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lavoro pubblicato venerdì 16 dicembre 2011
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

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IX Legio -capitolo ventunesimo-

di dany94. Letto 2593 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Capitolo ventunesimo: Fierce combat Un proiettile laser raggiunse il Teschio davanti a lui, colpendolo all'altezza della spalla destra. Il g...

Capitolo ventunesimo:

Fierce combat



Un proiettile laser raggiunse il Teschio davanti a lui, colpendolo all'altezza della spalla destra. Il giavellotto rosso perforò l'armatura come se fosse stata fatta di cartone; gocce di sangue e pezzi di ossa volarono in tutte le direzioni.

Il Teschio crollò a terra lanciando un grido di dolore così terribile a sentirsi da fare accapponare la pelle. Una granata di mortaio colpì il suolo a pochi metri di distanza, travolgendolo con l'esplosione. La barriera energetica salvò Mikeal da una morte certa.

«Squadra Asta'El a squadra Luce di Aidan; disperdersi a ventaglio, accerchiamo il cannone.».


Una cannoniera Aerial passò rombando sopra alle loro teste, scaricando tonnellate di granate ad alto potenziale contro le postazioni aliene, dalle quali scaturirono alcuni raggi energetici che centrarono il velivolo sul muso e sul reattore di sinistra. La doppia esplosione proiettò frammenti incandescenti in tutte le direzioni, il velivolo andò in testa coda e si schiacciò al suolo con un frastuono terrificante.

Ogni sorta di scheggia, frammento e pezzo volò via dal velivolo abbattuto, sibilando come proiettili nel caos della battaglia.

La IX Legio, supportata da molti reparti di Granatieri Teschi e di Fanti di Prima Linea stava avanzando su tutto il fronte, ma ad un costo altissimo in termini di vite e materiali bellici. Il cielo era invaso dalle cannoniere e dagli intercettori, mentre la terra era sconquassata dalle granate e dallo sferragliare dei veicoli cingolati, che si aprivano a fatica la strada con i cannoni a rotaia magnetica.

Le difese alleate stavano infine cedendo sotto un rullo compressore di carne e di metallo, ma i cannoni al plasma, posizionati in punti strategici, falciavano intere colonne.


Lasciando dietro di sé un pugno di fanti impegnati a coprirlo, Mikeal corse verso il rottame di un Irodayn, una raffica di laser gli esplose a mezzo metro dai piedi, sollevando sbuffi di cenere vetrificata e roccia polverizzata, un missile anticarro, sparato da un suo compagno sibilò sopra al suo casco e andò ad impattare contro il fusto del cannone al plasma.

Un ruggito tremendo si alzò assieme ad una palla di fuoco multicolore e densa come se fosse la luce di una stella. Con questo boato tremendo, il cannone al plasma si distrusse in una dozzina di pezzi avvolti da lingue di fuoco rosse come il sangue che a fiumi veniva versato su quel suolo sterile e di nessuna valenza.

Una banda di kraal uscì gemendo dalle fiamme. I loro corpi alieni stavano venendo consumati dal fuoco della vendetta, e la loro carne si disfaceva e bruciava come quella delle vittime delle testate nucleari sganciate sulle colonie umane all'inizio della guerra.

Alcuni aprirono il fuoco su di loro, ma Mikeal li fermò con un gesto del braccio, esclamando:

«Lasciateli bruciare!».

Gli alieni barcollavano fuori dai ripari dimenandosi come impazziti, l'odore della loro carne che bruciava raggiunse i ricettori olfattivi delle armature, venendo schermato subito per non dare agli OPSA il supplizio di sentire l'odore incarnato della morte.

Camminando addossato all'ala del caccia, Mikeal controllò che non vi fosse nessun nemico in vista. Sollevando di poco il piccolo e compatto fucile mitragliatore GR51 Guardian, raccolto sul campo di battaglia pochi minuti prima, controllò sul piccolo display montato sul cane il numero di colpi ancora a sua disposizione.

Dannatamente pochi.

Due Granatieri Teschio gli si affiancarono, entrambi stanchi ma spinti verso la battaglia da una grinta giustificata dalla possibilità di vincere quella battaglia. Il cecchino Flavius ricaricò il suo fucile di precisione Artemis e fece un cenno all'altro granatiere, che mise un nuovo caricatore nella sua carabina laser.

