ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 2 dicembre 2011
ultima lettura giovedì 13 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -capitolo diciasettesimo.

di dany94. Letto 568 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Attenzione: crea dipendenza e confusione. Si tratta di un presidio medico chirurgico, non somministrare sotto le sei pagine. -IX Legio: da oggi anche in HD e Blu-Ray Disc!-

Capitolo diciassettesimo:

OPSA on the frontline


La regione dei Tre Vulcani era caratterizzata da miriadi di strette vallate racchiuse fra bassi canyon erosi dalle ceneri, con pinnacoli di ossidiana che si innalzavano nel cielo per diverse centinaia di metri; la loro superficie butterata e piena di incavi era perfetta per le postazioni Alleate. Gli arelliani si erano messi in marcia per fortificare quelle difese già alcune ore prima, venendo intercettati da alcuni reparti confederati in avanscoperta.

La battaglia infuriava lungo l'intera regione, frammentata in una serie infinita di schermaglie. Controllare la regione era fondamentale per poter sferrare un attacco alla costa e buttare a mare gli invasori.


Una squadriglia di Schyte arelliani scesero di quota e virando a destra offrirono ai soldati a terra una panoramica totale del loro aspetto: parevano due lame di falce saldate alle estremità l'una con l'altra, con un cupolino trasparente posto al centro del velivolo, dove si trovava la cabina di pilotaggio.

Sottili venature violette percorrevano le ali del velivolo, concentrandosi in due punti sotto le estremità affilate di queste; il rumore che i reattori facevano sembrava un misto fra il rombo di un vecchio motore d'aeroplano e il pianto di una banshee.

«Schyte!», urlarono alcuni soldati avvistando i caccia. La loro voce, amplificata dai comunicatori vocali fissati al casco integrale portato per proteggerli dall'aria nociva di quelle creste, raggiunse la squadra di OPSA capitanata da Mikeal.

Il sergente alzò il volto per vedere quelle macchine di morte volare nel cielo, sfrecciando a metà della loro velocità massima. Lo zoom fornito dal casco permise al paracadutista orbitale di vedere come stessero compiendo un giro per piombare su di loro.

«Andiamo via da qui! In fretta!».

La prima salva aliena di proiettili al plasma esplose al suolo con tanta forza da vaporizzare i più sprovvedi, rimasti allo scoperto per sparare. Una fiammata alta tre metri si alzò vicino a Mikeal, impegnato a correre per trovare un riparo migliore della nuda terra; il calore del plasma lo raggiunse come una zaffata di odori mefitici, strinandogli la pelle sotto la corazza.

Lo spostamento d'aria dell'esplosione lo strappò dal suolo, spedendolo di fianco contro il ghiaino. Appoggiando il peso sui gomiti, il paracadutista si alzò in piedi e con gesti resi fulmini dall'emergenza raccolse il suo fucile d'assalto Zarathros modello corto, togliendolo dalla cenere.


Incespicò in avanti, rischiando di cadere sul corpo devastato di un fante di prima linea. Appoggiando la mano inguantata a terra, Mikeal si sostenne e alzò il volto. Due APC corazzati stavano avanzando lungo una china rocciosa e priva di vegetazione. Sparavano con le mitragliatrici a rotaia contro gli Schyte, costringendo i caccia alieni a stare lontani da loro e dalla fanteria.

Tre enormi colonne di cenere si alzarono dalla china quando altrettanti colpi di “Scassaterra” arelliani caddero dal cielo, facendo tremare tutto quanto fino ai piedi di Mikeal, lontano alcune centinaia di metri dalla suddetta china e dagli APC.

«Dannazione!», imprecò Mikeal.

L'Alleanza era ben arroccata nelle sue posizioni, e da qualche parte aveva degli Scassaterra, oltre ai cannoni al plasma tanto odiati dai veicoli corazzati.

Dove diavolo era finito il loro supporto aereo?

Con la coda dell'occhio vide due OPSA trascinarne un terzo, menomato di una gamba, al sicuro dietro un masso, poi una cannoniera Infinity passò sfrecciando sopra alla sua testa e iniziò a scaricare il suo arsenale di missili e cannonate contro il fronte alieno.

