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lavoro pubblicato venerdì 2 dicembre 2011
ultima lettura giovedì 14 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LA GUERRA DI TROIA - NOTE DI MITOLOGIA CLASSICA E MEDIEVALE

di teseo2347. Letto 810 volte. Dallo scaffale Storia

Si potrebbe fondatamente pensare che l’esegesi dei testi classici e dei principali autori medievali sia sostanzialmente completa e che gli sforzi dei filologi vadano indirizzati piuttosto al recupero di autori marginali che però non interessano molto



ACASTO

Ditti, ricollegandosi forse all'antico ciclo omerico, parla, tra gli altri
Ritorni da Troia, di quello di Neottolemo. Benoit de Sainte-Maure e Guido delle
Colonne, nel riscrivere la vicenda troiana, parlano di un contrasto tra Acasto,
ormai vecchio, e Peleo, nonno di Neottolemo, costretto a rifugiarsi in una
grotta. Neottolemo per vendetta uccide i due figli di Acasto e restituisce il
trono a Peleo, ma alla fine i due vegliardi si accorderanno per cederlo al loro
nipote (per porre riparo a confusioni legate alla somiglianza dei nomi Pelia e
Peleo, essi fanno di Pelia il vero padre di Teti, la madre di Achille...).





ACHILLE

Le principali vicende mitiche di Achille sono ben note, ma non ne mancano
varianti suggestive e significative. Darete racconta che, un anno dopo la morte
di Ettore, profittando della tregua Achille si recò sulla sua tomba e vedendo
Polissena, sorella dell'eroe, se ne innamorò perdutamente. Secondo una
tradizione collaterale (Ditti cretese, e sulle sue orme gli autori medievali
Benoit de Sainte Maure e Guido delle Colonne, che trasmetteranno a Dante la
loro versione dei fatti di Troia: vedi Inferno, c. V), ucciso Ettore, si
recarono da Achille Priamo, Andromaca e Polissena, la figlia più giovane del re
di Troia. Achille appena la vide se ne innamorò, e la chiese in sposa
promettendo a Priamo che avrebbe abbandonato la guerra. Dopo la morte di
Troilo, un altro figlio di Priamo, per mano di Achille, Paride ed Ecuba per
vendicarsi gli fecero credere che poteva vedere Polissena nel tempio di Apollo
Timbreo. Achille ci andò disarmato e fu ucciso da Paride e Deifobo. A guerra
finita, per rientrare in patria senza tempeste i Greci sacrificarono
l'innocente Polissena sulla tomba dell'eroe. La vicenda si intreccia con quella
del tradimento di Enea ed Antenore.



AGAMENNONE

Il ritratto tardolatino e medievale di questo personaggio non si discosta molto
da quello della tradizione classica. Agamennone è anche per questi autori il
capo della spedizione, pur se per qualche tempo egli sarà sostituito da
Palamede. Le novità più significative riguardano appunto le trame contro
Palamede per il comando supremo e contro Aiace per la assegnazione del
Palladio. Quando Troia venne finalmente conquistata grazie al tradimento di
Enea ed Antenore, egli pretese per sé come schiava Cassandra, di cui era
invaghito: ma non gli valsero a molto le sue profezie, perché, tornato a
Micene, venne ucciso da Clitennestra e dal suo amante Egisto, il figlio di
Tieste.





AIACE TELAMONIO



Quando Troia fu distrutta dagli Argonauti, Ercole diede a
Telamone, che per primo era entrato nella città, la figlia di Laomedonte,
Esione. Telamone non la sposò, ma considerandola preda di guerra ne fece la sua
concubina destando così l'ira del fratello di lei, Priamo, che per vendicarsi
diede ordine a Paride di rapire una principessa greca. Alcuni autori fanno di
Esione la madre di Aiace, altri sostengono che egli fosse invece figlio della
moglie legittima di Telamone, Peribea. Collegandosi alla storia del duello tra
Aiace ed Ettore, concluso con un cortese scambio di doni e risalente ad Omero,
gli autori medievali, con procedimento contaminatorio, raccontano che i Troiani
stavano per incendiare la flotta greca ma Aiace, facendosi ricooscere da Ettore
come cugino, ne ottenne una insperata tregua e salvò così le navi. Quando Troia
cadde, i Greci dovevano decidere a chi assegnare il Palladio: se lo
contendevano Aiace, Diomede ed Ulisse, che alla fine lo ottenne per l'appoggio
di Agamennone e Menelao ai quali aveva astutamente fatto assegnare Cassandra ed
Elena. Aiace si tolse la vita, e i Greci costrinsero ad una fuga precipitosa
Ulisse e gli Atridi. Pirro, nipote di Aiace, ne curò gli onori funebri. Come è
noto invece dalla tradizione classica, la contesa tra Aiace ed Ulisse era
dovuta alle armi di Achille, che più coerentemente gli autori medievali
assegnano invece senza contrasto a Pirro.





