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lavoro pubblicato lunedì 9 gennaio 2012
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Out of Town...On Business -capitolo quinto-

di dany94. Letto 614 volte. Dallo scaffale Horror

Il proseguo del capitolo quarto, con Xan bloccato nella tavola calda in fiamme. Riuscirà il nostro eroe a portare a casa la pellaccia? Tra locali dove non si mangia, paesini costruiti su isole artificiali e meli magici, continuano le sue avventure!

Capitolo quinto

Avete presente quei momenti in cui vorreste trovarvi da un'altra parte? È precisamente il mio caso!
Lascio la città per andare da una vecchia conoscenza il giorno esatto in cui due demoni decidono, così tanto per gradire, di pestarsi a sangue. Che fortuna.
Ora questo posto sta andando a fuoco e la cosa più intelligente che ho saputo fare è stata quella di attizzare le fiamme...mmh, che genio che sono.


Saltare nell'Underworld era fuori discussione. Due demoni maggiori si stavano scannando nelle profondità crepuscolari di quel reame, un drappello di dhaeva era stato appena ributtato dentro lo stesso luogo e troppi portali avrebbero rischiato di aprire uno squarcio incontrollato nella realtà di Mortalia.
Xan lasciò vagare il proprio sguardo sulle fiamme che stavano bruciando quel luogo, consapevole che lo avrebbero ferito alla stregua di un qualunque essere umano.
La sua metà demoniaca non lo proteggeva da tutto e quelle fiamme, da lui stesso alimentate, erano pronte a ghermirlo.
Stava per utilizzare una magia e salvarsi da quel caos, quando udì un pianto spaventato.
Una persona.
Veniva dal bagno, il timbro della voce era di un bambino. Riscuotendosi dal suo torpore, Xan sentì la propria mente svuotarsi d'ogni pensiero e preoccupazione. Con uno scatto si lanciò tra le fiamme, che attecchirono sui suoi abiti come se fossero cosparsi di benzina, e con una spallata sfondò la porta del bagno, che volò contro il muro, sfracellandosi.
Il bambino si era rintanato sotto uno dei lavandini, in un angolo, e gridava per chiamare qualcuno, terrorizzato dalle fiamme apparse dal nulla che stavano consumando in pochi secondi l'edificio. L'aria era satura di fumo e i suoi occhi erano velati dalle lacrime.
Tossì ripetutamente, intossicato dalla CO2 che stava inalando.
Xan era troppo veloce perché lui potesse vederlo: lo afferrò per la vita e stringendolo a sé si lanciò contro il muro, sfondandolo come se fosse fatto di cartone. Lo slancio che aveva preso correndo a quella velocità lo fece proseguire per quasi sessanta metri, nello spiazzo che stava dietro il locale. Si fermò offrendo la schiena all'edificio e abbracciando il bambino, scosso e inconsapevole di ciò che era successo.
I frammenti del muro sfrecciarono letali come delle pallottole, impattando tutt'attorno a dove era uscito Xan. Alcune schegge raggiunsero il mezzo demone, squarciando la giacca ma sbriciolandosi contro la sua pelle.

Terry aprì gli occhi, terrorizzato all'idea di vedere di nuovo il fuoco che stava divorando l'edificio, ma quello che i suoi occhi annacquati dalle lacrime videro fu solo il locale che bruciava in lontananza. Era dall'altra parte rispetto allo zio, il proprietario della tavola calda, ma era sano e salvo.
Come era uscito da quella trappola?

Xan si fermò appoggiando la mano contro un albero che tremò per l'impatto. Il mezzosangue crollò in ginocchio, ansimando. Strinse i denti quando avvertì una devastante fitta alla schiena, che i suoi poteri di guarigione rapida iniziarono a sanare. Le fiamme che aveva sugli abiti si erano estinte per la velocità della sua corsa e come unica traccia della loro esistenza erano rimaste delle bruciature e il classico puzzo di fumo e di bruciato.
Mentre recuperava fiato, il ragazzo fu colto da un attacco di tosse e quasi crollò steso in due sul tappeto erboso. I suoi polmoni stavano venendo ripuliti a forza dal fumo che aveva inalato.

La polizia arrivò alcuni minuti dopo la chiamata di uno dei clienti. Non trovarono mostri, e i cadaveri dilaniati dei due giovani erano stati divorati dalle fiamme. I medici dissero che erano stati intossicati da una perdita di gas e che nella confusione dell'incendio si erano immaginati tutti quegli orrori.
Saltai nell'Underworld dopo alcuni minuti, cercando un luogo remoto e sicuro dove recuperare le forze.
Solo molte ore dopo tornai in Mortalia, affamato e stanco. Presi la macchina e mi recai dalla persona per la quale avevo cominciato quel viaggio.
Ancora non mi capacitavo di come ero riuscito a passare in mezzo a quelle fiamme senza farmi male. Erano fuochi dell'Underworld per la maggior parte, fiamme che mi avevano sempre ferito. Questa volta ne avevo a malapena sentito il calore.
Certo, alla sfortuna non c'è mai fine.


La Reely Charger H210 di Xan balzò giù dal ridosso, scivolando placida eppure veloce sull'asfalto L'ingresso del paesino di Keyder's Creek era a poche centinaia di metri di distanza ed incendio e morte a causa di un demone maggiore a parte, era stato un buon viaggio.
Un segnale stradale inviò una trasmissione al navigatore di bordo della macchina, che rallentò progressivamente sino alla velocità massima consentita sulle strade urbane. Xan avvertì lo scemare di quell'emozione che sorge quando si viaggia ad alta velocità e fece una smorfia infastidita.
Stupide macchine.
Keyder's Creek era un paese di cinquecento anime, anonimo e di provincia, se così si poteva definire una serie di villette situate a qualche chilometro dal suolo su di una isola artificialmente costruita e posta in aria. Certamente era anonimo, perché esistevano migliaia di paesini come quello, ma allo stesso tempo non era così di provincia, almeno non quanto lo riteneva Xan.
Provincia era una parola grossa per un pianeta che ormai era tutto, salvo le Skylea, una immensa città-fortezza.

Sul cartello all'ingresso che prese Xan, uno dei quattro possibili per entrare in quel paese, stava scritto:
Welcome to a lovely place stopped in time...beyond the skies


Non siete “oltre” i cieli...ci siete dentro! Disse Xan dentro di sé, il cartellone già alle sue spalle, ora con scritto di guidare con prudenza. Inutili avvisi, non c'era molto traffico da quelle parti.
La piazza principale del piccolo villaggio era circolare, con al centro una grande civetta, animale caro alla dea Athena. Xan proseguì sulla strada principale, giungendo subito in vista di quell'ornamento, e girò a destra, lasciandosi dietro la piccola piazza. Proseguendo quasi a passo d'uomo in quanto a velocità, Xan costeggiò un quartiere di villette dal gusto estetico classico e modesto, fermandosi poi davanti ad una di esse. Controllò l'indirizzo sul palmare e annuendo poiché era quello giusto, si rimise in moto per trovare un parcheggio.

La Reely si attaccò alla banchina a-grav, rimanendo sospesa anche quando il suo proprietario fu sceso ed ebbe spento tutti i sistemi di bordo. Lanciando la chiave magnetica e afferrandola al volo attivò l'antifurto e poi si mise le chiavi in tasca.
Grazie agli dèi ho ricostruito i miei abiti nell'Underworld...non sarebbe stato decoroso presentarsi come appena uscito da una battaglia.
Un gruppo di bambini stava giocando a tribol, con addirittura meno regole di quelle che normalmente il gioco aveva. Uno di loro colpì con il gomito la palla, usando troppa forza, e questa sfrecciò oltre i suoi tre amici, dritta contro Xan, che la recuperò al volo.
«Bel tiro, piccolo!».
Lanciò di rimando la palla al bambino, facendo attenzione a non metterci alcuna forza. Lui prese la palla e subito tornò a giocare con i suoi compagni. Volgendo i propri passi verso la casa della persona che aveva intenzione di visitare, Xan si allontanò dai piccoli giocatori.
Il giorno aveva lesto lasciato il proprio posto alla notte, un segno per niente buono riguardo a ciò che si muoveva lassù nel cielo, anche se artificiale. Tutto la potenza maligna uscita dall'Underworld si stava ammassando sotto forma di nuvoloni scuri e carichi di pioggia.
Quante creature erano nei dintorni di quell'abitato?

La villetta davanti alla quale Xan si fermò era squisitamente normale. Una casa a due piani con l'intonaco vivace e il giardino ben curato, dove cresceva un albero di mele di Vama, rarissimi dopo il bombardamento nucleare che il pianeta aveva subito un secolo prima. Spingendo il cancelletto dello steccato per entrare, Xan perse un momento ad osservare quell'albero.
Pochi sanno che gli alberi sono molto più magici della stragrande maggioranza delle persone. Il loro contatto perpetuo con la terra li rende speciali, in grado di fungere da antenne per le potenze paranormali. I meli di Vama erano noti tra i cacciatori del sovrannaturale per essere particolarmente in grado di sentire quando qualcosa di brutto si avvicinava, e sul mercato erano diventati rarissimi.
Un melo di Vama poteva costare quasi quanto una casa. Non uno di quei meli piantati da poco tempo sul pianeta rigenerato e terra-formato per sopportare nuovamente la vita, ma un autentico vecchio melo di Vama precedente alla caduta del pianeta nel 16.609.
Il giovane sfiorò uno dei rami con le dita, sentendo il mana dell'albero reagire alla sua presenza, interpretata non come negativa ma nemmeno positiva: non si ritrasse ma non si accese nemmeno come avrebbe fatto con un druido di Alaverna o un sacerdote maegi di Corinthia.
Fece capire a Xan che lo percepiva come una presenza sul suo territorio.
Lasciando l'albero, il mezzosangue proseguì sul vialetto e accostandosi alla porta suonò il campanello.
Dopo alcuni secondi l'uscio venne aperto e una voce familiare disse: « Cominciavo a pensare che tu non arrivassi più!».

Continua...



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