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lavoro pubblicato giovedì 22 dicembre 2011
ultima lettura lunedì 28 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Out of Town...On Business -capitolo primo-

di dany94. Letto 993 volte. Dallo scaffale Horror

Secondo caso del demoniaco cacciatore Xan, indagatore a tempo perso dell'incubo, della paura e dei loro dintorni. Attenzione: potrebbe essere utile leggere "La caccia ha inizio" prima di questa storia. Consigliato l'ascolto di Devil on my Shoulder!..

Out of Town...On Business


Capitolo primo


L'automobile superò la curva con una sterzata a dir poco brusca, che fece stridere i freni. Sbandando di qualche centimetro in più rispetto a quello che il suo pilota aveva presto, si fece vicina al guard-reil, accarezzandolo con la coda senza toccarlo, in una manovra rischiosa ma perfetta.

Era come se chi la stesse guardando cercasse apposta il brivido.

Tornando velocemente in carreggiata, la Reely Charger H210 color nero metallizzato sfrecciò, sospesa ad alcuni centimetri da terra, in mezzo a delle magnifiche file gemelle di grandi abeti.

Era una automobile di nuova generazione, dalle linee snelle ed affilate, ereditate in un certo qual modo dalla vettura militare Blade Runner usata nella guerra Confederato-Alleata oltre un secolo prima.

La pittura nera rifletteva la luce artificiale della cupola di Skylea 12, l'alettone di coda era aerodinamico e fungeva da timone quando si volava a quote maggiori, le strisce da corsa dalla viva tonalità giallo dorata ricalcavano un guizzo di fuoco.

La targa recava la scritta: X-53211.


Per Xan guidare la sua automobile era sempre un piacere. Aveva silenzio, tranquillità e qualunque strada da prendere davanti a sé; bastava che scegliesse una direzione per cominciare un nuovo viaggio, che lo avrebbe portato inevitabilmente ad affrontare misteri e ancestrali incubi.

Quello era il suo lavoro.

Xan Xeralla era un cacciatore del sovrannaturale, cosa che, in una epoca avanzata come la loro, faceva un po' ridere. Per questo motivo lui non diceva mai direttamente che il suo lavoro consisteva nel dare la caccia e distruggere, dietro compenso, quelle paure antiche che tormentavano gli esseri umani. No, lui affermava sempre di essere un investigatore privato “dell'incubo e dei suoi dintorni”.

Faceva più effetto se quando lo diceva ci aggiungeva un tesserino della polizia falso ed uno sguardo carico del suo carisma magico.

Xan infatti non era un essere umano come invece il suo aspetto lasciava intendere, bensì un demone. Era bello come una divinità, con capelli neri che scendevano sulla fronte in ciocche sparse e magnetici occhi blu come il mare, tutti tratti ereditati dal lato materno della sua famiglia.



Con la mano sinistra sul volante e quella destra impegnata ad armeggiare con il piccolo computer di bordo, il demone cercò di sintonizzarsi su di una stazione radio che fosse di suo gradimento. In zona non vi era una grande scelta, forse perché quell'isola volante ed artificiale non era tra le più urbanizzate.

Doveva raggiungere Keyder's Creek, e il tragitto era già segnato per tappe e strade sull'avanzato navigatore satellitare.

Da solo, senza usare i suoi poteri per una questione di pigrizia inestirpabile, il demone avrebbe potuto impiegare anche settimane a cercare quel piccolo insediamento su di un isola dall'estensione di ventisei chilometri quadrati.


As I get closer, my dreams get farther

I climb that ladder, but you kick it over...


«Devil On My Shoulder? Quando si dice il caso...», disse Xan in tono monocorde, segnato dalla sua tipica parlata ironica e sfacciata. Lasciando su quella stazione radio, il demone tornò a concentrasi sulla guida ed ora anche sulla musica che lo stereo scagliava dentro l'auto ad alto volume.