ANCHISE

Il ritratto del padre di Enea è quello reso eterno da Virgilio nell'Eneide. Ma
ben diversamente ne parlano Ditti cretese, Darete Frigio e sulle loro orme gli
autori medievali Benoit de Sainte Maure e Guido delle Colonne, che lo associano
al tradimento di Troia compiuto da Enea ed Antenore. Anchise con il figlio
avrebbe aperto ai Greci la porta Scea nella notte fatale, in cambio dell'incolumità
e di enormi ricchezze.





ANDROMACA

La scena famosa dell'ultimo addio ad Ettore alla porta Scea è trasformata e
molto amplificata dagli autori tardolatini e medievali, che parlano di un sogno
premonitore di Andromaca che cerca invano in tutti i modi di persuadere e poi
costringere Ettore a non uscire da Troia per combattere. L'eroe obbedisce a
malincuore all'ordine di Priamo, ma quando vede i Greci prevalere rompe gli
indugi e si lancia nella fatale battaglia. Seguendo Darete, Benoit de
Sainte-Maure e Guido delle Colonne parlano di un agguato, non del duello reso
celebre dal racconto di Omero. Molto patetici sono la disperazione di Andromaca
e il riscatto della salma, notevolmente diverso dalla tradizione omerica: lì
era il solo Priamo ad affrontare Achille con l'aiuto di Ermes, qui invece l'accompagna
Andromaca con Astianatte e Polissena, della quale l'eroe si innamorerà
perdutamente. A guerra conclusa, Andromaca venne assegnata a Pirro, che la
portò con sé in Epiro insieme con Eleno, che ella avrebbe poi sposato secondo
la versione omerico-virgiliana.





ANTENORE

La versione omerica, ripresa da Ovidio nella letteratura latina, descrive
Antenore come un vecchio saggio, prodigo di utili consigli. Da molti autori
classici e medievali però Antenore, in combutta con Enea, viene presentato
senz'altro come un traditore, per aver consegnato fraudolentemente ad Ulisse e
Diomede il Palladio, talismano della invincibilità troiana, in cambio della
incolumità per sé e i suoi e di grandi ricchezze. Anche nella vicenda di
Polissena Antenore, diversamente da Enea, che cercò invano di nasconderla, si
rese responsabile della consegna ad Agamennone e Pirro della innocente vergine
che fu sacrificata sulla tomba di Achille.





ARGONAUTI-GIASONE e MEDEA



Secondo la tradizione classica, la vicenda degli Argonauti e
la conquista del vello d'oro sarebbero avvenute una generazione prima del
conflitto troiano, visto che vi presero parte Peleo, Telamone, Nestore che per
la sua longevità avrebbe partecipato anche alla seconda, definitiva distruzione
della città (ricorda i versi conclusivi dei Sepolcri foscoliani: "Gemeranno gli
antri secreti, e tutta narrerà la tomba / Ilio raso due volte e due risorto /
per far più bello l'ultimo trofeo / ai fatati Pelidi..."). Anche gli autori
tardolatini (non Ditti, però) e medievali narrarono diffusamente la vicenda
argonautica, che era già nel ciclo omerico, dando largo spazio all'amore tra
Giasone e Medea, presentati come due personaggi medievali. Singolare è anche la
confusione tra Pelia, il tirannico zio di Giasone, e Peleo, il padre di Achille,
che determina tutta una serie di equivoci che lasciano senza fiato il lettore
moderno. Medea peraltro scompare dopo il ritorno a Iolco, e nulla questi autori
dicono delle vicende successive, come l'uccisione dei figli per colpire il
fedifrago Giasone, rese note dalla famosa tragedia euripidea.