«Accerchiamo il cannone», disse Mikeal prima di sporgersi e aprire il fuoco contro un barmok. Non inquadrò il bersaglio nel mirino del fucile, sparando più per coprire l'avanzata dei due compagni granatieri che per uccidere l'alieno, raggiunto alle gambe dalle pallottole.

Crollò a terra ruggendo di dolore, in tempo per essere finito dal veloce coltello di Nadeer.


Gettando in terra il fucile scarico, Mikeal sfoderò la sua pistola e si lanciò in una breve corsa verso il cannone distrutto. Uno dei piccoli alieni verdi, chiamati “goblin” dai soldati per la loro somiglianza con questi esseri delle leggende, fece fuoco su di lui con lo scudo da combattimento ad aghi sonici, mirando alle gambe. Sei gelidi morsi metallici raggiunsero l'OPSA alla gamba sinistra, facendolo incespicare. Sparò con la pistola al piccolo alieno, spappolandogli il cranio con due soli proiettili. Con la mano libera si strappò dalla gamba gli aghi di metallo, rossi in punta per il suo sangue. Gettandoli via come la spazzatura quale erano, Mikeal si alzò e riprese ad avanzare verso il cannone.

Il sistema di pronto soccorso dell'armatura entrò subito in funzione, iniettandogli una dose di piastrine rinforzate ed una mezza sacca di sangue universale. Uno shot di adrenalina lo svegliò del tutto, facendolo correre più velocemente.

Con uno scatto felino balzò oltre la barricata di cemento armato a presa ultra rapida, rovinando con un fianco dentro la trincea già invasa dai Teschi e da alcuni OPSA; uno di questi afferrò una granata termica, spalancò la porta diella casamatta che aveva lì vicino, gettò la granata e richiuse subito la porta.

Le grida di sorpresa e di allarme si tramutarono, al momento dell'esplosione, in gemiti ed urla disincarnate di dolore.

«Missile!».

Il grido di avvertimento di un anonimo soldato precedette la caduta di un missile anticarro contro la parete frontale di n bunker alieno, che deflagrò verso l'alto, sollevando una fiammata irta di pezzi di roccia e di membra aliene.

Mikeal si sentì sollevato nel vedere quell'esplosione: stavano vincendo!

Un kraal disorientato e senza armi in pugno uscì da un camminamento difronte al paracadutista kryosano. Appena vide il solariano alzò le mani e abbaiò un: “mi arrendo” nella sua lingua. Mikeal non sprecò nemmeno un secondo nel cercare di intuire cosa volesse significare quel gesto.

Una raffica di tre colpi freddò il kraal.


«Qui capo squadra Riante a Squadriglia Blu: gli vedete anche voi quegli alieni in fuga?».

«Roger, CAG. Saranno almeno duecento cani!», esclamò Bobby virando per avere una migliore risoluzione visiva attraverso i droni-camera montati sulle ali del suo Irodayn.

«Copritemi dai loro caccia, vado a fare una grigliata.».

Dando più potenza ai reattori del suo jet ultra-sonico, il CAG Riante sfrecciò in avanti calando bruscamente di quota. I vani sotto le ali del suo caccia si aprirono e ne fecero capolino due rigidi tubi metallici segnati con delle bande rosse lungo i fusti.

Due getti di liquido azzurro vennero sparati ad altissima velocità da quei tubi, scendendo uniformi verso la colonna di soldati alieni in fuga. Attorno alle gocce nebulizzate venne a formarsi una reazione termica dovuta al contatto con l'aria, e in due secondi il liquido divenne una nebbia di fiamme che calò a velocità super sonica sugli alieni.

Virando in una larga curva per tornare dai suoi compagni di volo, il CAG esclamò: «Prendete, xeno!».

«Bel colpo, CAG!», si complimentò uno dei piloti.

«Guarda come bruciano!».


Aristarchos si gettò a perdifiato contro il metal-spider alieno uscito da una delle casematte distrutte: un abominio di metallo con otto zampe, una serie di sensori visivi ed un cannone rotante al centro dell'addome.

Sparò una scarica di cannone laser contro una squadra di fanti di prima linea, spazzandoli via con portentose esplosioni.