Un cartellone stradale con sopra scritto “Keyder's Creek 25 Km” si trovava in fondo a quella via, che sfociava in un bivio. Il cartellone recava una freccia svoltante verso sinistra sotto l'avviso della distanza di Keyder's Creek. La freccia, fatta da segnalatori luminosi ad intermittenza, segnava la giusta direzione da prendere per recarsi alla cittadina.

Xan prese la via a destra, virando con una manovra volutamente esagerata; se avesse avuto i cerchioni e le gomme, probabilmente avrebbe lasciato un chiaro segno del suo passaggio sull'asfalto, ma gli dèi avevano fatto sì che la sua macchina fosse una a-grav, e quindi ciò che lasciò fu solo uno stridore di freni e il sibilo del motore, illuminato dall'interno da una luce bianco-azzurra, che dava maggiore energia.


Thirsty for water, you give me vinegar

When I drink your medicine, it just makes me sicker...


Aveva da poco imboccato quella via quando il suo cellulare squillò. Borbottando una imprecazione, il ragazzo abbassò il volume della radio e tirò fuori dalla tasca dei blu jeans un piccolo apparecchio che aprì in due con un colpetto del pollice. Sul display era apparso un avviso di chiamata alla quale lui rispose, seppur malvolentieri.

«Pronto?».

«Pronto, Xan? Sono io, Elvy!», rispose una voce femminile.

«Ma dai? Non lo avevo capito, pensavo che il nome “Elvy ”sul display, sopra al tuo numero di telefono, stesse per “elettronicamente vyolenti!”», commentò Xan ridendo della sua stessa scadente battuta.

«Ti ho cercato ad “Eler's Song” ma ho trovato solo un biglietto con scritto “Bye Bye sono in vacanza” con uno smile sorridente.».

«E cosa ti ha suggerito tale biglietto?».

«Che quando servi a qualcosa non ci sei mai.».

...Ouch, questo è vero. Un punto per lei. Cercando un tono di voce più affabile, Xan chiese: «Perché sei venuta a cercarmi?».

«Hai sentito di quel motociclista morto l'altra sera? Credo che sia un lavoro per noi.».

Noi?

«Sì, ho letto la notizia mentre lo shuttle decollava...ce ne occupiamo al mio ritorno, starò via un paio di giorni.».

«Ma si può sapere dove sei?».

«Aaaah...no. Segreto professionale ma sopratutto segreto vacanziero.».

«Siamo alle solite», si lamentò Elvy, «quando c'è bisogno del tuo aiuto non ci sei.».

Xan non finse nemmeno di sentirsi in colpa. Dopo gli eventi di tre giorni prima, quando per poco non era stato sul punto di dover combattere tutta la potentissima famiglia Lawrence, il demone era stato molto preso dai preparativi per quel viaggio.

Non era in vacanza, ma in “viaggio di lavoro”, per recuperare una cosa che gli serviva. E mandare il servo-teschio non sarebbe stato educato, oltre a togliergli la possibilità di farsi un viaggio da solo e in pace.

«Ehi, sto entrando in una galleria...ci sentiamo dopo!». La strada che aveva davanti a sé era sgombra, e le uniche cose che la circondavano erano quegli alberi portati da Corinthia ed Atlaria per favorire un ricambio dell'aria naturale mediante la fotosintesi clorofilliana.

Però una bugia era lecita. Spense la chiamata e gettò il telefonino sul sedile affianco con noncuranza.


I dug a hole so deep

I'm gonna drown in my mistakes

Can't even sell my soul

'Cause it ain't worth shit to take


I got the devil on my shoulder (over and over)

And I just can't sink any lower (lower and lower)

The hounds of Hades are getting closer (closer and closer)

I got the devil on my shoulder (over and over)


Tamburellando il volante con le dita per tenere il ritmo, il demone percorse un breve rettilineo che poi curvava dolcemente su di un piccolo ponte. Ascoltando la musica, Xan si era fatto quasi settanta chilometri in una sola volata dal luogo dove era sbarcato, in compagnia della macchina, dallo shuttle fino a lì. I turisti andavano a visitare i monumenti e i luoghi principali di quell'isola artificiale, lui andava a recuperare una vecchia cassa.

Sterzò con un colpo secco, sollevando una bassa coltre di terra mossa dalla sua alta velocità di crociera.


Follow the rainbow, my lucky omen

There ain't no pot of gold, just copper tokens

I found the key to life, the lock was broken

All my accomplishments, are best left unspoken


Imboccò il breve rettilineo che nasceva al termine del ponte, trovandosi di nuovo fra alti abeti che trasformavano la diretta luce artificiale in mille lame solari, si facevano strada attraverso i rami illuminando a squarci quella foresta.

«I dug a hole so deep, I'm gonna drown in my mistakes. Can't even sell my soul 'cause it ain't worth shit to take...oh yeah!», esclamò il demone prima di pigiare ancora un po' sull'acceleratore. La Reely Charger passò rombando su di un pavimento di foglie lasciate cadere dagli aceri disposti in quel punto del bosco.

Il vento scompigliò quell'ordine naturale, scagliando ognuna di quelle foglie in una direzione diversa, come fossero prede di un tornando, uno dei fenomeni naturali che ormai non erano più presenti su Areth.


I got the devil on my shoulder (over and over)

And I just can't sink any lower (lower and lower)

The hounds of Hades are getting closer (closer and closer)

I got the devil on my shoulder (over and over)


My horror story is nearly over

I said I'm sorry, but I was sober

I beg for mercy from my infernal friend

The one that drops the nails into my coffin


«Tra quattrocento metri, girare a destra», annunciò la voce registrata del navigatore satellitare.

Ecco qualcosa di davvero fastidioso! Pensò Xan riferendosi alla fredda voce della macchina. Lui faceva parte di quelli che non vedevano assolutamente di buon occhio il sempre maggiore numero di robot e automi impiegati dalla Confederazione, nonostante usasse un navigatore satellitare per evitare di dover usare il proprio intuito.

Era così pigro da preferire il perdersi chissà dove all'usare un briciolo delle sue capacità d'orientamento anche solo naturali per trovare la strada.


I got the devil on my shoulder

I got the devil on my shoulder


I got the devil on my shoulder (over and over)

And I just can't sink any lower (lower and lower)

They come to take me, take me over (closer and closer)

I got the devil on my shoulder (over and over)


L'insegna di una stazione di servizio apparve, semi nascosta da un abete che li cresceva quasi davanti. Il suo segnale wireless era già stato recepito dal computer di bordo della macchina, che però non aveva avvisato il proprietario di quell'area di sosta.

Cosa anche abbastanza ovvia, visto che si era dimenticato di settare le impostazioni. Scrollando le spalle e decidendo di fare sbrigare una tale incombenza ad Elvy, molto più capace di lui con le macchine e i computer, il demone cliccò l'insegna della stazione sul display touch screen del computer.

«Beh, alle spalle non ho i mastini dell'Ade, quindi una deviazione per mangiare me la posso permettere...», borbottò Xan sterzando lungo la via che andava a sinistra invece che proseguire sulla strada che stava percorrendo.

Cambiamo stazione radio...

Il podcast del maestro dei rituali/Dottor D:

La canzone che viene passata alla radio è Devil On My Shoulder, in veste leggermente modificata, (Hades sostituisce Hell, in quanto il concetto di Inferno come lo intendiamo noi, quello cristiano-ebraico non esiste, mentre gli esseri infernali provengono dall'Ade.

L'intro del capitolo, con Xan in macchina ricalca gli ingressi in Chevy Impala '67 dei fratelli Winchester di SPN

Nella descrizione di Xan è citato Dylan Dog, essendo Xan un "investigatore dell'incubo e dei suoi dintorni".

La macchina di Xan è derivata dalle vetture militari Blade Runner comparse in IX Legio

Xan è sempre su Areth, ma questa volta si trova non sul continente ma su una delle isole costruite artifiicialmente che fluttuano nel cielo per dare terra e abitazioni a milioni di altri individui; Skylea 12 ha un estensione poco superiore a quella della Sicilia



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