BRISEIDE

Il suo vero nome era Ippodamia, era figlia del re Brise e sposa di Menete.
Quando Achille conquistò la sua città, fece di lei la sua concubina, non
inserendola come avrebbe dovuto nel bottino comune: ma dovette cederla
malvolentieri ad Agamennone come ci racconta Omero. Gli autori medievali, in
questo caso senza nessun aggancio alla tradizione classica o tardolatina, fanno
invece di Briseide la figlia di Calcante, passato dal campo troiano ai Greci
per ordine di Apollo. In occasione di uno scambio di prigionieri (il vecchio
Antenore in cambio del greco Toante, anche qui senza alcun legame con la
mitologia tradizionale), Calcante ottiene che gli venga consegnata la figlia,
riluttante anche perché innamorata del bellissimo Troilo, il figlio più giovane
di Priamo. A scortarla nel campo greco sarà Diomede, che si innamora di lei e
ne verrà ricambiato, causando la disperazione di Troilo. La vicenda, con la sua
tragica conclusione, attraverserà la letteratura europea e Briseide,
ulteriormente confusa con Criseide, la figlia di Crise che nell'Iliade ne
chiede vanamente il riscatto ad Agamennone, diverrà la Cressida shakespeariana
descritta in precedenza da Boccaccio, Chaucer e numerosi altri.





CALCANTEEgli sarebbe stato inviato da Priamo a Delfi per
chiedere all'oracolo come sarebbe andata la guerra; vi giunse
contemporaneamente ad Achille, mandato per lo stesso motivo dai Greci. Il dio
Apollo gli ordinò di passare con i Greci, che alla fine sarebbero risultati
vincitori. Fu lui ad indicare più volte come placare gli dèi: con i sacrifici
di Ifigenia e Polissena, all'inizio e alla fine della guerra, e suggerendo di
presentare al credulo Priamo il fatale cavallo di legno come offerta di
espiazione ad Atena per il furto del Palladio. Ma gli autori medievali, in
questo caso senza la mediazione di Ditti e Darete, ne fanno anche il padre di
Briseide - confusa sovente con Criseide - il cui amore sarà conteso tra Troilo
e Diomede, con echi nel "Filostrato" di Boccaccio, in Chaucer e nel "Troilo e
Cressida" di Shakespeare.





CASSANDRA

Tra le figlie di Priamo, ella, come il fratello gemello Eleno, aveva il dono
della profezia ma nessuno le prestava fede. Gli autori tardolatini e medievali
ripetono in maniera ossessiva che ella in ogni circostanza cercava di
dissuadere Priamo e i Troiani dalle iniziative che attraverso Paride avrebbero
portato alla rovina della città, senza peraltro riuscire a convincerli. Anche
dopo la caduta di Troia, conforme alla ben nota tradizione classica, ella seguì
sino alla fine il destino di Agamennone.





DEIFOBO

E' uno dei figli legittimi di Priamo, gemello di Eleno tanto simile a lui
nell'aspetto che era impossibile distinguerli, ma diversissimo d'indole. Le sue
vicende sono note soprattutto secondo la versione virgiliana, ma ampio spazio
gli viene dedicato anche dagli autori tardolatini medievali: Con Paride attuò
l'empio agguato ad Achille nel tempio di Apollo Timbreo, e proprio per questo
quando Paride morì Priamo gli concesse Elena preferendolo ad Eleno che perciò
passò nel campo greco. Nella notte della distruzione di Troia, Elena, per
riconquistare le grazie di Menelao e salvarsi la vita, non esitò ad introdurlo
con Ulisse nel talamo, e Deifobo venne crudelmente torturato e ucciso. Gli
autori tardolatini e medievali o accettano questa versione (Ditti) o, sulle
orme di Darete, raccontano di Deifobo che morì combattendo valorosamente per
mano di Palamede quando Paride era ancora vivo..





