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lavoro pubblicato giovedì 5 gennaio 2012
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Out of Town...On Business -capitolo terzo et quarto-

di dany94. Letto 835 volte. Dallo scaffale Horror

Sei pagine di horror e battute poco sagaci... Non capisco perché l'impaginazione sia così brutta.....

Capitolo terzo

Uno strale rosso ai bordi e di mille diverse tonalità scure all'interno uscì dall'Underworld con un boato super sonico. Xan sentì le orecchie riempirsi per l'improvviso spostamento d'aria, la sua mente cercò di chiudersi per non percepire il potere che stava indugiando dall'altra parte del portale. Era un demone maggiore? Per avere una massa di potere così grande doveva essere di rango elevato.
Il cacciatore vide con orrore lo strale di energia che sfrecciava fuori dal portale, diretto contro Namon. Un getto di energia magia del genere, sparato da un demone nel reale di Mortalia poteva essere scambiato per un colpo di cannone a rotaia magnetica. Appena avrebbe colpito il suo bersaglio ci sarebbe stata una esplosione devastante.
Dall'altra parte Namon era in attesa di quel proiettile; attorno al suo corpo balenavano scintille di potere magico sufficienti ad incenerire una persona solo sfiorandola.

Dovevo decidere di andare a trovare una vecchia conoscenza il giorno in cui due demoni decidono di fare a botte? Ma che frak!

L'istinto, maturato in anni di caccia e di combattimenti con esseri soprannaturali, li disse cosa fare: con un movimento fulmineo, Xan afferrò la realtà di Mortalia come se fosse qualcosa di tangibile e strappò violentemente verso di sé, sollevando un velo di irrealtà e di Underworld a difesa del locale e della sua macchina, nonché della sua persona.
Quella manovra era pericolosa per una ragione, ma era la cosa più intelligente che li fosse venuto in mente di fare per evitare una strage. Reggendo quella specie di fortezza irreale, Xan si piegò verso il basso, tendendo tutti i muscoli del suo corpo in una contrazione carica di energia magica.
L'onda d'urto dell'esplosione s'infranse come una mareggiata contro gli scogli, disperdendosi dentro il reame crepuscolare che aveva sito poco sopra l'Ade. Con il suo sesto senso attivo per riflesso, Xan vide una distesa di sabbia vetrificata diventare polvere, scomporsi tra getti di fuoco infernale e divenire di nuovo un deserto di sabbia e di vetro.
Colpendolo come un maglio potenziato, la massa d'aria dell'esplosione spinse Xan contro il terreno con una forza tale da strappargli l'aria dai polmoni; sentì le ragnatele di energia magica divenire più flebili e fragili sotto quella cascata di distruzione, ma stringendo i denti resse il colpo e s'impuntò.
Con un ruggito furibondo sigillò con un colpo secco il portale in apertura, riversandoci sopra quell'energia contenuta. Namon sbarrò gli occhi nel vedere un estraneo interferire nel suo duello, ma non si mosse per fermarlo.
L'essere che stava dall'altra parte si vide chiudere il suo portale sul muso.

Schiacciato su di un fianco a terra, con la fronte madida di sudore gelido, Xan si concesse un attimo di tregua. Ansimò come un mantice per riempire i polmoni, vuoti e che bruciando chiedevano ossigeno, colpiti come il resto del suo corpo da quella massa di aria carica di potenza magica. Appoggiandosi con la mano sul terreno, Xan si alzò in piedi, barcollando come stordito prima che le sue capacità di ripresa sovrannaturale entrassero in funzione.
Metà demone e metà umano-jarichans, Xan non aveva la resistenza alla magia tipica dei veri demoni. Non aveva nemmeno la loro scorta di energia e le loro infinite possibilità con il reame dell'Ade. Doveva fare leva sulla sua velocità e sulla sua capacità di sopravvivenza jarichans per uscire vivo da situazioni come quelle.
La sua azione aveva impedito che il locale venisse disintegrato dall'esplosione, risultata smorzata e pari ad una forte onda d'urto concentrata su di lui e non su Namon. Questo lo avrebbe inimicato agli occhi di entrambi i signori demoniaci.
Tutto questo per salvare una macchina ed un pugno di umani. Cosa li era saltato in mente?
...Oh frak.

