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lavoro pubblicato lunedì 26 dicembre 2011
ultima lettura giovedì 21 novembre 2019

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L’IMPIUS AENEAS nei commenti danteschi

di teseo2347. Letto 726 volte. Dallo scaffale Storia

Riteniamo di grande interesse per i nostri amici questa ricerca su Enea traditore nei commenti ai passi più rilevanti della Commedia che trattino dell’eroe: l’apparizione di Virgilio a Dante (Inferno, I 73-75), la collocazione di Enea nel Limbo (Inferno,



1)Codice
cassinese (1350-75[?]), Inferno 1.73



giusto {chiose
posteriori}. Virgilius in
primo: Rex fuit Eneas nobis quo justior alter. nec pietate fuit bello nec major et armis. Quod
est contra Servium qui eum proditorem nominat. sed non intellexit mentem
Virgilii.



2)Giovanni
Boccaccio (1373-75), Inferno 4.122



Ed Enea: Questi fu
figliuolo, secondo che i poeti scrivono, d'Anchise troiano e di Venere e nacque
sopra il fiume chiamato Simeonte, non guari lontano ad Ilione, al quale poi
Priamo, re di Troia, splendidissimo signore, diede Creusa, sua figliuola, per
moglie, e di lei ebbe un figliuolo chiamato Ascanio. Fu in arme valoroso uomo e
tra gli altri nobili Troiani andò in Grecia con Parìs quando egli rapì Elena:
la qual cosa mostrò sempre che gli spiacesse. Non pertanto valorosamente contro
a' Greci combatté molte volte per la salute della patria e tra l'altre si mise
una volta a combattere con Achille, non senza suo gran pericolo. In Troia fu
sempre ricevitore degli ambasciadori greci: per le quali cose, essendo Iliòn preso
da' Greci, in luogo di guiderdone gli fu conceduto di potersi, con quella
quantità d'uomini che gli piacesse, del paese di Troia partirsi e andare dove
più gli piacesse. Per la qual concessione prese le venti navi, con le quali
Parìs era primieramente andato in Grecia, e in quelle messi quegli Troiani alli
quali piacque di venir con lui, e similemente il padre di lui ed il figliuolo,
e, secondo che ad alcun piace, uccisa Creusa, lasciato il troiano lito,
primieramente trapassò in Trazia e quivi fece una città, la quale del suo nome
nominò Enea, nella qual poi esso lungamente fu adorato e onorato di sacrifici
come idio, sì come Tito Livio nel XXXX libro scrive. E quindi poi, sospettando
di Polimestore re, il quale dislealmente per avarizia aveva ucciso Polidoro,
figliuol di Priamo, si partì e andonne con la sua compagnia in Creti, donde,
costretto da pestilenzia del cielo, si partì e vennene in Cicilia, dove Anchise
morì appo la città di Trapani. Ed esso poi per passare in Italia rimontato co'
suoi amici sopra le navi e lasciata ad Aceste, nato del sangue troiano, una
città da lui fatta, chiamata Acesta, in servigio di coloro li quali seguir nol
poteano, secondo che Virgilio dice, da tempestoso tempo transportato in Africa
e quivi da Didone, reina di Cartagine, ricevuto ed onorato, per alcuno spazio
di tempo dimorò. Poi da essa partitosi, essendo già sette anni errato, pervenne
in Italia e nel seno Baiano, non guari lontano a Napoli, smontato, quivi per
arte nigromantica, appo il lago d'Averno, ebbe con gli spiriti immondi, di
quello che per inanzi far dovesse, consiglio; e quindi partitosi là dove è oggi
la città di Gaeta perdé la nutrice sua, il cui nome era Gaeta, e sopra le sue
ossa fondò quella città e dal nome di lei la dinominò; e quindi venuto nella foce
del Tevero ed essendogli, secondo che dice Servio, venuto meno il lume d'una
stella, la quale dice essere stata Venere, estimò dovere esser quivi il fine
del suo cammino. Ed entrato nella foce e su per lo fiume salito con le sue
navi, là dove è oggi Roma, fu da Evandro re ricevuto e onorato; e in compagnia
di lui essendo, da Latino, re de' Laurenti, gli fu data per moglie la
figliuola, chiamata Lavina, la quale primieramente aveva promessa a Turno,
figliuolo di Dauno, re de' Rutoli. Per la qual cosa nacque guerra tra Turno e
lui e molte battaglie vi furono, e secondo che scrive Virgilio, egli uccise
Turno. Ma alcuni altri sentono altrimenti. Della morte sua non è una medesima
oppinione in tutti. Scrive Servio che Catòn dice che, andando i compagni d'Enea
predando appo Lauro Lavinio, s'incominciò a combattere ed in quella battaglia
fu ucciso Latino re da Enea, il quale Enea poi non fu riveduto. Altri dicono
che, avendo Enea avuta vittoria de' Rutoli e sacrificando sopra il fiume
chiamato Numico, che esso cadde nel detto fiume e in quello anegò, né mai si
poté il suo corpo ritrovare: e questo assai elegantemente tocca Virgilio nel
IIII dello Eneida, dove pone le bestemmie mandategli da Didone, dicendo:



