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lavoro pubblicato mercoledì 21 dicembre 2011
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -capitolo ventiduesimo- -Atto III-

di dany94. Letto 836 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Atto III Hini era seduta con dei compagni Fanti di Prima Linea nella sala mensa, i quali si stavano intrattenendo con racconti delle battaglie nelle quali si erano trovati. Poteva essere un argomento poco adatto ad una conversazione, ma per i sol...

Atto III


Hini era seduta con dei compagni Fanti di Prima Linea nella sala mensa, i quali si stavano intrattenendo con racconti delle battaglie nelle quali si erano trovati. Poteva essere un argomento poco adatto ad una conversazione, ma per i soldati era un modo di esorcizzare l'orrore che vivevano ogni giorno sui campi di battaglia.

«Vi dico che non ne ho mai visto uno così grande!», disse Kano sbattendo il pugno sul tavolo. Paonazzo in viso, il fante era infastidito dalla scarsa considerazione dei commensali alla sua storia. «Quel clay era un maledetto gigante! E quella tipa lo ha buttato giù con un pugno!».

«E la cosa ti stupisce?», chiese il capo squadra Tamerlano, dando poi un morso al suo hamburger. Con la bocca mezza piena, il fante si rivolse con sufficienza al suo sottoposto:

«Quella tipa, come la chiami tu...te lo dico io, è una jarichans.».

«Dici?».

«Conosci altri umani capaci di tirare giù un clay con un pugno? Lo sai come sono gli über! Quando vogliono uccidere un bastardo xeno a pugni e calci...».

Tamerlano era uscito vivo dalla terza battaglia di Dionise su Eon, il che la diceva lunga sulla sua capacità di sopravvivere e di arrangiarsi. In battaglia era uno che agiva secondo coscienza, restando al riparo ed evitando di fare “il granatiere”, cioè di buttarsi alla carica sparando come un ossesso.

Sapeva bene che se un proiettile lo avesse colpito, per lui sarebbe finita. Era un morto che camminava in quella guerra, un fantaccino come ve ne erano miliardi d'altri. Per questo nutriva una onesta e giustificata invidia, mascherata da indifferenza, verso gli über, i super soldati che la Confederazione trattava con un occhio di riguardo.

Quella jarichans era forte, veloce, implacabile, bella come una dea ed assolutamente letale. L'aveva vista un paio di volta a bordo della nave e in quella battaglia su Eon.

«Avete sentito della vittoria su Fowlare? Il 101esimo ha sbaragliato gli xeno in quattro giorni!» John introdusse un nuovo discorso.

Il soldato si faceva rimbalzare sul palmo della mano una mela fresca, che non aveva ancora cominciato a mangiare.

John era di Areth, giovanissimo e da poco diventato soldato semplice di fanteria. Aveva già combattuto le sue prime battaglie su Eon, dando prova di avere una buona mira e un buon controllo anche sotto il bombardamento dell'artiglieria aliena.

«Ah, quei maledetti stanno pagando per l'attacco a Vama...brindiamo al 101esimo e ai suoi corazzati!».

«Al 101esimo!», esclamarono in coro i fanti riuniti a quel tavolo.


Hini si stiracchiò le membra indolenzite dalla lunga inattività a bordo di quella nave, dovuta al periodo di riposo che si era guadagnata prendendosi una pallottola nel ginocchio.

«Appena posso me ne vado su Empyrea! Ho sentito che a Tihana è ancora la stagione dei bagni...»

«Hai sentito bene, ma ci fanno stare su Aegis.».

«Siamo in licenza, genius! Possiamo prendere uno shuttle e scendere sul continente...io lo farò!».

Dopo una breve pausa, la ragazza si rivolse a John: «Tu sei di Areth, vero?».

«Sì, sono nato a Skylea 49», rispose lui, dopo una breve pausa aggiunse: «vivere in una città formicaio volante non è molto diverso dal vivere in una nave spaziale.».

