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lavoro pubblicato giovedì 19 gennaio 2012
ultima lettura domenica 18 agosto 2019

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IL QUADRO SIMBOLO DEI BLOGGERS E DEGLI SCRITTORI DI LITWEB

di ilMoscone. Letto 728 volte. Dallo scaffale Generico

A Bruno Corino  “ Nel mio quadro del Caffè di notte, ho cercato di esprimere che il caffè è un luogo in cui ci si può rovinare, diventare pazzi, commettere crimini.Infine, per mezzo di contrasti fra rosa tene...

A Bruno Corino

<img style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px" src="http://img194.imageshack.us/img194/3400/vincentvangoghnightcafe.jpg" alt="" align="middle" />


“ Nel mio quadro del Caffè di notte, ho cercato di esprimere che il caffè è un luogo in cui ci si può rovinare, diventare pazzi, commettere crimini.
Infine, per mezzo di contrasti fra rosa tenero e rosso sangue e vinaccia, fra tenue verde Luigi XV, e Veronese, che contrastano con i verde-giallo e i verde-blu duri, il tutto in un’atmosfera di fornace infernale, di zolfo pallido, ho tentato di esprimere qualcosa come la potenza delle tenebre di una bettola.
E tuttavia sotto un’apparenza di allegria giapponese e la bonarietà del Tartarin…”

Brano della lettera numero 354, scritta da Vincent Van Gogh al fratello Theo, da Arles, l’8 settembre 1888.

Quando mi chiedono qual è il quadro simbolo dei bloggers e degli scrittori di litweb, non ho esitazione: “Caffè di notte ad Arles” di Vincent Van Gogh.
Questa pittura è rivoluzionaria tanto quanto Internet o Google.
In quest’opera, il genio olandese rinuncia al verismo e alla pittura tonale e inventa l’uso del “colore puro” dinamico:
“Voglio dipingere col rosso e col verde le terribili passioni umane”, scrive ancora al fratello:
“Che cos’è disegnare? Come ci si arriva? E’ l’azione di aprirsi un varco attraverso un invisibile muro di ferro, che sembra trovarsi fra ciò che SI SENTE, e ciò che SI VEDE.
In che modo bisogna attraversare questo muro, dato che non serve a niente colpire con forza, bisogna minare questo muro e attraversarlo con la lima, lentamente e con pazienza, secondo me.”.

Un pittore esperto, un giorno, m’insegnò un metodo sicuro per riconoscere le persone ignoranti d’arte.
- Quelli che dopo aver visto un quadro, dicono “ Che bello! Somiglia al vero, è più reale del reale”, non capiscono niente di pittura.
E’ proprio così, c’è un muro d’acciaio tra quello che vediamo materialmente e sappiamo (tramite triti schemi sociali vuoti e conformisti) e quello CHE SENTIAMO E INTUIAMO.

I Social Forum, se seguite l’analogia con la ricerca del varco nel muro di ferro di Van Gogh, sono dominati dalla comunicazione di un verismo appiattito sul presente (i miei viaggi, i miei figli, i bigodini di mia moglie, la mia fottutissima macchina nuova, ecc…) e dalla propagazione di luoghi comuni tristissimi e omologati (il sogno americano di terza mano, il berlusconismo di provincia e d’accatto, il consumismo per vegetali).
Questi patetici figuri, intrappolati nei loro meschini desideri autoreferenziali, li vedete dipinti in modo mirabile da Vincent negli avventori del bar di notte, seduti ai tavolini.
Piccoli borghesi capitalisti che all’occorrenza possono trasformarsi in criminali incalliti, ipocriti, feroci e senza alcun senso del sacro.
Il nostro Vincent si rappresenta nel personaggio vestito di bianco, in piedi vicino al biliardo, che cerca di lottare contro lo sfacelo egotico che lo attornia.
Alla dittatura del materialismo e del luogo comune, Van Gogh oppone la sua tecnica del colore puro e dinamico, spremuto direttamente dal tubetto, negazione implicita della pittura tonale realista e verista.
Lui, Cezanne e Gauguin, per primi, rivendicano l’importanza per l’essere umano di esprimere QUELLO CHE SENTE, come fonte genuina e sorgiva del suo essere.
Vincent credeva che il mondo potesse migliorare, se l’uomo fosse riuscito a esprimere liberamente i sui pensieri e i suoi sentimenti, se fosse tornato a specchiarsi nella sua vera natura.
Fu il suo errore fatale: nessuno di noi, da solo, può cambiare quest’orribile società fondata sull’indifferenza e la violenza e sarà il mondo a cambiare te.
Questo mostro resterà sempre lo stesso; le sue leggi restano ovunque, diffusamente crudeli e inique, e chi, come Vincent, fissa gli occhi sulle potenze della natura, per esprimerne le manifestazioni energetiche, verrà suicidato dalla Società e allontanato con il crimine o con la noncuranza – il delitto perfetto della Società – come persona non gradita.
Il vestito bianco, le tre palle bianche sul biliardo, il vaso con i fiori bianchi: le immagini di quell’astro giallo girasole che rappresentava per Van Gogh la salvezza e diventò presto il pretesto per il suo annientamento.
Presto, la Società emise il suo verdetto finale e lo suicidò.
- Tu osi rappresentarci come dei miserabili predoni, feroci ed egoisti e peggio ancora, dipingi una via d’uscita, una salvezza, una sacralità costruttiva e comunitaria?
Ti condanniamo al suicidio.

Questo è il destino dei bloggers e degli scrittori di litweb che si oppongono al finto realismo dei Social Forum e alla routine dei luoghi comuni del consumismo Web e dell’autoreferenzialità coatta, sfruttata dai cialtroni che si approfittano dei sentimenti altrui con l’editoria a pagamento.
Questi eroi stanno bene attenti a non fare lo stesso magnifico sbaglio di Vincent.
Questo mondo da soli non può essere cambiato.
Possiamo, da soli e insieme, imparare a non farci cambiare troppo da questo Orrore di società, mediante una lotta coraggiosa, irriducibile e una resistenza disperata, forse, ma accanita, organizzata, comunitaria e fiera.



Commenti

pubblicato il 19/01/2012 10.10.20
giordanogiordani, ha scritto: Grazie Moscone della dedica e delle commoventi parole con cui hai saputo esprimere la grandezza di questo nostro sfortunato poeta del colore...

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