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lavoro pubblicato lunedì 9 gennaio 2012
ultima lettura venerdì 5 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Va tutto bene, finché va bene

di Vic. Letto 1100 volte. Dallo scaffale Pulp

  Wicowsky poggiò le chiappe sulla tazza del cesso. Appeso davanti a lui c'era lo specchio del bagno, con schizzi di dentifricio rappreso  e macchie nere qua e là . Nello specchio c'era lui. Larson Wicowsky. Sempre più ma...

Wicowsky poggiò le chiappe sulla tazza del cesso. Appeso davanti a lui c'era lo specchio del bagno, con schizzi di dentifricio rappreso e macchie nere qua e là . Nello specchio c'era lui. Larson Wicowsky. Sempre più magro e consumato. Faceva caldo. 37 gradi, diceva la colonnina con dentro il mercurio. Ma col tasso di umidità alle stelle saranno stati almeno quaranta. Wicowsky cominciò a versare gocce di sudore sulle mattonelle del pavimento e sulla tavoletta del water. Guardò fuori dalla finestra e vide le api che cercavano di entrare dagli angoli della zanzariera. Il telaio era fatto in casa, con scarti di legno graffati assieme. Gli anni lo avevano tutto imbarcato e non aderiva più bene ai bordi della finestra. Intanto il nido pendeva da sotto la grondaia. Era bello grosso.

‘Ploc!' fece lo stronzo, seguito da un getto alla crema.

Wicowsky mugugnò qualcosa. Poi prese un piccolo pezzo di carta igienica e si pulì per bene. Doveva usarne il meno possibile,di carta. Se il trituratore elettrico montato sullo scarico del water si fosse otturato, tirando lo sciacquone, c'era il rischio di allagare tutto l'appartamento. Infatti il cesso di W non era un cesso vero e proprio. Non era collegato alle normali fognature. Così, prima di lanciare lo stronzo nello spazio siderale, bisognava tritarlo per bene. Ridurlo ai minimi termini.

W si alzò in piedi e tirò lo sciacquone. Il trituratore cominciò a ronzare. Ma in maniera diversa dal solito.

"Merda!" disse W,mentre guardava sgomento il livello dell'acqua che saliva. Il trituratore s'era appena inceppato. W lanciò un paio di bestemmie. Si tirò su i pantaloni,li abbottonò e cominciò a sudare il doppio, per l'agitazione.

‘E adesso? Adesso come faccio? Io non posso stare senza un cesso,non esiste!",pensò.

Camminò nervosamente su e giù per la stanza, guardando ciclicamente il livello dell'acqua e sperando che si abbassasse da se. Sperò che avvenisse un miracolo,insomma. Ma il miracolo non avvenne. Non gli restava altro da fare che svuotare il water in qualche modo da tutta quella merda,smontare il trituratore e telefonare a un idraulico perché lo riparasse. Idraulici. Cioè, un mucchio di soldi che se ne andavano letteralmente nel cesso.

‘Pagherà il proprietario di casa ',concluse W, per allentare la tensione.

Larson andò in cucina e aprì il mobiletto con dentro le tazzine da caffè. Per Natale gli avevano regalato un servizio di tazzine orrende. Ne prese una e tornò in bagno. Poi si infilò un paio di guanti di gomma, prese un secchio e si mise in ginocchio davanti al cesso. I pezzi galleggiavano immersi in una zuppa che quasi arrivava alla tavoletta. Larson intinse la tazzina nella zuppa e cominciò a travasare il contenuto nel secchio. Ci dava dentro con molto impegno. E sudava sempre di più. Ma il caldo,adesso,era l'ultimo dei suoi problemi. La puzza era insopportabile. Quando tirò su un sommergibile marrone senza elica e timone gli venne quasi da vomitare. Larson estraeva liquido e feci con la tazzina. Andò avanti così per un pezzo. Il livello sembrava non voler scendere mai.

Lanciò qualche madonna. Poi gli venne da ridere: risata isterica.

‘Perché cazzo non ho una casa normale?', si chiese, ‘perché non ho un cesso come quello di tutte le altre persone normali?'.

Poi pensò che ,in fondo,era la cosa più logica del mondo: lui non era una persona normale. Ecco tutto. Della serie: dimmi che cesso hai e ti dirò chi sei. Oppure: tale uomo,tale cesso...o roba del genere. Larson si affliggeva la mente con questi pensieri e intanto sbadilava e il livello non scendeva. Questione di vasi comunicanti. Doveva insistere finché dalla vaschetta del trituratore non fosse stata prelevata fino all'ultima goccia. Poi avrebbe potuto smontare il tubo dello scarico senza versare cioccolata in tazza calda sul pavimento del bagno. Già,già. E pensare che era stato a casa dal lavoro per rilassarsi. E guarda che gli toccava fare. Questo era il destino beffardo che lo puniva. O forse no. O magari forse.

