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Scaffali


lavoro pubblicato sabato 31 dicembre 2011
ultima lettura venerdì 17 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -Capitolo venticinquesimo- -Atto II & III -

di dany94. Letto 647 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La battaglia sopra i cieli di Arrini tra la flotta confederata e quella alleata, un caotico massacro tra titani di metallo che solcano lo spazio...

Atto II


La salva di missili alieni si stava dirigendo verso lo schieramento confederato, fermo come in attesa di ricevere quel colpo. Sugli schermi DIRADIS i segnali apparsi erano decine per ogni vascello, nessuno era contrassegnato come testata nucleare, ma tutti erano ugualmente pericolosi.

Le loro scie illuminavano lo spazio sopra Arrini come fuochi d'artificio durante la sera del Nostro Giorno di Corinthia. Erano guidati a distanza, per cui era impossibile che mancassero il bersaglio. Un carico di morte spinto da un reattore sub-luce abbastanza potente da rendere l'ordigno veloce come una lepre e viscido come una anguilla.

Dalla CSS Dark Sun partì l'ordine, trasmesso e ripetuto in tutte le navi della flotta confederata. L'ultimo momento di quiete prima della tempesta si consumò in pochi e frenetici gesti da parte degli artiglieri e dei tecnici. Una ragnatela di mille scie blu si dipinse nel buio. Centinaia di testate Horizon vennero eruttate dalle artiglierie confederate, sfrecciando fuori dalle bocche da fuoco, nello spazio gelido e privo di vita.

Appese ad ogni testata c'erano medaglie della memoria: ottagoni di metallo con scritti sopra nomi scelti casualmente dall'elenco delle vittime, militari e civili, di quella guerra.

Una salva massiccia, che piangeva in silenzio miliardi di esseri umani periti per le glorie di un impero alieno e le mire di una ristretta élite di parassiti. Una salva di vendetta, che non si curava di lasciare scoperti i vascelli da cui era scaturita.

Una salva confederata, carica di lutti e di rabbia.


Le granate Horizon si schiantarono con effetti devastanti sulla flotta aliena. Gli scafi di lega metallica xeno si contorsero e spezzarono sotto il peso di centinaia di brutali proiettili di metallo arricchiti dalla magia e dall'odio più bruciante di un intero popolo. Getti di atmosfera interna e fiammate alte centinaia di metri si alzarono dai crateri scavati dai colpi confederati. Una pioggia di morte cadeva da ogni nave, i cannoni principali tesi fino allo spasmo nello sparare decine di granate ogni minuto.

La rappresaglia xeno non si fece attendere: i missili saettarono lungo il campo di battaglia, riempiendolo di scie argentate e di luci violette. I loro alettoni, affilati come rasoi, brillavano di luci invisibili al normale occhio umano.

Luminosi fiori di fuoco sbocciarono dentro le navi confederate che vennero colpite, quelle che non riuscirono, mediante le batterie difensive, a proteggersi. Nel canale radio SHIPCOM risuonarono le urla di centinaia di esseri umani, sovrastate da ordini secchi. Le navi ressero l'urto e rimasero salde, intente a scaricare tonnellate di morte e dolore contro gli xeno colpevoli di averli attaccati.


Un missile alieno colpì la prua della CSS Dark Sun, sfondando paratie e rivestimenti corazzati con la sua punta aguzza e in perpetuo moto di trivellazione. Appena i sistemi rilevarono di essere all'interno di un atmosfera artificiale, fecero detonare la carica esplosiva.

Un intero quarto della prua della nave ammiraglia si sollevò verso l'alto ed esplose in un getto di frammenti, persone e fiammate che presto si estinsero per mancanza di ossigeno.

Julios Gran Marek si aggrappò al suo tavolo tattico per non venire schiacciato a terra dall'onda d'urto derivata da quell'esplosione. Le sue ossa più volte riparate e fortificate chimicamente per contrastare l'invecchiamento tremarono, il comandante si sentì prossimo a cadere, ma rimase in equilibrio.

Il suo ruggito, amplificato dal vox, arrivò al secondo in comando:

«Rapporto danni!»

«Uno dei cilindri idrici è stato sfondato, perdite di ossigeno dal settore 1 e 2, ci sono incendi che vanno dal settore 1 al 3, le squadre di soccorso e d'emergenza sono già state mobilitate dalla IA.».