I cannoni automatici potevano sparare 15 granate al secondo, tutte ad effetto dirompente e a frammentazione. Il caos che esplose sul fronte Arelliano fu indescrivibile tanto quanto la rapida con cui un cannone al plasma centrò l'Infinity, che deflagrò in una roboante palla di fuoco. Frammenti arroventati dalle fiamme caddero tutt'attorno a Mikeal, che avanzava correndo verso le postazioni nemiche.


Una scarica di mitragliatrice laser esplose a pochi centimetri dalla sua pelle, vetrificando la cenere e sparando frammenti in tutte le direzioni. Guardando dove poggiava i piedi, il giovane OPSA corse verso gli APC, in tempo per vedere una salva di siluri termici saettare da oltre un pugno di rocce affilate e distruggere i trasporti in una manciata di secondi.

La luminosità delle fiamme lo abbagliò per un istante.


Una squadriglia di Irodayn giunse dalle retrovie confederate, scaricando una salva di missili Deinos sulle postazioni aliene più scoperte prima di impegnare in un acrobatico duello aereo gli Schyte. Assordato dai rumori del loro combattimento ad altissima velocità, il paracadutista si voltò per cercare dei compagni.

Con un colpo d'occhio attivò il riepilogo a destra del suo HUD e questo si srotolò davanti ai suoi occhi, mostrando come la squadra di dieci elementi avesse quattro elementi in blu.

Cinque erano morti.

Senza perdere un altro prezioso secondo, il sergente OPSA chiamò a raccolta la squadra, ordinandole di prendere posizione vicino agli APC distrutti. Il tiro degli Scassaterra si stava allontanando dalla china, diretto verso le colonne meccanizzate che a fatica avanzavano su quel terreno.

La IX Legio era sparpagliata per tutto il fronte, chi davanti e chi dietro alle linee nemiche. I contatti con i loro compagni erano stati tagliati dalle interferenze aliene, e in mezzo a quel caos era impossibile stabilire un avanzata coesa.

Bisognava avanzare armi in pugno e sgominare postazione per postazione, fino ai cannoni.


Emersero dal fumo, come infernali cani dell'Ade. Facendosi strada attraverso le opache serpentine e le brillanti esplosioni, gli angeli guerrieri scesero la china per incontrare la feccia aliena e distruggerla. Le loro avanzate armature, nere come il colore della morte e argentee come le antiche lame dei cavalieri, incutevano la giusta paura nei nemici della Confederazione.

Brandendo i fucili d'assalto Zarathros, chiamati come un demone delle leggende, e stringendo in mano le granate termiche, i paracadutisti orbitali si avventarono contro l'alleanza Ar'El.


Mikeal inquadrò nel mirino un kraal e con un colpo deciso dell'indice lo falciò, godendo in cuor suo nel vedere i proiettili corazzati dello Zarathros distruggere quella specie di cane umanoide. Una granata dell'artiglieria pesante confederata raggiunse un nido di mitragliatrici alieno.

L'esplosione che ne seguì fu tremenda; scaraventò in aria corpi disfatti e pezzi di metallo, spargendoli per decine di metri. Quel colpo diede agli OPSA l'occasione di guadagnare qualche altro metro, andando a schiantarsi quasi letteralmente contro gli ostacoli anticarro.


Lucas si scansò in tempo per evitare una salva di fucile ad impulsi, che crivellò il metallo dell'ostacolo dietro al quale era riparato l'OPSA. Scoprendosi con un movimento fluido, fece fuoco con il suo fucile, mancando due di quelle creaturine verdi, rapide e basse. Queste imbracciarono le loro pistole ad arco e spararono una raffica di risposta.

Lucas si slanciò in avanti con uno scatto leonino; scartò a destra evitando un paio di colpi che sibilarono così vicino al casco da striarglielo di nero, poi prese velocità e con un movimento agile scartò a destra.

Il suo piede forte schiacciò una mina anti-umano.


Il disco di metallo, seppellito sotto la cenere prima dell'inizio dell'attacco confederato, era rimasto in attesa che un umano lo calpestasse. Quando questo successe, sei barre luminose poste attorno ad un rilevatore s'illuminarono di verde.

Con un boato passato in secondo piano rispetto a quello di una granata che contemporaneamente crollò a metà strada tra le linee confederate e quelle aliene, l'OPSA venne sbalzato in aria. L'onda d'urto li fece compiere un giro completo su se stesso in una macabra imitazione di una trottola.