DIOMEDE

Diversamente da quanto accade in Omero, Diomede non desta molta simpatia nei
lettori dei testi tardolatini e medievali. Egli profitta della sua esperienza
in amore per sottrarre Briseide a Troilo, il giovane e valoroso figlio di
Priamo poi ucciso da Achille; ordisce con Ulisse l'inganno mortale a Palamede e
il furto del Palladio; il suo atteggiamento nelle ambascerie è tracotante e
violento; e quando Pentesilea viene uccisa, egli propone di gettarla nello
Scamandro senza sepoltura, perché ha osato, lei donna, comportarsi da maschio.
Sarà Achille, o secondo altri Neottolemo, ad opporsi vanamente a questo
scempio. Dopo la disputa tra Aiace ed Ulisse per il Palladio, conclusa
tragicamente, la statuetta venne assegnata a lui e secondo una delle tante
versioni egli l'avrebbe poi restituita ad Enea, quando si incontrarono in
Italia. Diverse tradizioni anche sul suo ritorno in Grecia, che lo vide
costretto, per il tradimento della moglie, a lasciare Argo e rifugiarsi appunto
in Italia.



ECUBA

La moglie legittima di Priamo gli diede come figli Ettore, Paride, Eleno,
Deifobo, Troilo e Creusa (la moglie di Enea), Cassandra (gemella di Eleno e
come lui dotata di spirito profetico) e Polissena. Gli altri figli di Priamo
erano nati da sue concubine. Molti autori classici (non però Omero) indicano
tra i figli legittimi anche Polidoro. Ella accolse subito con calore e simpatia
Elena, nonostante sogni premonitori e profezie avrebbero dovuto spingerla a
diffidarne. Secondo gli autori tardolatini e medievali, ella per vendicarsi di
Achille, che le aveva ucciso tra gli altri i figli Ettore e Troilo, ideò il
mortale e sacrilego agguato all'eroe, innamorato perdutamente di Polissena, nel
tempio di Apollo Timbreo. Quando cadde Troia, Ecuba cercò invano di difendere
la vita dell'ultima figlia legittima, la bella Polissena, affidandola ad Enea benché
ella lo conoscesse come traditore. Come all'inizio della guerra, però, i Greci
non potevano ripartire, ma ora non per la bonaccia ma per le tempeste; e
Calcante disse che per placare gli dèi era necessario sacrificare Polissena
sulla tomba di Achille. Antenore riuscì a sottrarla ad Enea e la vergine fu
uccisa, come era già avvenuto ad Ifigenia. Allora Ecuba impazzì e si trasformò
in cagna o, secondo la versione razionalizzata accolta dai poeti medievali che
si occuparono di Troia, fu lapidata dai Greci.





ELENA

La sua fatale bellezza avrebbe causato la guerra di Troia, e in genere ella
viene condannata dagli autori classici, ad eccezione di Saffo che approva la
sua scelta d'amore. La tradizione medievale la presenta come una dama del
tempo, combattuta tra senso del pudore e amore per Paride Alessandro. Giuseppe
Iscano, sulle orme di Darete, fa del giudizio di Paride un sogno, che lo
spinge, sicuro del favore di Venere, al ratto di Elena. Ella non vorrebbe
seguirlo, ma alla fine ne è sedotta e rapita, unendosi a lui in regolare
matrimonio... Dopo la morte di Paride per mano di Aiace Telamonio, che,
gravemente ferito, muore anch'egli (salvo a risorgere poco dopo...), Elena,
sinceramente addolorata, finirà sposa di Deifobo suscitando la gelosia di
Eleno, il fratello maggiore, e il suo conseguente tradimento. Per le trame di
Ulisse, come già nella mitologia classica, ella infine tornerà incolume tra le
braccia di Menelao.





ELENO

Virgilio nel III libro dell'Eneide lo descrive come il nuovo sposo di
Andromaca, che era divenuta la concubina di Neottolemo, il figlio di Achille
ucciso da Oreste. Egli ne avrebbe anche ereditato il regno, e queste vicende
paiono una indiretta conferma della fama di traditore che lo accompagna. Già
nel ciclo omerico si parla di un trattamento particolare che egli ebbe proprio
da Neottolemo, che lo portò con sé insieme ad Andromaca e ai figli di Ettore. Secondo
questa tradizione, ripresa da Ditti cretese, Darete Frigio e sulle loro orme
dagli autori medievali Benoit de Sainte Maure e Guido delle Colonne, Eleno
lasciò volontariamente i Troiani perché da buon vate sapeva dell'imminente
caduta della città e perché adirato con il padre Priamo che aveva dato in sposa
Elena al fratello minore Deifobo e non a lui quando Paride era stato ucciso. A convincerlo
a lasciare con dolore Troia sarebbe stato anche il sacrilego agguato di Paride
e Deifobo ad Achille nel tempio di Apollo Timbreo. Altre fonti, a partire dal
ciclo omerico, raccontano che egli sarebbe stato catturato da Ulisse e convinto
a svelare a quali condizioni Troia sarebbe caduta: l'ingresso in guerra di
Neottolemo, il giovane figlio di Achille; la sottrazione del Palladio; il
ritorno di Filottete con l'arco donatogli da Eracle. Per queste ragioni i Greci
lo trattarono con benevolenza alla fine del conflitto.





