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lavoro pubblicato venerdì 30 dicembre 2011
ultima lettura lunedì 20 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -Capitolo venticinquesimo- -Atto I-

di dany94. Letto 1072 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Lasciamo Mikael e la CSS Holy Hands ovunque loro siano per fare la conoscenza di Mark Caruso e Jenny, nostri nuovi protagonisti OPSA. incontriamo anche l'ammiraglio Julios Gran Marek e il suo misterioso piano per salvare Arrini, sotto assedio xeno.

Operation Death Rain


Capitolo venticinquesimo:

Atto I


Arrini, situato in Solaria XII, è un mondo-granaio di primaria importanza. Ha una popolazione di 890 milioni di abitanti situati in poche grandi città formicaio. Il pianeta è protetto dagli attacchi esterni attraverso una griglia di difesa orbitale di cannoni Iupiter. A terra sono presenti numerose guarnigioni della Colonial Homeland Guard, armata leggermente.

Arrini non rappresenta un fondamentale obbiettivo per una fazione umana, ma i nostri nemici lo vogliono conquistare per tagliarci le riserve di cibo. Arrini non deve cadere.


CSS Duke of Death stava scivolando lentamente verso il pianeta Arrini, la luce dei suoi due soli gialli inondava l'orizzonte spaziale, tingendolo di uno esplosivo giallo dorato e screziato di rosso. Una flotta Arelliana giunta per distruggere quel mondo.

Lasciateli provare. Mark era nell'armeria A-1, intento a vestire la leggera corazza OPSA Mark-XI. Sentiva la nave vibrare mentre i motori subluce la spingevano verso il pozzo gravitazionale di Arrini. Il pavimento a grata metallica sotto i suoi piedi tremava leggeremente, un fenomeno diffuso dopo l'uscita dal movimento hyper-flare. L'iperspazio, così era chiamato in gergo il tunnel attraversato durante l'hyper-flare, tendeva a baloccarsi con le navi più fragili.

Duke of Death non era una corazzata Leviathan o Valkyrie, ma una classe Falcon. Il suo design allungato come la lama di una lancia, con corte ali collegate tramite arcate panoramiche alla struttura centrale la faceva sembrare un rampino volante, più fragile di quello che in realtà era.

Il duca, si diceva, era veloce a colpire e coriaceo nel soffrire il nemico. Non era armato pesantemente, ma poteva ingaggiare brevi scontri contro vascelli più grandi ed uscirne ancora online. Il merito andava alla sua spessa corazza e alla straordinaria libertà di manovra di cui godeva grazie alle innovazioni nel campo dei jet di controllo.


L'armeria A-1 era ben fornita sotto ogni punto di vista. Le rastrelliere delle armi erano pulite ed in ordine, gli armadietti controllati uno ad uno con periodiche ispezioni, le novità in campo bellico erano sempre fatte arrivare con premura da parte degli ufficiali responsabili. Mark Caruso, OPSA di prima classe, era silenzioso.

Normalmente lui era uno che parlava tanto, a differenza del suo amico Mikael, ma il sapere che la casa dei suoi antenati era sotto attacco lo aveva reso taciturno.

Quinto figlio di una famiglia di immigrati Arrini, spostatisi su Empyrea con la promessa di trovare un lavoro migliore, lui proseguiva la carriera familiare, iniziata dalla sorella maggiore, Alicia, la primogenita, di fare il soldato. Unico OPSA della famiglia, rappresentava, insieme alla suddetta Alicia, comandante di fregata, l'orgoglio della famiglia Caruso.

Alto, con un fisico ben costruito dall'addestramento e dalla carriera scolastica di giocatore di Tribol, con scuri e cortissimi capelli marroni e occhi quasi ambrati, Mark era in condizioni fisiche perfette. Aveva affrontato la sua fobia del volo diventando un OPSA, nonostante molti suoi parametri lo rendessero perfetto per pilotare i caccia Haylus.

Voleva combattere il nemico in prima fila, lanciarsi verso l'Ade.


