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lavoro pubblicato mercoledì 14 dicembre 2011
ultima lettura domenica 2 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

E a un dio fattinculo non credere mai

di jenagamuna. Letto 2815 volte. Dallo scaffale Sogni

Era stata una giornata massacrante, da stravaccarsi su un letto e non lasciarlo respirare per almeno quarantott'ore. O quaranta secoli. Ma lui non poteva permettersi il lusso di essere stanco: era Dio, lui. Un Dio monoteista, che doveva fare tutto da s...

Era stata una giornata massacrante, da stravaccarsi su un letto e non lasciarlo respirare per almeno quarantott'ore. O quaranta secoli. Ma lui non poteva permettersi il lusso di essere stanco: era Dio, lui. Un Dio monoteista, che doveva fare tutto da solo. Quegli altri due, il Figlio e lo Spirito Santo, gran bella invenzione dei teologi, dei Padri della Chiesa (chissà perché nessuno si faceva carico di dare un nome e un volto alla madre?): quei signori dovevano a tutti i costi complicare anche le questioni più semplici. Se no loro che ci stavano a fare, se non c'erano matasse da sbrogliare?

I miliardi di anni un pochino cominciavano a pesargli: appena appena, eh, come un granello di sabbia sulla corazza di un rinoceronte. Però, c'erano, inutile negarlo; anche perché a un Dio non sfugge niente, nemmeno su se stesso.

Si lasciò andare a un attimo di autocompiaciuto riposo. "E aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso": così raccontarono in giro quelle pettegole delle nuvole.

Era solito passare in rassegna il fluire degli eventi con un solo sguardo a 360°, come osservasse milioni di monitor con un unico colpo d'occhio, senza perdere una videata di ognuno di essi. Non che fosse difficile: era Dio.

Quella volta, però - anche un Dio può avere dei guizzi - sentì che voleva guardare i monitor uno per uno, per gustarsi - un secondo, niente più - tante piccole scariche di senso di onnipotenza. D'accordo: lui era anche onnisciente, conosceva il futuro, il seguito di ognuno dei film che scorrevano su quegli schermi. Gli umani, li aveva creati lui, sapeva com'erano fatti e dove sarebbe arrivato ognuno di essi. Quello che invece non sapeva era come, ci sarebbero arrivati. E a volte gli piaceva seguirlo in tempo reale.

Come la pallina della roulette, l'occhio di Dio gira gira gira e si ferma su...

Ecco là Jessica Frufrù e il suo magnaccia, Nico Tranì: hanno accoltellato un vecchietto insolvente, spedendolo al creatore - infatti è arrivato da poco. Passata la furia omicida, la rabbia per il mancato guadagno, si sono pentiti con tutta la sincerità che sta in loro. Si vede, dai: un fiume di lacrime così, con quei singhiozzi, quel tono di voce. Nemmeno fossero parenti stretti del morto.

Niente da fare: il nuovo governo di Destra, che ha a cuore la sicurezza dei cittadini, il loro quieto vivere, ha appena ripristinato la pena di morte. I due omicidi la subiscono senza un gemito, una protesta: sembrano quasi sollevati all'idea di non dover più vivere con quel peso sulla coscienza. Un po' dispiace, questo loro atteggiamento, all'apparato burocratico-politico-amministrativo; ma non è che possono rimangiarsi la sentenza per fare dispetto a quei due originali.

Lui, Dio, ha letto nei loro cuori e adesso eccoli lì, che si scambiano grandi abbracci, lacrime e sorrisi con la loro vittima. Progettano pure azioni di sostegno alle campagne contro la pena di morte: meditano di far saltare la corrente ogni volta che si tenterà un'esecuzione con la sedia elettrica.

Quelli di sotto, gli specialisti nel lancio della prima pietra (sarà che sono abituati a posarle), li danno già per residenti all'inferno. I tre se la ridono ascoltando il riverbero delle loro sentenze, dei loro giudizi senza ombra di dubbio; senza parvenza di umanità. Secoli e secoli di civiltà, di grandi religioni monoteiste, eppure il principio imperante è ancora quello del codice barbaro: occhio per occhio, dente per dente. Sorride, Jessica, pensando a quanto ci rimarrebbero male, quei parrucconi, se solo sapessero che "non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio".

- Meglio, meglio che non sappiano: - le sorride il padrone di casa - correrebbero senza indugio a cercarsi un altro Dio a loro immagine e somiglianza. E io resterei disoccupato, senza nemmeno gli ammortizzatori sociali. Nani morali, si arrogano il diritto di pronunciare sentenze in nome e per conto mio...