«Se le fiamme avanzano oltre il settore numero 3, chiudere le porte stagne! La nave non deve modificare la sua posizione, trasmettere lo stesso ordine al resto della flotta. Vinceremo questa battaglia!».

Il colonnello non riusciva a capire che intenzioni avesse l'ammiraglio: restare fermo a subire i missili per mantenere una superiorità tattica di un tiro più preciso per qualcosa come soli altri quaranta secondi era da folli. La flotta aliena era stata duramente provata dalla salva sparata pochi secondi prima, ma avrebbe presto recuperato lo svantaggio. Sarebbe servito proteggere le navi e avere una linea di tiro pulita ancora per almeno due minuti, in questo caso la flotta umana avrebbe distrutto un numero sufficiente di vascelli xeno, quelli più massicci almeno, per permettere alle singole navi di ingaggiare e procedere con le manovre di fiancheggiamento.

Ma ora come ora la flotta era ferma, a cannoneggiare e a farsi colpire.

Come potevano vincere?


Sugli scafi delle navi aliene si accesero mille bagliori rossi che si tradussero istantaneamente in scariche di energia, accelerate ad altissima velocità dentro circuiti appositi e sparate fuori con un impeto che faceva loro assumere la forma di affilati giavellotti.

Il CSS Hunter of the Dark venne colpita sotto la prua, nei crateri scavati dalle masse grezze di energia luminosa e termica s'introdussero i missili nucleari della seconda ondata; un brillante sole esplose tra le stelle, polverizzando il vascello confederato di classe Leviathan e investendo gli altri vascelli con un oceano di fiamme e di radiazione.

Al momento dell'impatto, il CSS Hunter of the Dark era sopra all'alta orbita di Arrini. La luce della sua morte apparve come un brillante bagliore nel cielo.

L'onda di distruzione che si levò al momento delle detonazioni nucleari colpì come una mareggiata le navi vicine, ancorate secondo gli ordini nelle loro posizioni. Diversi piccoli vascelli vennero disintegrati senza avere la possibilità di fuggire.


«Oh miei dèi!», esclamò il colonnello Ender, facendosi udire chiaramente dall'ammiraglio Julios Gran Marek, «...abbiamo perso l'Hunter of the Dark! Sono andate anche il Wincherchil e l'Argonea!».

Più di settemila vite spezzate in un secondo. Era incredibile, Ender si sentiva un disgustoso sapore metallico sulle labbra e un rumore bianco dietro le sue spalle così intenso da assordarlo.

«Lanciare i caccia!», ordinò l'ammiraglio, «Lanciare gli haylus!».

Chiusi nei loro tubi di lancio, centinaia di Haylus vennero scagliati fuori dalle navi, come sciami di api impazzite. I CAG di ciascuna squadriglia avevano ben chiari i loro ordini, le armi erano pronte e la fotografia del pilota in ginocchio davanti alla distruzione di una città di Vama incollata sulla console di comando.

Il piano tattico di Julios Gran Marek si stava compiendo, sarebbe stato un successo totale, pagato al costo di decine di migliaia di vite. Sacrifici da lui definiti necessari per giungere alla vittoria.


Atto III


Colin si vide schiacciare contro il sedile al momento della partenza lungo il tunnel di lancio. L'haylus mk-VII che pilotava venne spinto all'esterno, verso lo spazio, ad una velocità elevatissima. Avvolto da uno strale di plasma, il caccia monoposto uscì, assieme a centinaia di altri compagni, dal ventre della nave.

Il pilota unì indice e medio della mano destra e toccò la foto del pilota in ginocchio davanti alle rovine nuclearizzate di una città di Vama che portava incollata, come tutti, sulla console principale.

Non dimenticare mai. Non perdonare mai.

Gli haylus sfrecciarono verso le navi aliene e i loro sciami di caccia schyte, pronti a dargli una spietata e dura battaglia. Sugli schermi apparvero una infinità di ottagoni verdi rappresentanti i caccia lanciati, ognuno segnato tramite la sigla identificativa del pilota.

Le squadriglie umane ed aliene s'incrociarono nel buio dello spazio, mischiandosi in una caotica danza di morte. Stelle di fuoco e bagliori azzurrini tappezzarono il fondale nero dello spazio. Gli Haylus scartavano, sparavano, facevano partire missili stinger e deinos, s'incrociavano con gli strali laser e plasma alieni...


