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lavoro pubblicato venerdì 16 dicembre 2011
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

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L'ispettore Ganci - Epilogo

di Dan61. Letto 2394 volte. Dallo scaffale Gialli

Aveva dovuto disfarsi del cadavere in fretta e furia. Pensava che la ragazza sopportasse meglio le sue "operazioni" ma evidentemente la droga l'aveva distrutta. Così era andato nel suo luogo preferito, quel parapetto sul fiume che gli era tanto famigliare

Aveva dovuto disfarsi del cadavere in fretta e furia. Pensava che la ragazza sopportasse meglio le sue "operazioni" ma evidentemente la droga l'aveva distrutta. Così era andato nel suo luogo preferito, quel parapetto sul fiume che gli era tanto famigliare. Solo che qualcosa era andato storto, voci...passi...aveva dovuto abbandonare il cadavere ancora sulla riva. Questo non lo turbò più di tanto. Tornato alla propria auto lasciata poco distante, meditò sul da farsi. Il Chirurgo decise d'osare il tutto per tutto. Sapeva benissimo dove trovare il Direttore. Sapeva dove trascorreva le sue serate all'insaputa della sua compagna. Avrebbe portato a termine la sua "missione" principale, avrebbe avuto la sua soddisfazione, la sua vendetta.

De Santis lo osservò ancora incredulo. - Tu...sei ancora tu... - ripetè per la seconda volta. Il Chirurgo non rispose ma, nelle sue mani, apparve come per un gioco di prestigio, una mazza da baseball. Senza una parola caricò il colpo e, con una perfetta traiettoria, la mazza si fermò a un centimetro dal viso dell'uomo, avesse proseguito gliel'avrebbe ridotto in poltiglia. - Non ti voglio uccidere Direttore, voglio rimandarti alla tua troia a pezzi, e il primo sarà il tuo cazzo...domattina eseguirò l'operazione. Dormi bene... - spense la luce e lo lasciò legato e disperato a pensare a cosa lo aveva portato a quel punto.

Ganci arrivò in ufficio al mattino presto. Nessuna pattuglia aveva avvistato o intercettato l'auto di De Santis. Sulla scrivania trovò una cartelletta. Come promesso, il medico legale gli aveva fatto trovare il suo referto. Lo lesse svogliatamente sapendo perfettamente ciò che vi avrebbe trovato. Di li a un'ora sarebbe dovuto andare a prendere Elena, accese il computer e cominciò a spulciare tra i dossier. Facce su facce che aveva rivisto migliaia di volte...poi...a un certo punto...ecco...forse...ritornò indietro di qualche fotogramma, gli era sembrato...andò ancora avanti. Un particolare...qualcosa aveva attirato la sua attenzione. Poi l'illuminazione! In un attimo ebbe l'assoluta certezza di aver visto giusto. Riprese la cartelletta e lesse la firma. Dopo un paio di secondi prese il giubbotto e uscì come un razzo.

La mascherina e i guanti in lattice erano i soliti. Solo il bisturi era cambiato, egli amava tagliare i suoi pazienti con "attrezzi" nuovi, tutto era calcolato e studiato. Aveva sedato il Direttore con una dose blanda, visto il suo fisico avrebbe ben sopportato una "piccola" menomazione, sorrise al pensiero. Gli aveva accuratamente rasato i peli pubici, era un professionista e non voleva tralasciare nulla. Il bisturi calò verso il pene dell'uomo...UNO SCHIANTO! UN RUMORE DI PASSI FRENETICI! - Lasci andare immediatamente quel bisturi Chirurgo...la storia è finita. - Il medico legale fissò Ganci negli occhi. La pistola era puntata al centro del suo petto. - Come...come... - balbettò più stupito che impaurito. - Come ho fatto a entrare dottore? Semplice...ho rotto un vetro... - disse candidamente l'ispettore, poi a un suo cenno tre agenti in divisa entrarono nella stanza immobilizzando il serial killer che, come svuotato, non oppose resistenza. Ganci si avvicinò al letto e sciolse i legacci. DeSantis ancora mezzo intontito lo fissò con uno sguardo a metà tra la riconoscenza e l'imbarazzo. - Vista la stazza ti credevo più dotato... - disse l'ispettore osservando il basso ventre dell'uomo.

Elena dormiva gia da un 'ora. Ganci e Rita erano seduti sul divano e stavano guardando l'ennesimo servizio riguardante la cattura del serial killer. Lei indossava una tuta sformata che tuttavia non nascondeva le forme bellissime. Lui in jeans e maglietta beveva birra direttamente dalla lattina. - Come hai fatto a capire? Ci sei stato ore su quei dossier...cosa ti ha dato la dritta? - Ganci bevve un altro sorso e poi sorrise. - La cicatrice... - disse. - Avevo notato quella strana cicatrice su una di quelle foto, al momento pensai di averne vista una simile recentemente, ma non collegavo le due cose. - un altro sorso poi continuò. - Ho capito tutto quando ho visto la relazione del medico legale sulla mia scrivania...era lui. - Lei gli tolse delicatamente la lattina di mano e gli sfiorò le labbra con le sue. - Ma perchè... - disse. Nonostante fosse sconvolto, sorpreso, compiaciuto e stordito da quel gesto, trovò ugualmente la forza di rispondere. - In passato lui e De Santis erano colleghi e comproprietari degli studi medici che rendevano un sacco di soldi. Poi qualcosa andò storto e De Santis riuscì a screditare il socio e a farlo condannare. Il Chirurgo riuscì a sfuggire alla legge ed emigrò in Sud America ove restò qualche anno e dove si fece fare una plastica facciale, ma evidentemente i chirurghi brasiliani non riuscirono a eliminare quella cicatrice che, come un timbro, gli restò appiccicata. - Finì la lattina gettandola poi ne cestino accanto. - Non sò come, ma riuscì a diventare poi medico legale una volta tornato in patria...credo che da quel momento abbia meditato la sua vendetta. - Un sospiro amaro esalò dalle sue labbra. - L'avevo sotto gli occhi, se avessi capito prima, quella povera ragazza sarebbe ancora viva. - Lei gli accarezzò il volto e lo baciò di nuovo.


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