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lavoro pubblicato giovedì 15 dicembre 2011
ultima lettura giovedì 15 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il viaggio di Arthur Vance

di SarahJenniferRobin. Letto 2335 volte. Dallo scaffale Gialli

- Il taxi è arrivato, signore. Vuole che... - - No... no, faccio da solo, grazie Sam. Vada pure- - Come desidera -.

Non appena la porta si chiuse, Arthur Vance sbuffò sonoramente un paio di volte, nervoso.

Arthur era un uomo immensamente grasso e basso, con due baffoni da tricheco che sussultavano ad ogni alito di vento e una chioma leonina estremamente folta e striata di bianco. Gli occhietti porcini in quel momento vagavano frenetici da un'angolo all'altro dell'enorme suite immersa nel caos.

Gettò un'occhiata disperata all'orologio e cominciò a far scattare le corte gambette in giro per la stanza. Stava cercando il suo adorato panciotto italiano portafortuna. Il campanile della cattedrale vicina batté le otto. Era in ritardo. Con un grugnito basso e minaccioso, rinunciò al prezioso panciotto e si infilò il cappotto più pesante che aveva, prese due enormi valige e la sua ventiquattr'ore. Infine, si fiondò - per quanto gli consentiva la sua mole - vers l'ascensore ; picchiò forte sul pulsante e si strizzò nella cabina. Nella hall, lanciò una lauta mencia in faccia al primo portiere che vide e corse come un pazzo verso il taxi.

- Si muova, su! - esalò.

Il taxi partì sotto la pioggia torrenziale di Edimburgo. La fronte era imperlata di sudore e il suo vasto torace si alzava e si abbassava frenetico. " Potevo farmi porare giù le valige da quel bimbetto brufoloso", pensò accigliato. Oltre i finestrini inondati d'acqua, era già buoi pesto.

- Eccoci alla stazione, signore. Vuole...? -

- cosa credi che me le voglia portare da solo?! Avanti! - abbaiò all'autista, paonazzo e vagamente disorientato.

Imprecando, corse come una furia verso il treno in partenza. Urlò qualcosa al macchinista e si getto sul treno. La sua ciccia tremava come un immenso budino. Con il poco fiato che gli rimaneva, arrancò fino allo scompartimento di prima classe. L'ambiente era caldo, tutti i rumori venivano attutiti dalle soffici imbottiture e morbide poltroncine riempivano lo spazio. Vance si sedette con uno scricchiolio sinistro e afferrò una tartina da un tavolino. Vicino a lui, era seduto un uomo atraente, con una barbetta volutamente trascurata e lunghi capelli scuri davanti agli occhi. Leggeva una rivista di finanza e non sembrava aver notato Vance. Questi, irritato, quasi gli urlò nell'orecchio ' buonasera '. Per tutta risposta, l'altro voltò pagina e deglutì. Arthur, con la vena sulla tempia che gli pulsava convulsamente e i baffi vibranti, borbottò il suo disappunto e si ficcò in bocca altre due tartine.

Dopo aver letto e mangiato a sufficienza, Vance sbadigliò, si stiracchiò e salutò tutti i presenti. Prima di uscire, gettò uno sguardo in tralice al tipo col giornale: stava ancora leggendo con estremo interesse quel giornale.

- Gioventù... Puah! Al giorno d'oggi sono solo vandali ottusi! - sussurrò a denti stretti.



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