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lavoro pubblicato domenica 15 gennaio 2012
ultima lettura giovedì 16 maggio 2019

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Solaria: L'Era dell'Oscurità -capitolo primo-

di dany94. Letto 702 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Capitolo I: Le orme del padre...Caprica Soundtrack A Tauron Sacrifice(Solaria: L'Era dell'Oscurità Soundtrack 02 “Non dimenticare”)...

Capitolo I: Le orme del padre...

Caprica Soundtrack A Tauron Sacrifice
(Solaria: L'Era dell'Oscurità Soundtrack 02 “Non dimenticare”)


Mireos guardava sconsolato quelle fiamme. Non vedeva più la salma del padre, ma solo migliaia di lingue di fiamma che dardeggiavano nella penombra di quella sala del sacrario. Nei suoi occhi blu non vi erano lacrime, li era stato insegnato a non versarne mai e per nessuna ragione, come un vero Corinthiano. Ma avrebbe voluto piangere, con la testa sul petto del padre, come un vero figlio avrebbe fatto.
Cosa contavano i precetti della sua cultura davanti alla tragedia? Cosa contava tutta quella cerimonia se non era permesso al figlio di piangere il padre? Esprimere i veri sentimenti che provava dentro di sé. Rimase in piedi, con i pugni contratti e la giacca, sotto al mantello, chiusa come il suo animo.

«Mireos Irolia? Posso parlarti?», una voce femminile pose quella domanda, destando Mireos dalla sua silente contemplazione della pira. Il giovane volse il capo verso la fonte di quella domanda, trovandosi innanzi ad una alta ufficiale della Confederate Fleet.
Aveva indosso la divisa bianca per le cerimonie funebri con i fregi neri, non portava alcun berretto e al braccio portava una fascia nera. Sembrava una di quelle guerriere nobili del passato, uscita direttamente da un quadro: il suo viso era severo ma dai lineamenti belli, con profondi occhi marroni e cortissimi capelli neri.
Mireos fece cenno di sì e lei li fece cenno di seguirla fuori dalla camera della pira.
«Vieni, Mireos», disse con una voce che aveva una nota autoritaria stemperata dal cordoglio. Aveva conosciuto suo padre?
Il corridoio adiacente alla sala era ornato su tutti i lati da bandiere a mezz'asta appartenenti a vari mondi confederati. Una fotografia era appesa sull'angolo sinistro della porta, e mostrava un pianeta azzurro con poche, piccole masse continentali. La donna toccò con il pugno quella fotografia e mormorò: «Non dimenticare mai».
Condusse Mireos sulla balconata panoramica, dove le raffiche del vento scompigliavano i capelli e portavano con sé l'odore del mare. Il cielo azzurro e costellato di nuvole di Corinthia fu come un balsamo per entrambi, dopo tanti minuti passati al chiuso dentro la camera della pira.

«Cosa vedi, ragazzo?», domandò la donna mentre si appoggiava alla balconata di marmo e gettava uno sguardo verso l'oceano, tremiladuecento metri più in basso.
«Mi scusi?».
«Ti ho chiesto che cosa vedi. Si risponde alla domanda di una persona più grande.».
Mireos andò alla balconata e guardò ciò che stava vedendo la donna, rimanendo colpito dallo strapiombo. Si sentì grato agli dèi per avere i piedi solidamente piantati sulla balconata collegata al sacrario, costruito su di una delle isole minori della città fluttuante di Hypàthia.
«Vedi quello per cui tuo padre è morto. Vedi il mare, vedi il cielo...vedi Corinthia.».
«Voleva che dicessi questo con quella domanda?».
La donna inspirò profondamente. Quel ragazzo era ancora un adolescente ignaro della vera realtà dell'universo, di come questo fosse spietato con gli esseri umani e di come i loro confini fossero distese di cadaveri bruciate dalle esplosioni. Saperlo, vederlo attraverso i telegiornali del C-Network non era lo stesso di viverlo.
«La Chera non è mai cattiva e non è buona. Tutti dobbiamo morire, Mireos. Questo lo sai bene. Il nostro animo lascia questa valle di oscurità e sale nella casa dei nostri padri. Quello che davvero conta è per chi diamo la vita.».
Si volse verso il ragazzo e dalla tasca prese una medaglia d'oro. Aveva la forma della stella di Solaria, con quattro bracci principali che si allungavano in misura maggiore degli altri quattro, più corti e dai fili più arrotondati.
«Questa è di tuo padre. Non dico era perché lui non è completamente svanito. Vive in te che sei il suo erede e nei suoi familiari. La memoria è il dono che gli dèi hanno fatto alla nostra razza. Ci permette di ricordare e commemorare chi perdiamo.».
Pose la stella nella mano di Mireos e gliela chiuse con gesti attenti.

Caprica Soundtrack - The Adama Name
(Solaria: L'Era dell'Oscurità Soundtrack “Son of Corinthia”)


«Questo non vuol dire che si muore inutilmente. Non crogiolarti nel sapere che comunque dovrai passare oltre e che troverai i tuoi cari. Chiediti per cosa combatteva tuo padre.».
«Ma tu...lei lo ha conosciuto?».
«Sì», disse la donna, «L'ho visto lanciarsi verso l'Ade insieme ai suoi compagni ed uscirne vivo decine di volte. Era un OPSA, un paracadutista orbitale della Confederazione. Era un padre, ma allo stesso tempo era un solariano e come tale aveva il dovere di proteggere il suo popolo.».
Mireos abbassò gli occhi sulla stella che aveva nel palmo della mano. Riflesse per un momento il bagliore del giallo sole di Corinthia, lasciando leggere le parole “PRIMO PASSO VERSO L'ADE! HOO-RAH!” che vi erano state incise nell'elegante alfabeth corinthiano.
«Lui è morto per difenderci dagli xeno...», mormorò il ragazzo con un nodo alla gola.
«Per difenderci dagli Xeno, dagli eretici, dai traditori...da tutti coloro che vorrebbero distruggerci solo perché siamo quel che siamo, la più grande e gloriosa civiltà che l'universo vedrà mai. Lui è morto per Solaria, per tutti noi.».
Il giovane ragazzo strinse il pugno, chiudendo la stella tra le dita. Il morso gelido del metallo contro la pelle parve risvegliare in lui un vigore andato spento dopo la notizia della morte del padre.
«Quando sarai più grande vieni a cercarmi. Chiedi della Archon Sairia Altarne di Oceanus. Farò in modo che il sacrificio di tuo padre viva in te come in tutta la nostra gente rendendoti un soldato come lo è stato lui. Saresti pronto a seguire le sue orme, figlio di Corinthia?».
Fu la risposta più dura da dare della sua intera vita, ma lo fece mosso dalle emozioni che Sairia aveva fatto nascere nel suo animo fatto a pezzi.
«Sì.».

Le antiche scritture dicono sempre che ciò che è stato una volta tornerà ad esserlo ancora ed ancora. La storia è ciclica, un ripetersi di eventi nei quali cambia solo la forma ma non la sostanza.
I figli prendono il posto dei padri e delle madri, prima di essere sostituiti a loro volta. Gli dèi non dominano il Fato, ma gli uomini...loro possono forgiarsi il proprio destino, se davvero lo desiderano, oppure seguire la marea e contribuire a fare ripetere il cerchio all'infinito.
Tutto è nelle mani degli esseri umani, imperfetti e allo stesso tempo perfetti come ogni creazione divina.


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