La gambe destra era stata praticamente squagliata dal calore dell'esplosione, che ne aveva sparato i resti sulla cenere. Con un impatto tremendo, reso più duro dalla corazza, Lucas crollò a terra.


Un Irodayn sfrecciò ad alta velocità sopra a quel fazzoletto di terra inospitale trasformata in sacro suolo patrio; il suo pilota vide gli OPSA che arrancavano senza fermarsi sul deserto di cenere e scese di quota per aiutarli.

Lo spostamento d'aria causato dal suo muoversi scaraventò in aria chili di cenere e sassi bruciati. Mikeal ne venne travolto e si riparò dietro l'ostacolo anti-carro. Sentì ogni singolo sassolino rimbalzare contro la sua corazza.

«Falcon 5, qui Falcon 20: missile Deinos fuori!».

La comunicazione del pilota al suo caposquadriglia precedette l'apertura di un piccolo vano rettangolare sotto la metà destra dell'unica cala di quel velivolo. In una frazione di secondo, i sistemi meccanici fecero scendere un missile dal ventre della bestia, tenendolo agganciato con invisibili legacci magnetici.

Con uno scatto metallico si aprirono le alette aerodinamiche. Il missile ruggì, sfrecciando in avanti con un boato supersonico. Rombando nel cielo, scese repentinamente di quota e calò con precisione millimetrica su di una postazione di cannoni automatici.

Mikeal sentì, prima di vedere, il missile esplodere contro la postazione aliena. Una folata di cenere investì le dune rocciose che si ergevano in quella stretta vallata, travolgendo lui e gli altri soldati confederati che avanzavano.

Correndo in mezzo a tale caos, l'OPSA si concentrò esclusivamente sul suolo che i suoi stivali corazzati calpestavano passo dopo passo, pregando gli dèi di non toccare una mina. Uno Schythe sfrecciò sopra alla sua testa, sparando con le mitragliatrici al plasma.

Un colpo toccò il suolo ad un pugno di metri da lui. Mikeal si sentì afferrare con forza da una mano invisibile e scaraventare in aria. Il fuoco sfrigolò sul ghiaino appuntito.

Quel rumore fu l'ultimo che Mikeal udì prima di crollare a terra e battere la fronte contro la visiera del casco. Un lungo momento di sordità lo colpì, lasciandolo disorientato come nella sua prima battaglia.

La cannonata di nave spaziale che lo aveva storpiato e reso sordo in quell'occasione non era paragonabile alla modesta esplosione al plasma avvenuta vicino al suo corpo. Scuotendo il capo, l'OPSA si appoggiò su di un ginocchio, cercando di rialzarsi mentre tutto attorno a lui il mondo tornava ricco di suoni angosciosi.


Un fischio. Lungo e acuto, simile a quello di un antico treno a vapore, ma più pressante, come se...

«Uno scassaterra...».

Mormorò quelle due parole con vivo terrore nella voce. La morte -la sua più grande paura-, li sembrò straordinariamente vicina. Il primordiale istinto di sopravvivenza emerse dalle profondità del suo disciplinato animo di paracadutista orbitale; mandando alle ortiche tutti i regolamenti, Mikeal si schiacciò con la pancia a terra, stringendo quel suolo lontano e straniero con la forza di chi non voleva mollare...


Lo “Scassaterra”, in realtà “Osath-draur”, che tradotto in lingua corrente significa “cannone percuotente”, era una sorta di grosso mortaio che sparava un gigantesco frammento di pietra esplosiva. Una roccia chimicamente trattata perché all'impatto funzionasse come una granata e riversasse una potenza devastante. I frammenti che impattavano a terra esplodevano a loro volta, in una catena di deflagrazioni che spesso falciava intere squadre di fanteria e sgominava facilmente i veicoli poco corazzati.

L'armatura di un OPSA era un gioiello di alta tecnologia e tecnomagia fuse assieme per assicurare al pazzo che la vestiva la possibilità di farsi letteralmente sparare fuori da una nave, dritto dentro il pianeta bersaglio, per cogliere di spalle o comunque di sorpresa il nemico.

Le Mark XIII-A2, fatte indossare agli OPSA della IX in quella battaglia, avevano la peculiarità di possedere uno scudo energetico a ricarica cinetica con potenza sufficiente a salvarli dall'attrito atmosferico e da detonazioni di piccolo calibro.