ENEA

Per la documentata vicenda del tradimento ordito da lui, Antenore, Anchise e,
per altri versi, Eleno vedi la ricerca "Impius Aeneas", su questo stesso sito.





ESIONE: vedi LAOMEDONTE





IFIGENIA

La maggiore tra le figlie di Agamennone, famosa per le vicende che la videro
vittima sacrificale in Aulide e poi sacerdotessa del barbaro culto di Artemide
taurica, ha poco spazio negli autori tardolatini e medievali, tranne Ditti che
segue nel complesso la versione tradizionale del mito, escludendone però gli
aspetti religiosi. Poiché delle sue vicende non c'è cenno in Darete, non ne
fanno parola neanche Benoit de Sainte-Maure e Guido delle Colonne. Merita
invece attenzione il ritratto che ne fa il cronista bizantino Giovanni Malala,
che descrive il viaggio di ritorno in Grecia di Ifigenia e Oreste con il
talismano di Artemide taurica: esso si sarebbe svolto toccando anche la
Palestina(!) e Ifigenia avrebbe sacrificato una fanciulla per propiziare gli dèi
ad una città appena fondata.





LAOMEDONTE

E' il padre di Priamo, e con le sue empietà ripetute provocò la prima
distruzione di Troia ad opera degli Argonauti. Quando costruì la città, si
offersero di aiutarlo (o, secondo una diversa tradizione, vi furono obbligati
da Zeus) Poseidone ed Apollo, cui però il sovrano non volle pagare il premio
pattuito. Poseidone inviò a Troia un mostro marino al quale doveva essere
sacrificata Esione, la figlia del re, che fu salvata da Eracle cui Laomedonte
aveva promesso i suoi cavalli: anche in questo caso egli si rimangiò la parola
data, ed Eracle assalì Troia con l'aiuto degli Argonauti, primao forse dopo la
spedizione in Colchide. Laomedonte fu ucciso e Esione fu data da Ercole a
Telamone come schiava. Secondo alcuni, da questa unione sarebbe nato Aiace, ma
i più ne fanno il figlio legittimo di Peribea, la moglie di Telamone. Ercole
lasciò sul trono Priamo, il figlio di Laomedonte, che non aveva condiviso le
empietà del padre, ma ciò non bastò per evitare a lui e a Troia la definitiva
distruzione nel più famoso conflitto. Egli infatti, convinto di essere nel
giusto, per vendicare il rapimento della sorella Esione spinse Paride a rapire
Elena, perpetuando così le colpe paterne. Queste vicende ebbero largo spazio
nei poemi del ciclo e, più tardi, negli scoliasti e mitografi e in quegli
autori tardolatini e medievali che riscrissero le vicende troiane.





PALAMEDE

Egli sarebbe giunto in ritardo a Troia, quando già Agamennone era stato eletto
a capo della spedizione. Questo gli avrebbe fornito il pretesto per chiedere di
subentrargli, ed effettivamente egli ottenne il comando supremo. Le fonti
tardolatine e medievali raccontano che egli o sarebbe stato ucciso in guerra o
che (come nella tradizione classica prevalente) ne avrebbero causato
dolosamente la morte per poi accusarlo di tradimento Ulisse e Diomede,
d'accordo con gli Atridi. In ogni caso, conforme alla tradizione del ciclo
omerico, Ditti e sulle sue orme Benoit de Sainte-Maure e Guido delle Colonne
parlano dell'agguato che Nauplio, padre di Palamede, e suo figlio Oecto tesero
alla flotta greca facendola naufragare sugli scogli.