La squadra tattica “Gamma” e la squadra tattica “Delta” si stavano armando e preparando al lancio. La situazione sul pianeta era tutta a loro vantaggio, ma gli xeno avevano occupato una generosa parte dell'orbita bassa e da li stavano facendo scendere sul pianeta molte navette da sbarco. La Colonial Homeland Guard non era in grado di respingere quella minaccia.

Venti OPSA non erano un esercito, ma non sarebbero scesi sul pianeta da soli. Reparti di marines e di truppe ordinarie si stavano preparando a scendere sul pianeta per dare supporto alle forze di difesa, mentre la flotta guidata dall'ammiraglio Julios Gran Marek impegnava le navi aliene e le scacciava.


Mark strinse le allacciature dei suoi stivali come ultima cosa. Le stringhe si saldarono l'una sull'altra schiacciate dalla forza mal contenuta del giovane, ansioso di scendere sul pianeta. Alzando il piede dalla panca sulla quale lo aveva appoggiato, il paracadutista lo batté due volte contro il bordo metallico del suddetto seggio, testandone la robustezza. Era stretto al massimo, ottimo.

Jenny prese dalla rastrelliera un fucile d'assalto Scar-12H con sistema di sparo a munizioni cinetiche, ne controllò il calcio sagomato con occhio esperto, poi guardò Mark che stava assicurando più saldamente le cinghie del suo zaino Diecenne con sistema arco-grav.

In guerra si diventa amici in fretta, Mark era un tipo socievole e dalla parlantina sciolta. La sua simpatia e la chiacchiera facile lo avevano reso benvoluto dalla compagnia nonostante fosse stato inserito come rinforzo. Molti paracadutisti erano già caduti, e i rinforzi erano centellinati. Jenny sapeva delle sue origini Arrini, e vederlo così la faceva preoccupare circa la sua lucidità in azione.

Si avvicinò tenendo lo Scar-12 puntato verso il basso. Chiusa nella sua armatura da OPSA riusciva comunque a dare un idea di leggerezza e agilità. Pochi sapevano che aveva studiato per diventare ballerina di danza classica, prima di decidere di arruolarsi: la guerra, i sacrifici del suo popolo e il dovere venivano prima dei suoi sogni. In questo rappresentava il soldato confederato, che anteponeva il bisogno del suo stato ai suoi desideri personali.

«Ehi», disse lei chinandosi leggermente per parlargli faccia a faccia, «com'è?».

Mark stava controllando il suo casco, «bene...», disse senza crederci veramente, «non vedo l'ora di scendere.».

Chi va veloce va incontro alla morte. Quel pensiero fece sorridere Jenny: gli OPSA che morivano perché troppo veloci! La velocità per loro era necessaria, per l'ingresso orbitale ed atmosferico, nonché per schivare il fuoco nemico.

«Gli facciamo a pezzi quei bastardi, tranquillo», Jenny era ansiosa di andare a combattere gli xeno, quella sarebbe stata la sua terza discesa orbitale. Arruolata negli OPSA da un anno, aveva già combattuto il nemico alieno tre volte.

«...è quello che voglio, Jen».

«Io...», la ragazza voleva dirgli che temeva che agisse da testa calda, ma guardarlo mentre prendeva l'elmetto e se lo attaccava alla cintura, pronto a passare alla selezione delle armi, la fece desistere. Gli diede una pacca sullo spallaccio da lui detto “speciale”, ornato da una pittura raffigurante una testa di donna dalla quale nascevano tre braccia piegate a formare un immaginario triangolo, il simbolo di Trinacreas.

«Io ti copro le spalle, intesi? Io ti copro le spalle e tu copri le mie, ok?».


La flotta confederata si mosse come un sol uomo verso le navi aliene. Le loro forme si stagliavano nello spazio, simili a squali e mostri usciti dalla mente perversa di qualche pazzo, ed erano pronte alla battaglia. Arrini era fermo a guardare sotto di loro.

Decine di vascelli dal design brutale ed efficace, corazzate ed armate fino ai denti, erano in viaggio: schierate in formazione larga a punta di freccia, avrebbero intercettato i vascelli alieni in pochi minuti. Gli hangar già risuonavano degli allarmi e delle sirene, pronti a fare sfrecciare nei tubi di lancio centinaia di haylus e di irodayn., le postazioni AA e le batterie di cannoni a rotaia magnetica si preparavano al combattimento.


