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lavoro pubblicato venerdì 20 gennaio 2012
ultima lettura martedì 29 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

DOMANI TI DIRO’ CHE ANCH’IO HO VISSUTO (Intermezzi dell’anima)

di Diabolik. Letto 744 volte. Dallo scaffale Amore

Dedicato a tutte le donne che mi hanno abbandonato, un giorno, dandomi l'illusione di averle io lasciate. La mia involontaria vendetta è stata quella di averle, quasi tutte, dimenticate; la loro condanna quella di non aver potuto fare altrettanto...

Adesso che soppeso il fardello dei rimpianti, non so se la forza del cuore pareggi lo sfacelo dei tempi che furono. Tante volte ho soppesato il mistero della vita e quando nelle sere essa, nella sua nascita e nella sua morte, mi sembrava tutta legata ad un filo evanescente di occasioni contingenti, me ne andavo a passo lieve ma con dentro un dramma che non bastava a far svanire il pensiero sulla vanità del tutto. Muovevo qualche passo, e il vagito della nascita di una nuova conoscenza prorompeva dal ricordo della donna appena accompagnata e non mi dicevo Je suis un couillon ma continuavo a camminare con una punta di dolore nel cuore; il cuore mio che restava veicolo insignificante di forze sconosciute eppure appartenenti a me indissolubilmente in una dimensione di colpa della mia coscienza. Non era un peccato vivere, eppure avrei fatto a meno delle mie facoltà di pensiero per non cogliere la mia vita, quella tua alla quale mi vedevo irrimediabilmente legato.
E se osavo legare qualche dubbio al tutto, mille voci mi invadevano da ogni poro della realtà e venivano a formicolarmi sulla pelle fino a darmi un brivido che mi scuoteva nelle ossa. Oh mia cara, quando scende la sera non sentire solo nelle tue membra il torpore della solitudine, qualcosa ancora da lontano ci lega e mi trasporta nelle notti insonni in un turbinio di palpiti di vento.

L'altro giorno eri con me, ma non sentivi più acuto il tramontano dissolvere l'orgasmo dell'incontro; tu ti scuotevi fantasma ormai passato ed un fatto ineluttabile si scioglieva in me che vedevo frantumarsi il nostro nido.

Era il freddo dell'addio che ci faceva stringere le spalle e raccorciare il collo nel giaccone. Ti rivedo piangere improvvisa, segretamente, e non saprei se piangere pure io adesso che ti vedo andare lontana, adesso che il vento dei ricordi sferza il mio viso e sento vuoto ogni mio stanco passo sotto i fanali della vita. Anch'io, mia cara, vissi vicende inenarrabili come inenarrabile si svolge la pena del selciato che ora calpesto e guardo, spento come lampione privo di energia.

Se guardi nel mio cuore, un mucchio di rovine ti compare; mi chiedo dove vado, ripiombo nell'esistere, ricado mentre il cielo ammicca. Dove porta la strada che percorro? Più in là, forse, saprò dove mi conduce questa forza strana, che insieme ci ha congiunto per poi lasciarci automi, manichini senza senso né fine né meta. Mi inabisso nel tentativo di non pensarti ma non c'è via d'uscita al mio dolore affisso ad ogni angolo di piazza. Questa notte non rientrerò; berrò con un amico qualcosa in un qualunque locale affacciato su una piazza, come in un rito, e sentirò l'amaro di ogni vita in fondo al mio bicchiere muto e sordo.

Domani ti dirò che anch'io ho vissuto.

Erano sempre più buie le notti quando la tua immagine tornava a tormentarmi; tutto avveniva in dimensioni che mi apparivano immortali, e se solo alzavo un dito a richiamare fantasmi amici e buoni, la vita ripiombava in un baleno nel ventre di un congegno arrugginito; tornavano ricordi imbizzarriti; fuggiva ogni presente in un sudore freddo e diventavo veicolo passato accanto a tanti altri vuoti ed inutili robot stridenti di forze inconsapevoli che pure lacerano le mie carni. Il sangue usciva a fiotti nell'inverno, ghiacciava sull'asfalto polveroso. E allora come adesso mi dicevo: ecco, è successo; come? Quando? Perché?...

No, non dirò Je suis un couillon; il cuore pompa ancora tante pene, se mi ribello e avvampo di esplosioni, una stella occhieggia di mistero; basta una notte e ripercorro per intero, ciclo su ciclo, l'arco del nostro amore. Di nuove nascite, di nuove morti vibro in ogni istante eterno. Se palpito non urlo, se taccio non gesticolo ma se chiudo gli occhi non nascondo a lungo il bisogno accattone di albe nuove; il sangue bolle, cerco ancora un porto per ritrovare libero una fede, in te, in me, nell'impeto passato...

Domani ti dirò che anch'io ho vissuto.





Commenti

pubblicato il 20/01/2012 15.45.42
Diabolik, ha scritto: Anni fa, tornato da un viaggio, a casa ho trovato le stesse cose di sempre senza altra novità se non quella di questa dolorosa storia di un addio, anch'essa di sempre. Dà nausea, opprime, la storia quando si sviluppa in una specie di quadrato personale. Mi spiego meglio. La storia, cioè il fatto, ciò che cerco di narrare, è uguale a tanti altri. E' capitato a me, capita a tutti o potrebbe, non importa. Una volta accaduto, è questo è importante, diventa storia, storia di una vita o di un momento di essa, storia di uno stato insolito, reale, palpitante e palpabile, autentico, tutto sommato storia da narrare con tutti i possibili contorcimenti che la storia (questa od una qualsiasi) prevede o esige. E' stata qualcosa nella mia vita, in un momento e per la sua parte, e come tale merita ancora di più di essere rivissuta nella parola scritta e consegnata al tempo. Ecco perché e da dove è nato "Domani ti dirò" Diablo

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