"... non conoscendo affatto la statura di Dio!" gli canta Jessica. E tutti ridono beatamente.

Svanita l'immagine sullo schermo, Piero Lombardi si gira e chiede, con trepido orgoglio:

- Allora, che ve ne pare di questo ‘corto' per la campagna contro la pena di morte?

- No, no, non ci siamo! - tuona quasi schifato Ascanio Vaccaro, leader del Redgreen Sun Party. - Non c'è grinta, non fa presa: in una sala cinematografica si addormenterebbero dopo due minuti. Show, don't tell!, ricordati questa regoletta magica. Fagli vedere la scena del rapporto sessuale con il vecchio, l'accoltellamento, un po' di sangue. Dev'essere un pugno nello stomaco, non una canzoncina di De André. E via tutte quelle citazioni noiose e sdolcinate: siamo nell'era dei reality, se non te ne sei accorto!

- Ma...

- Niente ma: tirane fuori un prodotto come si deve o l'assegno te lo puoi proprio scordare.

Si alza e abbandona la saletta di proiezione senza nemmeno salutare.

- E adesso? - sbotta Nico Tranì - A me quei soldi servono!

- A chi lo dici! - si accoda il vecchio. - Seguiamo i consigli di quello; tipo la scena di sesso... - mentre con gli occhi stropiccia il vestito di Jessica.

- Giù le mani e anche gli occhi, vecchio sporcaccione! - sibila la donna. - Piuttosto, proviamo con il tuo accoltellamento.

- Va bene, ma la scena di sesso viene prima.

- Basta! - implora Piero Lombardi. - Piuttosto: dov'è Dio? Voglio dire... l'attore...

- Boh... - gli altri tre fanno spallucce. - Sarà al bar a farsi il solito calicino - butta lì Nico Tranì. - Sai che lui se resta a secco si pianta come una macchina senza benzina.

- Va be', vediamoci qui domani alle dieci, qualcosa ci inventeremo. La notte porta consiglio.

- E i proverbi non portano da nessuna parte - lo schernisce il vecchio mentre se ne va, anche lui senza salutare.

Una volta all'aperto, Piero Lombardi sente il freddo che corre a scaldarsi sotto il suo modesto giubbetto di finta renna. Si stringe nelle spalle e si incurva, per ridurre al minimo la dispersione di calore. Vede un'ombra, ferma all'incrocio davanti a lui; un'ombra con barba e capigliatura fluente.

- Chi si vede! - sbotta senza entusiasmo. - Il buon Dio! Hai fatto un briefing con lo Spirito Santo?

- Il tuo, di spirito, non mi tocca, ragazzo. Ricordati: come vi ho creato, così vi distruggo.

- Sì sì, la conosco già questa, sarebbe ora che aggiornassi il tuo repertorio. Se ti interessa, al boss dei Rossoverdi non siamo piaciuti, vuole più grinta, sesso e sangue. Tu che ruolo vorresti? - malinconicamente sarcastico.

- Stai meglio se ti sfoghi su di me? Fa' pure, mica me la prendo, io. Se vieni a sorseggiare un bicchiere di rosso, ti spiego come daremo soddisfazione a quel tanghero di Mandriano...

- Vaccaro

- Va be', ci siamo capiti. Lui sarà soddisfatto e tu non prostituirai la tua arte. Grazie a me.

Occhiata tra il beffardo e l'incredulo.

- Lo so, lo so che nessuno crede più in me, ma a te, nella situazione in cui ti trovi, conviene fidarti. Ti scodellerò una trovata che lascerà senza parole quel Porcaro...

- Vaccaro...

- Va be', ci siamo capiti. Ricordati il deus ex machina degli antichi! E chi meglio di me...? In fin dei conti, sembra impossibile, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!

- Sbagli pure le citazioni: questa è di Guccini. Comunque ti ringrazio per l'iniezione di fiducia e ottimismo. Domani è un altro giorno, diamogli fiducia. E poi... - strizzandogli l'occhio - Got mit uns!

Se ne va, Piero Lombardi, fischiettando "Delitto di paese". Il vecchio Dio lo osserva allontanarsi, fiero di avergli ridato fiducia in se stesso. Si tira su il bavero, che l'aria si è fatta fresca e i miliardi di anni cominciano a pesare. Come tutte le notti, si mette alla ricerca di una chiesa aperta, dove ripararsi in attesa dell'alba.

Piero Lombardi è ormai sufficientemente lontano, tanto da non sentirlo canticchiare: "... e a un dio fattinculo non credere mai."



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