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lavoro pubblicato sabato 17 dicembre 2011
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

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IX Legio -capitolo ventiduesimo-

di dany94. Letto 1027 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un momento di quiete Capitolo ventiduesimo: Un momento di quieteAtto I Alta orbita del pianeta Eon Confederazione di Solaria, settore Solaria XII C.Y. (Confederate Year) 16.714 Jase Bertson era un medico con sette lunghi anni di servizio mil...

Un momento di quiete

Capitolo ventiduesimo:

Un momento di quiete

Atto I


Alta orbita del pianeta Eon

Confederazione di Solaria, settore Solaria XII

C.Y. (Confederate Year) 16.714


Jase Bertson era un medico con sette lunghi anni di servizio militare alle spalle e da quando era cominciata la guerra, era sempre stato in prima linea per riparare, ri-assemblare o rimettere in piedi i soldati feriti di ritorno dal fronte.

Dopo 2198 giorni di guerra combattuta su di una mezza dozzina di pianeti, con un fronte che stagnava e milioni di morti, il suo lavoro li sembrava privo di importanza. Salvava delle vite che sarebbero morte di lì a poco per milioni di possibili cause.

Essere assegnato alla CSS Holy Hands, una nave ospedale che faceva la spola da quel mondo alla Fortezza Aegis, era il miglior incarico che fosse riuscito a trovare. Tre pasti al giorno, una doccia calda ed un alloggio che per quanto spartano era suo battevano venti a zero una branda in un ospedale da campo sui Tre Vulcani.

Il droide medico, un modello vecchio e senza iniziativa, ruotò i propri ricettori visivi verso il chirurgo, facendo comparire sullo schermo al centro del busto una serie di dati sul paziente che avevano appena finito di operare.

Un sergente OPSA abbastanza folle da fare a botte con un Clay sui Tre Vulcani.


Mikeal Wels, lesse Jase sistemandosi gli occhiali, nato su Kryòs, umano standard...sistema immunitario debole, ha ricevuto potenziamenti immunitari al momento dell'arruolamento. Ha un curriculum molto buono, notevole la mole di bande di sangue che ha meritato per aver continuato a combattere quando ferito.

Quello che aveva steso sul letto di una sala operatoria, con delle macchine al lavoro per rimpiazzare l'occhio distrutto con una versione bionica, era davvero un soldato valoroso.

«Abbiamo finito.», annunciarono tre droni operatori medici ronzando fuori dalla tenda verde che isolava il paziente in una camera sterilizzata.

«Bene, vasca per le mani.», ordinò lui aspettando che uno dei droni venisse e gli pulisse le mani dentro una vasca di acqua igienizzata. Il robot eseguì il suo compito con celerità, aspettando subito un nuovo incarico da parte del dottore che si asciugò le mani su di un panno lindo e pulito. Facendo un cenno al secondo drone, si fece passare una siringa con dei sonniferi, e quindi scostò un lembo della tenda sterilizzante.


«Sergente, come mi vede?», chiese il dottore con la voce modificata dalla mascherina metallica che portava sulle labbra, un respiratore ausiliario modello C.

Quella domanda nasceva dal fatto che ora il sergente OPSA aveva un occhio naturale ed uno, in tutto e per tutto simile all'altro, di natura bionica. Se il primo aveva imperfezioni, danni e tutto il normale bagaglio di esperienze che un occhio umano poteva avere, l'altro era perfetto nella miglior concezione del termine.

«Come se fossi ubriaco...», mormorò Mikeal in risposta, appena svegliato dai droni al termine dell'operazione chirurgica alla quale era stato sottoposto, «con un occhio vedo come se fossi nella nebbia...con l'altro la vedo bene.».

Quando mi hanno portato a bordo? Si chiese il giovane paracadutista, capendo dal rumore di sottofondo e dall'ambientazione di trovarsi su di una nave spaziale.

Su che nave era? Dov'erano i suoi compagni? Non ricordava nulla dopo la vittoria sui Tre Vulcani...


«Il suo occhio biologico ha una lacrimazione per via delle medicine che le hanno somministrato i miei droni, quello bionico invece...ha bisogno di alcune ore per adattarsi ai suoi impulsi nervosi, al momento la sta mappando per avere un quadro preciso della situazione.».

«Non ho capito un frak, doc...».

Mi serve una bottiglia.

Una bottiglia di birra, secondo il kryosano, era la miglior medicina del mondo. Si sentiva addosso i postumi di una sbornia devastante, e come ben sapeva, l'unica vera cura per non sentirli era bere qualcosa, lasciare che la propria mente navigasse nella tiepida incoscienza dell'alcool per qualche ora.

Dopo sarebbe tornato ad affrontare l'orrore.

«Non ha importanza», disse il dottore fermandosi a fianco del soldato, uscito solo ora da ben quarantasette minuti di operazioni di riparazione corporea e di innesto bionico, «Deve solo riposare adesso. Quello che le sto dando è un sonnifero, la farà dormire per 12 ore, il tempo necessario al suo corpo per abituarsi alla guarigione.».

«Che bello, si dorme ancora...».

Non è come avere una birra in mano, ma è sempre meglio di un pugno di neve.

Jase armeggiò con un terminale computerizzato a fianco del lettino sul quale era disteso lui, avviando le macchine di una specie di camera circolare poco più in là di Mikeal.

«La metto in un sarcofago di criosonno, così le sembrerà di dormire...di sognare.».

«Di bene in meglio, mi mette in una bara...».

Odio quelle cose. Non è sognare quello...non è bello.

Inserendo il liquido della siringa dentro la circolazione sanguigna del paracadutista orbitale attraverso la flebo che aveva attaccata al braccio, il dottore diede ordine ai droni di predisporre un sarcofago di criosonno per il loro paziente.


Il boccaporto si aprì con uno scatto metallico, con uno strattone girò sull'asse metallico al quale era collegato e si fece da parte. Jase uscì dalla stanza dove aveva operato Mikeal e chiuse il boccaporto. A quel punto, sempre accompagnato da un drone, prese dal taschino un pacchetto di sigarette King's Landing e ne accese uno con il vecchio accendino acquistato in uno dei mercati rionali di Vorograd, su Bastion.

Lo stemma del fucile e del martello incrociati sopra ad uno scudo rosso lo salutò con un brillio sommesso.

Tirando una boccata di fumo, sentì il sapore della sigaretta sul palato. Inspirò ed espirò, prima di riporre l'accendino dentro alla piccola tasca del suo camice.

Poteva prendersi una pausa, fumarsi una sigaretta e magari fare un salto nella mensa della nave: il suo turno era finito e non sarebbe toccato a lui presenziare al risveglio di Mikeal.

Sperò di avere ancora una bottiglia di whisky di Marand-ohinnywa nel suo armadio. Un buon bicchiere era quello che ci voleva.

L'automatizzato Podcast del Dottor D:

Da questo capitolo in poi suddivido in atti per non trovarmi a dover dare titoli ad ogni singolo spezzone, con grande dispendio di frasi utili

Vediamo qui che gli automi sono diffusi in ambito medico, sono legati a singole funzioni e non hanno libero arbitrio. In "La Caduta di Vama" vi darò altri dettagli, qui non vi dico troppo perché sarebbe fuori trama.

Continua il gioco "Che società ha Bastion?", adesso avete qualche indizio



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