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lavoro pubblicato sabato 31 dicembre 2011
ultima lettura giovedì 24 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Out of Town...On Business -capitolo secondo-

di dany94. Letto 1061 volte. Dallo scaffale Horror

Il secondo capitolo del secondo caso di Xan. Dopo un periodo di pausa dovuto alle vacanze e a IX Legio, torno a scrivere per un po' del cacciatore del sovrannaturale più...boh. A voi il secondo capitolo!..

Capitolo secondo


Il vialetto che portava all'area di sosta era costeggiato da grandi abeti ed aceri che davano all'ambiente un tocco di natura vivida e pulsante benché, senza macchine e senza il riparo della cupola sarebbero morte in poche ore, bruciate dall'aria tossica e malevola del pianeta, irrimediabilmente spacciato senza le macchine che lo tenevano in vita e che contribuivano a creare quella spirale.

L'automobile nera passò in mezzo a quegli alberi, giungendo ad uno spiazzo circolare antistante una tavola calda dalle insegne illuminate. Il parcheggio non era pieno e per il demone fu facile trovare parcheggio, ancorando la macchina alle ganasce magnetiche.


Aryas stava sorseggiando il suo frullato alla vaniglia quando, con la coda dell'occhio, vide una macchina sportiva dalla pittura nera metallizzata scivolare fuori dal vialetto adornato dagli alberi. Slittava con naturalezza sopra al terreno, muovendosi a metà fra una automobile ed una nave spaziale. Andò a parcheggiarsi in uno dei blocchi a ganasce che mantenevano il velivolo in fluttuazione.

La porta ad ala di gabbiano si aprì e ne uscì un uomo sulla ventina, con un fisico atletico, da giocatore di tribol, ed un viso degno di un dio. Aveva i capelli neri che gli scendevano in parte sulla fronte, ma non era il nero tipico di Areth, sbiadito ed opaco, ma un colore forte e vivo.

Forse era Corinthiano?

Indossava una corta giacca rossa con i dettagli e le rifiniture in nero, era aperta e lasciava intravedere la camicia nera al di sotto. Infilò una mano nella tasca dei blu jeans e ne trasse le chiavi della macchina, mentre con l'altra chiudeva la portiera.

Attivò l'antifurto con una singola pressione del pollice sul tasto sulla tessera-chiave elettronica, poi la ripose dentro la tasca interna della giacca. Calciò via un sassolino con un colpo del suo stivale destro, un modello ispirato a quelli da lavoro, fatto in pelle e in colori scuri.


Xan calciò via un sassolino che stava sul vialetto e si avviò verso il locale. Aprì la porta a vetri ed entrò, chiudendola subito dietro di sé.

L'ambiente era quello tipicamente da tavola calda/pub Arethiano, con i tavolini in legno e i divanetti in pelle rossa.

Un jukebox collegato alla rete interplanetaria attendeva di essere acceso, infilato in un angolo remoto della sala. Dietro al bancone lavorava una giovane ragazza ed un uomo sulla cinquantina, impegnato in quel momento a girare degli hamburger sulla piastra.

Non c'era molta gente nel locale; un uomo dai capelli rossi ed un paio di vistosi baffi, che indossava una camicia a quadri rossa, un pugno di studenti delle superiori in vacanza, uno di loro aveva la giacca degli “Areth Blu tornados”, la squadra planetaria di Tribol.

Il demone si lasciò la soglia alle spalle, la porta a vetri si chiuse con un tintinnare di scaccia-incubi di cristallo da quattro soldi. Girando a sinistra cercò il primo tavolo libro e si sedette sul divanetto rosso, allargandosi e appoggiando i talloni al pavimento.

Un menu era chiuso, la copertina rivolta verso l'alto, accanto ad una saliera. Xan lo aprì con un gesto svogliato, dato che sapeva già cosa ordinare.


«Che ti porto?», chiese la ragazza che poco prima era dietro al bancone. Xan alzò gli occhi dal menu che chiuse con un colpo secco. Roxanne, così si chiamava la ragazza, lo guardò per un istante in attesa.