«Perché hai interferito!?», ruggì Namon facendo un passo verso di lui e sovrastandolo con la sua statura gigantesca. Xan tossiva mentre alzava il volto per confrontarsi con il mostruoso essere. Questi allungò una delle sue mani, stringendo un dito intorno al collo del giovane cacciatore di taglie e sollevandolo di peso da terra.
«Piccolo schifoso mezzosangue...non si deve interferire con un duello tra demoni, non te lo ha insegnato questo la tua dolce madre?».
Xan si sentì stritolare il collo da quella presa e lottò per liberarsi; le sue mani si opposero alla brutale forza del demone Namon, cercando di allontanare quel dito dal suo collo. Il gigantesco mostro curvò la propria testa su di lui, scrutandolo con quei suoi occhi pieni di lava e di fuoco.
«Brucia ancora tra le fiamme dell'Ade, lo sapevi? Brucia e grida, tutti la possono sentire. Eler, la madre del mezzo sangue...»
Con uno schiocco il collo di Xan si spezzò e lui rovesciò gli occhi, morto prima di rendersene conto.
Il ragazzo che doveva essere un re tra noi. Figlio di un alpha jarichans e di un demigod come Xiaidan...Ne hai di strada da fare prima di sfidare un demone maggiore.
Sospese il corpo del ragazzo in una bolla di Underworld strappato dalla sua realtà e translato in Mortalia, in modo da essere invisibile a chiunque e a qualunque cosa. Liberatosi di quel fastidio, Namon aprì uno squarcio nella realtà di Mortalia e si lanciò senza paura contro il suo avversario.
Non chiuse il portale dietro di sé.

La bolla dentro la quale aveva giaciuto il corpo di Xan cessò di esistere alcuni minuti dopo. Per il mezzo demigod ogni singolo minuto era sembrata una lunghissima era geologica, ma quando sentì il suo corpo toccare scompostamente terra, erano passati solo tre minuti.
Il suo collo era piegato in una posizione innaturale, che in un qualunque altro essere umano si sarebbe tradotta immediatamente come morte. I suoi occhi ripresero colore in concomitanza con un sussulto del suo corpo, ridestato dalla “morte” dai suoi poteri di demigod.
Si portò le mani al capo e con un colpo senno lo rimise in posizione normale, sentendo le ossa rigenerarsi e rinsaldarsi in pochi secondi. Alzandosi a sedere, vide che esternamente non era successo niente. Il campo di battaglia che avrebbe dovuto ospitare il duello tra Namon e l'altro sconosciuto e potentissimo essere non era stato turbato.
Che se ne fossero andati?
Contrasse la fronte, evocando il suo sesto senso e la vista crepuscolare: un portale per l'Underworld aperto e rigurgitante fiamme si trovava a pochi metri da lui, un oceano di presenze si stava accalcando per uscire.
Namon aveva volutamente lasciato il portale aperto, ma al contempo lo aveva risparmiato, sapendo bene che spezzargli il collo non sarebbe bastato ad ucciderlo.

Il figlio di Xiaidan si alzò in piedi, ammaccato fisicamente e ferito nell'orgoglio, ma sopratutto preoccupato verso quel portale. Massaggiandosi con la mano il fianco, dove sentì avere tre costole incrinate che la sua guarigione accelerata cominciò subito a guarire, fece un passo verso quel portale per chiuderlo.
Si sentiva svuotato e avvilito dalla facilità con cui Namon aveva avuto la meglio su di lui, e sopratutto dal modo in cui le sue emozioni umane erano venute a galla: si era preoccupato per le persone nel locale e per loro aveva fatto quella difesa che li era costata l'osso del collo.
Guardò l'orologio Perfect Countdown che portava al polso: era rimasto privo di sensi, o morto, per tre minuti. Cento e ottanta secondi in cui potenzialmente quel passaggio tra l'Underworld e Mortalia era rimasto aperto, facendo passare gli dèi solo sapevano quali esseri.
E dire che sono venuto qui solo per quattro tarocchi!

