ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 7 gennaio 2012
ultima lettura giovedì 19 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

CHIAVICHE GALATTICHE XVII

di frantizan. Letto 2023 volte. Dallo scaffale Eros

Tes sta decidendo in quale punto della mischia gettarsi, è attratto soprattutto da una biondina esile, che si fa leccare la passera dalla compagna intanto che spompina due cazzi più grandi di lei, quando una piccola mano afferra la sua, un corpo com


(22)
Vivaldi aleggia leggero come l'aria, il salone sfavilla d'oro. Le dame scherzano gaie, con i propri cavalieri, o fra loro, in variopinti capannelli. Le voci cristalline riempiono la stanza, i sorrisi brillanti la riscaldano, i volti incipriati punteggiati di finti nei, ricoperti da leggere maschere di pizzo, la intessono di intrigo.
Tes è stordito, si muove goffo fra la seta frusciante e fresca dei vestiti, fra le lunghe pesanti parrucche, fra i ventagli decorati con mitiche scene galanti. Socialmente goffo.Ma in questo giardino fiorito tutti gli uomini paiono gigantesche cacche di cane. Ognuno è venuto infatti come gli pareva. Qualcuno è in abito elegante, magari settecentesco, in tono cioè con il resto dell'ambiente, qualcun altro, come Tes, è in divisa, ma gli altri sfoggiano panciute camice hawaiane, e bermuda, come ad un barbecue. Alcuni, non molti per la verità, ciabattano in mutande e canottiera, con il giornale incastrato nell'ascella.
Tes si muove senza requie, sempre arrovellando su possibili cospirazioni ai suoi danni. Si sposta qua e là per il salone, lungo gli ampi tavoli che quasi schiantano a terra per l'abbondanza di cibo, oro e cristalli. Procedendo diffonde sorrisi tirati e convenzionali cenni del capo. Qualcuno lo saluta. Tes allora si allontana in fretta.
Tes non sa chi siano, non li riconosce, magari non li riconoscerebbe comunque, ma quelli perlopiù sono anche mascherati.
Tes indossa le sue di maschere. Ne ha portate due, di gomma, le facce di Berlusconi e di Ghandi, le mette una sopra l'altra. E gli pare che gli capiti qualcosa. Un sollievo inaspettato. Assapora la sensazione della nuova identità che gli scivola addosso. O è il piacere di celare la propria nell'anonimato? In fondo è la stessa cosa. Ed è bastato un gesto così piccolo e sciocco. E' davvero poca cosa l'identità allora?
Dopo essersi imbattuto in una Minnie barbuta, dopo essere inciampato in una hostess calva, con baffi e basette, in mutandine rosa con i cuoricini, e sopratutto due pelose palle penzoloni, Tes decide di sedersi. Produce i soliti gesti di saluto, sorride sotto la maschera. Ma nessuno fa caso a lui. Uno dei commensali è nudo, a parte il bavaglino che gli copre parte del petto. Ai lati del pupo sono sedute le sue balie, sexy e cattive.
-E' la festa dei pazzi. Qui si celebra l'ambiguità. - Enuncia soddisfatto un convitato rivolto a Tes mentre questi si accomoda meglio per aiutare i movimenti della sua Ragazza Sotto il Tavolo.
E' un ometto all'apparenza insignificante. Un impiegato grigio, cicciotto e scolorito. Scarpe nere tirate a lucido, occhiali dalla montatura di corno. Tes vorrebbe rispondergli di farsi i cazzacci suoi, si trattiene invece. Non si sa mai. Questo magari è uno che può spingerlo in un cubo di pietra cava e gettarne la chiave. Apprezza annuendo, allora, e si adopera in un bel sorriso tirato; sempre sotto la maschera.
Tes ci prova ad essere come doveva essere una volta, cerca di imitare quelli che si dicono suoi amici. S'illude, non riesce. Scherza grossolano con gli altri commensali, cerca di essere come loro, vuole disperatamente che lo considerino uno di loro. Ma non è questo che prova, separazione semmai. E sente la risata nascere nei loro cuori, la vede brillare negli angoli dei loro occhi. Tes, l'androide dai circuiti bruciati, così fuori di testa da credersi umano. O l'uomo super pazzo senza identità. Difficile scegliere. Poi c'è anche una novità: benché Tes ripeta a se stesso che è una cazzata, da un po' di tempo le sue orecchie odono distintamente i pensieri di chi gli sta attorno. Sconcertante.
In questo momento il fenomeno è attenuato, se non del tutto assente, forse a causa della plastica gommosa che gli scherma il cervello, Tes ha così giusto il tempo di apprezzare il silenzio mentale, la relativa pace del tavolo, che un drappello di violinisti tzigani prende a frinire tutto intorno.
-Poteva andare peggio. Apprezza la tua buona sorte. In giro ho visto anche mariachi obesi e ukulele assassini. - la perfida Eva.
Tanto più che con i violinisti, non proprio ungheresi, cinesi direi, sono arrivate le ballerine.
C'è ne una nera, alta, lunghissime le gambe, flessuose, come bacchette di legno. Nuda, solo una tuta di nylon aderente, nera, una rete velata che le accarezza il corpo. E' sbronza, si avvicina al tavolo traballando ma con l'incedere di una principessa. S'impossessa di una magnum di champagne, sale sopra la tavola, si fa spazio calciando bicchieri e stoviglie. I commensali, Tes compreso, si alzano per evitare gli schizzi. La fata nera si accuccia al centro del tavolo, beve direttamente dalla bottiglia, la sorregge con entrambe le mani, il capo arrovesciato. Prende fiato, si guarda in giro, gli occhi stravolti, intanto lecca il collo di vetro, se lo strofina fra i seni e fra le gambe. Gli occhi brillano maliziosi ora, lei ama il potere e il fascino che esercita.
Se ne stanca subito, troppo ubriaca; solleva la bottiglia e riprende a bere; il liquido che le scivola dalle labbra, le scorre sul mento, sul collo, sul seno, giù fino alla pancia. Tes scorge una rivolo, che per un tratto scola lungo la gamba e poi frange sulla tovaglia. Ma non è champagne, è orina.
L'uomo pupo se ne avvede, si sgancia dal seggiolone, getta da una parte il sonaglino, armato di biberon si precipita a raccogliere la piscia, che poi ciuccia ingordo. La principessa della savana ride fuori fuoco, biascica porco, barcolla, cerca di alzarsi, finisce invece per cadere e rotolare a terra. Nessuno se ne cura più, nessuno l'aiuta, lo spettacolo è finito, si allontanano tutti verso un altro tavolo, uno dei tanti liberi, intonsi, perfettamente apparecchiati, ricoperti di ogni ben di dio. La ragazza rimane a terra, il naso che le sanguina, il culo e una coscia sbrindellati da un delirio di cristalli rotti e porcellane rovesciate.
Improvvisi risuonano squilli di tromba, è il segnale, gli uomini prendono a saltare, a urlare come scimmie impazzite. Ribaltano i tavoli, li spingono contro le pareti, si abbracciano ebbri, intonano a squarciagola canzonacce oscene da caserma.
Tes non sa come comportarsi, vorrebbe scatenarsi con gli altri, ma non trova il coraggio, senza un perché gli pare troppo stupido.