Schiarendosi la voce, Xan porse il menu e disse: «Prendo un paio di cheeseburger, del bacon, un milkshake al cappuccino e una birra, grazie.».

«Non vuoi altro? », domandò Roxanne mentre annotava sulla scheda dati, stupita dalla mole di grassi che quel tizio, che poteva benissimo essere un modello, stava ordinando. Voleva farsi male?

«No, devo viaggiare...ma grazie comunque.».

Almeno non ha detto che altra roba farebbe ingrassare.

La ragazza si allontanò, i dati da lei segnati avevano aggiornato automaticamente lo schermo guardato dal proprietario, quel cinquantenne con lo sguardo simpatico che stava cuocendo hamburger.

Xan tirò fuori dalla tasca della giacca un pacchetto di sigarette King's Landing, ma Roxanne lo richiamò con un fischio: «Non puoi fumare qui dentro, mi spiace...».

Una leggera espressione di fastidio si dipinse sul volto del demone. Il pacchetto di sigarette aspettava inutilmente nella sua mano, comprato appena sceso dalla ferry boat. Senza replicare a quella decisione, Xan si alzò e facendo intendere alla cameriera che non se ne stava andando, uscì dal locale.


Spinse la porta a vetri dietro di sé, ascoltando il tintinnare dello scaccia-incubi di cristallo. Muovendosi di pochi passi lontano dalla tavola calda, Xan scartò il nuovo pacchetto di King's Landing, lo aprì con una spinta del pollice e prese una sigaretta. Chiuse il pacchetto e lo ripose nella tasca destra dei pantaloni. Aprì la cerniera della tasca interna della giacca e ne trasse un accendino metallico.

Era un vecchio Piros dell'esercito, un oggetto che sua nonna Sharin aveva ricevuto in regalo da un ufficiale di Bastion come simbolico ringraziamento per avergli salvato la vita durante la guerra contro gli xeno alleati. Ne sollevò il coperchio con uno scatto metallico, lasciando poi scivolare il pollice sul simbolo di Bastion: una egida attorniata da una corona di alloro rossa sormontata dal fucile e dal martello.

Lasciò scaturire la piccola fiammella con cui accese la sigaretta, tirò una boccata ed inspirò.

In quel preciso istante il suo sesto senso esplose in un muto grido di allarme. Xan comprese che c'era qualcosa di sbagliato, di diverso.

Qualcosa che non quadrava.

Rilasciando una nuvoletta di fumo dalla bocca, il demone si volse verso la tavola calda. A prima vista appariva normale, e sul volto ora teso e serio del giovane non si manifestò alcuna emozione al riguardo. I suoi occhi “umani” non vedevano che una normale tavola calda dallo stile retrò.

Eppure il mio sesto senso mi dice che qui c'è qualcosa che non va.


Aveva imparato a fidarsi di quella capacità sovrannaturale di percepire ciò che era ultraterreno. Non era come per i sensitivi, non vedeva una luccicanza e non sentiva fruscii o simili fenomeni. Nel suo caso era più come se istintivamente sapesse che non era naturale, come quando al buio si sa che gli oggetti ci sono ma non hanno forma ai nostri occhi, un sospetto più chiaro del vago, praticamente sicuro nel suo dubbio.

Tirò un altra boccata della sigaretta, cercando di rilassarsi. Qualcosa che non andava, in definitiva, c'era.

Il mio sesto senso non sbaglia su queste cose...qui c'è qualcosa di diverso...ma che frak è?

Un barlume rosso si accese nei suoi occhi, girando dentro all'iride sotto forma di mille invisibili lingue di fuoco. La visuale di Xan cambiò radicalmente: prima vedeva il mondo come un normale essere umano, con la sola aggiunta di qualche dettaglio come la traccia energetica di una persona, ora vedeva la realtà come trasfigurata. Era sceso fino al secondo livello, quello che già sfuggiva a molti umani dotati di magia.


Per un momento Xan credette che la tavola calda fosse indicata da una freccia, come in uno di quei quiz televisivi in cui la risposta veniva posta in ologramma sopra alla testa dei concorrenti che non potevano guardare.