Julios Gran Marek osservava lo schieramento alieno sul display olografico. Arethiano di sangue puro, figlio della nobiltà planetaria più eccelsa e orgogliosa, Julios era cresciuto con l'odio degli xeno nel sangue e la volontà ferrea di guidare una flotta in battaglia. Con centosessantanove anni di servizio alle spalle, e duecentotré di età, era uno dei comandanti anziani della flotta più decorati e valorosi. Il massiccio uso di droghe di ringiovanimento, nonché l'afflusso di organi nuovi, provenienti dai laboratori di Lumen, lo mantenevano in forma, con l'aspetto di un florido quarantenne.

L'uniforme tirata a lucido, i capelli biondi tagliati secondo il protoccolo, il busto dritto, con la medaglia d'onore al valore militare, la Platinum Star, appesa alla giacca blu scura, Julios sembrava uscito da un quadro d'epoca. Se si fosse trovato per le mani una nave a vela, probabilmente non sarebbe sembrato fuori posto.

«Rotta d'intercettazione per zero-uno-otto-tre-cinque, apice di due chilometri, correggete l'assetto di 4!».

Lanciava i suoi ordini con voce chiara e stentorea, che pareva rimbombare con l'autorità di un dio tra quelle pareti.

«Sottufficiale Liano, avverta tutti i comandanti di vascello di tenere le navi lontane dai punti di aggancio gravitazionale, e comunichi loro anche di restare in formazione, a qualunque costo.».

«Signorsi, ammiraglio!», rispose Liano prima di stringere la cuffia auricolare e collegarsi, tramite i canali radio-wireless, ai centro SHIPCOM di tutte le navi della flotta.

«CSS Dark Sun a tutte le navi via SHIPCOM in ascolto: tenersi lontane dagli agganci gravitazionali, restate in formazione sino nuovo ordine. Confermare ricezione!».

Julios aveva un piano per salvare le sue navi dalla prima terribile salva di siluri e missili nave-nave che gli xeno avrebbero scagliato. Quei maledetti avevano cannoni scarsi, per lo più basati sui laser, ma in compenso avevano un artiglieria autopropulsa che, li dispiaceva ammetterlo, superava di gran lunga quella confederata. Aveva una schiera di vascelli minori che avrebbero fatto da scudo per le navi più grandi e lente, come la sua Dark Sun. Questi vascelli avrebbero usato tutto il loro velocissimo rateo di fuoco, supportato dai traccianti dei Taloon, per neutralizzare quei missili, dando così il tempo di calcolare la perfetta traiettoria per i cannoni Hurricane, i più potenti pezzi d'artiglieria a rotaia magnetica di cui disponesse la Confederazione di Solaria.


Silenziose eppure immense, le navi da battaglia di ciascuna flotta si venivano incontro, con gli scafi inondati dalla luce dei due soli di Arrini. Migliaia di uomini e donne ed alieni di varie razze erano a bordo di ciascuna di quelle gigantesche signore dello spazio, quasi tutti mortali. Quasi tutti pronti a morire per un ideale, per un comando, per un pianeta che di importante aveva il frutto della sua terra, il cibo che tutti volevano.

La formazione umana si allargò a ventaglio, rispondendo celere ai comandi che Julios dava, andando a coprire così ogni punto per uno spazio di centinaia di migliaia di chilometri. La flotta aliena, inizialmente più compatta, si era infatti allargata per accerchiare quella umana.

Avevano finito per fare il gioco di Julios, libero dal dover gestire la spinta contraria della gravità di Arrini. Le sue navi avevano assunto la formazione da lui desiderata prima di quelle aliene, ed ora avevano la possibilità di aprire il fuoco su di un bersaglio ancora inerme.


