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lavoro pubblicato sabato 7 gennaio 2012
ultima lettura giovedì 31 ottobre 2019

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La missione 1

di Dan61. Letto 365 volte. Dallo scaffale Generico

Parigi...Marzo 2000. Helmut piegò il giornale e se lo mise sottobraccio. I giardinetti in quella stagione erano praticamente deserti. Era l'inizio di marzo e i residui del rigido inverno appena trascorso si sentivano ancora nell'aria. Si avvolse la sciarp..

Parigi...Marzo 2000. Helmut piegò il giornale e se lo mise sottobraccio. I giardinetti in quella stagione erano praticamente deserti. Era l'inizio di marzo e i residui del rigido inverno appena trascorso si sentivano ancora nell'aria. Si avvolse la sciarpa di lana attorno al collo e afferrò il fedele bastone che da anni ormai lo accompagnava nelle sue passeggiate. Il cimitero si trovava dall'altra parte della strada ed egli si avviò, come sempre, in quella direzione. Faceva quel tragitto dal marzo del 1946.

Il sergente Helmut Kostner osservò i resti del suo plotone. I volti erano tirati, stanchi e sfiduciati. Eppure sapeva che avrebbero eseguito qualsiasi ordine avessero ricevuto, erano uomini leali e, sopratutto, lo adoravano. Lesse per l'ennesima volta il dispaccio che gli avevano appena recapitato. Scosse la testa e fissò il gruppo di case che gli stava di fronte. Sapeva benissimo chi le abitava, e ritenne quell'ultimo ordine assurdo e senza senso. Erano in ritirata e la guerra ormai era persa. Per la prima volta nella sua carriera militare decise di disobbedire, non ne avrebbe nemmeno fatto cenno ai suoi uomini, semplicemente avrebbero continuato la ritirata, cercando di mettersi in salvo prima di finire prigionieri degli alleati. Si alzò quindi deciso a riprendere la marcia quando una jeep si arrestò bruscamente dinanzi alla casa diroccata in cui avevano bivaccato. Ne scese un Hauptman delle SS. Indossava la classica divisa nera perfettamente pulita e in ordine. Helmut fece per nascondere il foglio che ancora teneva in mano ma lo sguardo della SS cadde proprio su quello. - Hai appena ricevuto degli ordini sergente? Fammi leggere quel dispaccio...svelto! - Più che un richiesta fù un ordine vera e proprio. Non potè fare a meno d'obbedire. L'Hauptman lesse attentamente e sorrise. - Bene sergente, hai una missione...vedi di portarla a termine. - Una breve esitazione quindi proseguì secco. - Anzi, come tuo superiore guiderò io l'azione, raduna i tuoi uomini, tra cinque minuti ci muoviamo. - Quindi si girò diretto verso la propria jeep. Helmut rimase impietrito fissando la schiena dell'ufficiale. Si voltò verso i propri uomini ancora distesi a riposare ma che avevano sentito tutto, li fissò uno ad uno e s'apprestò a dare l'ordine. Franz, il piu giovane, s'alzò per primo. - Allora sergente Helmut...ce ne andiamo finalmente? Che voleva quel corvaccio nero? - Indicando col mento la sagoma dell'Hauptman intento a parlare con la sua scorta. Prese un profondo respiro prima di rispondere. - Abbiamo un'ultima operazione da compiere prima d'andarcene Franz. - Calcò molto sulla parola operazione, avrebbe voluto dire assassinio ma si trattenne. Franz si girò immediatamente verso il gruppo di case e quindi di nuovo verso Helmut, aveva capito tutto. - Ma ci sono solo donne bambini e vecchi! Che cazzo ci andiamo a fare la! Andiamocene piuttosto, ci stanno al culo e tra poco saremo solo carne da macello! - Il giovane aveva alzato talmente la voce che l'ufficiale si voltò e si diresse con passo svelto verso di loro. - C'è qualche problema sergente? - Disse guardando dritto in volto Franz. - Forse che qualcuno ha da ridire sulla mia decisione? Avete un minuto per prepararvi, poi passiamo all'azione! - Si voltò e si diresse di nuovo verso la jeep


- Siete un pazzo Hauptman! Un coglione rincretinito da altri coglioni! - Lo sfogo di rabbia fece zittire tutti, l'Hauptman si bloccò sul posto, poi si girò lentamente tornando sui suoi passi altrettanto lentamente. Si piazzò a gambe larghe davanti a Franz, i loro volti distanti pochi centimetri. - Presentati soldato! ...è un ordine! - La sua mano nel frattempo impugnò il calcio della Luger che portava appesa alla cintura. Helmut fece un passo avanti per intervenire ma, uno degli uomini dell'Hauptman gli puntò la canna del fucile alla tempia. - Stai calmo sergente, il nostro superiore sa come calmare i bollenti spiriti. - Accompagnò la frase con una risata rauca, sentì gocce di saliva bagnargli il collo. - Franz fissò l'Hauptman con disprezzo, i suoi compagni sembravano come iptonizzati dalla scena. - Vaffanculo stronzo! Non sparerò a persone indifese...fanculo tu e il tuo Hitler del cazzo! io me ne voglio tornare a casa! - Quindi si voltò deciso ad andarsene. L'Hauptman impugnò la pistola e mirò con calma. La testa di Franz esplose. Frammenti d'ossa e materia cerebrale investirono i compagni piu vicini. Helmut fece per muoversi ma la pressione della canna del fucile gli segnò la tempia sino a farla sanguinare. Grosse lacrime iniziarono a scendegli sulle guance. L'ufficiale rimise la Luger al proprio posto e si rivolse a tutti loro. - Ora voi andrete avanti...io e i miei uomini vi seguiremo a breve distanza. In quelle case c'è il nemico...dobbiamo annientarlo...forza...svelti! - Helmut osservò i propri uomini. Un manipolo di individui stanchi e schoccati che non avrebbero avuto la forza di reagire. Facendo forza a se stesso riuscì solo a mormorare. - Andiamo ragazzi, per l'ultima volta...andiamo. - Seguiti dalle SS, i dieci superstiti del plotone di Helmut si avviarono verso il gruppo di case. Le tende sporche e lacere al di la di una finestra si scostarono. Il volto emaciato di un bimbetto fece capolino...li salutò con la mano. CONTINUA...


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