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lavoro pubblicato sabato 7 gennaio 2012
ultima lettura domenica 15 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La missione 2

di Dan61. Letto 659 volte. Dallo scaffale Generico

Il portone della casa era stato divelto. Entrarono nel grande cortile in un silenzio raggelante, nulla si muoveva. Salirono le scale coi fucili spianati, l'hauptman stava dietro, la luger puntata alle loro loro schiene. - Svelti! Sfondate quella porta...s..

Il portone della casa era stato divelto. Entrarono nel grande cortile in un silenzio raggelante, nulla si muoveva. Salirono le scale coi fucili spianati, l'hauptman stava dietro, la luger puntata alle loro loro schiene. - Svelti! Sfondate quella porta...subito! - Il primo militare della fila eseguì l'ordine. La porta cedette subito. Il tanfo che li accolse fu terribile, odore di escrementi e cibo guasto li assalirono peggio di una sventagliata di mitragliatrice. L'appartamento sembrava vuoto, ma dopo una rapida ricerca trovarono una porta chiusa da cui sembravano uscire gemiti. L'hauptman si fece largo tra i soldati e si piazzò davanti alla porta. - Scommetto che si sono nascosti qui i porci sovversivi! - Detto questo, con un potente calcio, abbattè il fragile legno che cedette subito. Una fioca luce di candela illuminò la scena. Una decina di occhi spalancati e impauriti fissava gli uomini in divisa. Bambini. Erano tutti bambini. L'hauptman afferrò il primo e lo scosse con violenza. - Dov'è tuo padre...dove sono i maledetti sovversivi...parla! - Il bimbo terrorizzato iniziò a balbettare. Questo fece ancor più infuriare l'hauptman che in un impeto d'ira lo scagliò contro la parete. Il ragazzino picchiò la testa e rimase esanime al suolo. A questo punto Helmut intervenne. Prima che gli scagnozzi dell'hauptman potessero intervenire afferrò il superiore per il bavero della divisa e fece per mollargli un pugno micidiale. La lama del coltello dello scagnozzo gli penetrò all'altezza dei reni. Un calore tremendo gli avvolse la schiena. Prima di perdere i sensi ebbe il tempo di vedere il ghigno diabolico dell'Hauptman. Buio.

Il dolore era lancinante. Quando rinvenne il silenzio era totale. A fatica riuscì a mettersi sul fianco sano, una pozza di sangue segnava il punto in cui era stato colpito. Inorridì. I suoi uomini, ma sopratutto i bambini, erano esanimi a terra. Ognuno presentava un foro al centro della fronte. Erano stati giustiziati a sangue freddo! L'unico sopravissuto era egli stesso. Come mai? L'avevano creduto forse gia morto? Ma queste considerazioni non lo discostarono dall'orrore che stava vedendo. A fatica cercò di rimettersi in piedi, raggiunse la porta devastata e imboccò le scale. Dopo pochi passi sentì che le forze lo stavano abbandonando. Crollò in ginocchio, certo che la fine fosse ormai vicina. Poi gli apparve. Il volto del bimbo che per primo, fu seviziato dall'Hauptman, gli parlò. - Non abbandonarci sergente...contiamo molto su di te...vendicaci... - Il viso sorrideva ma al tempo stesso grondava sangue. Il foro al centro della fronte era nero, il sangue era nero. Con uno sforzo immane riuscì a rimettersi in piedi e, quasi di corsa, fece tutta la rampa di scale. Arrivato in cortile vide una sagoma bianca andargli incontro. Portava una croce rossa sul petto. Svenne di nuovo.

Gli ci volle qualche minuto per mettere a fuoco la stanza. A parte il suo, solo un altro letto occupava la piccola camera. Voltò la testa e osservò la persona che lo riempiva. I battiti del cuore accellerarono a dismisura, per un attimo temette d'avere un infarto. Al posto dell'uniforme nera indossava il camice che tutti i degenti portavano, ma non ebbe dubbi, l'Hauptman assassino, colui che aveva sterminato i suoi uomini e quei poveri ragazzini, gli giaceva accanto! Con una mossa d'istinto cercò di mettersi a sedere ma, un'improvisa vertigine, accompagnata da un dolore lancinante al fianco, lo fece ricadere supino. Aprì la bocca per urlare ma dalla sua gola uscì solo un rantolo soffocato. Grandi lacrime gli rigarono le guance mentre, con disperazione, si guardò attorno...nessuno...nemmeno un'infermiera o un medico a cui rivolgersi. Chiuse gli occhi e respirò profondamente, il boia era lì accanto e, a quanto pareva, era ferito in maniera abbastanza seria. Come poteva essere successo? Forse che uno dei propri uomini aveva avuto il tempo di fare giustizia? Almeno in parte? Guardò ancora una volta l'uomo. Dormiva profondamente. Un pò di forza. Supplicò di avere solo un pò di forza per alzarsi e porre fine alla vita di quel scarafaggio. La porta della stanza emise un cigolio e si aprì. Una giovane e carina infermiera si avvicinò al suo letto. - Buongiorno sergente Kostner...come si sente stamattina? - Come pochi istanti prima egli cercò di mettersi a sedere. Di nuovo la fitta lancinante al fianco lo fece desistere.- Buono...buono sergente...dove vuole andare? Stia calmo e vedrà che guarirà presto. - E come prima egli cercò di parlare ma la voce non gli uscì. Un attacco di tosse gli provocò dolori atroci alla schiena. Alzò quindi un braccio indicando il letto a fianco. La donna sorrise. - Il capitano Kholl è stato ferito in battaglia... - disse la giovane guardando adorante l'ufficiale delle SS. - Stava snidando un covo di sovversivi ed è stato ferito gravemente. Se la caverà, ma temo che perderà l'uso dell'occhio destro. - Quindi si avvicinò e accarezzò la fronte dell'Hauptman. Solo ora Helmut notò la fasciatura sull'occhio. La porta si aprì di nuovo. Nella stanza entrò un energumeno dal sorriso sbilenco. Helmut sentì le viscere rivoltarsi. L'uomo che l'aveva tenuto sotto mira mentre l'Hauptman iniziava la sua carneficina non lo degnò nemmeno di uno sguardo. Oltrepassò il suo letto e si diresse spedito verso l'infermiera. Invece dell'uniforme indossava un lungo cappotto nero di pelle. Era completamente calvo. Disse alcune parole sottovoce alla giovane donna e questa, dopo un'occhiata fugace ai due letti, annuì lasciando la stanza. Appena la porta si richiuse il gigante si voltò verso di lui sorridendo...CONTINUA



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