Capitolo quarto

Il fuoco che lambiva i bordi di quel agitato varco era tinto di sangue, balenava verso l'alto in lingue sempre affilate e che non promettevano niente. Accanto vi erano delle visibili crepe nella realtà di Mortalia, come spaccature su di una superficie vetrosa.
Voltandosi per guardare la tavola calda, Xan vide che tutto pareva tranquillo. Non c'erano bestie antropofaghe che spaccavano le finestre e cercavano di entrare, almeno per il momento. Fu turbato nuovamente dalla travolgente carica maligna che proveniva da quel passaggio per il reame crepuscolare, e alzò la mano sinistra per sigillarlo.
In cento e ottanta secondi potevano essere usciti decine di esseri mostruosi, un numero persino maggiore di quello che stava spingendo per uscire in quel preciso istante. La prospettiva non era assolutamente rosea, una cosa del genere avrebbe significato la morte di molte persone.
Sempre se Xan non le massacrava tutte quante prima, sfogando la sua rabbia e la sua voglia di fare a pugni con qualcosa. Essere stato ucciso lo aveva messo di cattivo umore, e ora si sentiva perfino più affamato di prima, se una cosa del genere era umanamente e demoniaca-mente possibile.

Spinse la porta del locale, con meno vigore rispetto a quando era entrato poco prima. Nessun essere umano del locale doveva aver visto niente: le fluttuazioni dell'Underworld avevano mascherato le loro figure, increspando per qualche secondo la natura stessa della realtà di Mortalia. Si sedette al suo posto, contento che nessuno avesse visto come Namon lo aveva ammazzato. Al demone maggiore era bastato spezzargli il collo per mandarlo fuori combattimento.
La sua meravigliosa eredità di mezzo umano. Jarichans, certo, ma sempre umano.
Per quanto si sforzasse di fare ed essere un demone, lui rimaneva al 50% il figlio di una alpha jarichans e di un demone di cui non sapeva nulla, e del quale non gliene importava nulla.
Vantaggi e svantaggi.
Abbassò la testa e cominciò a massaggiarsi la fronte, borbottando qualche imprecazione sotto voce. Non si sarebbe mai accorto dell'oscura presenza alle sue spalle senza i suoi riflessi vigili e allenati dall'esperienza. Avvertì una carica maligna, sentì uno spostamento d'aria freddo...
La vista crepuscolare, spenta pochi attimi prima, venne prepotentemente richiamata in azione. Il sangue che gli scorreva nelle vene si riscaldò come invaso da un fuoco e gli occhi cambiarono colore divenendo rossi e dorati.

Afferrò il tavolino e girandosi fulmineo lo pose davanti a sé come uno scudo, vedendo tre fori irregolari aprirsi sul solido legno. La creatura non era visibile? Il colpo spinse Xan contro il divanetto che poco prima aveva davanti a sé, e contro il quale ora urtò.
Fermo ed in piedi, tra le urla di paura e le grida di dolore dei clienti, attaccati da un pugno di quei mostri invisibili, Xan cercò il suo nemico. Intravide un ombra muoversi sul pavimento, una figura deforme con un mantello di fumo nero.
Dhaeva!
Erano creature delle profondità infernali, riscontrabili anche nell'Underworld, dotate del potere dell'invisibilità. Potevano ghermire le loro vittime tra artigli d'acciaio e raggiungerle ovunque vi fosse buio. Per evocarli serviva un rituale antico, alta magia, ma in quel caso erano emersi naturalmente sfruttando il portale lasciato aperto da Namon.
Xan scagliò il tavolino in avanti, vedendolo attraversare l'ombra del dhaeva senza procurare alcun danno. Questo confermò la sua ipotesi circa il nemico che aveva di fronte e li diede il tempo di scartare via da quella scomoda posizione, andando con un solo movimento a piazzarsi in mezzo al corridoio che c'era tra i tavolini e il bancone del proprietario.
Vide l'ombra di un dhaeva ghermire uno degli studenti e trafiggerlo al petto, squarciandone le carni come se stesse scannando un maiale. Imprecando sottovoce, il mezzosangue guardò le tapparelle abbassate del locale: fornivano ai suoi invisibili avversari la possibilità di muoversi liberamente.