Fu un miracolo quello che salvò Mikeal dal diventare polvere. Lo scudo della sua armatura resistette come un leone contro la tempesta di fuoco e detriti che investirono la zona. Lo scassaterra era caduto ottantacinque metri più a nord, ma il suo raggio d'effetto era tale da falciare vite anche a quella distanza.

L'onda d'urto sollevò Mikeal come una bambola di pezza e lo schiantò contro la fiancata di un APC rivoltato e usato come riparo da un pugno di OPSA e Granatieri Teschio.

Sentì ogni osso del suo corpo lamentare un grido di dolore e di protesta, la sua mente si scollegò dal corpo e l'oscurità coprì come un cielo nero i suoi occhi, lasciandolo nel torpore dell'incoscienza per...

Quarantacinque secondi esatti: questa fu la misura di tempo che la mente annebbiata e confusa di Mikeal concesse al sottoscritto prima di riportarlo alla cruda realtà della battaglia.


«Ehi!», gridò il sergente Granatiere Teschio Nadeer all'OPSA volato contro il loro riparo, «Ehi!».

La voce del Teschio, già camuffata dalla maschera anti-gas, giunse alle orecchie di Mikeal con un eco distorta, come se figurativamente vedesse qualcosa da sotto uno specchio d'acqua increspato.

Il ventenne OPSA alzò il volto da terra in tempo per vedere l'inquietante maschera del Teschio piegarsi su di lui. Un paio di braccia lo sollevarono di peso dalla cenere.

Con uno sforzo degno di nota, il sergente dei granatieri si appoggiò in spalla il pesante paracadutista orbitale e, avanzando sotto il fuoco di tre dozzine di kraal, trasportò il commilitone di un diverso reparto dietro il fianco del veicolo distrutto.

Appena furono al riparo, un OPSA si appoggiò al proprio ginocchio davanti a Mikeal, in stato di semi incoscienza, e attraverso il comunicatore cercò di tenerlo sveglio.

«Coraggio, figlio di puttana...non andartene ora.».

Il medico frugò nel proprio tasca pane decorato con una fibbia della IX Legio, velocemente trasse da questa una pistola medica resuscitates e con l'ago iper-sonico iniettò nel corpo del commilitone sostanze che ne avrebbero stimolato la ripresa fisica.


Nadeer appoggiò la spalla destra al relitto dell'APC e strattonò il cecchino della sua squadra, l'abile Flavius.

«Devi piazzare qualche tiro preciso!».

«Eh, come faccio? Hai visto che casino!?».

«Trova una fottuta postazione e spara!», sbraitò Nadeer prima di prendere dalla cintura un nuovo caricatore ed inserirlo al posto di quello vecchio nel suo fucile laser.

Mikeal recepì solo una parte del loro discorso. Le sostanze del Resuscitates lo stavano rimettendo in sesto molto velocemente, abbastanza da notare come sul canale radio globale ci fosse molto fermento per l'arrivo di una flotta di rinforzo alle navi confederate inchiodate da ore in uno scontro senza conclusione.

Recepì solo due nomi: “Legis Marcvs”.

Il trincerato PODCAST del Dottor D:

Cari fantaccini, OPSA, Granatieri Teschio e alieni (feccia traditrice voialtri! Vergogna, tradite l'umanità per loro!), eccoci alla fine di un altro capitolo di IX Legio. Dopo l'ellissi di cinque anni vi ho scaraventato in mezzo ad un campo di battaglia infernale, e oa che vi trovate la cenere fino al collo dovete avanzare.

Cosa ne pensate del nostro protagonista? Che idea vi ha dato Mikeal cinque-anni-dopo? Che mi dite degli OPSA? Vorreste essere uno di loro?

Qualcuno salterà sulla sedia leggendo "Legis Marcvs" (si legge con la u latina, quindi Marcus), voi vedrete tutto nel prossimo capitolo. Spero che vi siate protetti per bene perchè la battaglia dei Tre Vulcani è importante.

Continua il gioco dell'indovina "Che società ha il pianeta Bastion?", e colgo l'occasione per chiedervi: cosa ne pensate della Confederazione?

Rispondetemi via e-mail oppure con un commento qua sopra, sono ansioso di sapere la vostra opinione.

Chi non scriverà niente verrà mandato in Fanteria di Prima Linea a trasportare casse di munizioni per i compagni in trincea per il resto della sua carriera.

(scherzo, vi spedisco soltanto in primissima linea :D)



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: