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lavoro pubblicato giovedì 22 dicembre 2011
ultima lettura venerdì 9 ottobre 2020

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BREVE STORIA DI MARISA

di mifi77. Letto 809 volte. Dallo scaffale Sogni

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BREVE STORIA DI MARISA

seconda parte

La giovane donna lasciò il negozio a Silvana, quindi si recò alla villa con un regalo per la figlia. Fabio appariva contento. Quando Loretta uscì, scusandosi con la madre per aver già preso un impegno, Marisa sedette più comoda sulla poltrona, si guardò intorno e disse:

- Non hai cambiato quasi nulla...

- Sopra è tutto come prima.

- Fabio, mi preme chiarire subito un fatto: riconosco che sono stata troppo dura e un po’ ingiusta con te; però tra le offese che ti ho recato non c’è il tradimento. E’ vero, ho cercato un altro compagno e ho avuto un paio di brevi flirt, ma non ti ho tradito, e non lo farò sino al divorzio.

Fabio per un attimo fu felice, poi ammise:

- Io ho atteso il tuo ritorno per oltre un anno, poi mi hanno riferito che frequentavi altri uomini, io stesso ti ho vista due o tre volte, e allora anch’io ho cercato un’altra compagna. – Abbassò gli occhi. – Avevo bisogno dell’amore fisico, ho cercato delle avventure... e le ho avute.

Marisa lo aveva immaginato, ma la certezza le faceva sentire una punta di gelosia; tuttavia non poteva farne una colpa a Fabio.

- Marisa, se vuoi, puoi venire ad abitare quassù. Da parte mia ti prometto che non porterei donne in casa.

- E i vicini?

- Non m’importa dei vicini: mi importa di nostra figlia. Le farebbe bene sapere che siamo sotto lo stesso tetto, che può vedere sua madre quando vuole.

Marisa rifletteva: non poteva dimostrarsi cafona, insensibile alle esigenze di una figlia; anzi doveva recuperare il tempo perduto.

Osservò Fabio, che era cambiato: aveva lasciato crescere un po’ i capelli, che adesso portava come quando si erano conosciuti; era più robusto e più rilassato, un po’ abbronzato, e parlava scandendo le parole, con una chiarezza nuova, che non gli conosceva. Era evidente che l’assenza della moglie non gli aveva fatto male:

- Ti trovo bene, più giovanile e robusto, quasi più sereno.

- Ogni tre mesi vado da un amico neurologo, e inoltre cerco di fare un po’ di sport; di recente sono andato spesso al mare. Anche tu sei migliorata: sei più bella.

- Vado in palestra regolarmente e ho preso un po’ di sole. – rispose Marisa.

Pausa: era imbarazzante ritrovarsi da estranei nella casa che era stata il loro nido d’amore. Però il silenzio invitava alle confidenze.

- Ti sono mai mancato, in questi anni? – chiese a un tratto Fabio.

- Qualche volta, la sera tardi...

- Davvero? Ma se non sopportavi la mia vicinanza!

- Sarà stata l’astinenza... Mi fai rivedere il piano di sopra? Penso che accetterò la tua offerta di sistemarmi lì: ha sempre un ingresso indipendente, vero?

-------

Sopra, l’arredo era come lei l’aveva lasciato: c’era la cameretta di Loretta bambina e la loro camera nuziale, inizialmente teatro di focosi rapporti.

Adesso il sole di Giugno, ormai al tramonto, filtrava attraverso la serranda abbassata e la tenda traforata.

- Qui su fa caldo, - disse Fabio, - ma ho fatto installare un paio di condizionatori: se vuoi li accendo.

- No, grazie. Invece potremmo fare come nove anni fa, quando siamo venuti ad abitare qui: metterci in libertà.

Con studiata lentezza si sbottonò e si tolse la camicetta, poi si sfilò la gonna. Fabio, sorpreso e a disagio, si tolse la camicia, restando in pantaloncini. Marisa si avvicinò e glieli sfilò, poi l’abbracciò e lo baciò con avidità. L’aggettivo “frigida” le bruciava più del crescente desiderio.

Nella passione che seguì, Fabio non la deluse. Marisa fu costretta a immaginare che le sue avventure avessero migliorato le sue capacità amatorie, e per un attimo la gelosia la punse ancora; ma, se lei avesse voluto, avrebbe potuto rifarsi cento volte, vincolando a sé quell’uomo che era stato suo e che forse l’amava ancora. Marisa era invece convinta che quello fosse un addio, il canto del cigno... ma voleva esserne protagonista.

Alla fine, Fabio le chiese: - Perché?

- Da troppo tempo desideravo un uomo: ti è dispiaciuto?

- Ma che cosa dici? Mi hai fatto un dono speciale.

Dono... donazione... Diavolo di un prete! Voleva forse dire questo?

Marisa si alzò, andò in cucina e preparò un buon caffè, felice di sentirsi ancora giovane e desiderabile a trentotto anni. Fabio prese una scatola di cioccolatini che era in salotto, per uno spuntino da consumare a letto. In tranquillità cominciarono a parlare della figlia, mentre il giorno volgeva al termine...

La sopravvenuta semioscurità risvegliò in Marisa il desiderio e il coraggio di avere più iniziativa: con dolcezza lo fece distendere e senza fretta lo baciò dalla bocca alle caviglie. Donarsi significa preoccuparsi del piacere dell’altro, fare del proprio corpo lo strumento per la felicità dell’altro... e godere di tutto ciò.

Marisa, ormai preda dell’eccitazione e del piacere che ella stessa aveva scatenato in entrambi, cominciava a perdere la piena coscienza delle proprie azioni, ma si sentiva felice, perché Fabio non avrebbe mai più potuto dire che sua moglie era frigida...

Alla fine, dopo le ultime carezze, lui si addormentò col capo poggiato sul seno di Marisa. La donna invece cominciò a pensare, ripercorrendo la sua vita.

Non aveva conosciuto l’affetto paterno: a quattordici anni il padre aveva costretto lei e le sorelle maggiori ad aiutarlo a costruire la loro casa; la madre non aveva mai avuto un gesto affettuoso per lei, e le sorelle le rubavano persino il pane.

A diciassette anni sognava l’evasione, la fuga, un principe alto e bello che l’avrebbe sposata e portata in una reggia.

Fabio, alto, biondo e innamorato, le era sembrato quel principe... Egli l’aveva sposata, sì, ma l’aveva portata al primo piano della casa della suocera di Marisa, una vecchia megera che le ricordava le streghe, tra un cognato che sembrava “il gobbo” del castello di Dracula e una cognatina mentalmente svantaggiata.

Era toccato a lei costruire, in fretta e con indescrivibili sacrifici, il loro benessere, la nuova casa, preparare la nuova fuga... E Fabio non era un principe: tendeva a spadroneggiare, nella vita quotidiana e anche a letto, insensibile alle esigenze di lei, sia che lei volesse l’amore fisico, sia che preferisse riposare. Il loro matrimonio era divenuto ben presto una lotta per il potere, con litigi e pianti di rabbia a riempire il poco tempo libero che avevano.

Loretta, allegra per natura, era cresciuta abbastanza felice, ma la sua gioia di vivere ricordava troppo a Marisa, per contrasto, l’infanzia perduta... Così, lentamente la giovane donna era diventata egoista, convinta di poter vantare un enorme credito nei confronti della vita e del prossimo, e incapace di dare affetto, gioia, amore, convinta di possedere troppo poco per poter donare.

Invece poteva donare se stessa: il prete e la sua ex (va’ a capire la vita!) le avevano fatto comprendere la ricchezza che può essere ognuno di noi, in apparenza nudo verme della sporca terra, e tuttavia recante in sé quella scintilla divina capace di trasformare la terra in pregiate porcellane, il corpo in tempio di Dio, la nudità nell’abito affascinante dell’amore...

Marisa finalmente, dopo tanti anni, si sentì in pace col mondo e con se stessa, e si addormentò, con un braccio sulle forti spalle del suo uomo.

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Si svegliò all’alba, col capo di Fabio scivolato sul suo addome: gli accarezzò dolcemente la bionda chioma e poi con cautela sgusciò via.

Faceva quasi fresco e cercò qualcosa da indossare: nell’armadio c’erano pigiami, camicioni di flanella, una vestaglia...

Notò in un angolo un indumento che aveva dimenticato: era una camicia da notte di molti anni prima, corta, sottile e velata, dal vago color lilla chiaro; la indossò, e poiché non era più un grissino, le calzava aderente, così che lasciava intravedere le sue forme e i suoi colori.

Sorrise compiaciuta e si recò in cucina a preparare un caffè forte; per Fabio ne riempì una grossa tazza, zuccherandolo bene: era sveglio, perché lo aveva sentito andare in bagno.

Fabio bevve avidamente il caffè, ma aveva lo sguardo magnetizzato dal baby-doll di Marisa.

- Sei bellissima... - disse.

- ...e un po’ svergognata, come allora... – “ma capacissima di sedurre un uomo”, aggiunse tra sé.

Marisa gli si accostò per il gran finale e condusse un magnifico rapporto, fino a quando non fu lei stessa sommersa dal piacere, al punto da non capire più nulla; allora Fabio prese l’iniziativa e Marisa si sentì come cullata dalle onde di un mare di piacere ineffabile, non più capace di aprire gli occhi o di pensare, ma soltanto di sentire... finché, mentre lui ripeteva: Marisa, Marisa, Marisa... lo sentì sciogliersi in se stessa.

-------

- Marisa, abbiamo fatto la pace?

La donna si sentiva più ben disposta della sera precedente, ma aveva paura di fare le cose troppo in fretta:

- Possiamo iniziare un periodo di prova... a modo mio: tu continuerai a dormire giù e io quassù, nella cameretta. Ogni volta che ne avrai desiderio, o te lo chiederò io, ci incontreremo qui, in questa splendida stanza (avevo dimenticato quanto è bella!), come due amanti, per vivere e godere il presente, senza stare tanto a pensare: un uomo e una donna che si vogliono e stanno bene insieme.

- Per quanto? Tre o quattro mesi?

- Per un anno. Poi deciderò. Vent’anni fa ebbi troppa, troppa fretta... – disse Marisa.

- Oh, ma un anno è un mucchio di tempo!

- Facciamo la doccia insieme? – propose sorridendo Marisa – Poi ti cucinerò una grossa bistecca: credo che ne hai bisogno.

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Loretta si svegliò al rumore della doccia del piano superiore. La sera precedente, rientrando, aveva capito che i suoi genitori si erano trattenuti su, e si era coricata felice dell’inattesa novità.

Si sentiva molto grata a San Pio, e adesso desiderava chiedergli...

No! Non doveva chiedere nient’altro... Doveva soltanto ringraziare per quello che le appariva già un miracolo: la madre diventata generosa e affettuosa, che tornava a frequentare la villa, che andava a letto con suo padre! Le bastava...

Giunse le mani, intrecciò le dita, chiuse gli occhi e dal profondo del cuore, con parole sue, ringraziò per l’improvvisa, immeritata grazia che Dio aveva voluto elargire a quella piccola famiglia sofferente.

Intanto al piano superiore l’acqua continuava a scorrere...

f i n e

copyright 2007 Michele Fiorenza

opera registrata



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