Zigzagando, il paracadutista evitò una granata inesplosa e attivando la barriera energetica balzò sull'essere metallico; l'impatto spezzò il cannone rotante, mentre i proiettili del COTV-M4 tranciarono i visori e i sistemi di movimento, alzando fiammate e frammenti metallici.

La barriera si spense con un sibilo, e il ragno si schiacciò a terra, disattivato.

«Ah! Crepa!».

Si girò di scatto, con una granata blastering inserita nel lanciatore sotto la canna del fucile, e premette il grilletto, sparando l'ordigno contro un clay che stava cercando di incitare dei kraal a tornare a combattere. La granata li esplose con sadica ironia proprio sul volto, spazzandolo via prima di detonare a mezz'aria, polverizzandone il corpo decapitato e distruggendo i kraal vicini.


Darren, OPSA semplice N-2456 della IX Legio, si fermò a fianco all'atlariano distruttore del metal-spider. «EHI!», urlò Darren chiamando la sua attenzione, «Oh, girati!». Aristarchos si voltò per rispondere all'OPSA appena giunto da una delle trincee aliene occupate, ed esclamò: «Che frak...!».

Un proiettile laser vagante raggiunse la visiera di Darren, perforando il plastacciaio polarizzato, bruciando una chiazza di colore scuro sulla protezione dietro la nuca. L'OPSA stramazzò a terra, disteso scompostamente su di un fianco con un foro al posto dell'occhio.

...NO!

Scagliandosi contro la linea del fronte alieno, Aristarchos si abbassò quel tanto che bastava a non farsi notare troppo in mezzo a quel mare di esplosioni e proiettili. Caricò allora, senza pensarci, un kraal che stava facendo fuoco contro dei fanti. Li fu addosso con un cazzotto poderoso, che fracassò il cranio dell'alieno.

Un goblin sgusciò da dietro il kraal per vendicarlo, ma Aristarchos fu veloce a riempirlo di pallottole, falciando anche un barmok, che stramazzò a terra con otto pallottole nella schiena.

Così imparavano a non venire a combattere la razza umana! Una mezza dozzina di goblin lasciò la propria postazione per mettersi in fuga, e il fucile dell'atlariano ruggì una salva dopo l'altra di proiettili corazzati che macellarono i piccoli alieni verdastri.

«Scappate! Vigliacchi!».

Un marziale ruggito di guerra riverberò nell'aria, sovrastando i boati delle esplosioni. L'OPSA scelto si girò di scatto, muovendo troppo tardi le mani, che ancora stringevano il fucile, per difendersi dall'aggressore. L'alieno lo sovrastò con la sua mostruosa superiorità fisica.

Oh m...

Il clay menò un singolo furibondo colpo con la sua alabarda energetica, sfondando la cassa toracica dell'OPSA ed immergendo tutta la lama nel corpo del suo avversario.

La visiera si sporcò di un fiotto di sangue salito fino alle labbra dell'atlariano.

Il fucile gli scivolò dalle dita, crollando a terra. Un filo di fumo si alzava dalla canna ancora rovente dopo gli ultimi colpi sparati.

Il Clay spinse la lama dentro il corpo del suo avversario, schizzandosi di sangue tutta la corazza a difesa del torso e parte della faccia. Abbrancando con la zampa destra il petto del soldato, l'alieno divelse la propria arma dal suo corpo e agitandola con un colpo secco frustò l'aria.

Lo sguardo sprezzante ed orgoglioso del clay lasciò l'OPSA mentre questi crollava a terra in preda ad un dissanguamento rapido come il vento.


«FIGLIO DI PUTTANA!».

Tan'kari Awareena Marleatu si voltò di scatto nell'udire quel grido, poi si vide piombare addosso un solariano chiuso in una delle armature “stelle cadenti”, come le chiamavano loro. L'OPSA calò con tutto il proprio peso contro l'alieno, piegandolo in due con una spallata.

Riprendendosi da quel colpo, non più forte di un cazzotto sferrato da un commilitone, Tan'kari afferrò per il collo il paracadutista, gli strappò il casco dal volto e lo sollevò di cinquanta centimetri da terra, sferrandogli un poderoso pugno contro la piastra pettorale, che si piegò verso l'interno.