Una colonna di simboli magici brillava sopra il locale. Un essere dell'Underworld scrutava tutto dall'alto di quella colonna. Come fosse uscito da quel reame privo di significato ed approdato in Mortalia, questo Xan non lo sapeva, ma riconosceva bene la creatura.

Era un ostantes, un essere delle profondità crepuscolari che appariva dove vi erano forti concentrazioni di energia magica. Aveva l'aspetto di un grande occhio nero privo di palpebre, dal cui contorno si diramavano file di diapason avvolti da scariche elettriche. La pupilla era allargata, simbolo che stava aspettando di nutrirsi.

Gli ostantes erano sciacalli.


Un ostantes non compare a caso in Mortalia. Sfrutta un passaggio aperto da qualcuno con una traccia energetica notevole, che attira il monocolo. È come se fossero ciechi a tutto il resto, seguono una luce casuale nella speranza di nutrirsi.

Il punto è che io non ho aperto portali nei paraggi, e quattro giorni fa mi sono assicurato di non fare passare niente. Ultimo punto: io non ho rilasciato una traccia energetica sufficiente ad attirare uno dei quei cosi.

Il mio sesto senso aveva maledettamente ragione.

L'ostantes emise un verso udibile solo da chi poteva scrutare fino al secondo livello della realtà. Suonava più o meno come un grido, un richiamo per gli altri.

Aveva trovato nutrimento.

Xan lasciò cadere in terra la sigaretta, strisciandoci sopra la scarpa destra. Guardò l'ostantes come ad intimarli di andarsene, ma la creatura era sorda alla sua autorità demoniaca. Il che voleva dire solo una cosa...

«Xantares della tribù Jarichans Xeralla. Il mezzosangue di Ixiaidan.».

Quella voce cavernosa, profonda e remota, disturbata da un ronzio quasi assordante fece balzare in gola il cuore al cacciatore, che senza doversi girare era già a conoscenza di chi fosse il suo interlocutore.

«Sapevi che sarei venuto qui?».

«Ti ho percepito con chiarezza quando sei sbarcato dalla nave, ma non sono qui per te.».

Xan si voltò senza fretta, sapeva chi stava parlando, e aspettare per vederlo non aveva senso. Stringendo lentamente il pugno destro, il cacciatore si preparò al confronto con Namon Baesar.


Il demone Namon rivolse un sorriso a Xan, che sostenne il suo sguardo. Scordandosi di spegnere la capacità di vedere fino al secondo stadio della realtà, il ragazzo si trovò davanti un essere alto quasi quattro metri, con un teschio scarnificato ed allungato con due mandibole sotto il mento a fargli da testa.

Il suo corpo era brulicante di insetti di Mortalia e dell'Underworld, dalla spalla sinistra pendeva un totem con il cranio di un mostro impalato da una picca ossea, dentro al petto vi era la sagoma di un volto umano che urlava un dolore indicibile senza però avere la voce per farlo. Le braccia erano lunghe e cosparse di antenne da scarafaggio.

«Mi sento onorato dal fatto che mi guardi nel mio vero aspetto!», esclamò lui con un sorriso gioviale, che nel suo vero aspetto si tradusse in un ghigno delle mandibole, ritratte verso l'alto e con un paio di tentacoli verde scuro che pendevano dalla bocca.

Disgustato e per metà scosso fin dentro il midollo da quella visione, Xan disattivò la sua vista demoniaca, scendendo al livello degli umani per guardare l'aspetto con cui Namon usava vivere.

Un uomo apparentemente normale, con un corto paio di curatissimi baffi sul mento, un elegante cappello sul capo ed un completo gessato bianco, abbinato a delle scarpe di qualità, sorrideva amabilmente a Xan, che si sentì così scioccato dalla visione da ponderare, per un secondo, di fuggire nell'Underworld.


«Metà non è il tutto, ragazzino», lo ammonì Namon, «fai parte della nostra gente solo per metà... Anche nel tuo vero aspetto sei così come ti vede un qualunque mortale. Ancora non riesci a sopportare la vista di un vero demone.».