Dèi, deve essere un brutto posto. Com'era prevedibile, l'arethiano non sentiva il disagio dell'avere metallo e macchine tutt'attorno a sé. Almeno dava quest'impressione a Hini: «Ma come? Tu che sei nato sulla sacra Areth ne parli così?».

«Sacra per voi provinciali!», sbuffò lui, «ti dico che non ha niente di bello, è una palla di metallo che senza le sue macchine non vivrebbe.».

«Che vuol dire “senza le sue macchine?” Ho sentito che il cielo di Areth è azzurro come il suo mare. Io sono di Alfa Veridani, queste cose non ho mai saputo come fossero prima dell'addestramento e della guerra», domandò sbigottito Rainald. John lo squadrò con sufficienza.

«Vieni da un Forge World, quindi sai cosa vuol dire “città formicaio”. Ecco...Areth è una unica, immensa città formicaio. Senza macchine che cambiano e ripuliscono l'aria, che purificano l'acqua dell'unico mare rimasto e lo popolano con pesce vivo importato da altri mondi, la sacra patria si brucerebbe in un giorno.».

Le sprezzanti parole di John erano veritiere sullo “stato di salute” del mondo capitale della Confederazione. Areth poteva benissimo essere paragonato ad un malato terminale sostenuto in vita dalle macchine; senza queste sarebbe perito subito.

«Grazie agli dèi quegli xeno non sanno dove si trova», mormorò Hini appoggiando il gomito al bracciolo della sedia e volgendo lo sguardo verso l'oblò a mo' di ottagono che permetteva di vedere le stelle.

«Se penso che sapevano dov'era Vama...io ancora mi chiedo come siano riusciti a colpirci così...».

«I mondi di frontiera sono sempre conosciuti», disse Tamerlano, rispondendo così a Kano, «Non sanno quali e quanti altri pianeti abbiamo, così ne attaccano ognuno con tutte le loro forze...stupide beste.».


Il Centro di Comando e di Controllo della CSS Holy Hands era moderno ed efficiente. Era una sala ad un solo piano, di pianta ottagonale, sepolta nelle viscere della grande classe Eser adibita a trasporto e nave ospedale.

Vi lavoravano continuamente dieci ufficiali altamente addestrati e selezionati dalle accademie aerospaziali. Ognuno di loro aveva una postazione ben specifica, interconnessa a quella del vicino per aumentare la capacità di calcolo e di elaborazione; con l'ausilio di una delle nuove ed avanzatissime IA bastavano poche persone per rispondere a tutte le difficili richieste perpetrate dal mantenere una nave spaziale operativa.

Il comandante della nave era Conrad Schligen, un sepheriano di cinquantun anni con l'atteggiamento tipico da consumato lupo di spazio. Indossava l'uniforme blu da comandante con i gradi dorati e il cappello d'ordinanza, anche se era un abitudine poco in voga verso i comandanti che non venissero dal marziale pianeta Sepheria.

I suoi sottoposti lo stimavano e rispettavano come abile comandante, e gli ufficiali a lui più vicini potevano fregiarsi della sua amicizia, una cosa che un sepheriano concedeva difficilmente ad uno che non fosse del suo stesso pianeta.

In piedi davanti al tavolo tattico, il comandante sollevò la cornetta del comunicatore vox, un apparecchio simile ad un microfono che collegava le varie navi spaziali. Era arrivata una chiamata dal centro di comando della Fortezza Aegis, la loro destinazione.

«Qui è la CSS Holy Hands. Vi ricevo forte e chiaro, Aegis.».

«Ottima cosa. Questa è una chiamata di servizio del sistema di difesa interplanetario: sono stati avvistati alcuni gruppi navali xeno. Squadre di intercettori sono già state inviate, ma raccomandiamo massima cautela ad ogni vascello in volo da e verso ogni stazione o pianeta alleato.».

Sentì la voce dell'ufficiale dall'altra parte della comunicazione, ad alcune ore di viaggio da lui, parlargli con una composta serietà.

«Capisco», disse il comandante, che aveva assunto un tono di voce più grave, «devo fare passare la nave in condizione di media allerta?».

«A sua discrezione, comandante. Le nostre proiezioni ci dicono che la vostra nave è su di una rotta sicura, ma se è suo desiderio passare in media allerta...».

Un comandante Sepheriano era per tradizione portato ad essere diffidente verso le proiezioni mate-magiche che venivano fatte per dire se una rotta sarebbe stata sicura oppure pericolosa. Preferiva essere sicuro che nel caso avesse incontrato una flottiglia Xeno, la sua nave fosse pronta alla battaglia.

Quelli su Aegis tendevano a dimenticarsi di essere il primo fronte contro le invasioni Xeno, si sentivano troppo sicuri dietro quell'enorme fortezza spaziale e alle spalle di Eon, che si stava prendendo tutto il peso dell'invasione Alleata.

Aveva trasportato troppi feriti in uno stato pietoso per comandi e leggerezze deprecabili. Ne avrebbe parlato all'Alto Comando Confederato.

«Va bene, la ringrazio. Qui CSS Holy Hands, riprendiamo la navigazione, passo e chiudo.».

Spense il vox e lo agganciò al suo alloggio sul tavolo tattico. I suoi occhi marroni si concentrarono per un secondo sull'ologramma tridimensionale che veniva proiettato sul tavolo, rappresentante la zona di spazio che stavano percorrendo, il luogo da cui erano salpati e la loro destinazione, tutto con proiezioni su più livelli interattive, correlate di dati e in continuo aggiornamento.

La IA apparve, in forma olografica, al suo fianco, sull'attenti e in attesa di ordini. Aveva l'aspetto di una giovane donna dal fisico orientale vestita con l'uniforme della marina. Era svelta ed efficiente, con una conoscenza totale delle procedure operative e delle condizioni della nave alla quale era legata. Essendo quella una nave ospedale, come IA non era particolarmente bellica, e preferiva affrontare i problemi da un punto di vista prettamente medico, trattando ogni questione come se fosse una malattia.

Il suo avatar fisico era nell'infermeria, impegnato a controllare i pazienti menomati. Apparse da meno di due decenni, le IA avevano preso effettivamente piede con l'inizio di quella guerra. Era stato strano, per molti comandanti anziani, tornare all'uso di intelligenze artificiali e computer in linea. Dopo il “machina uprising” e la guerra che per tredici anni aveva messo la Confederazione contro le sue creazioni, cinque secoli prima, si era molto diffidenti verso le macchine pensanti.

«Comandante», disse lei mettendosi sull'attenti, «Faccio passare la nave in media allerta?».

«Vai dal comandante in seconda e fallo venire qui in sala, ci penserò io a dare l'ordine.».

«Al suo comando», disse lei prima di svanire velocemente com'era apparsa e andare a riferire gli ordini al secondo in comando della nave, il colonello Aman.

La cacofonia di suoni che provenivano dalla sala mensa aveva raggiunto le sensibili orecchie di Sharin Xeralla, la jarichans di Tamerlano.

La giovane passeggiava senza meta lungo i corridoi spogli e freddi della CSS Holy Hands, la stessa nave che aveva soccorso la vecchia CSS Astrid dopo la battaglia di Anchorage.

Imbarcata a bordo perché facesse ritorno alla fortezza Aegis, la jarichans si sentiva a disagio su quella gigantesca bara di metallo. Non vedeva l'ora di scendere di nuovo sulla superficie di un pianeta, dove potesse respirare aria vera, guardare il cielo sopra alla sua testa e sentire la terra fra le dita.

Le navi spaziali come la CSS Astrid la stordivano con il loro ordine perfetto, la pulizia impeccabile e le migliaia di persone che vi camminavano sopra ogni secondo.

Era come trovarsi in una maledetta città formicaio, solo in miniatura.

Il rumore che veniva dalla mensa l'attirò inesorabilmente, facendole volgere i passi verso suddetta sala. Giocherellando con una corta treccia di capelli che si lasciava cadere a margine del volto, la jarichans si avviò verso la pesante porta in metallo, progettando di aprirla e di entrare nella sala per unirsi alla confusione e magari mangiare qualcosa.

In quel momento, un fortissimo boato sconquassò la nave spaziale.


Sotto alle suole degli stivali, la jarichans avvertì una vibrazione forte e terribile, un lamento prolungato e dissonante, accompagnato dal caotico rovinarsi di intere paratie dentro e fuori dalla nave. Il sibilo di una fiammata precedette un aumento incontrollato della temperatura dentro quel corridoio.

E solo allora, dopo quei catastrofici avvertimenti percepiti come lunghi dalla cinestesia sovrumana della jarichans ma che in realtà erano durati pochi attimi, una devastante onda d'urto attraversò la nave, schiacciando ciò che incontrava sul proprio cammino con una massa d'aria incandescente più massiccia e pesante di una badilata.

Le sirene d'allarme si attivarono un istante dopo, urlando a tutti il pericolo.


Il comandante afferrò il comunicatore vox agganciato al tavolo tattico e attivandolo ruggì con la sua voce roca e segnata dall'accento Sepheriano: «Attenzione, siamo sotto attacco! Ripeto: siamo sotto attacco da parte di una flotta xeno! Ci sono tre squadre di intercettori Schyte in avvicinamento, scortano delle navi per l' abbordaggio...prepararsi alla battaglia!».

Dèi di Azuras, questa non ci voleva! Imprecò lui tra sé e sé, guardando il centro di comando e di controllo della sua nave che balzava da uno stadio di normale routine a quello di massima allerta. Le luci d'emergenza, rosse come il sangue, si accesero in concomitanza con l'avvio delle sirene d'allarme.

Il colonello Aman si appoggiò al tavolo quando la nave rullò, colpita da un missile. In un baleno l'espressione divertita e rilassata fece posto a quella dura e consapevole del rischio che stavano correndo.

Restando con il comunicatore stretto in pugno, Conrad si volse verso il suo secondo in comando ed ordinò: «Avviate il protocollo di sicurezza Kryptex! Cancellate ogni dato! Impostare un salto hyper-flare verso coordinate casuali!».

«Aye sir!».

«Non devono mettere le loro luride zampe sui nostri dati...ne va della sicurezza della Confederazione!».

«Potremmo finire dentro un sole, o troppo lontani per il radio faro!», protestò l'ufficiale addetto ai movimenti Hyper-flare.

«Sacrificare tremila persone per salvarne miliardi! Questo chiede la confederazione in casi come questo, ed è un rischio che posso prendermi: esegua gli ordini, sottotenente!».

Erano lontani sei ore di volo da Eon, il loro era un viaggio di ruotine fatto in tutta calma, non avevano nemmeno una scorta di caccia .Stavano volando nel settore 7G, un percorso di dodici ore da Eon ad Aegis, era il più sicuro...come erano stati trovati?

In caso d'abbordaggio, per difendersi avevano i soldati in salute e il corpo di fanteria di marina.

Gli xeno volevano mettere mano ai loro dati, secondo la sua opinione, per scoprire la posizione dei loro mondi: avviando il protocollo Kryptex, avrebbero ripulito i loro database da quei dati e compiuto un salto casuale in un punto qualsiasi delle galassie da loro conosciute.

Il radio faro sarebbe stato attivato in seguito per richiamare i soccorsi.


La giovane ufficiale ai rilevamenti DIRADIS della nave registrò alcuni dati e poi comunicò: «Tre missili in avvicinamento, ci colpiranno in mezzo minuto standard.».

«Eseguite gli ordini! Manovra evasiva, allontaniamoci per evitare l'abbordaggio!».

L'ologramma della IA comparve di fianco al suo comandante; migliaia di linee di calcolo attraversavano la proiezione a colori. «Non siamo armati per sostenere una vera battaglia, dobbiamo prendere tempo in attesa dei rinforzi. Hanno detto che saranno qui a breve, meno di dieci minuti.».

«Noi non abbiamo dieci minuti...», mormorò il comandante stringendo le dita delle mani sul bordo del tavolo.

Il Podcast del Dottor D:

La rubrica del "lo sapevi che..."

Areth, la capitale della Confederazione, è un mondo il cui eco sistema deve essere mantenuto in vita da delle macchine. il paragone con un malato grave, per quanto triste, è il più azzeccato: Areth è stato così pesantemente modificato da non essere capace di auto gestire la propria natura senza il supporto delle stesse macchine che lo mettono in condizione di dipendere da loro. Se ci pensate fa venire le veritigini.

è reso noto il nome di un Forge World: Alpha Veridani. questo, a differenza di Kryòs, la patria del nostro prode Mikeal, è un forge world completato, il che vuol dire che non c'è centimetro del pianeta che non sia coperto da gigantesche città, complessi industriali grandi intere regioni...

Il settore 7G è lo stesso dove, nella centrale nucleare di proprietà di Montgomery, lavora Homer Simpson!

La Confederazione usava robot e intelligenze artificiali cinque secoli prima della data attuale. come sempre si sono ribellati e sono occorsi anni per sedare la rivolta. ora hanno ripreso ad utilizzarle -questo è un mio omaggio/riferimento a saghe come Terminator, Andromeda Ascendant, Halo e Battlestar Galactica-

DIRADIS sta per DIrezione RAggio DIStanza, lo stesso acronimo meno una lettera compare in Battlestar Galactica, dove è chiamato DRADIS

L'esclamazione frak viene da Galactica serie originale, ha un significato che però è riconducibile a quello datogli nella saga nuova. (30 anni uniti da un imprecazione!)

Per chi avesse letto i primi capitoli de "La Caduta di Vama", Sharin è una nostra vecchia conoscenza. essendo qui sei anni dopo la caduta del bel pianeta verde, la nostra deve averne passate di avventure.

il kryptex è uno strumento di cui si parla molto ne "il codice da vinci". mentre gli effetti che vengono attribuiti alla sua attivazione rimandano al Protocollo Cole di Halo.

gli alieni non sanno dove si trovino molti dei pianeti umani, così ne conquistano uno per uno sperando di prendere la capitale. Ne loro ne i confederati brillano per intelligenza qui...

Tamerlano è il nome di un condottiero mongolo. John, che viene da Areth, è lasciato senza cognome. potrebbe essere John Doe xD

viene citato "il 101esimo", è una unità di fanteria meccanizzata e corazzata in azione nell'offensiva confederata contro i mondi alieni (i conf. sanno dove siano gli alleati, almeno i mondi vicini)

viene citata la parola shuttle, non è la prima volta ma non si riferisce, ovviamente, all' ei fu Space Shuttle. qui è inteso come una semplice navetta che fa da spola tra un pianeta e una nave/stazione di dimensioni maggiori. per questo sono chiamati anche "velivoli trans-orbitali".

"Aye, sir" è una formula confederata già apparsa, una sorta di signorsì. è in uso negli eserciti anglofoni.

è citata Sepheria, la patria di Conrad. Questo pianeta è molto interno ed è uno tra i più importanti e ricchi.

dividere i capitoli in atti mi da la possibilità di introdurre più situazioni senza aumentare troppo il numero di capitoli. considerando poi che per qualche tempo avremo diversi POV (point of view o punto di vista), la cosa mi aiuterà parecchio. quei capitoli che non hanno più di un atto seguono la struttura tipica.

Aspetto i vostri pareri, commenti e critiche.

Vi piace la storia fino ad ora?



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