Mikeal colpì di vendetta il clay con il coltello, centrandoli il collo con due colpi che però non distrussero l'osso. Con uno scatto d'ira, il poderoso guerriero alieno scaraventò via Mikeal, facendolo volare in aria per diversi metri. Aveva vibrato quel colpo con furia, scagliando il paracadutista contro dei sassi affilati.

Crollando di schiena, l'OPSA si accorse di stringere ancora il coltello. Alzandosi in piedi si apprestò ad affrontare il clay, che coprendosi con una mano lo squarcio sul collo avanzò meditando rovina.

Non sapeva di avere davanti un osso duro, un kryosano che sapeva cosa volesse dire fare a botte con qualcuno di più forte. Ignorando i rivoli di sangue che colavano dai tagli sul volto, Mikeal roteò il pugnale, camminando attorno al clay.


«Piccolo uomo», grugnì lo xeno raccogliendo da terra la sua alabarda, «hai krestaka a sfidare un clay.».

«Che?», fece Mikael prima di tentare un affondo che si rivelò essere una finta. Il clay vibrò un colpo con l'alabarda, ma l'arma, anziché colpire il soldato, impattò contro la sua barriera, esplodendo in una serie di frammenti.

Essendo quasi del tutto scarica, la barriera non resistette efficacemente e venne attraversata da una mezza dozzina di schegge dovute alla vicina esplosione di una granata.

Un esplosione di rosso invase la visuale di Mikeal, che si coprì l'occhio destro, barcollando all'indietro come ubriaco. Sibilò una raffica di bestemmie tutte mirate alla dea Venere, poi aprì a tentoni gli occhi, chiudendo subito quello destro; l'ondata di dolore che lo assalì gli mozzò il fiato.

«Frak!», imprecò lui con solo l'occhio sinistro aperto, «dai, bastardo! Vieni!».

Agitò il coltello per invogliare l'alieno ad attaccarlo e questi si mosse nel suo angolo cieco, mirando alla testa con ciò che restava della sua alabarda. Mikeal si scagliò conto l'alieno e si abbassò di colpo, sollevando il pugnale per conficcarlo nel mento dell'immenso alieno. La lama sfondò ossa, dentatura e palato, ma rimase incastrata. Mikeal fece per estrarla, ma un colpo di coda del clay gli spezzò tre costole e ne incrinò altre due, schiacciandolo a terra, in una pozzanghera di acqua nerastra e sporca dal sangue di alcuni soldati umani caduti prima di lui.

Ululando dal dolore, il clay si estrasse il pugnale dal mento e si avventò contro Mikeal, che afferrò la prima cosa che gli capitò a tiro.

Un casco di metallo impattò con forza contro il muso di Tan'kari, stordendolo. L'alieno incespicò in avanti, salvandosi da una caduta grazie alla coda. Mikeal allora lo caricò con tutta la forza che aveva in corpo, placcandolo e schiacciandolo con la schiena a terra.

Colpì con il casco il muso della creatura finché questa non lasciò la presa sul coltello, che il paracadutista recuperò con un gesto goffo e veloce.

La lama calò con sistematica crudeltà, sette volte, nel cranio dell'alieno, schizzando sangue, frammenti d'ossa e cervella.


Ansimando come un mantice, con un occhio chiuso e distrutto dalle schegge metalliche, Mikeal brandì il pugnale pronto a calarlo per l'ottava volta, ma il clay non si dimenava più. Alzandosi, l'OPSA sferrò un calcio sul muso martoriato dell'alieno, non ricevendo in risposta alcuna reazione.

Lo aveva ammazzato.

Aveva ucciso un clay!

«E per la cronaca...», disse Mikeal riponendo nel fodero il pugnale, «ti avrei preso a calci nel culo lo stesso!».

Sputò un grumo di sangue e di saliva contro il corpo immobile del clay, poi cercò con il suo unico occhio buono il casco.



Commenti

pubblicato il 16/12/2011 22.11.03
dany94, ha scritto: Noto che forse sto facendo buscare a Mikeal troppe ferite, sembra che si cerchi le botte, però avete visto il caos che c'è su questi campi di battaglia. R.I.P. Aristarchos e Darren
pubblicato il 02/01/2012 23.37.24
dany94, ha scritto: Noto che ho scritto R.I.P. ma mi sono sbagliato: gli OPSA vanno sempre MIA, loro non muoiono mai

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