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lavoro pubblicato giovedì 29 dicembre 2011
ultima lettura sabato 20 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

aria

di ottavio. Letto 571 volte. Dallo scaffale Generico

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ARIA

Oggi è Il giorno. Finalmente è giunto. Lo aspetto da molto tempo ormai. Primo pensiero la mattina ed ultimo la notte. La notte. Talmente vivo e luminoso da diventare antagonista al sonno. Lo fisso nel buio, lo accarezzo, lo giro e rigiro tra le mani per assaporare ogni sua sfumatura, ogni sua prospettiva. È così perfetto, così inattaccabile. Rappresenta una fine ed un inizio, è una porta e spero si possa aprire per poi richiudersi per sempre.

Lo vedo passare, con la sua faccia seria, con la sua camicia nei pantaloni e la sua barba appena fatta. Con il suo desiderio di autorità. Sono stanco delle tue regole, dei tuoi orari assurdi e della tua freddezza, oggi me ne vado e tu non puoi fare nulla per fermarmi. Ne sei contento? Mi fa soffrire questa tua indifferenza. Nessuno è perfetto, lo sai bene anche tu. Oggi ti ho guardato negli occhi per l’ultima volta. L’ho fatto con occhi sinceri, senza rancore, senza odio, solo con le mie domande stampate negli occhi. Sperando di penetrare oltre le tue retine ed accenderti un pensiero. Così quando me ne sarò andato, resteranno le mie domande. È il mio più grande desiderio.

Oggi è il giorno, oggi prendo il volo. Oggi me ne vado, per non ritornare più. Lascio questa gente di merda, questi vicini insopportabili, con quell’odio negli occhi, con quelle battute del cazzo, sempre le solite, non c’ha mai riso nessuno, smettila una buona volta. L’hanno saputo che me ne vado, corrono le voci in un posto così piccolo, poi, quando si tratta di “Jack Lavanderia” sembrano tutti bendisposti ad alimentare le dicerie. La notizia passa di bocca in bocca, e di bocca in bocca si fa sempre più gonfia ed assurda, arricchita dei particolari più altisonanti. Dovreste vederli, la teatralità con la quale raccontano quelle stronzate. Dovreste proprio vederli, la viltà con la quale sanno cambiare argomento appena gli passi accanto. Glielo leggi ancora negli occhi. Si spengono le parole ma non il sentimento che le liberava. Oggi me ne vado però, questo rimarrà solamente un brutto incubo, forse un ricordo del quale riderò lautamente. Chissà. Guardo fuori dalla finestra. È limpido il cielo della libertà.

Un signore mi fa accomodare e mi allaccia la cintura. Mi lega i polsi. E le caviglie.

Avevo immaginato tutto, nei minimi dettagli. Ma non la paura. Del sentimento miserabile e lancinante che mi pervadeva non avevo intravisto nemmeno il profilo.

Me ne sto andando da questo mondo vigliacco. Me ne sto andando dai miei errori. Finalmente riuscirò a liberarmi del peso di questa mia sporca esistenza. Finalmente potrò rispondere alle domande che mi perseguitano da una vita. Dipende tutto da dove andrò a finire. Se andrò veramente a finire da qualche parte.

Il dottore mi disinfetta il braccio. Questo è assurdo. Com’è che mi devi ammazzare ma ti assicuri di farlo in modo igienico?! Lascio il mondo con questo paradosso.

Mi ritrovo a piangere, proprio quando sta per finire qualcosa che non sopportavo più. Proprio quando finalmente sto per diventare leggero.

Sento l’iniezione

si offusca la mente

scusa



Commenti

pubblicato il 30/12/2011 15.40.06
DonnaDuff, ha scritto: uhm magari non si capisce bene all'inizio cosa intendi. Leggevo per le belle parole, ma il contenuto mi è rimasto oscuro per un pò. A volte questo scoccia secondo me. Comunque lascia quella sensazione di mistero, di essere arrivati troppo tardi quasi. Bello davvero complimenti.
pubblicato il 30/12/2011 16.04.58
ottavio, ha scritto: ti ringrazio vivamente, l'idea iniziale era il colpo di scena( per me lo è stato) comunque grazie per gli apprezzamenti!! :D
pubblicato il 30/12/2011 16.08.44
Arazedas, ha scritto: Racconto crudo, come il tema che tratta, ma ben strutturato. Apprezzato.
pubblicato il 30/12/2011 16.10.47
ottavio, ha scritto: hai regalato un sorriso Arazedas, grazie:)
pubblicato il 30/12/2011 18.05.36
tonymalerba, ha scritto: Affrontare la Morte (che scrivo in maiuscolo) con paura ma senza panico rivela un notevole equilibrio e consapevolezza di sè. Non mi è piaciuto il finale, cioè "scusa"... ma di che? Se questa parola rappresenta il pentimento delle malefatte, direi che è un po' pochino: io avrei concluso con "ciao", anche se è solo una personalissima opinione. Penso infine che disinfettare il braccio non sia assurdo, perchè è un gesto che dà una parvenza di normalità. Conficcare un ago malamente potrebbe indurre reazioni di panico in un momento delicato... chissà. Comunque bello.
pubblicato il 30/12/2011 18.44.20
ottavio, ha scritto: Ciò che volevo dipingere è un uomo arreso al disordine del mondo e schiavo di una vita sbagliata, la sua assenza di panico testimonia la grande attesa di "smettere di esistere", di liberarsi dei sensi di colpa che lo perseguitano, della pena effettiva che prova nei confronti di una presunta vittima. Gli errori restano purtroppo. Per quanto riguarda la detersione del braccio mi riferivo proprio ad una questione di igiene, non di metodo di introduzione dell'ago. Comunque apprezzo molto le critiche, soprattutto quelle un po' negative, grazie!

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