PALLADIO

Varie sono le tradizioni su come fu sottratto ai Troiani il loro talismano.
Alcuni autori, e Virgilio tra essi, seguono la versione che ne fa oggetto di un
furto fraudolento di Ulisse e Diomede (anche Dante, nel famoso canto XXVI
dell'Inferno, sembra seguirla); il Palladio sarebbe rimasto nelle mani di
Diomede, che lo rende ad Enea come pegno della invincibilità di Roma, la
novella Troia. Altri (Ditti cretese, Darete Frigio e sulle loro orme gli autori
medievali Benoit de Sainte Maure e Guido delle Colonne) raccontano invece con
dovizia di particolari che Antenore rivelò a Diomede e Ulisse il segreto del
Palladio, che poteva essere toccato solo dal sacerdote di Pallade Atena, lo corruppe
con enormi ricchezze e consegnò segretamente ad Ulisse la statuetta.

Quando Troia cade sorge una contesa tra Ulisse e Aiace per il possesso del
Palladio, che sostituisce inaspettatamente quella che la tradizione classica
attribuiva al possesso delle armi di Achille, che gli autori tardolatini e
medievali assegnano più verisimilmente a Neottolemo, il figlio dell'eroe.
Agamennone e Menelao, grati ad Ulisse perché ha ottenuto che Cassandra ed Elena
non venissero messe a morte ma assegnate loro, decidono che il Palladio vada ad
Ulisse. Aiace deluso si suicida, Ulisse impaurito dalla reazione dei Greci
parte con i suoi compagni, e il Palladio viene consegnato a Diomede che era
stato complice del sacrilego furto.



Un'altra tradizione racconta che fu Enea, in fuga dalla
città, a portare con sé il Palladio per garantire l'inespugnabilità anche alla
novella Troia.





PARIDE-ALESSANDROGli autori classici, come per Edipo, ne
fanno una figura negativa, parlando spesso di lui come del fatale strumento
della inevitabile distruzione di Troia. Secondo la tradizione tardolatina e
medievale (per la quale puoi vedere "Impius Aeneas") Paride invece non sarebbe
un vile, ma un vero punto di forza della difesa troiana, soprattutto dopo la
morte di Ettore. D'accordo con Ecuba e Deifobo ordì l'agguato mortale ad
Achille nel tempio di Apollo Timbreo, facendogli credere che avrebbe lì
incontrato Polissena della quale Achille era innamorato. Mentre Deifobo e gli
altri Troiani lo tenevano immobilizzato, Paride lo ferì mortalmente con la
spada. Egli poi sarebbe morto per mano di Aiace, cugino di Achille e desideroso
di vendicarne la proditoria morte. Benoit de Sainte-Maure e Guido delle
Colonne, prendendo spunto dalle "Heroides" di Ovidio, ne descrivono la lunga
agonia, l'abbandono di Elena, il suo tentativo di chiedere aiuto alla sua
antica fiamma, Enone, che però si rifiuta e poi si suiciderà.





PATROCLO

Un rilievo molto minore che in Omero ha Patroclo negli autori tardolatini e
medievali. Essi, evitando accuratamente l'intervento delle divinità tipico di
Omero e la storia delle armi di Achille indossate da Patroclo, lo dicono ucciso
da Ettore nelle prime fasi della guerra e minimizzano il profondo odio che in
Omero spinge Achille a straziare il corpo dell'eroe troiano, dando maggior peso
alla vicenda che legò Achille a Polissena. Così le armi che Omero aveva fatto
costruire da Efesto e che la tradizione classica diceva oggetto della contesa
tra Aiace ed Ulisse vengono più credibilmente consegnate al figlio di Achille,
Neottolemo, quando egli arriva a Troia con Menelao secondo il vaticinio di
Eleno.





PENTESILEA

Alla regina delle Amazzoni, intervenuta nel conflitto per vendicare Ettore di
cui era segretamente innamorata, dànno ampio spazio gli autori tardolatini e
medievali. Ella mette nuovamente in difficoltà i Greci, finché non viene uccisa
da Achille, o secondo altri da Neottolemo, che si oppone a chi, come Diomede,
vorrebbe gettarla ancor viva nello Scamandro perché ha osato, lei donna,
combattere contro uomini. Interviene nel frattempo la segreta trattativa con
Antenore ed Enea per il tradimento, ed Antenore pone tra le condizioni la
riconsegna della salma di Pentesilea. Altri aggiungono che Achille, dopo averla
mortalmente ferita, le tolse l'elmo e folgorato dalla sua bellezza se ne innamorò
al punto che si congiunse con lei prima che spirasse. Questo episodio,
moralisticamente censurato, ispirò il fatale duello tra Clorinda e Tancredi
nella Gerusalemme liberata.