Intanto le donne prendono a svestirsi come furiose baccanti, lacerano le preziose stoffe, si strappano i vestiti di dosso. Forse sono gli uomini che si gettano sulle donne, o forse è il contrario, ma comincia una copula generale da ripopolamento di Parigi. Una risata sguaiata, da figlia del diavolo, arriccia l'aria, mentre le luci vengono abbassate.
Tes sta decidendo in quale punto della mischia gettarsi, è attratto soprattutto da una biondina esile, che si fa leccare la passera dalla compagna intanto che spompina due cazzi più grandi di lei, quando una piccola mano afferra la sua, un corpo come un'ombra calda lo sfiora, lo traina nella sua scia fuori dalla stanza, poi dentro un corridoio buio. La dama è mascherata, Tes la indovina bellissima mentre assapora la fragranza dei suoi capelli rossi, o quando spia i seni balzare per l'affanno e il divertimento.
La misteriosa dama spinge Tes oltre una minuscola porta, lo introduce in quella che sembra un'alcova profumata di fresca lussuria, ma che si rivela essere il ripostiglio delle scope.
Il sorriso della donna è invitante, nella penombra Tes intravede labbra rubino, ornate di doppio neo posticcio, e una porzioncella di lingua umida che compare oscena fra la chiosa candida dei denti. Tes fa il gesto di alzare la maschera di merletto nero, la graziosa si oppone.
-No mio signore, vi prego, lasciate che il segreto covi fiamme di desiderio nel vostro cuore. E preserverete così la mia modestia. Sono una vergine nivea, non usa a concedere i miei favori. I rossori non mi si addicono.
Tenera bennata fanciulla, tenera e morbida, come la sua vulva, che ingoia uno dopo l'altro ogni oggetto duro del sottoscala, ove si trovano fra strofinacci e detergenti. La verginella approfitta anche di un barattolo di detersivo liquido per i pavimenti, e del manico della scopa, ma solo dopo essersi fatta spazzolare contropelo la micia con la saggina sporca. Non riuscendo a decidersi subito su cosa fare della paletta, se ne infila dapprima il manico in culo, poi si delizia a strofinarsela nelle cosce più bianche che Tes abbia mai visto, roba che neanche una suora.
Tes la penetra con furia, rabbia, dolore, e con un sacco di godimento anche. Spinge come dovesse scindere le cosce, pigia e fotte, mentre quella urla, rantola, grugnisce, soffia come un intero serraglio.
Tes la rovescia a bocconi, per un po' la sbatte con canglore di carni, poi rallenta il ritmo, diminuisce la forza dei colpi, prende a fischiare.
I versi della donna divengono via via meno vivaci, fino ad interrompersi.
Tes si muove sempre più lento, senza cessare di fischiare.
-Cosa fate?!? Muovetevi! Correte. Staffilate questa puledra selvaggia che non conosce ancora morso e sella. Cavalcatemi... Ma cosa fate? Ora che stavo venendo ammodo. Dai sbattetemi forte, fatemi male. - lo sollecita garbata la signorina.
Tes continua a fischiare, intanto trotta leggero.
-Ma che cazzo fate, mio signore? Perché vi fermate? Perché fischiate, invece che occuparvi di questo puro fiore di fica?
-Dovevate essere vergine mi pare. Almeno un poco. Ma signora, trovando che la pista è già stata battuta in lungo e in largo non mi è restato che fischiare.
-Ma perché? A quale scopo? Siete forse uscito di senno?
-No. Sto chiamando quelli che sono già passati per di qua.
-Spingete, spingete allora, che forse li raggiungete.

http://festacontinua.blogspot.com/



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: