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lavoro pubblicato domenica 18 dicembre 2011
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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IX Legio -capitolo ventiduesimo- -Atto II-

di dany94. Letto 799 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Capitolo ventiduesimo -Atto II- Mikeal sentiva la propria mente crollare, avvelenata dai sonniferi che il dottore li aveva somministrato pochi se...

Capitolo ventiduesimo

-Atto II-


Mikeal sentiva la propria mente crollare, avvelenata dai sonniferi che il dottore li aveva somministrato pochi secondi prima di chiuderlo dentro “la bara”, come veniva chiamato il sarcofago di criosonno. Sospeso dentro una soluzione liquida fredda come le acque di uno dei laghi ghiacciati di Kryòs, sottoposto ad una serie di stimolazioni visive atte ad indurre una stimolazione onirica e con una scarsa percezione della rotazione alla quale era sottoposta la bara, Mikeal sentì la sua mente spegnersi progressivamente, lasciando ai suoi occhi solo le immagini dei suoi sogni e dei suoi ricordi...


Un vecchio video storico, visionato a scuola, che mostrava l'arrivo dei coloni su Kryòs...

Le navi spaziali, riprese da alcune telecamere, si facevano strada attraverso l'atmosfera, puntando al suolo. Dopo molto tempo passato dentro quelle scatole di metallo, la gente agognava di toccare di nuovo terra.

Kryòs era un pianeta freddo all'epoca, non migliore di molti altri che la Confederazione aveva incominciato a colonizzare come parte del programma elettorale del presidente.

Derelitti, povera gente, diseredati, operai cacciati via, soldati congedati, moltissimi proletari: ecco chi erano le decine di migliaia di persone che salpate dai mondi ricchi, desiderosi di mandarli via, avevano rivolto tutte le loro speranze a quella palla di terra congelata.

Un mondo nuovo. Una vita nuova.


Una madre cullava il proprio figlio, e la scena era vista dagli occhi di lui. La donna lo cullava dolcemente cantilendando delle parole in Corintha.

Una canzone vecchia, amara e dolce, che raccontava di un marinaio e del suo desiderio di sapere che cosa vi fosse per lui oltre quell'orizzonte così lontano e misterioso.

Fuori dalle tende montate dai coloni la neve turbinava, ancora bianca, senza l'intervento della mano di quanti avevano reso quel mondo vergine un luogo di fabbriche e di dolori...


Tasha Wels aprì la porta del piccolo modulo abitativo, una casupola pre-fabbricata collegata al sistema idraulico ed energetico della centrale costruita con fatica dai coloni scesi sul pianeta alcune generazioni prima della loro. Posò un sacchetto di cartone sul tavolo della cucina e con un sospiro che rivelava tutta la sua stanchezza aprì la dispensa, mezza vuota.

Iniziò lentamente a porre ciò che aveva comprato sulle tre ante di legno, quando la porta, lasciata socchiusa, venne mossa verso l'interno da un tremore. Con un colpo secco sbatté contro lo stipite e il colpo fece sussultare la giovane donna.

Un istante dopo, tutti gli oggetti della casa tremarono. Allarmata, Tasha guardò il proprio figlio, Mikeal, che si svegliava di colpo.

«Che succede, mamma?».

«Niente tesoro...resta sotto le coperte...».

La teiera di metallo appoggiata sul piccolo banco della cucina cadde giù, spargendo il tè sul pavimento. Poco dopo un vassoio con sopra qualche frutto raccolto dal piccolo di nove anni, scosso dalle vibrazioni, crollò sul pavimento frantumandosi.

Tasha si lanciò fuori dal modulo abitativo, lasciando la porta dietro di sé aperta, senza nemmeno pensarci. Alzando il volto al cielo, la donna soffocò un urlo che non sapeva se fosse di paura o di sorpresa.

Una gigantesca nave spaziale oscurava il sole mentre scendeva verso il suolo, avvolta ai bordi da un alone di fuoco e di luce. Il suo aspetto era quello di una gigantesca manta con la coda rigida e le “ali” membranose spalancate per catturare il vento.

Era uno Skyreach, una titanica nave industriale, un modello grande diverse volte una nave da guerra classe Valkyrie e Leviathan. Sulla fiancata stava scritto “Venirian Armor Forge Company”.

Dalle ali dello skyreach si aprirono dei vani dai quali scesero degli elicotteri giganteschi che trasportavano, con cavi di nano-fibre super dense, intere componenti industriali per le fabbriche che la compagnia aveva di diritto ottenuto di fondare sul pianeta. Fabbriche di armi, di corazze e di strutture per l'esercito, un guadagno netto di bilioni di dracme.

Con disprezzo dei moduli abitativi, sottoposti alla fortissima pressione generata dall'ingresso in orbita di un titano volante grande mezza dozzina di chilometri, armato con stabilizzatori gravitazionali così costosi da essere ignorati dai militari, i velivoli scendevano ad altissima velocità verso il suolo, per posare a terra i pezzi delle fabbriche...


Con un bip lungo e molesto, le sue visioni s'interruppero. Il regime di zero-G lo mantenne in quel liquido, dentro il quale si sentiva gelare, le luci dei macchinari continuavano ad illuminargli il volto ma lo stimolatore onirico si era spento, lasciandolo sveglio in un torpore mortalmente freddo.

Improvvisamente un boato echeggiò in fondo alla nave e rimbombò fino al sarcofago. Un lamento di metallo che smorzato dall'acqua evitò di spaccare, per la seconda volta, i timpani a Mikeal, che spalancò gli occhi, precedentemente socchiusi.

Cosa stava succedendo?

Non vedeva nessuno oltre l'oblo del sarcofago. Spostò i piedi per farsi più spazio ma attraverso il vetro non si vedeva anima viva.

Un secondo boato raggiunse la nave, ma la sua provenienza era differente rispetto a quello precedente. Veniva da una diversa sezione della nave, più lontana, e l'impatto che attraversò il metallo fu diverso.

Maledettamente simile a quando con un martello lui colpiva una lastra di metallo nella fabbrica dove lavorava.

Con il cuore ancora in subbuglio per i sogni che aveva visto, Mikeal colpì con la pianta del piede il vetro.

Non poteva parlare ed era sottoposto ad un regime di assenza di gravità.

Qualunque cosa stesse succedendo, lui non poteva fare niente.

Un terzo scossone attraversò la nave, tremando come era tremata la sua casa quando la Venirian era scesa per arruolarli nelle fabbriche. Con un ronzio, lo stimolatore onirico tornò prepotentemente in funzione, sparando i suoi impulsi contro la mente di Mikeal, che borbottò sotto voce una imprecazione terribile.


Uno scossone prolungato e continuo.

Il copilota dello shuttle trans-orbitale lasciò la sua postazione e percorrendo lo stretto corridoio fiancheggiato dalle sedie retrattili sulle quali stavano seduti quelli che il governo aveva scelto per l'addestramento da OPSA, giunse proprio in mezzo a loro.

Era un uomo massiccio, reso spaventoso dalla sua tuta di volo nera con il casco dotato di respiratore collegato al oxyon backpack sulla schiena. La visiera rossa come della brace ricordava gli occhi di certe mosche di Kryòs.

«Dieci secondi all'ingresso nell'atmosfera!», ruggì lui, «tenetevi forti! Lo volete sapere dove siamo!?».

Non avevano detto perché, come mai, per quale ragione. Gli ufficiali del governo gli avevano raggruppati e senza tante cerimonie fatti imbarcare sulla CSS Artemide, spediti chissà dove per diventare “soldati migliori.”

«Siete stati scelti, come migliaia di altri di voi, per diventare OPSA. Avete i requisiti secondo il governo per essere i migliori. Così eccovi su Orion!».

Mikeal si sporse per vedere cosa c'era oltre l'oblò ottagonale al suo fianco. Un fulmine globulare squarciò il buio del cielo e si abbatté sulla fiancata dello shuttle, facendolo sussultare.


«Orion», disse una sintetica voce femminile,«la nostra più segreta fortezza tra le stelle.».

La IA che avrebbe seguito il loro addestramento come OPSA gli stava parlando direttamente dentro la mente, per abituarli ad avere più voci in ascolto.


La nostra più segreta fortezza tra le stelle...

Fortezza.

Stelle.


«Stelle!», esclamò l'OPSA senza neanche capirne il perché, avvertendo subito un ondata di quel liquido gelido entrargli nella gola. La sua voce venne smorzata dal liquido, che però scese nelle sue vene, cominciando a ghiacciarle più di quanto non facesse già prima.

Un altro scossone colpì la nave spaziale CSS Holy Hands, riverberando lungo la sua carena butterata e bruciata già in diversi punti. In quel momento, dozzine di oggetti che Mikeal non poteva ovviamente conoscere tempestarono la nave, colpendola a ripetizione.

Strappi e squarci nella corazza precedettero una serie di tonfi sordi.

Lo stimolatore onirico andava a scatti, facendo sognare il paracadutista un momento prima e svegliandolo bruscamente il momento dopo...

Nella nebbia che stritolava le sue capacità cognitive coscienti, Mikeal capì che stava succedendo qualcosa alla nave. Qualcosa di maledettamente brutto e pericoloso.

FATEMI USCIRE DA QUI!

Il podcast del Dottor D:

La rubrica del "lo sapevi che..."

Questa rubrica nasce per dare qualche spiegazione in merito a ciò che appare nella storia, e vuole essere d'aiuto per comprendere quel difficile mondo che è la fantascienza.

A Mikeal è stato impiantato un occhio bionico, questo lascia capire che chirurgicamente e in fatto di protesi la confederazione è molto più avanti di noi. Se ben ricordate, Mikeal era rimasto sordo, paralizzato e con un ginocchio frantumato nella sua prima battaglia.

La medicina confederata è quindi in grado di curare cose come la paralisi nervosa abbastanza facilmente, così come ricostruire apparati uditivi ed ossa.

Fanno un massiccio uso di droni in ambito medico, e come vediamo in questo capitolo, hanno delle IA (Intelligenze Artificiali) in qualche modo capaci di telepatia.

La Venirian Armor Forge è già comparsa alcune volte, è la mega-corporazione commerciale per la quale lavorava Mikeal da giovane e che costruisce, per fare un esempio, i fucili COTV-M4 usati come arma standard dalla Grande Armata della Confederazione.

Ad propositum:

"The Grand Army of the Confederation", come suona in inglese/angliano, è ispirato al "Grand Army of the Repubblic" di Americana memoria, nonché allo stesso Grand Army di Star Wars.

Domanda: dove credete sia ambientata la storia? Che teorie avete?

E in ultimo, cosa pensate stia succedendo alla CSS Holy Hands?



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