventurieri senza
scrupoli usarono la dinamite per penetrare al suo interno nella speranza di
trovarvi tesori.



Attualmente la sfinge di Gizah
non gode di ottima salute.







Non è una novità. Più volte in
passato si è tentato di rimetterla in sesto e ogni volta i risultati sono stati
disastrosi.







Oggi ci si domanda: chi salverà
la Sfinge?



Ma perché la Sfinge è così
"malata", mentre le Piramidi, di cui doveva essere "Il Protettore", pur
spogliate del pregiato rivestimento esterno, godono di buona salute?



A proposito di Piramidi, un detto
recita così:




"L'uomo ha paura del Tempo,



ma il Tempo ha paura delle Piramidi!"



Le ragioni sono molteplici:
tempo, vento, sabbia e, non ultima, l'opera dell'uomo. La vera causa sta,
forse, nella sua stessa struttura morfologica.



Originariamente, l'immenso
monumento era una collinetta di pietra calcarea da cui furono estratti i
blocchi per le prime assise delle Piramidi di Keope e suo figlio Kafra.
All'informe ammasso che ne restò e seguendone la naturale struttura
morfologica, fu data la forma di un leone con testa umana che, rivestita di
pietra pregiata, divenne la Shepes-ank, la "Immagine Vivente" di
Atum-Ra, con il volto del faraone Khafra.







Oggi come ieri, sebbene mutilata
e oltraggiata, continua a suscitare stupore e meraviglia ed è meta di milioni
di turisti che, di giorno ne subiscono il fascino semplicemente osservandola e
di sera vivono le suggestioni di spettacoli come "Suoni e Luci"







Fantasiose teorie sono sorte
intorno alla Sfinge di Gizah, che si vuole, risalente ad epoca assai più
remota, attribuendone la costruzione a civiltà sconosciute e misteriose come
Atlantide o scomodando addirittura gli extraterrestri.



Accantonando queste improbabili
teorie, prive di ogni serio supporto scientifico, quella di Gizah è l'esemplare
più famoso di Sfinge egizia, ma ne esistono altre, altrettanto importanti per
funzioni e caratteristiche.



Piccola, ma dal fascino
particolare è quella della famosa Regina-Faraone Huthsepsut, custodita al Museo
Egizio di Torino; androgina ed elegante, invece, è quella del faraone Amenopeth
III.



Che dire del "Viale delle Sfingi"
a Luxor e del "Viale delle Sfingi Criocefali" (a testa di montone) a Karnak?



Speriamo soltanto che, dopo aver
attraversato indenni secoli e secoli, l'uomo moderno sappia custodire e
conversare per altri millenni queste meraviglie.











Sfinge
greca







Al contrario della Sfinge egizia,
la cui funzione era quella di proteggere, la Sfinge greca era una figura
terrorizzante, inquietante e tragica. Come in molti dei miti greci. Lo fu la
sua stessa nascita: il frutto di un rapporto incestuoso tra la bestiale Echidna
e suo figlio Ortro, cane a due teste.



Chi o cosa potevano generare due
mostruose creature, se non un altro mostro? Sfinge era un ibrido alato con
testa di donna e corpo di leonessa.







Il mito narra che fu mandata a
Tebe per vendicare la morte del bel Crisippo, ucciso da Laio, Re della città,
che aveva approfittato sessualmente di lui, contro natura.



Il mostro si appostò sul Monte
Ficione; secondo altre versioni, addirittura su una colonna nel bel mezzo della piazza della città.







Il mostro chiedeva a tutti i
passanti di sciogliere indovinelli... pena la morte.



L'enigma più ricorrente era:



"Chi è quell'animale che al
mattino cammina a quattro zampe, a mezzogiorno su due ed a sera fa uso di tre?"



Per liberare la città da quel
flagello, Laio stava recandosi a Delfi per chiedere responso al Tempio, quando
si scontrò con un certo Edipo.



La strada era stretta e il Re gli
chiese di farsi da parte.



Quell'Edipo, però, era un giovane
dotato di arroganza più che di rispetto e, ignorando che l'uomo che gli stava
di fronte era nientemeno che suo padre, non solo non gli dette la precedenza,
ma passò alle mani... anzi, alla spada e fece fuori lui e il suo araldo... anche
perché uno dei cavalli gli aveva pestato i piedi.( i piedi di Edipo, vedremo in
altra sede, avevano un buon motivo per stare in scena in questo mito...).



Giunto a Tebe, il giovane
affrontò la Sfinge e al suo indovinello rispose così:



"E' l'uomo! Egli cammina a
quattro zampe da bambino, su due piedi da adulto e si appoggia al bastone da
vecchio."



Sconfitta e sconvolta, la Sfinge
si gettò dalla rupe (o dalla colonna), sfracellandosi.







Chimera





Ancora più mostruosa era
quest'altra creatura mitologica, essa pure figlia di Echidna: testa di leone,
corpo di capra e coda di serpente... e poiché il gusto per l'orrore era spiccato
già a quei tempi, il mito la dotò anche di alito infuocato e pestilenziale.







Il mostro seminava il terrore in
territorio di Licia e il Re di quelle contrade, si vide costretto a chiedere
aiuto ad un suo ospite: un certo Bellerofonte.



"Il Re di Carnia, mio nemico, -
gli disse - tiene in casa quel mostro come se si trattasse di un animale
domestico."



L'eroe non si fece ripetere
l'invito e partì subito per l'impresa. Per prima cosa domò Pegaso, il cavallo
alato, nato dal sangue della Medusa, una delle Gorgoni e la sola delle tre
sorelle ad essere mortale.



Domare Pegaso, però, non fu
impresa facile. Bellerofonte lo trovò che stava abbeverandosi ad una delle fonti
che lo stesso Pegaso faceva sgorgare battendo il suolo col uno degli zoccoli.
Riuscì a catturarlo con una briglia d'oro, dono della dea Atena e,
naturalmente, con l'aiuto della Dea stessa.









Riuscire ad uccidere la Chimera,
però, era tutt'altra impresa; Bellerofonte
le piombò addosso in groppa a Pegaso e la colpì con la lancia dalla
punta di piombo che le conficcò in bocca. L'alito di fuoco della mostruosa
creatura fece sciogliere il piombo, che scivolò giù, attraverso la gola,
sciogliendo tutti gli organi vitali e causandole la morte.







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