PIRRO-NEOTTOLEMO

Può stupire l'ovvio calcolo che il figlio di Achille non avesse più di dieci
anni quando si avviò alla guerra di Troia: Achille infatti e Deidamia lo
avevano concepito quando il decennale conflitto era nella fase iniziale e
Ulisse aveva scoperto la vera identità dell'eroe travestito da donna alla corte
di Licomede. L'età poco più che infantile di Pirro, come peraltro già di
Achille, spiega il suo temperamento impulsivo e generoso, ma anche capace di
crudeltà spietata, come nella crudele uccisione di Priamo e nel sacrificio
della innocente Polissena, soprattutto per la parte relativa alla tradizione
tardolatina e medievale). Difese tenacemente Aiace, suo zio, contro le beghe di
Ulisse in occasione del conflitto per il Palladio e ne curò gli onori funebri
al promontorio Reteo, vicino alla tomba di Achille. Ma lui o suo padre
Achille-sarebbe stato il solo ad opporsi alla proposta di Diomede di gettare
nello Scamandro Pentesilea mortalmente ferita e a chiederne invece la
sepoltura.



POLIDORO

In Omero Polidoro è figlio di Priamo e Laotoe e viene spietatamente ucciso da
Achille. Euripide nell'"Ecuba"ce lo descrive come figlio di Ecuba, già ucciso
da Polinestore: Ecuba, fatta schiava di Ulisse, ne troverà il cadavere sulle
spiagge di Tracia e otterrà vendetta da Agamennone. Intanto però si annuncia la
sciagurata uccisione della vergine Polissena, e la povera madre vedrà così
morire gli ultimi due suoi rampolli. Con le note varianti, Enea troverà sulla
spiaggia tracia il cadavere di Polidoro trasformato in un cespuglio, e senza
volerlo ne troncherà un ramo, come avverrà a Dante con Pier delle Vigne.

La tradizione tardolatina e medievale riferisce invece che Polidoro, affidato
ancora bambino da Priamo al genero Polinestore, re della Tracia, venne da lui
consegnato ad Aiace quando l'eroe devastava le sue terre. I Greci lo mostrarono
incatenato ai Troiani, che avrebbero potuto salvarlo restituendo Elena. Ma su
istigazione di Enea Paride e gli altri principi, pur se fratelli di Polidoro,
non ne vollero sapere: il povero fanciullo fu lapidato e il suo cadavere
restituito a Priamo.





POLIFEMO

Ulisse, di ritorno da Troia, persi tutti i compagni, approda a Creta e viene
accolto benevolmente dal suo compagno d'armi, il re Idomeneo. Egli racconta al
sovrano, con evidente allusione alla storia di Alcinoo, cosa gli capitò quando
sbarcò in Sicilia, trovando prima l'ostilità e poi la benevolenza di Polifemo,
che ha perso ogni relazione con il personaggio omerico tanto da lasciarlo
tranquillamente partire.





POLISSENA

In Omero non si fa cenno a Polissena, mentre ella compare quale protagonista dell'"Ecuba"
euripidea. Forse proprio da questo nucleo si sviluppò il mito che la riguarda
in età tardolatina e medievale. In occasione di un solenne sacrificio ad
Apollo, profittando della tregua Achille volle assistere al rito al quale come
sacerdotesse erano presenti Cassandra e Polissena, la più bella e più giovane
delle figlie di Priamo. Achille se ne innamorò perdutamente, e per averla in
sposa promise ad Ettore che avrebbe abbandonato il conflitto: ma Ettore pretese
che egli uccidesse Aiace e gli Atridi o gli consegnasse tutto l'esercito greco.
Achille rifiutò, ma quando,morto Ettore, Priamo si recò da lui per chiederne la
salma, fu accompagnato da Andromaca e Polissena, che gli si offrì come schiava.
Achille non volle, ma la richiese poi in sposa promettendo in cambio di
abbandonare la guerra. La situazione precipitò quando Achille uccise Troilo, un
altro dei figli di Priamo: Ecuba e Paride all'insaputa di Polissena mandarono
un messo ad Achille fingendo di voler trattare le nozze nel tempio di Apollo, e
profittando che egli ci venne disarmato Paride e Deifobo lo uccisero. Quando
Troia, tradita da Enea ed Antenore, fu saccheggiata dai Greci Ecuba consegnò
Polissena ad Enea perché la proteggesse; ed Enea la nascose finché i Greci, la
cui partenza era ostacolata dal mare in tempesta, non presero a cercarla perché
Calcante vaticinò che bisognava sacrificare Polissena ad Achille cui era stata
invano promessa in sposa. Antenore la trovò e la consegnò ai Greci. Le nobili
parole della fanciulla commossero l'esercito greco, ma non valsero ad evitarle
la morte.