Dalla flotta aliena scaturì una nuova ondata di missili, minore di quella precedente. Le artiglierie confederate avevano distrutto molti loro vascelli, riducendoli a carcasse spaziali squassate dalle detonazioni nucleari e dagli incendi. Ora gli xeno si prodigavano per fare una sanguinosa rappresaglia, mirando alle navi più danneggiate con i loro missili migliori.

Gli haylus sfrecciarono al salvataggio delle loro navi-madri, distruggendo in volo molti missili quando erano ancora a distanza di sicurezza; il loro fuoco non bastò tuttavia a fermare tutti i missili, che colpirono le navi umane, aggiungendo brillanti esplosioni di luce ad uno sfondo già stravolto dal combattimento.

I cannoni confederati ruggirono il loro odio e si vendicarono sparando le granate horizon e le warheads con cui incrinarono le corazze delle navi aliene più potenti, quelle che guidavano la flotta. Un secondo dopo, da queste si levò un nuovo sciame di missili, tutti nucleari.



«Ammiraglio!», esclamò la IA della CSS Dark Sun, «Rilevo il lancio di ventuno testate nucleari, dirette sulle nostre navi. Il vettore di quattro di loro porta a noi. Ci saranno addosso in cinquanta secondi!».

«Passatemi la seconda squadra di navi di supporto!».

«Linea stabilita, ammiraglio», disse la IA un secondo dopo aver ricevuto l'ordine.

«Qui ammiraglio Gran Marek a tutte le unità di supporto: schieratevi come da ordini!».

«Da suo comando, ammiraglio!», dissero i comandanti di quei vascelli nel sistema di comunicazione SHIPCOM, prima di avviare il Salto già impostato per la posizione di supporto alla CSS dark Sun Dalla loro posizione non si vedeva niente, ma il sottotenente era certo che lo scontro fosse cominciato.

Accompagnate da delle modeste corvette lanciamissili, effettuarono il loro Salto, senza avere la pallida idea di quello che stavano per fare.


Julios vide sullo schermo DIRADIS le navi di supporto effettuare l'hyper-flare una manciata di secondi prima che i missili nucleari degli xeno giungessero alla distanza di non ritorno. Aveva fatto calcolare le posizioni di arrivo dei salti e il tracciato che i colpi delle navi della flotta xeno avrebbero seguito almeno una ventina di volta ai suoi più fidati ufficiali, con l'ordine perentorio di non comunicare ad altra anima viva quelle informazioni.

I segnali d'identificazione delle navi di supporto svanirono da dietro lo schieramento difensivo assunto dalle navi da guerra per ricomparire istantaneamente davanti ad esse, in una linea che s'incurvava verso i bordi proprio come lo schieramento confederato.

Julios indietreggiò di tre passi dal tavolo tattico, assunse una posizione marziale e con una solenne lentezza si portò la mano destra inclinata alla fronte, facendo un esemplare saluto militare alle persone che aveva appena mandato a morire.

Possano gli dèi avere pietà delle loro anime.


Il Wire emerse dall'hyper-flare con un baluginio di luci blu e verdi, rallentando con gli stabilizzatori appositi il suo moto inerziale. Sbuffi di gas bianco, i jet di controllo, fecero ruotare il velivolo esponendo il suo gigantesco ventre, il primo passo per muoversi e riparare le navi...

Oh miei dèi.

Come notò Paul, comandante di quel vascello, attraverso gli schermi delle telecamere ad altissima definizione, nessuna delle navi da guerra aveva un solo graffio. Non era ancora volato un solo colpo, o meglio, come rilevò il Dradis, c'era una salva di missili nucleari in arrivo, e il Wire, come molte altre navi di supporto, era esattamente sulla loro linea di tiro.

Erano stati fatti saltare per fare da scudi, non per portare riparazioni e soccorso.

I missili raggiunsero implacabili le decine di piattaforme di riparazioni sul campo, scaricando su quelle vittime sacrificali tutta la loro terribile potenza distruttiva. Il Wire fu colpito in pieno, aprendosi in due tronconi incendiati prima che l'ordigno esplodesse, scaricando tutta la sua restante potenza sui frammenti dai quali fuoriusciva atmosfera interna e parti di macchinari.


Taranis guardava, attraverso il sistema di ologrammi ad alta definizione, la piattaforma di riparazioni sul campo “Aspire” affondare lentamente verso le vuote profondità dello spazio, con i bordi infiammati e il centro praticamente sciolto dal colpo di maglio cosmico che lo aveva raggiunto.