At bello audacis populi vexatus et armis,
finibus extorris, complexu avulsus Iuli,
auxilium imploret videatque indigna suorum
funera, nec, cum se sub leges pacis inique
tradiderit, regno aut optata luce fruatur,
sed cadat ante diem mediaque inhumatus arena.
Hoc precor etc.


[Esposizione
litterale] E Virgilio medesimo mostra lui essere stato ucciso da Turno, dove
nel libro X dell'Eneida finge che Giunone, sollicita di Turno, nel mezzo ardore
della battaglia prende la forma d'Enea, e, seguitata da Turno, fugge alle navi
d'Enea; e infino in su le navi essere stata seguitata da Turno, e quindi
sparitagli dinanzi: la qual fuga si tiene che non fosse fittizia, ma vera fuga
d'Enea, e che quivi, morto, esso cadesse nel fiume. Ma, come che egli morisse,
fu da quelli della contrada deificato e chiamato Giove Indigete.



3) Benvenuto da Imola
(1375-80), Inferno 1.73-75



Poeta fui.
Hic Virgilius describit se a sua professione, dicens, poeta fui, nam Virgilius
anthonomastice vocatus est poeta: cum enim poetam dicimus, nec facimus
expressam mentionem de quo, intelligitur apud Latinos de Virgilio, apud Graecos
vero de Homero. Et tangit principalem materiam de qua scripsit, scilicet gesta
Eneae, unde ipse incipit librum Eneidos: Arma virumque cano. Dicit ergo, e
cantai, idest poetice scripsi nam cantare proprie est poetarum, sicut dicere
oratorum, di quel giusto, scilicet Enea. Sed contra Servius commentator
Virgilii dicit quod Eneas fuit proditor patriae, ergo non justus, imo
injustissimus; et dicit Servius Titum Livium hoc dicere. Dico breviter quod
Servius non bene dicit, sicut et in multis; fuit enim bonus gramaticus, sed
saepe non intellexit mentem Virgilii, imo interdum literam pervertit, et trahit
ad reprobum et turpem sensum, sicut in libro Bucolicorum in multis. Dico ergo
quod Titus Livius dicit totum contrarium libro primo de origine urbis circa
principium, scilicet quod Eneas non fuit proditor. Et posito quod fuerit verum
Eneam fuisse proditorem, ut aliqui volunt, tamen Virgilius intendit ostendere
ipsum justum, ut per hoc ostendat Augusto, in cujus honorem scribit, qualis debet
esse princeps, quia scilicet justus, clemens, et probus...



Benvenuto da Imola
(1375-80), Inferno 32.88-90



Or tu.
Hic autor ponit responsionem Bocchae qui non respondet ad petitionem autoris,
sed tamquam iratus improperat autori temeritatem; unde dicit autor: et ille
Bocca, rispose: Or tu chi se', che vai per l'Antenora. Ad quod notandum quod
secunda pars sive regio istius lacus gelati vocatur Anthenorea, ab Anthenore
troiano, qui prodidit nobilissimam patriam suam hostibus crudelissimis, qui
illam ferro et igne funditus everterunt, viris trucidatis, mulieribus, pueris
et turba imbelli in servitute adductis, ex quo natio troianorum dispersa est
per mundum, et facta est fabula poetarum graecorum. Ad propositum ergo in ista
parte secunda punitur secunda species proditorum, qui prodiderunt patriam et
commune suum...



4) Chiose Vernon (1390[?]),
Inferno 32.13-69



...
E perchè l'altore fa qui menzione della Chaina ti vo' dire perchè tratta qui
de' traditori cioè di quatro maniere traditori. La prima Chaina perchè Chaino
uccise e tradì il fratello Abel essendo i primi due fratelli che fossino al
mondo. La seconda Chaina si chiama Antenora per amore d'Antenore e d'Enea che
tradirono la città di Troia...