Aryas non capì perché l'uomo con la giacca rossa tutto ad un tratto diede di matto, saltando dal divano ed utilizzando un tavolino come scudo contro una immaginaria spada. Non lo capì finché non vide uno degli studenti venire massacrato da qualcosa di oscuro, una sorta di ombra le cui mani erano grossi artigli.
La bestia distrusse il petto del giovane con tagli squadrati e profondi, dai quali sgorgò subito un fiotto di sangue dietro l'altro. I suoi intestini vennero strappati con un colpo secco e scagliati sul pavimento, in una pioggia rossastra.
Colta da una paura che non aveva alcun senso, Aryas urlò. Il terrore attanagliava le sue viscere, fungendo da aroma succulento per i dhaeva che volteggiavano come avvoltoi nel locale, ferendo e colpendo per uccidere quegli innocui esseri umani.
Uno degli spettri infernali si voltò verso la donna terrorizzata e scivolò sul pavimento, laddove vi era ombra, muovendosi per mietere la sua anima.

Fuori città...al lavoro!
Xan si tuffò dietro il bancone e schivando il cuoco degli hamburger raggiunse il pannello di controllo delle tapparelle, che fece sollevare di colpo. Raggi di luce artificiale tagliarono in due le creature delle profondità, costringendole a ripiegare verso l'interno del locale, ammassandosi come un gregge di pecore.
In fondo erano poco più di delle bestie sovrannaturali.
Il giovane cacciatore afferrò un barattolo di sale da cucina, poi scrollò il cuoco e disse: «Uscite! Forza!».
La sua voce, arricchita dallo sguardo infuocato e dalle circostanze, bastò a convincere il suo interlocutore a lasciare in tutta fretta il locale.
«Restate dove c'è luce!», urlò mentre scavalcava con un balzo il bancone, pronto a combattere, armato di un barattolo di sale, gli antichi dhaeva. «Su, presto! Fuori dai piedi!».
Un altro studente giaceva in terra, in un bagno di sangue così truculento da essere degno di un reportage sulla guerra Confederato-Alleata. Pareva che gli fossero esplosi i polmoni.
Vedendo le ombre dei dhaeva che scivolavano verso le loro vittime, Xan sbarrò loro la strada, colpendo le loro ombre con un pugno di sale; le creature si ritrassero immediatamente, lanciando delle grida di dolore che frantumarono i vetri delle bottiglie poste sugli scaffali dietro il bancone ed i contenitori delle lampadine.
Bastò una scintilla per dare vita ad un principio d'incendio.
Fuoco...ci mancava questa!
Lanciò una seconda manciata di sale ai dhaeva, che si lamentarono nuovamente. Questo diede il tempo ad Aryas e alla cameriera di lasciare, sotto shock, il locale. Finendo con pochi colpi il barattolo di sale, Xan chiuse i dhaeva in un angolo, e prima che loro potessero sgusciargli tra le dita, impose la mano verso di loro.
Il muro esplose in una contrazione della realtà di Mortalia, e grandi lingue di fuoco lambirono il locale, trascinando verso la vorticosa porta gli spettri invisibili. L'attrazione verso la porta per l'Underworld fu così forte che non seppero resistere, e quasi come una nuvola maligna, fluttuarono tutti oltre il portale, che Xan subito sigillò.
Le fiamme dell'Underworld attecchirono presto, facendo ardere quel locale come una torcia.
Xan si guardò attorno, teso come una corda di violino, nella speranza di trovare una via d'uscita da quella gabbia di fuoco. Il fumo rendeva ogni cosa distorta e impossibile da guardare senza avere le lacrime agli occhi, il calore di quel fuoco maligno di alzava in lunghe spire...
Il mezzosangue prese il respiro...


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