PRIAMO

Quando la prima Troia fu distrutta da Eracle e Telamone, che uccisero
Laomedonte, salì al trono Priamo che ricostruì la città facendola più bella di
prima. Egli ebbe da Ecuba, tra gli altri figli, Ettore, Paride, Eleno, Deifobo,
Troilo e Cassandra, Creusa, Polissena, tutti più o meno tragicamente coinvolti
nella guerra di Troia e personaggi della letteratura classica più nota. Le loro
vicende saranno ampiamente riprese e spesso romanzescamente arricchite in età
tardolatina e medievale. La storia della morte di Priamo è praticamente quella
raccontata da Virgilio nell'Eneide, ma questi autori sottolineano la parte
svolta da Antenore ed Enea, del cui tradimento Priamo si sarebbe reso conto
senza tuttavia riuscire a contrastarlo.





TELEMACO

Il racconto delle fonti tardolatine e medievali ripercorre quello del ciclo
omerico: vedi Ulisse e Telegono. Il legittimo figlio di Ulisse e Penelope,
secondo il racconto che troviamo in Ditti, Benoit de Sainte-Maure e Guido delle
Colonne, venne tenuto sotto controllo dal padre, che riferiva a lui la profezia
che un figlio lo avrebbe ucciso. In realtà l'eroe fu inaspettatamente e
inconsapevolmente ucciso da Telegono. Il ciclo omerico continuava con la storia
dei legami incestuosi tra Telegono e Penelope, e Telemaco e Circe. Queste
vicende non vengono riprese dai "nostri" autori, ma si dice che Telemaco andò
sposo a Nausicaa, la bella figlio di Alcinoo, re dei Feaci.





TELEGONO

Sarebbe davvero interessante capire come sia giunta agli autori tardolatini
(escluso Darete, che non ne parla) e medievali con tanta precisione la materia
del ciclo omerico, e in particolare dei Nostoi o Ritorni. Il più importante di
questi poemi, fortunatamente pervenutoci, è la bellissima Odissea omerica, che
si chiude con l'arrivo dei Proci negli Inferi: ma la storia di Ulisse
continuava con la Telegonia, ripresa ampiamente dai "nostri" autori. Telegono è
il figlio di Ulisse e Circe, e quando viene a saperlo ottiene dalla riluttante
madre di andare alla ricerca del padre. Ma Ulisse ha saputo da un sogno che suo
figlio lo ucciderà: perciò fa tener d'occhio dai suoi fidi Telemaco e si
circonda di una folta guardia del corpo. Telegono, giunto ad Itaca, chiede di
Ulisse ma questi lo scambia per un sicario di Telemaco, ingaggia una dura lotta
con lui e ne viene ucciso: non prima però che i due si siano amaramente
riconosciuti. Seguivano le nozze "incestuose" di Telegono con Penelope. Vedi
anche Telemaco e Ulisse.





ULISSE

Sostanzialmente il ritratto tardolatino e medievale dell'eroe di Itaca non si
allontana granché da quello omerico. A Ulisse vengono attribuiti l'inganno a
Clitennestra per sottrarle Ifigenia (come in Euripide), l'uccisione di Palamede
e il furto del Palladio compiuti con l'aiuto di Diomede ed Antenore, il
contrasto con Aiace Telamonio per lo stesso Palladio, e non per le armi di
Achille come voleva la tradizione prevalente. Anche la sua morte segue la
traccia del ciclo e viene legata al tardivo riconoscimento di Telegono. Una
interessante novità è proposta nella Chronographia di Giovanni Malala, il
cronista bizantino del V secolo, che dà un resoconto razionalistico ed
evemeristico degli apologhi ad Idomeneo, calco di quelli favolosi ad Alcinoo nell'Odissea.



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