5) Anonimo Fiorentino (1400[?]), Inferno 1.73-74



Poeta fui et cantai:
Qui si manifesta Virgilio all'Autore, et dice ch'elli fu poeta, et che fece
versi d'Enea, il quale venne di Troja, et fu figliolo d'Anchise et di Venere.
Chiamalo giusto per seguitare Virgilio in ogni sua opera; onde Virgilio nel
primo dell'Eneida: Rex erat Eneas nobis, quo justior alter Nec pietate fuit nec
bello major et armis etc. Egli è da sapere che, come che Virgilio con stilo
poetico tratti, la verità fu che poi ch'e' Greci ebbono morto Ettor figliuolo
del re Priamo, Trojolo, et molti altri, et la Città di Troja quasi assediata, Antenore et Enea
dissono al re Priamo che de' fatti suoi prendessi partito. Onde Priamo, raunato
il consiglio de' suoi baroni, Antenore si levò, et consigliò l'accordo: Enea il
seguì; onde Anfimaco figliuolo del re Priamo molto gli biasimò di tal
consiglio. Tornati adunque Antenore et Enea alle loro case, la notte medesima
presono partito d'accordarsi co' Greci et mettergli nella terra. Mandarono adunque
Polidamas, ch'era di loro compagnia et de' loro congiurati, al re Agamenon
nell'oste per accordarsi con lui. Il re Agamenon ebbe consiglio da' suoi
baroni, et per accordarsi insieme, doppo certe composizioni fatte con
Polidamas, mandarono con lui uno signor greco, al quale imposono che parlassi
co' traditori Trojani. Partissi adunque la notte medesima Polidamas et Sinone.
Ricevuto Polidamas la impromessione da' Greci, che tutti quelli ch'erono nel
tradimento de' Trojani sarebbono le loro case et le loro famiglie sicure; et
viceversa Sinon ricevuta la promissione da' traditori, che gli darebbono la
terra e 'l modo d'entrare nella terra, vennono la notte i Greci a piè d'uno
cavallo intagliato ch'era appiè della porta; et ivi accozzatosi co' Trojani che
tradivono, finalmente gli missono nella terra et quella disfeciono et missolla sotto
le fiamme. Allora si partì Enea colla sua masnada di Troja, con Anchise suo
padre, et con Ascanio suo figliuolo, che poi fu nomato Julio; et finalmente,
navicando per lo mare Oceano, venne in Italia, come largamente et distesamente
scrive Virgilio.



Anonimo Fiorentino
(1400[?]), Inferno 32.88



Che vai per l'Antenòra:
Fa menzione l'Auttore in questa seconda prigione di coloro che tradirono la
propria patria, o loro signore, o loro parte, et chiamala Antenora. Chi fosse
Antenore, per cui questo luogo è denominato, è stato tocco addirietro in uno
capitolo di questo libro, come elli, Eneas, Pollidamas, Ucalion, tennono uno
trattato co' Greci, per mezzo di Sinone greco, et come si fece la congiura a
piè del cavallo intagliato, ch'era al lato alla porta; et come Antenore, venuti
che furono i Greci, aperse loro la porta, et missongli in Troja, et egliono et
loro gente furono assicurati, onde Priamo fu morto, et Troja messa a fuoco et
ridotta in cenere. Et da questo Antenore è denominata la seconda prigione.



6) Filippo Villani (1405), Inferno 1.73-75



Di quel giusto figliuol d'Anchise.
Per opus suum in lingua latina vulgatissimum ostendi[t] se fuisse Virgilium. Ad
locum istum allego[rie] mirabilis aperiendus est oculus: nam, licet Maro, ut
alluderet Augusto qui materna origine de magno proditore Enea venerat, poetando
semper illi pii adiecerit epyteton, atque etiam alicubi per Ylioneum dicere
faciat:



Rex fuit Eneas nobis, quo nec iustior alter,
nec pietate fuit nec bello maior et armis,


constat
tamen, referente Darete et approbantibus Servio, Donato et aliis
commentatoribus Virgilii, Eneam fuisse patrie proditorem. Noster vero poeta,
christianus et veritatis cultor et amator, non sine misterio de tali mendatio
fabulatur. Cum igitur, hac ducti necessitate, ad sensum allegoricum
compellamur, oportet de artificiosa hystorie narratione aliqua proponere que
nobis ostendant quid ea via agamus...



7) Johannis de Serravalle (1416-17), Inferno 1.73-75



Poeta fui:
declarat se a profexione, asserens se poetam fuisse. Et cantavi de illo iusto
filio Anchisis, idest de Enea, de quo, ut sepe dictum est, cantavit et fecit
librum Eneydos. Sed nota, quod dum [dicit] Eneam fuisse iustum, sequitur stilum
Virgilii, qui describit eum fuisse iustum. Et hoc fecit in honorem Octaviani,
qui descendit de eius sanguine. Si autem Virgilius descripsisset Eneam
proditorem, sicut de facto fuit, non commendasset Octavianum a prosapia,
dicendo ipsum descendisse de uno proditore. Anchises fuit cusinus Priami, regis Troye: fuit in
tertio gradu Eneas cum Priamo, qui venit de Troya. Dictum est in tertio
preambulo.



8) Guiniforto delli Bargigi
(1440), Inferno 4.121-123



...
Ha ancora nominato qui Enea principe di somma pietà, e di alto consiglio,
origine, e radice della città di Roma, e dell'imperio del mondo. Il qual Enea,
perocchè in Troia aveva sempre santamente consigliato ch'Elena fosse restituita
a Menelao, suo marito, e che buona pace si firmasse coi Greci, per questa
cagione salvato nel tempo dell'incendio di Troia, e lasciato andare, finalmente
con Giulio Ascanio suo figliuolo, arrivò in Italia, e fece parentado col re
Latino, sposando Lavinia sua figlia per moglie...



9) Paolo Costa (1819-21),
Inferno 32.88



Antenora.
Altra sfera, così chiamata da Antenore, che secondo Ditti Cretense e Dareto
Frigio, tradì Troia sua patria.



10) Raffaello Andreoli (1856), Inferno 32.88



L'Antenora.
Così detta da Antenore troiano, marito di Teano, sorella di Ecuba. Omero lo fa
de' più savi tra gli anziani di Troia; ma gli storici narrarano che, spedito
all'oste greca per trattar della pace, invece si accostò con gli assedianti
nella macchinazione del tradimento della città, e che facilitò l'entrata del
famoso cavallo di legno. I Greci, padroni della terra, rispettarono la casa del
traditore: alla cui porta egli, secondo l'accordo, aveva inchiodato una pelle
di pantera.



11) Gregorio di Siena (1867), Inferno 32.88



Antenora.
Questo secondo spartimento della ghiaccia prende tal nome da Antenore, che
nipote di Priamo, dicono aver consigliato si restituisse Elena a Menelao.
Orazio (Lib. I, Epist. 9):



Antenor censet belli praecidere causam.


Ma
Paride ostinato rifiutò la pace che gli costava il sacrifizio della propria
passione, e il dover sottostare alla forza di quel savio consiglio. Orazio
(Loc. cit.):



Quid Paris? Ut salvus regnet, vivatque beatus
Cogi posse negat.


Intanto
ebbe Antenore nome d'aver tradita la patria ai Greci; e questa mala voce gli si
dava a' tempi di Dante; il quale perciò chiama Antenora il luogo che tocca a
coloro che tradiscono la patria, o il proprio partito. Servio (Aeneid. I, 242)
scrive: Antenor, et Aeneas, teste Livio, patriam prodidisse dicuntur; ma ciò è
falso, aprendoci il grande storico le vere cagioni, onde poterono que'due
valorosi porsi in salvo dalle persecuzioni de' Greci (Liv. Lib. I, Cap. I): Jam
primum omnium satis constat, Troja capta, in caeteros saevitum esse Trojanos;
duobus, Aenea Antenoreque, et vetusti iure hospitii, et quia pacis,
reddendaeque Helenae sempre auctores fuerant, omne jus belli Achivos
abstinuisse.



12) G.A. Scartazzini (1872-82 [2nd ed. 1900]), Inferno 32.88-89



Antenora:
il secondo spartimento della ghiaccia è denominato da Antenore (Aντηνωρ),
principe Trojano, figlio di Asiete e di Cleomestra (Eustath. ad Il. II, 793).
Omero lo descrive come uomo savio ed eloquente che, consigliando di restituire
Elena ai Greci, cercava la salvezza della sua patria (Hom. Il. III, 148 e seg.
203 e seg. 262 e seg. VII, 345 e seg.). Altri all'incontro ne fecero un
traditore che consegnò ai Greci il Palladio (Serv. ad Aen. I, 242; Suid. ad v.
Παλλαδιον), diede loro il segno mediante una lanterna, ed aperse il cavallo di
legno (Tzetz. ad Lycophr. 340, cfr. Strab. XIII, 1, 53; Paus. X, 27). Dante
che, non sapendo di greco, non aveva letto Omero, si attenne alla tradizione
che fa Antenore traditor della patria.



13) Giuseppe Campi (1888-93), Inferno 32.88-90



...
Ditte Cretense (De bello Troj., Lib. V), e Darete Frigio (De excidio Trojae)
affermano che Antenore tradì la sua patria; opinione professata anche dallo
stesso Tito Livio (Stor. Rom., Lib. I). Ad Antenore e ad Enea fu concesso di
partire illesi da Troja, e niun altro Trojano ottenne tal grazia, per la quale
considerazione gli antichi storici pongono anche il pio Enea nel numero de'
traditori della patria...



14) Giacomo Poletto (1894), Inferno 32.88-90



Antenora;
e il secondo girone di questo Cerchio, così denominato da Antenore, principe
Troiano, uno degli eroi dell'Iliade. Potrebbe questo esser nuovo argomento che
Dante non conobbe quel poema, dacchè Omero fa d'Antenore un uomo retto e
prudente, che s'ingegnò di persuadere ai principi Troiani esser giusto di
restituir Elena ai Greci, e così salvare la patria dalla guerra (Iliade, III,
148 e segg.; VII, 345 e segg.); ma di qui forse l'opinione ch'ei fosse stato
traditore della patria, e avesse consegnato il Palladio ai Greci, come narra
Servio (nell'Aen., I, 242); e Ditte Cretense e Darete Frigio, citati dal
Lombardi, lo affermano; come pure lo sospettò Tito Livio (Stor. Rom., I, 1)
allegato dal Poggiali.



15) Hermann Oelsner (1899), Inferno 32.88



According to medieval tradition (as
preserved for example in the Dictys Cretensis, the Dares Phrygius and the later
Roman de Troie) it was the Trojan Antenor who betrayed his city to the Greeks.



16) Francesco Torraca (1905), Inferno 32.88-90



...
Per l'Antenora: e così dolendosi, ci
apprende il nome della seconda zona di Cocito, come il Camicione quello della
prima (v. 58). Le operette attribuite a Darete Frigio e a Ditti di Creta, le
quali pretesero di narrare la vera storia della guerra di Troia, divulgarono nel
Medio Evo l'opinione che Troia fosse stata tradita da Antenore (cfr. Purg., V,
75), e anche da Enea. «Pieno di falsitade ei promise (ai Greci) di tradire loro
la cittade in tale guisa ch'elli ne faranno a loro volontade». St. d. G. di
Troia, XXIX. Nell'Antenora sono puniti i traditori della patria e della parte.



17) Tommaso Casini and S.A. Barbi (1921), Inferno 32.88



Antenora:
il secondo girone dei traditori è cosí detto da Antenore, principe troiano, che
nei poemi omerici è rappresentato come uomo sapiente ed eloquente e come autore
della proposta di restituire Elena ai greci e di far quindi la pace (cfr.
Iliade III 148 sgg., VII 350 sgg.): da che venne forse la posteriore leggenda
ch'egli fosse traditore della patria e consegnasse ai nemici il Palladio (Servio,
ad Aen. I 242).



18) Carlo Steiner (1921), Inferno 32.88-89



Antenora:
questa seconda zona di Cocito è detta Antenora, da Antenore troiano, che nei
poemi omerici è lodato come principe giusto ed eloquente, ma che da una
leggenda, formatasi piú tardi, viene rappresentato come traditore di Troia e di
là esule. Cosí G. Villani chiama i Veneziani: i perfidi estratti del sangue
d'Antenore traditore della sua patria di Troia: Cron., XI, 901, Servio, ad
Aen., I, v. 242, scrive che Antenore ed Enea, secondo la testimonianza di
Livio, furon creduti traditori della patria. Ma Livio, I, 1, non dice questo.



19) Daniele Mattalia (1960), Inferno 32.88



l'Antenora:
la seconda zona di Cocito, assegnata ai traditori della patria e della parte:
da Antenore, guerriero troiano che, nella tradizione post-omerica, da Dante
conosciuta probabilmente dal commento di Servio all'En. (I, 242), passò per
traditore, avendo consegnato il Palladio ai greci. Fondatore di Padova, secondo
una vulgata leggenda: cfr. Purg., V, 75.