Dopo un'ora di tazzine riempite e poi svuotate nel secchio, Larson riuscì nell'impresa titanica. La tazza del cesso era completamente asciutta, mentre il secchio era pieno fino all'orlo. Il tanfo ricordava le fogne di Calcutta. Ma Larsona, a Calcutta, non c'era mai stato.

Larson tirò fuori la cassetta degli attrezzi da sotto il lavandino. Prese un cacciavite a taglio e svitò la vite di fermo della fascetta di metallo che stringeva il tubo di scarico alla canna nel muro. Cercò di spostare il trituratore dalla parete, in modo da avere maggior spazio per lavorare, ma di spazio non ce n'era proprio per niente. Neanche per farci passare una formica anoressica con seri problemi alimentari. Era necessario smontare prima la tazza del water. Larson prese una chiave inglese e svitò i fermi imbullonati nel pavimento. Gocce di sudore gli scivolavano salate negli occhi, impedendogli di vedere. Altra serie di bestemmie. Alla fine ci riuscì: spostò di qualche centimetro la tazza,sfilò la manichetta dal muro e dal water e scollegò la presa di alimentazione elettrica.

Si tolse i guanti imbrattati e li gettò nel secchio pieno. Si lavò le mani e andò in cucina.

Prese l'elenco del telefono e si mise seduto al tavolo. Cercò la voce ‘Idraulici'.

Dunque: ‘Grigliati', ‘Gru', ‘Gruppi elettrogeni', ‘Imballaggi'...la voce ‘Idraulici' non esisteva.

Larson diede fondo a tutte le sue conoscenze in fatto di bestemmie e imprecazioni.

Poi andò all'ultima pagina dell'elenco. Quella chiamata: ‘Indice delle categorie e dei rimandi '.

Trovò: ‘Idraulici e assistenza tecnica, pagina 343'. Andò a pagina 343 e cominciò a leggere. Trovò ‘Impianti idraulici' e una sfilza di numeri telefonici. Prese il telefono cellulare e chiamò il primo della lista.

"Pronto?"

"Si,buon giorno, ho un problema con il trituratore dello scarico del water. Volevo sapere se è possibile ripararlo"

"Mi spiace, non trattiamo quel genere di articolo"

"Oh,capisco. Potrebbe indicarmi qualcuno in grado di aiutarmi?"

"Provi a sentire Mellow. Credo che faccia assistenza sui Sanitrit per tutta la città e provincia"

"Ok,grazie".

Larson riagganciò e cercò il numero di telefono sull'elenco. Lo trovò. Lo compose.

"Pronto?" fece la voce di una vecchia cornacchia dall'altro capo.

"Si,buon giorno, ho un problema con il trituratore dello scarico del water. Volevo sapere se è possibile ripararlo"

"Il tecnico è appena uscito. Non so quando potrà passare da lei. Se vuole, può lasciarmi nome ,indirizzo e numero di telefono. La farò richiamare, appena torna..."

"Ah,ok. Ma io il trituratore l' ho già smontato. Posso portarvelo io direttamente"

"Ah, guardi,non lo so proprio..."

"In che senso,scusi?"

"Io non me ne intendo e il tecnico adesso non c'é. Provi a richiamare verso mezzogiorno"

"Allora posso lasciarle il mio numero di telefono? Può farmi richiamare quando torna?"

La vecchia sospirò. "Va bene",disse alla fine.

Larson gli dettò il numero di telefono,salutò e riagganciò. Guardò l'orologio appeso al muro. Le dieci. Gli venne una fitta al basso ventre. ‘Non adesso', pensò, ‘non adesso!"

Si alzò di scatto, prese un sacchetto di plastica dalla credenza,lo appoggiò sul pavimento del bagno e cominciò a cagarci dentro. Ma quello che produsse era troppo liquido e il liquido cominciò a uscir fuori dal sacchetto. Non bastava: gli venne voglia anche di pisciare. Allora si tirò su, in piedi, ancor prima di aver finito di fare quello che stava facendo e gocce marroni gli colarono giù, lungo le cosce. Appoggiò l'uccello nel lavandino. Fece scorrere l'acqua e urinò. Una grossa ape pelosa stava appoggiata sullo specchio davanti a lui. Larson la fissò e senza distogliere lo sguardo prese l'asciugamano dal ripiano lì accanto e lo sollevò per aria. Larson prese la mira. L'uccello urinava. L'ape pelosa era immobile. Gigantesca. Con le zambe incollate allo specchio. Larson abbassò l'asciugamano con violenza e l'ape si alzò in volo ronzando come un Garelli smarmittato.

"Cazzo!" gridò Larson mentre si divincolava, agitando le braccia. Il piscio schizzò sul ripiano in finto marmo del lavandino. Spruzzò le mattonelle della parete e del pavimento. L'ape attaccò Larson. Larson agitò l'asciugamano come un mulinello, ma scivolò sul suo piscio,cadendo all'indietro. Picchiò la testa e rimase sdraiato privo di sensi.

Quando aprì gli occhi ebbe la sensazione di avere la schiena inzuppata. Toccò il pavimento con la mano e la mano fece ‘ploc'. Voltò il capo e vide del liquame giallo-marrone tutto intorno al suo corpo. Si accorse di sentire uno stano calore tra le gambe. Si tirò su lentamente e provò un forte dolore all'inguine.

"Oh Cristo!", esclamò. L'ape l'aveva punto a pochi centimetri dai testicoli e quelli erano diventati grandi quanto un pallone da calcio. Preso dal panico si alzò di scatto e una fitta gli tolse il respiro. La testa cominciò a girargli, poi cominciò a girare tutta la stanza. Vide il secchio rovesciato sul pavimento e il pavimento coperto di ogni genere di schifezza. Un conato di vomito gli attanagliò le viscere. Vomitò. E la stanza diventò ancora un po' meno bianca. Il cadavere dell'ape e i guanti di gomma galleggiavano nell'acqua,nel sudore,nel vomito,nelle feci e nel piscio. Troppa roba messa insieme per stabilire di che colore fosse,ormai. Il telefono cellulare cominciò a squillare dalla cucina. Larson si tirò su nuovamente i pantaloni.

‘Cazzo,ho sempre le brache calate',pensò.

Attraversò il corridoio,trascinandosi dietro quei testicoli enormi e raggiunse il tavolo della cucina. Prese il telefono e rispose:

"Pronto?"

"Buon giorno. Sono l'idraulico. Mi hanno detto che lei ha un problema col trituratore del water?"

"Si"

"Posso passare da lei per cercare di ripararlo, ma le dico subito che probabilmente dovrò sostituirlo. Calcoli che il prezzo di listino di un trituratore nuovo è di circa novecento euro. Non sono a buon mercato,purtroppo. Io posso cercare di venirle incontro...posso lasciarglielo a seicento. Poi deve aggiungere la manodopera, ovviamente..."

Larson teneva il telefono con una mano,mentre con l'altra sosteneva il peso dei testicoli. Come potevano essere diventati così grandi e turgidi? Gli venne voglia di piangere.

"L'ho già smontato",disse.

"Come dice?"

"Il trituratore. L'ho già smontato io"

"Oh,beh,in questo caso può portarmelo lei direttamente"

Il dolore cresceva. Larson si morse il labbro inferiore.

"Senta", sussurrò, "lei sa cosa si deve fare in caso di puntura d'ape?"

"Puntura d'ape?"

"Si. Sono appena stato morso. Sta cominciando a gonfiarsi tutto"

"Beh,usi dell'ammoniaca..."

"E dove la trovo?"

Nessuno rispose.

"Pronto?"

L'idraulico aveva riagganciato. ‘L'urina è ricca di ammoniaca!', pensò Larson. Tornò in bagno e prese un pezzo di carta igienica e la inzuppò con l'urina nel lavandino. Poi la strizzò sopra i testicoli in modo da inumidirli. Facevano un male del diavolo. Larson guardò in basso. Vide i suoi piedi negli infradito. Stavano in ammollo, nell'abominio. Una sostanza che pareva uscita dall'inferno. Invece era uscita, per la maggior parte,proprio da lui. Larson. Larson Wicowsky. L'uomo smagrito e consumato che era sopravissuto a tutte le piaghe d'Egitto. Dicono che ciò che non uccide renda più forti. Allora lui doveva essere diventato molto più forte. E pensare che quando s'era alzato da letto,quella mattina, tutto prometteva d'andare per il meglio. Il mondo aveva smesso improvvisamente di sorridergli. Ma perché? Quale oscura forza invisibile gli era improvvisamente diventata avversa?

Dopo qualche minuto i testicoli cominciarono a sgonfiarsi e il dolore diminuì. Larson cominciò a ripulire tutto quello schifo con degli stracci. Ne riempì due sacchi dell'immondizia. Aveva prodotto più immondizia lui in una mattina di quanta ne possa produrre l'intera città in una settimana.

Poi si fece una doccia, indossò abiti puliti,prese i sacchi e il trituratore e uscì di casa.

Buttò la spazzatura nei cassonetti giù in strada e caricò il trituratore sul sedile posteriore della sua macchina. Lo mise dentro a un cartone perché perdeva ancora liquame. Rischiava di macchiare la tappezzeria. Non sia mai. Larson si mise al volante e sentì tutto il calore del sole inscatolato da ore nell'abitacolo. Avviò il motore e partì. Alla ricerca della salvezza. Ma senza il denaro per ottenerla.



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