Duecento bravi marinai, milioni di dracme in equipaggiamenti, tutto perduto per un comando. Anzi, non perduto, ma speso per vincere quella guerra.

«Batterie principali caricate con le Warheads, energia nei tubi al 120%! Siamo pronti a sparare!», annunciò con voce gelida il sottotenente Ohaera, «Bersaglio acquisito.».

Taranis strinse con forza il bordo del suo tavolo tattico, guardando truce la folla di navi xeno che, costrette dalla vicinanza l'una dell'altra, erano impossibilitate a fare movimenti evasivi rapidi.

«Gli equipaggi di quelle navi hanno pagato con la vita affinché noi avessimo la possibilità di sparare questo colpo», ringhiò il comandante. «Fate in modo che non sia stato inutile.».

La vecchia CSS Astrid sobbalzò quando, con una muta rabbia, i cannoni spararono le letali granate Warheads. Taranis osservò sull'ologramma mentre, dietro ordine di Julios Gran Marek, l'intera flotta apriva il fuoco simultaneamente.

Una salva funebre di centinaia di granate pesante e missili, ripetuta per diversi secondi, per chi aveva appena perso la vita su quelle stazioni.

Le navi, schierate in formazione perfetta, apparivano ora come un esercito dei tempi antichi, con il fuoco di fila dei moschetti.


L'ammiraglio Resus della flotta alleata capì il proprio errore tattico nel momento in cui i colpi dei cannoni confederati s'infransero sulle sue navi, sfogando tutta la loro terribile potenza nel distruggere dei bersagli praticamente indifesi.

Non avevano più testate nucleari, le sue navi erano agli sgoccioli, e i confederati avevano virtualmente vinto la battaglia, sacrificando le navi da riparazione.

Quando giunsero in risposta i colpi delle navi confederate, la sua avanzata stretta, fatta nel nome di una paventata superiorità numerica e di dimensioni schiacciante, si trasformò nella condanna a morte per la sua flotta.

Le granate Warheads piombarono sugli scafi delle navi, distruggendoli in ampi fiori di fuoco che danzarono nello spazio, scavando tunnel vasti centinaia di metri all'interno di quei vascelli che persero il loro assetto, iniziando a sbandare e virare in modo incontrollato.

La salva che si abbatté con costanza sulle prue mise a tacere le armi più potenti che avevano a disposizione dopo le testate nucleari, aprendo numerose falle nella chiglia e disperdendo la preziosa atmosfera di interi settori. Fiammate che portavano in groppa i cadaveri dei marinai e degli artiglieri espulsi dalla decompressione si alzarono nel vuoto, mischiandosi ed incrociandosi nel vuoto.


Da terra non si poteva vedere l'intero scontro. La sua macabra epicità era schermata dalle distanze astronomiche e dall'atmosfera, ma i bagliori di luce che segnarono la fine della flotta aliena splendettero come mille piccoli soli nel cielo, illuminandolo con il bagliore accecante di una vittoria conquistata con il sangue e con la fatica.

Nello spazio la battaglia sarebbe proseguita per alcune ore, con i confederati impegnati a spazzare via le ultime vestigia della flotta aliena, ma virtualmente quella era una vittoria.

Quando gli equipaggi delle navi impegnate in combattimento si accorsero che le navi xeno stavano affondando lentamente alla deriva, precipitando verso il pozzo gravitazionale di Arrini, esplosero in un solo, unico e potentissimo grido di vittoria.

Migliaia di esseri umani urlarono nello stesso momento centinaia di frasi e parole diverse, tutte avvolte dalle stesse emozioni, nate dagli stessi sentimenti.

Avevano vinto! Avevano salvato Arrini dalla distruzione, mondato il suo spazio dalla feccia xeno e ottenuto una vittoria significativa in una campagna militare nella quale la posta in gioco era la loro stessa esistenza.

Il sacrificato Podcast del Dottor D:

Perdonatemi se la battaglia non l'ho descritta nei minimi dettagli e se mi sono preso qualche libertà nel ideare degli scontri ipotetici con navi spaziali, ma è stato fatto in buona fede e per divertire voi lettori :)

Apprezzate lo sforzo e ditemi cosa ne pensate: la manovra di Julios vi sembra eticamente giusta? Sacrificare delle navi per salvarne altre?



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