20) Giuseppe Giacalone (1968), Inferno 32.88



Antenora:
la seconda zona dei traditori della patria prende il nome da Antenore, eroe
troiano che tentò di persuadere i suoi a restituire Elena ai Greci e far la
pace. Ma per una leggenda, registrata nel commento di Servio all'Eneide, si
credeva che avesse consegnato il Palladio ai nemici e avesse aperto lo
sportello del cavallo di Troia per far uscire i Greci.



21) Charles S. Singleton (1970-75), Inferno 32.88



Antenora: The name of
the second of the four subdivisions of the ninth circle of Hell, in which are
punished those who betrayed their country or their party - political traitors -
is derived from the Trojan Antenor, who in the Middle Ages was believed to have
betrayed Troy to the Greeks. In the twelfth-century Roman de Troie of Benoît de
Sainte-Maure, for example, he is spoken of in vs. 26135 as "Antenor, li
coilverz Judas" ("Antenor, the treacherous Judas") and in vs. 25842 as "li
vieuz Judas" ("the old Judas"). Among other acts of treachery, Antenor was
thought to have been involved with the theft of the Trojan Palladium (mentioned
by Dante in Inf. XXVI, 63) and the stratagem of the Trojan horse - Aeneas, in
some versions, being implicated in these betrayals. The medieval belief was no
doubt derived from the histories of Dictys Cretensis and Dares Phrygius, which,
through the medium of Latin versions, were widely read in the Middle Ages (see
Ephemeris belli Troiani V, 4-17 and De excidio Troiae XXXIX-XLIV).



The Homeric account (Iliad III,
146-60; VII, 345-53), that Antenor tried to save his country by advising the
surrender of Helen, was apparently lost sight of at the time. There is no hint
of his treachery in Virgil, but Servius (who lived in the late fourth and early
fifth centuries) makes mention of it in his note on Aen. I, 242, and refers for
confirmation to Livy (I, i, 1): "Iam primum omnium satis constat Troia capta in
ceteros saevitum esse Troianos: duobus, Aeneae Antenorique, et vetusti iure
hospitii et quia pacis reddendaeque Helenae semper auctores fuerunt, omne ius
belli Achivos abstinuisse." ("First of all, then, it is generally agreed that
when Troy was taken vengeance was wreaked upon the other Trojans, but that two,
Aeneas and Antenor, were spared all the penalties of war by the Achivi, owing
to long-standing claims of hospitality, and because they had always advocated
peace and the giving back of Helen.")



22)Nicola Fosca (2003-2006),
Inferno 32.88-90



...
Il nome Antenora, che designa la seconda zona di Cocito, proviene da Antenore,
il quale "nei poemi omerici fu un nobile principe troiano che avrebbe non
tradito, ma cercato di salvare la patria, consigliando che si restituisse Elena
ai Greci e si facesse con essi la pace. Ma dopo che Virgilio ebbe fatto
d'Antenore l'unico troiano sfuggito alla schiavitù dei nemici, navigatore dei
mari e infine fondatore di Padova (Aen. I.242ss.), Pausania (X.27) e Strabonio
(XIII.i.53) avevano sospettato che avesse ottenuto la libertà in premio d'aver
dato il segnale ai greci e aperto il famoso cavallo nell'ultima notte di Troia;
e l'accusa di tradimento, accolta da Servio nel commento al citato passo
dell'Eneide, aveva ottenuto stabil credenza nel Medio Evo; tanto che il Buti,
riportando l'epitaffio che, 'secondo che si dice e che si vede', fu inciso
sulla sua sepoltura, Hic iacet Antenor paduanae conditor urbis: Proditor ille
fuit, et qui sequuntur eum, l'interpretava nel senso che i patavini tutti
fossero traditori. Non molto diversa dovette essere l'opinione di Dante quando
chiamò Antenori, in altro passo del Poema (Purg. V.75), i patavini" (Trucchi).
Ma si legga la chiosa di Guido da Pisa: "... Anthenor, qui operante dolosa et
versipelli astutia Dyomedis et Ulixis et multo auro recepto a Grecis,
Palladium, quod erat presidium Troyanorum, extra Troyam transduxit ad Grecos.
Quo presidio civitas spoliata, ipso proditore agente, in manus devenit
obsidentium Argivorum. Ipse vero capta et incensa sua urbe, cum multitudine
Troyanorum ad partem illam applicuit que tunc dicebatur Gallia Cisalpina;
ibique civitates duas fecit, Paduam scilicet et Venetias".



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