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lavoro pubblicato lunedì 9 gennaio 2012
ultima lettura venerdì 11 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La Prova

di Massimo70. Letto 2063 volte. Dallo scaffale Eros

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La stanza era piena di luce, inondata dall’ampia finestra che si apriva in faccia al giorno, quantunque non fosse una giornata di sole ma anzi, pigramente nuvolosa.

Al centro della stanza, al centro esatto tra i due letti separati e del rosone di marmo sul pavimento, Lea vociava, imprecando imperiosa, col suo solito tono di voce squillante che rendeva anche la sua affermazione più seria vagamente isterica.

“Voi non capite niente..!” stava puntualizzando, puntando il dito un po’ verso l’alto, un po’ intorno, come fosse una micro telecamera con cui inquadrare di volta in volta il suo interlocutore. “vivete ancora nel mondo dei sogni, la vita è reale, concreta, fatta di azioni che provocano a loro volta altre azioni e chi non capisce questa semplice regola universale non deve poi lamentarsi se tutto il mondo gli gira contro”.

L’interlocutore, anzi, gli interlocutori stavano seduti sulla grande poltrona di velluto rosso appoggiata contro la parete opposta della stanza, esattamente di fronte alla finestra, investiti in pieno dalla luce che filtrava dalle vetrate.

Pantera, nel suo abbigliamento sobrio, ma aderente abbastanza da delinearne le sensuali forme, lupetto a collo alto su pantalone fasciante, il tutto in un delizioso nero che faceva pendant con la sua cascata di ricci color della notte, sedeva di fianco, a schiena dritta, sul bracciolo della poltrona, fissando l’amica con occhi scuri, fermi ed inespressivi, come avesse già visto la stessa scena più e più volte, ma attenti ad ogni movimento di questa.

Daimon, sedeva comodamente a gambe accavallate all’altezza del ginocchio, fissando la giovane al centro della stanza con un sorriso talmente accennato da parere più una smorfia ironica. Abbigliamento quotidiano, quasi banale il suo, blue jeans sotto un largo maglione color panna, tanto da rendere se possibile ancora più stridente l’effetto che il suo sguardo color carbone sapeva generare in chi lo ricevesse.

“Sicché tu vieni a parlarci del nostro mondo”, rispose calmo Daimon, “pretendendo non solo di conoscerlo ma di saperne abbastanza da demolirne l’essenza con la tua logica ferrea ed impeccabile…” l’ironia sottile e sottesa alle sue parole non sfuggì a nessuno nella stanza.

“Sono fatti. Quelli che vi porto sono fatti, non teorie sognate ad occhi aperti” concluse Lea, incrociando le braccia quasi a sottolineare il peso della sua conclusione.

“Fatti…” riprese Daimon, come riflettendo a voce alta, alzandosi, girando intorno a Lea e avvicinandosi lentamente alla finestra come per un impulso controllato a guardare fuori. “E tu pensi di essere fuori da questi fatti, giusto? Ho capito bene… Lea?” ulteriore sottolineatura che non sfuggì alle presenti, quantunque non fosse chiara ancora la direzione del suo pensiero.

“che vuoi dire? Certo che ne sono fuori! Io vivo nella realtà, non nell’illusione che mi creo da sola!” tutte puntualizzazioni che accentuarono la smorfia di Daimon in un mezzo sorriso. Solo su metà viso. L’altra metà cominciava ad assumere una sfumatura meno ironica, appena più inquietante.

Daimon volse le spalle alla finestra, divenendo per un attimo poco più di una sagoma scura contro la vetrata. Pantera lo fissava attenta, forse incuriosita. Silenziosa.

“sicché tu non vivi nei sogni…” riprese girando ancora attorno alla giovane interlocutrice, “e suppongo tu non abbia nemmeno sogni nascosti, in te è tutto chiaro, razionale… dico bene? Ho capito bene?” per quanto il tono dell’uomo fosse limpido, ogni domanda cominciava vagamente a suonare come un cerchio concentrico ad un altro e ad un altro ancora. Domande che circondavano Lea lentamente, come le funi di una trappola studiata. Una trappola per animali.

Forse l’istinto cercò di soccorrere la giovane, perché si videro i suoi occhi oscillare velocemente entro le orbite, da un lato all’altro della stanza, più e più volte in pochi secondi. Ma la sua logica non doveva aver visto nulla di sospetto e non lo ascoltò.

“si certo. Non ci sono ombre nelle mie idee”. Il suo primo errore. Il supporre come certezza.

Daimon le si avvicinò puntandole gli occhi negli occhi, non era uomo da mezze misure, Pantera lo sapeva bene, perciò non si stupì quando la voce di Daimon, sempre calma, sempre apparentemente misurata, scandì lentamente, soppesando ogni sillaba “tu sei solo una troietta”.

La frase riecheggiò per un attimo nella stanza e, probabilmente, nella mente di Lea, che parve scuotersi dopo essersi assicurata di averne capito bene senso e significato.

“ma come ti permetti? Con chi credi di avere a che fare..?” il tono voleva forse suonare risentito, intenzionato a proseguire. “con una troietta succhiacazzi” fu la risposta ironica e divertita che la inchiodò nuovamente in un silenzio stupito, come avesse ricevuto un colpo alla bocca dello stomaco.

“Tu…” provò a rincalzare Lea…

“vorresti dirmi che se mi risedessi su quella poltrona a gambe aperte non verresti da me persino strisciando, se te lo chiedessi, a succhiarmelo..?”

“…se me lo chiedessi…?” il tono sembrava improvvisamente smarrito, perso, come cercasse in se stessa una risposta convincente.

“Se te lo ordinassi!” precisò Daimon.

Quelle parole parvero scuotere il suo equilibrio razionale ancora di più…

Daimon decise che era tempo di affondare il colpo contro quella che sentiva una razionalità ipocrita. Si volse verso Pantera che già dallo sguardo aveva colto in lui l’approssimarsi di un’intenzione “fai entrare Madame…” indi di nuovo verso Lea “ho una sorpresa per te…”.

Pantera aprì la porta. Madame entrò nella stanza, indossava una mascherina velata rossa ed una lunga vestaglia dello stesso colore. Sotto, tra un passo e l’altro s’intravedeva pelle nuda.

Si fermò di fronte a Lea.

“inginocchiati…” mormorò Daimon

“cosa..?” esclamò sbalordita Lea, facendo quasi mezzo passo indietro

“inginocchiati! E non fingere che non ti piaccia ricevere ordini…”

Con un’espressione di smarrimento sul viso, come chi fa qualcosa senza sapere perché, Lea piegò lentamente le ginocchia, sotto lo sguardo impietoso di Pantera, alla presenza di Daimon che la sovrastava, e alzò gli occhi, improvvisamente colmi di una strana disperazione che non chiedeva fuga, verso Madame.

“baciala…” le sussurrò Daimon all’orecchio, Lea non capì.

“baciale il sesso!” Lea rimase immobile per un istante, come persa altrove… poi si accinse ad obbedire, meccanica, come un automa che riceva un comando.

Scostandone piano la veste, appoggiò piano le labbra al sesso di Madame immergendovi in poco tempo tutta la bocca. Madame iniziò quasi subito a gemere, dapprima mugolando dolcemente, via via sempre più languida. La bocca di Lea si muoveva con fare inesperto ma golosamente, sempre più vogliosamente.

D’un tratto la sua mano iniziò a scivolare tra le proprie gambe, dapprima lenta poi in modo sempre più convulso, iniziando a gemere a propria volta sulla vulva di Madame che già le colava in bocca.

“visto..? sei solo una troietta…” concluse Daimon.

Gli occhi appannati, lo sguardo arreso “fammi diventare... Una vera troia….” implorò Lea...



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