«Non è questo il punto», replicò Xan cercando di scrollarsi di dosso quella patina di gelo che lo intorpidiva, «...è che sei così brutto che mi viene un colpo a guardarti!». Appena un secondo dopo aver detto quella battuta, Xan cercò di recuperare contegno. «Cosa sta succedendo?», chiese, con il risultato di venire di nuovo attanagliato da una patina di gelo che li rendeva difficile persino mantenere l'attenzione fissa sul suo interlocutore.

«Ci siamo incontrati per caso, cacciatore», disse Namon evidenziando con fare sarcastico quella parola, «sto proteggendo i miei interessi e i miei affari. Non hai niente da fare qui, puoi andare ad un altra tavola calda.».

«Mi stai minacciando?».

«No, ma tra poco questo posto non sarà molto sicuro per te, mezzosangue.».

«In quel locale sono tutti comuni umani...di cosa hai paura? Della friggitrice?».

«Chi ha detto che io sono qui per paura?».

Senza rendersene conto, Xan si era dato la zappa sui piedi, ammettendo che quel demone, appartenente ad una categoria ed un livello molto più alto del suo, poteva incutergli paura.

«Allora perché...».

«Perché ho degli interessi con una persona di quel locale. Voglio avere ciò che è mio per accordo. E nel locale, sfortunatamente, sono presenti altri umani. Puoi stare tranquillo, non mi ciberò delle loro anime se non si accorgeranno di me.».

A dare fastidio al cacciatore del sovrannaturale era la sufficienza con cui Namon lo trattava. Quando a parlargli così era un vampiro, la questione la poteva risolvere in quattro secondi, ma in questo caso il suo interlocutore era un vero demone, un essere delle profondità dell'Ade che se voleva poteva distruggere quel locale con la sola presenza, bruciare l'intero bosco con un comando e distruggere persino pezzi interi di quell'isola artificiale senza il minimo sforzo.

Sfidarlo non era una mossa saggia.

«Perché i simboli magici e gli ostantes?».

«Non sono l'unico ad avere interessi riguardanti una persona che si trova in quel locale», rivelò Namon mostrando i denti in un ghigno estasiato, «ti consiglio di andartene, Xantares...presto qui non sarà sicuro per umani e simili.».


I simboli magici proiettarono ciascuno un raggio di fuoco su di un punto infinitesimale nell'aria, allargandosi e dividendosi in più fasci di luce che dipinsero un portale avvolto da crepitanti fiamme spettrali. Con un boato che si ripercosse su tutto lo spiazzo, incrinando i sassi, qualcosa uscì dall'Underworld...

Il podcast del maestro dei rituali alias Dottor D:

Ho citato Shining: un ostantes ed un hamburger a chi trova la citazione.

Non avete idea degli incubi che mi verranno pensando a Namon...è davvero brutto come essere! Dèi di Azuras, come le invento queste cose?

l'aspetto umano di Namon ricorda un po' l'abbigliamento elegante dei mafiosi in stile "Il Padrino" (uno dei miei film preferiti)

Il gioco "indovina la società di Bastion" è sempre in vigore. Tra IX Legio, La Caduta di Vama e Out of Town...On Business vi ho lasciato qualche indizio.

il nome intero di Xan è Xantares Xeralla.



Commenti

pubblicato il 01/01/2012 3.32.55
telefilms93, ha scritto: Davvero appassionante cmq anke a me piacciono i racconti di fantascienza,infatti guardo molti telefilm.Mi piacerebbe se potessi dare uno sguardo ai miei racconti....bee la grammatica non è paragonabile alla tua,ma spero arrivi il contenuto.Non è facile capire la fantascienza,molti non capiscono nulla e si stufano di leggere appena leggono parole complicate come:alchimista,dislocazione spettrale,psicometria,licantropi,maledizioni etc. Fammi sapere cosa ne pensi cmq seguirò i tuoi racconti,ciao e auguri di buon anno!!!!
pubblicato il 01/01/2012 14.50.30
dany94, ha scritto: Grazie anche qui, il commento è lo stesso di IX Legio, ma capisco quello che vuoi dirmi :) Grazie mille e buon anno anche a te!

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