«Signore, abbiamo settantadue secondi prima che raggiungano il nostro apice. Le rilevazioni evidenziano una salva di missili nave-nave diretta alle nostre prue. Suggerisco un azione diversiva.», disse la IA della nave, “Knight”, sfarfallando vicino all'ammiraglio, che rispose: «Mantenere le posizioni è essenziale per la nostra vittoria, Knight. Voglio che ogni nave rimanga esattamente dove si trova. Passatemi le piattaforme di riparazione sul canale SHIPCOM 2.».

Un secondo dopo la linea era stabilita. L'ammiraglio aveva insistito per avere con sé una squadra supplementare di piattaforme da riparazione “Zando”. Queste navi, grandi ognuna un chilometro, erano dotate di materiali, strutture e personale addestrato e pensato per riparare le navi direttamente sul campo, ripristinandone l'efficacia.

Ogni squadra aveva con sé almeno una di queste piattaforme, una flotta ne aveva diverse. Julios aveva chiesto di averne una decina in più, equipaggiate più leggermente e con equipaggi ridotti, più automatizzate possibile.

L'alto comando aveva esaudito la sua richiesta. Ognuno di quei cassoni spaziali a forma di sigaro aveva all'attivo solo duecento membri d'equipaggio, a fronte degli ottocento normalmente richiesti per una sola operazione.

«Qui è l'ammiraglio Julios Gran Marek che parla», disse, «Avete i vostri ordini, riparatori. Rispettateli e tutto andrà bene. Che nessuno osi modificare il piano. Salveremo questo pianeta dalla feccia xeno, e lo faremo insieme, seguendo gli ordini.».

Ogni grande battaglia richiede dei grandi sacrifici. Sarete eroi della Confederazione per questo.

Un coro di risposte affermative lo raggiunse. Julios abbassò il comunicatore, guardando sullo stato riepilogativo quelle navi che si preparavano ad effettuare un rapido hyper-flare sulle coordinate che la Dark Sun avrebbe fornito loro.

Il loro aiuto sarebbe stato fondamentale una volta iniziata la battaglia, e la catena di comando imponeva di non mettere in discussione gli ordini, ma ad alcuni capitani delle navi da riparazione quella manovra puzzava un po'. Voleva che fossero pronte per la fuga o cosa? I motori hyper-flare consumavano prezioso cyanocriosta e potevano bloccarsi se lasciati troppo accesi.

Una serie di satelliti era stata schierata accanto ad ogni nave, triangolando più posizioni per averne una visione telemetrica perfetta. Le loro proiezioni, analizzate dalle varie IA delle navi, avevano fornito alla flotta confederata una immagine chiarissima di quello che sarebbe stato, per alcuni minuti, il fronte.

Disposte tutte in modo da offrire al nemico la minor superficie possibile da colpire e al contempo il maggior numero di bocche da fuoco con una linea di tiro sgombra, le navi confederate aspettavano.

In un secondo avrebbero potuto riempire lo spazio sopra Arrini di fuoco e di morte. Ogni nave era armata pesantemente, con squadre di caccia pronti ad essere lanciati e numerose testate nucleari in attesa di venire scagliate contro quel nemico, così odiato perché diverso e perché responsabile della morte di miliardi di esseri umani, per ridurlo in cenere.

La flotta aliena si muoveva alla carica, inconsapevole della trappola.

Commentate e ditemi cosa ne pensate!

Lo sapevate che...

Il simbolo che Mark ha sulla spalla è quello della regione Sicilia, il suo cognome invece è una parola dialettale siciliana che vuol dire ragazzo, giovane.

L'arma che controlla Jenny è ispirata allo Scar-H da soft-air realmente esistente.

Un ringraziamento particolare va l mio maestro d'arme, Fabrizio, il signore e condottiero di Milano (non dico il cognome ma tu sai chi sei)

A te è dedicata la Duke of Death, nave piccola ma coriacea, veloce e caparbia. Questo è un piccolo ringraziamento per tutte le volte che mi hai consigliato, per l'interesse con cui segui IX Legio e per avermi insegnato che un pugno di persone possono vincere anche le battaglie più disperate se seguono un ideale.

Ora non mi ringraziare troppo, aspetta le storie sull'Impero di Van Hell...



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